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paradoxa stoicorum



Di Seneca detesto (come dice Quintiliano) le frasette senteziose e il fatto che il Lucilio destinatario delle Epistulae dovesse essere ancora più tonto degli interlocutori di Socrate in Platone, visto che il buon Seneca, dopo aver espresso un concetto (solitamente banalotto, solo ogni tanto c'è qualcosa di illuminante) lo fa seguire ogni santa volta da dieci esempi, quando uno ha già capito il concetto la prima volta. Logorroico.

Nel caso invece che uno trovi intrigante perdersi nello stoicismo, c'è un tosto saggio di Paul Veyne, Seneca, che, non con molta chiarezza, ti immerge nelle contraddizioni, nelle aporie, nelle scoperte (che ad esempio l'anima sia immortale non pare così ovvio) di quello che comunque resta un sofferto e nobile percorso verso la saggezza. Un filino narcisistico, comunque.

Pubblicato il 3/8/2010 alle 22.8 nella rubrica Diario.

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