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Where the sun is always out and you never get old - 2

(qui la prima parte) Io avevo capito che appena sbarcati saremmo stati un'ora a Catania, invece siamo finiti ad Aci Trezze, il paese dei Malavoglia (io avevo sempre pensato fosse un posto inventato, tipo 'la terra di Mezzo'), con tanto di Casa del Nespolo (ma di lupini neanche l'ombra); sul lungo mare ci sono dei faraglioni (lanciati da Polifemo contro la nave di Odisseo, tipo) sui quali i ggiovani prontamente si arrampicano, verosimilmente sotto la nostra responsabilità.

Riusciamo comunque a mangiare il primo di molti arancini e a ritrovare il pullman, che ci porta in albergo, ad un'altra Aci (Reale). L'ultima volta l'albergo era perso nel nulla e sapeva molto di colonia del ventennio, ma ora siamo in un hotel un po' pretenzioso (malgrado la carta da parati in camera mia sia alquanto cedevole), più o meno nel centro della cittadina. Non sto qui a descrivere l'epopea dell'ottenimento chiavi delle stanze, né la vastità dei corridoi né il numero smisurato di adolescenti che vi si aggirano prima di cena, ma è immaginabile.

Per il dopocena, l'appuntamento è nella hall alle 22:00, ma coi miei usciamo solo alle 22:25 (i cinque maschietti della classe si fanno aspettare, causa partita), alla volta del 'centro' di Aci Reale. La cittadina è baroccheggiante (tutta la Sicilia a me pare solo un immenso palcoscenico barocco) e ci sono un paio di piazze carine, con dei bar di cui noi sembriamo essere gli unici avventori. Sperimento la prima granita del viaggio, mentre i miei sono presi in una discussione ecclesiologica sui recenti scandali pedofili. Si avvicina la mezzanotte e il compleanno di un mio fanciullo, per il quale i compagni hanno comprato una bottiglia di spumante e così brinndiamo, in un paesello che si fa sempre più deserto man mano le altri classi tornano in albergo.

Il fatto ha voluto che avessimo un solo giorno interamente su suolo siciliano e la tabella di marcia prevede la sequenza classica Siracusa-Noto, per cui tentiamo una sveglia alle 06:45 che viene intesa da alcuni dei miei come 07:55.

Caricati a forza in pullman, la carovona si muove verso le 08:20, aggirandosi per le stradine di Aci Reale alla volta di Siracusa, dove arriviamo verso le dieci e dove scopriamo che ci siamo persi un pullman per strada. Salterà poi fuori che sono stati fermati dai Carabinieri che, in un delirio di legalismo sfrenato, hanno voluto controllare tutto, comprese le ultime verifiche dell'estintore e l'utilizzo del disco orario negli ultimi tre giorni (qui sarebbe da aprire una parentesi sulla presenza dello Stato in Sicilia, quasi soffocante per quando riguarda vigili urbani e spesso latitante nei troppi nodi ancora irrisolti).

Alla fine ci raggiungono e possiamo cominciare la visita della nea polis (senza, ahimé, il museo). E così si torna alle Latomie e al teatro, che è sempre uno spettacolo. Poco sopra il teatro c'è lo sbocco di un acquedotto romano, sotto il quale facciamo la doverosa foto di classe, non senza un paio di cadute nella pozza sottostante... (continua)

Pubblicato il 12/4/2010 alle 22.20 nella rubrica lettere di un professore.

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