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cinicopost


Non mi è chiaro perché ci si aspetti sempre che l'industria discografica si senta chiamata in causa quando c'è una catastrofe, mentre nessuno chiede mai niente, chessò, all'industria automobilistica o ai consorzi di pesca d'alto mare.

Fatto sta che il terremoto di Haiti dello scorso gennaio abbia prodotto non uno ma per lo meno due 'eventi', la cui genesi ed il cui risultato sono particolarmente inquietanti.

Primo in ordine di tempo è stato Simon Cowell che ha deciso di far cantare a un po' di gente Everybody hurts degli REM, una grande canzone che parla di suicidio e da qualche parto ho letto che non pare appropriatissimo dire a chi ha perso casa e famiglia cose del tenore di 'tranquillo, che passa tutto'. Naturalmente il tutto è una splendida occasione per rilanciare la carriera di Leona Lewis cui sono affidate le prime note (e il cui secondo album non sta esattamente conquistando le classifiche), per preparare il terreno statunitense per la boyband del momento (i deprecabili JLS, che continuano a lasciarmi perplesso), per far vendere dischi a Susan Boyle (il cui nuovo look probabilmente costa più di quanto il disco darà effettivamente in beneficenza, o quasi) anche nel 2010, e per sostenere il suo nuovo protetto, Joe McElderry.

Poi Quincy Jones ha pensato di rifare We are the world, tirando fuori dal letargo Barbra Streisand e Celine Dion. Ma la cosa peggiore resta la sovrapposizione di Janet Jackson su Michael Jackson e il fatto, inspiegabile, che, se nel 1985 le prime note erano affidate a Lionel Richie e Stevie Wonder, ora apre il tutto Justin Bieber. Ripeto, Justin Bieber.

Non si faceva prima a dare dei soldi alla Croce Rossa?



Pubblicato il 19/2/2010 alle 22.2 nella rubrica Ciarts.

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