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Frasi come 'l'America è un paese dalle grandi contraddizioni' mi sembrano dei luoghi comuni, tipo 'Pippo Baudo è un professionista' o 'B16 è un fine teologo'.

Detto questo, ho letto il corposo saggio di Franklin E. Zimring su La pena di morte e l'impressione che se ne ha è che l'America sia davvero un paese dalle grandi contraddizioni.

La tesi di fondo del saggio, non sempre di facilissima lettura e spesso un po' tecnico - come quando comincia a citare (a me) sconosciute sentenze della Corte Suprema, è che la pena di morte negli Stati Uniti sia in bilico tra due istanze profondamente 'americane' e allo stesso fra loro incongruenti, il mito del 'giusto processo' da una parte e la cultura ottocentesca dei vigilantes e del linciaggio dall'altra (particolarmente intriganti sono i dati che sembrano dimostrare una continuità tra numero di linciaggi pubblici da fine ottocento in poi e numero delle condanne a morte nei singoli stati della confederazione); resta ugualmente paradossale il fatto che proprio gli stati più 'indipendentisti' e più critici nei confronti dell'intervento dello Stato siano gli stessi in cui la morte di stato è più diffusa. 

Pubblicato il 24/12/2009 alle 10.5 nella rubrica Diario.

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