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mi sa che hanno ragione a ridacchiare per 'il passero di Lesbia'

La tradizione ottocentesca ci ha imposto una lettura assolutamente romantica di Catullo, una tradizione, ahimé, ancora dominante nella scuola del 2010. Tutte le antologie che ho avuto sotto gli occhi presentano i soliti testi 'romantici' su Lesbia (passeri, baci, miser Catulle, foedus e simili), un qualche carmen doctum e, se proprio ci si spinge oltre, l'invito a Fabullo.

Niente amore per il fanciullo Giovenzio, niente testi osceni, niente spunti violenti, niente salaci taverne, niente attacchi alla passività sessuale di Cesare e non ci si azzardi poi a leggere con altra luce anche i testi più 'casti'.

Solo all'università, forse, uno scopre il vero Catullo e mette il resto nel contesto. Oppure, ci sono lavori come questo Catullus and the poetics of roman manhood di David Wray che aiutano non poco a delineare un modo di essere 'maschi' davvero intrigante.

Il testo è densissimo e i primi due capitoli sulla lettura postmoderna di Catullo sono insopportabili, ma poi i capitoli 3-5 sono assai preziosi per cura filologica, storica e metrica nel delineare Catullo come una personalità multifrenica, in bilico tra un ethos archilocheo ed un ethos callimacheo. Un testo che merita di essere metabolizzato, ma, se il processo riesce, si potrà spiegare Catullo come nessuno sarà mai spiegato.

Pubblicato il 31/5/2010 alle 19.0 nella rubrica Diario.

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