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provincie o province?

Secondo me non è un progetto politico, è pura incompetenza ed incapacità di fare le cose, da parte di chi davvero non capisce come funzionano.

Ora provo a spiegare (magari senza usare frasi non molto sensate, come "la liberalizzazione delle graduatorie" di cui si parla qui) la querelle del giorno.

Dunque, come già sapete (e sono 7 anni... ), un povero docente precario ha dei punti in graduatoria, punti che derivano da titoli di studio (alcuni seri, tipo la SSIS, altri ridicoli, tipo i master on line, ma questo è un altro discorso - io ne ho di tutti e due i tipi) e da mesi di supplenza (2 punti al mese, massimo 12 all'anno), punti che vengono aggiornati, prima una volta all'anno, ora ogni due anni. Queste graduatorie sono provinciali, per cui uno decide ogni volta in quale provincia mettersi, con i suoi bei punti.

Prima io potevo togliermi da Roma e mettermi, chessò, a Torino mantenendo i miei punti e sperare sia di avere supplenze annuali sia di entrare in ruolo (ogni anno viene immesso in ruolo un numero X di docenti da ogni graduatoria provinciale per classe di concorso. Quanti ne sono stati assunti a Roma nella mia classe di concorso l'anno scorso? 1. Quanti quest'anno? 0 - ottimo segnale per il futuro, direi).

L'ultima volta sono impazziti ed hanno deciso quanto segue: non si può cambiare provincia (il che è folle, perché uno non potrebbe decidere di andare a lavorare ad Oristano?) ma si possono indicare altre tre province nelle cui graduatorie si viene inseriti, ma in coda, a prescindere dal punteggio (la vulgata vuole che sia stata la Lega, che non voleva i terroni nelle scuole del Nord). Questo ha fatto sì che io rimanessi a Roma col mio bel punteggio ma che apparissi anche nelle graduatorie di altre tre province da me scelte ma in fondo, malgrado il mio punteggio mi avrebbe fatto diventare, chessò, ottavo a Bologna (attenzione a non fare un errore banale: essere ottavo a Bologna non è per forza meglio che essere 40esimo a Roma, se a Bologna ci sono 2 licei classici e a Roma 20).

Molti precari (non io, a mia difesa) hanno fatto ricorso, chiedendo di poter apparire anche nelle tre province 'minori' con lo stesso punteggio che hanno nella graduatoria 'principale' - 'a pettine', pare si dica. A rigore non avevano torto, perché l'Italia è UNA nazione, per cui la Laurea presa a Milano vale come quella presa a Cassino (sì, pure Cassino vale) e, fino all'anno prima, valevano anche i punti presi a Salerno, se uno da Salerno si trasferiva nella graduatoria di Milano, nei fatti si sono dati una zappata sui piedi, fomentando la 'guerra tra poveri' che da sempre ci caratterizza.

Il ricorso è stato vinto presso il TAR del Lazio, e recentemente confermato da una sentenza della Consulta, per cui (non ho capito se solo i ricorrenti o tutti quelli che hanno messo le tre provincie 'minori') le graduatorie sarebbero da rifare inserendo 'a pettine' migliaia di persone (conseguenze personali: vengo superato da valanghe di gente a Roma, guadagno inutili posizioni nelle tre province 'minori').

A questo punto, cosa pare fare il governo? Ritorna a come era prima, permettendo di spostarsi in una provincia mantenendo il punteggio, come sembrerebbe logico? Rifà da capo la legge, con principi magari costituzionali, come sarebbe nobile? No, blocca le graduatorie fino a settembre 2012, che vuol dire riaprirle a maggio 2013, "salvo gli adempimenti conseguenti" alla decisione della Consulta (cioè, inserimenti a pettine mentre gli altri non possono aggiornare il punteggio?). In pratica, se ne lava le mani, lasciando tutti in un baratro di incertezza più profondo di quello in cui pensavo fossimo già precipitati.

Complimenti a tutti...

Pubblicato il 12/2/2011 alle 20.40 nella rubrica lettere di un professore.

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