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soon this'll be someone else's dream


Con contrizione ammetto di aver cominciato a seguire American Idol solo dalla 9a stagione, perdendomi così gli otto anni in cui Paula Abdul dava di testa come un cavallo matto.

Per recuperare, si può leggere questo American Idol - The untold story, anche se non è così trash come il programma.

Leggendolo si hanno riconferme (Simon Cowell è davvero l'anticristo e nel programma c'è davvero poco di 'reale') ed inquietanti sorprese (il capitolo sulla fondamentalista cristiana che si aggira dietro le quinte), il tutto intorno ad uno spettacolo di musica fatto da gente che in realtà non si cura affatto della musica (Randy Jackson, il bassista di Zucchero, tanto per farsi un'idea, uno che comincia ogni frase dicendo "yo").

"American Idol prende alcune delle persone più instabili d'America, le cresce convincendole che i loro farneticanti sogni possano realizzarsi e poi infrange questi sogni nel modo peggiore possibile, davanti ad un pubblico di decine di milioni di persone".
Grande televisione, direi.

Pubblicato il 29/5/2011 alle 18.57 nella rubrica Diario.

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