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e se prometto poi mantengo


Avevamo lasciato lo svedese Basshunter tre mesi fa, alle prese con il suo testo più insulso e una canzone, Every morning, che proprio non convinceva (e pensare che a fine 2008 era quarto nella classificona di fine anno di Cheremone, ma solo per merito di Walk on water).

Nel video lo si vedeva impegnato a chiedere la mano della fanciulla che lo accompagna dai tempi di Now you're gone (che pare sia una ex pornostar – evidentemente i due hanno qualcosa in comune), solo che, colpo di scena, lei a un certo punto veniva travolta dalle onde e spariva nella notte. Suspence.

Il video del secondo singolo, I promised myself, vede Basshunter in taxi alla volta di un ospedale in cui, nelle ultime scene, avrà una sorpresa che non sveliamo, un po' perché mi sono perso nella storia (ho la capacità di concentrazione sul testo narrativo di un adolescente) e un po' perché quello che merita è la CANZONE.

I promised myself è, infatti, la stessa canzone che Nick Kamen (!) portò al 'successo' nel 1990 (sta qua, con Raffaella Carrà) e che segnò la fine di uno dei quartetti più importanti della storia della musica, i compianti A*Teens (qui il video).

Un po' banalotta promessa d'amore e un po' inno alla verginità prematrimoniale, I promised myself è un classico smisconosciuto e, a rendere le cose ancora più interessanti, il singolo comprende il remix ad opera di Pete Hammond, uno che negli anni '80 lavorava con Stock, Aitken & Waterman e remixava cose di Jason Donovan. Recentemente tornato attivo (qui è all'opera con Boyfriend degli Alphabeat, che fa diventare la canzone dimentica delle Bananarama), è ora riuscito in una cosa impossibile: fare sì che una canzone del 2009, cover di un originale del 1990, sembri uscita nel 1987:


Su iTunes si trova il singolo, con DUE remix di Pete Hammond, dei 7th Heaven ed altri.




Pubblicato il 6/12/2009 alle 22.9 nella rubrica Diario.

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