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Looking at lovemaking di John R. Clarke muove da una giusta osservazione: i testi antichi (latini, ma il discoso vale anche per i Greci) che parlano di sesso sono scritti da maschi dell'élite per maschi dell'élite, sia che si tratti di pesanti reprimende senecane sia che si tratti dei più espliciti Marziale o Catullo. Sono insomma testi cui le donne, gli schiavi, i cittadini 'normali' non avevamo semplicemente accesso.

Ben altra è la questione delle rappresentazioni del sesso, presenti su vasi, coppe o soprattutto affreschi in luoghi privati (le case) e pubblici (i bordelli, particolarmente abbordabili, visto che la prestazione 'base' costava quanto un bicchiere di vino) ed è allo sguardo del romano medio sul sesso che il libro è dedicato. Si va dall'età di Augusto al III secolo dC e si parla (con buone illustrazioni, anche a colori) della coppa Warren, di Pompei, di Ostia e altri Realien meno noti.

Non è che alla fine della lettura si abbia una risposta netta sul modo romano di vivere il sesso, ma certamente ci sono spunti interessanti, anche perché pare che i Romani pensassero al sesso più ridendo che altro.

Pubblicato il 19/2/2011 alle 18.9 nella rubrica Diario.

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