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so write another ballad


E pure Robbie Williams, senza festeggiare i 40 anni di carriera (sono circa la metà), è entrato nel tunnel delle ri-edizioni e sono appunto stati ripubblicati tutti i suoi album solisti (tranne il più recente, Reality killed the video star) con annesso dvd (ma, ahimé, niente rarità d'epoca)

Ho deciso di cominciare il riascolto a partire da Rudebox, l'ultimo della serie, perché è il disco più discusso, qualcosa in mezzo tra una ciofeca senza precedenti ed il suo lavoro più ambizioso.

I più saranno rimasti infastiditi dall'assenza di una Angels parte 2 o anche di una nuova Feel, nonché dal mancato realizzarsi di un secondo disco di cover (sul modello del fortunato Swing when you're winning) ma Rudebox resta, secondo me, il disco più genuino di Robbie, quello in cui faceva i conti col suo passato (The 80's e The 90's restano due brani essenziali), ritrovava canzoni/artisti della sua formazione (c'è Louise degli Human League e la splendida She's Madonna, scritta coi Pet Shop Boys), scopriva Mark Ronson prima degli altri (Lovelight) e sperimentava (ok, Rudebox, la canzone, proprio non funziona). In più. il dvd contiene dei cortometraggi di giovani registi indipendenti che è riduttivo chiamare "video".

Listen without prejudice vol. II, insomma.

Pubblicato il 24/3/2011 alle 20.16 nella rubrica Diario.

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