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ma perché protestiamo?


Solo qualche chiarimento, il più breve possibile, sui motivi per cui l'attuale governo sta creando non pochi problemi alla scuola pubblica e a noi 'precari', visto che dai media non si capisce un granché e dal Ministero comunicano che 'tutto è risolto':

1: sono aumentate le ore dei docenti di ruolo (con, credo, conseguente aumento di stipendio). La conseguenza è che, ad esempio, un docente che prima insegnava solo latino e italiano al triennio del classico (17 ore in classe) ora insegna anche due ore al biennio (tipo 'geografia'). Basta fare due calcoli per capire che così ci sono meno insegnanti al biennio e, quindi, meno dipendenti. Questo 'taglio' (che, ripeto, non credo sia a costo zero), toglie posti di lavoro (ora 9 docenti di liceo vanno, con due ore per uno in più, a eliminare un docente di biennio) e acuisce il problema del precariato.

2: è aumentato il numero di alunni per classe. La conseguenza è, in primis, una diminuzione della qualità dell'insegnamento e della possibilità per il docente di seguire individualmente il singolo alunno; inoltre, le classi vengono smembrate, e i docenti perdono il posto. Nella mia scuola, ad esempio, non è stato avviato un quarto anno di 21 alunni, numero che, per esperienza, è più che sufficiente per svolgere un buon lavoro.

3: i suddetti tagli (operati, continuo a ripetere, non con finalità didattiche ma puramente economiche) hanno portato, ovviamente, a un vertiginoso calo del numero di precari assunti per supplenze annuali (basta notare che, pur avendo quest'anno ottenuto miracolosamente una supplenza annuale, con il punteggio dell'anno scorso – che mi permise di lavorare serenamente – quest'anno sarei rimasto a casa). Dal ministero sono arrivare tre soluzioni, una più risibile dell'altra; si è parlato di un sussidio di disoccupazione per chi quest'anno non ha ottenuto una supplenza annuale ma si sfiora il ridicolo, visto che già adesso i precari non riconfermati hanno un sussidio di disoccupazione (rimane poi il fatto che, oltre ad una qualche, vaga, stabilità economica, una supplenza annuale garantisce anche i preziosi 'punti' che fanno salire in graduatoria e che, teoricamente, dovrebbero permettere, prima o poi, di arrivare al ruolo. Non avere una supplenza annuale non è, solo, una questione di soldi). Si è poi detto che i docenti rimasti senza lavoro avranno la precedenza nelle supplenze brevi (quelle che i presidi attribuiscono se durante l'anno un docente si ammala); la cosa è risibile, visto che, verosimilmente, chi ha lavorato l'anno scorso si trova già adesso nei primi posti delle graduatorie delle singole scuole per le supplenze brevi (supplenze che, tra l'altro, sono difficilmente quantificabili, in quanto non è detto che tutti i docenti si ammaleranno di influenza suina, no?). Terza, geniale, 'idea' è quella di 'impiegare' i docenti disoccupati in altri progetti, immagino non gratis. Oltre al fatto che probabilmente questi non andranno ad ottenere i famosi 'punti', non li si potrebbe 'impiegare' per avere classi meno numerose (vedi punto 2)?

4: la riforma dei licei, che dovrebbe partire nell'anno scolastico 2010-2011, diminuisce il numero di ore di lezione, livellandole, per gli alunni, a ca. 30 ore settimanali. La conseguenza, ovvia, è meno scuola e meno docenti. Questo mentre studi internazionali (che ho ritrovato , ad esempio, qui) dimostrano chiaramente che il mondo ha bisogno di più scuola, non certo di meno scuola.

5: un'osservazione pro domo mea: ho recentemente scoperto che gli anni di precariato nella scuola pubblica (6, nel mio caso), non vengono calcolati nel computo dell'anzianità, per eventuali aumenti di stipendio nel momento in cui uno dovesse diventare di ruolo (tra una trentina d'anni, nel mio caso, stante l'attuale numero di assunti in ruolo ogni anno nella mia classe di concorso – UNO da noi). Non mi sembra carino.

Pubblicato il 12/9/2009 alle 12.35 nella rubrica lettere di un professore.

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