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siamo tutti italianisti


Io avevo il secondo turno di assistenza, quindi sono arrivato a scuola verso le 11:15 e ho poi passato la maggior parte del tempo a capire come funziona l'utilissimo software del ministero per la verbalizzazione degli esami (si chiama, non so perché, 'conchiglia'), per cui stamattina non ho potuto guardare con moltissima attenzione le tracce dello scritto d'Italiano. Ma ora si rimedia (le tracce stanno qua – dove si scopre con sorpresa che 'lingua ladina' e 'lingua tedesca' hanno la stessa prova, in tedesco):

L'analisi del testo proponeva un Primo Levi 'minore', impegnato in una riflessione sul senso della lettura; il brano è bellino, ma temo che i ggiovani non abbiano necessariamente colto il riferimento a Borges (“non nel senso borgesiano di autoantologia”) e alla Bibbia (si cita Deuteronomio 6 7: “stando in casa, andando per via, coricandosi e alzandosi”, con conseguente analogia tra lettura e Torah); la domanda di approfondimento (“Proponi una tua interpretazione complessiva del brano e approfondiscila con opportuni collegamenti al libro da cui il brano è tratto o ad altri testi di Primo Levi. In alternativa, prendendo spunto dal testo proposto, proponi una tua «antologia personale» indicando le letture fatte che consideri fondamentali per la tua formazione”) era a rischio, perché di Primo Levi solitamente si conosce solo Se questo è un uomo, che poco si presta all'argomento 'lettura' – a meno che lo studente non abbia davvero letto tutto il libro e ricordi la magistrale pagina in cui Levi cerca di ricostruire a memoria il canto XXVI dell'Inferno di Dante (“fatti non foste per viver come bruti / ma per seguire virtute e canoscenza”, frasi che in un lager risultavano davvero aliene) – per evitare forzati e sgradevoli collegamenti, i più avranno optato sull'intrigante idea di una “antologia personale” - io avrei messo Il giovane Holden di Salinger e American psycho di Bret Easton Ellis e sarei stato verosimilmente bocciato.

Il primo saggio breve aveva come tema “Piacere e piaceri”, non mi è parso molto stimolante ma si reggeva in piedi – un po' scandalosa l'assenza di Epicuro dal dossier. Grazie a dio, c'era Leopardi.

Il secondo saggio breve, “La ricerca della felicità” era bellissimo, ma prevedo catastrofi: l'ambito del saggio era sotto la voce “socio-economico” e, come faceva intendere il riferimento alla Costituzione italiana e l'articolo de La stampa, il tema doveva essere impostato sui meccanismi economici dietro il concetto di felicità e sul legame tra benessere economico, libertà sociale e felicità – secondo me, i ggiovani non se ne saranno accorti, ma forse neanche le commissioni...

Il terzo saggio breve è invece quello che ho trovato assolutamente più discutibile, nella scelta, nella contestualizzazione e nell'impostazione; il titolo era un pretenzioso “Il ruolo dei giovani nella storia e nella politica”, seguito da un giornalistico “parlano i leader” che si poteva anche evitare. Quattro i testi proposti: discorsi di Mussolini, Togliatti, Moro e un passo della Centesimus annus di Giovanni Paolo II (testi compresi tra il 1925 ed il 1991, un po' poco per il ruolo dei giovani nella Storia). La scelta di un discorso di Mussolini, presentato come leader alla pari di due padri costituenti come Moro e Togliatti potrebbe anche sembrare offensiva, se poi a questo si aggiunge la totale de-contestualizzazione del discorso stesso, le cose si fanno gravi, se non scorrette. Il testo mussoliniano recita: «Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l’arco di Tito? Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. (Vivissimi e reiterati applausi — Molte voci: Tutti con voi! Tutti con voi!) Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda; se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! (Applausi). Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! (Vivissimi e prolungati applausi — Molte voci: Tutti con voi!)». Quello che mi ha turbato in modo particolare è il 'tutto quanto è avvenuto' di cui Mussolini si definisce, orgogliosamente, responsabile politicamente. Il discorso è del 3 gennaio 1925 (e questo è precisato agli studenti), il 'tutto quanto è accaduto' è, cosa che gli studenti potrebbero sapere di loro ma che non viene specificato, è l'omicidio di Giacomo Matteotti, cioè il preciso momento storico in cui il Fascismo passa da “passione superba della migliore gioventù italiana” (e molto è stato scritto sul sostanziale tradimento del giovanilismo fascista da parte del fascismo fattosi sistema) a Dittatura. Su come poi questo c'entri con i giovani e la politica, non saprei. Oltre a questo, una sorta di catechismo comunista di Togliatti che fa quasi tenerezza per la sua ingenuità, un discorso di Moro non sempre chiarissimo ma bellino e il testo di GP2, tratto da un'enciclica che nulla c'entra coi giovani (la Centesimus annus è un discorso di dottrina sociale, scritto in ricordo della Rerum novarum di Leone XIII, il testo in cui la Chiesa condannava tanto il liberismo sfrenato quanto il comunismo materialista). Se si voleva dimostrare che gli Italiani sono catto-fascio-comunisti e votano la DC, la scelta è stata azzeccata. Qualunque altra cosa si volesse dimostrare, no.

Mi sono sfogato sul terzo saggio breve, ma il quarto merita il suo spazio, e che passerà alla storia come 'il tema sugli UFO'. Mi limito a dire, oltre che Star Trek si scrive come l'ho scritto io, che un'affermazione come “logica e metodo scientifico non sembrano efficaci nello studio degli UFO per i quali qualsiasi spiegazione è insoddisfacente e/o troppo azzardata” butta nel cesso quattro secoli di pensiero razionale e mi fa, letteralmente, paura. Rimando a una persona ragionevole, che tra l'altro ha notato pure lui la svista ortografica.

Il tema storico era decisamente bello, ma impossibile (dubito che uno studente arrivi a studiare il Trattato di Osimo del 1975) ed eccessivamente specialistico. Pare infatti che sia stato scelto da qualcosa come lo 0,6% degli studenti. Peccato, perché meritava.

Il tema di ordine generale muoveva da una superflua citazione aristotelica (tra l'altro non è chiaro da dove derivasse, ed il collegamento esplicito tra musica e catarsi non mi pare mai così esplicito nei testi, ma potrei sbagliare) per chiedere agli studenti di riflettere su “funzioni, scopi e usi della musica nella società contemporanea”, anche con “personali esperienze di pratica e/o di ascolto musicale”. Tema alla portata di tutti, ad enorme rischio di banalità ma forse anche capace di offrire qualcosa di valido.

Ora greco...

Pubblicato il 23/6/2010 alle 0.26 nella rubrica lettere di un professore.

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