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x-kyle


Ho visto, senza particolari aspettative, la prima stagione di Kyle XY, e ne sono rimasto affascinato, a me pare una gigantesca metafora dell'adolescenza.

Kyle
appare dal nulla in un bosco fuori Seattle, non sa parlare e non comprende nulla di quanto accade intorno a lui (e non ha l'ombelico); viene prima arrestato, poi viene dato in affidamento ad una psicoterapeuta che lo porta a casa sua e pian piano Kyle deve imparare a parlare (non ha problemi, il suo Q. I. è fuori scala) e soprattutto deve imparare quelli che si chiamano scripts, cioè i comportamenti socialmente adatti da tenere in ogni circostanza, deve, insomma, diventare adulto nel giro di poche puntate e capire cosa il mondo, gli altri, si aspettano da lui.

E' un processo doloroso ed intrigante, un bildungroman nella società americana del XXI secolo.

Verso la fine della stagione, la serie diventa un po' X-Files (Kyle è un alieno mandato sulla terra per  studiare l'umanità? Un prodotto dell'ingegneria genetica ad opera di scienziati cattivi?) e un po' X-Men/Heroes (il ragazzo non ha solo un cervello iperattivo, ma anche altri poteri) e va per altre strade, narrativamente più scontate, per quanto avvincenti.

Ma le prime sei-sette puntate sono davvero speciali.

Pubblicato il 8/9/2010 alle 18.59 nella rubrica Diario.

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