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come le chanteuses a Pigalle

Di ritorno da un paio di giorni a Parigi, le cose degne di nota sono state: volare con Vueling che almeno arriva a Orly   e non dall'altra parte del mondo come Ryanair) , la signora tedesca sul trenino per l'aeroporto che era enormemente interessata a sapere come si pronuncia in italiano il suono 'que' che a lei suona tipo 'kv' (solo a me capitano queste cose), il volo con quasi un'ora di ritardo, con il capitano che (in spagnolo) ha spiegato che Fiumicino è uno degli aeroporti peggiori d'Europa e che d'estate è ancora più infrequentabile, gli Champs Elysées in mezzo ai postumi della parata militare (è il 14 luglio!), il solito giro da Fnac e dal Virgin Megastore, il nuovo film di Woody Allen (Whatever works - trama inverosimile, ma carina), il fatto che alle 10 di sera c'è ancora luce (mi sa che qui hanno tipo 4 ore di ora legale).

E ancora, la tappa obbligatoria alla tomba di Oscar Wilde (Keats and Yeats are on your side, but Wild is on MINE, dicevano gli Smiths) a Père-Lachaise, che ho girato più del solito, finendo in una parte in cui non ero mai stato, dove ci sono i monumenti in ricordo di mezzo partito comunista francese, dei caduti della Comune del 1871 e quelli delle vittime dell'olocausto, la nuova Coca Light, ORA CON ANTIOSSIDANTE, gli Oreo ricoperti di cioccolato bianco, gli inviti a fare movimento e a mangiare sano che in tv sottolineano le pubblicità di junk food, lo shopping da Gap e da Lacoste, litri e litri di Perrier, e i chilometri a piedi.

E poi il concerto dei Pet Shop Boys all'Olympia: la parola chiave è decisamente 'cubi'; per il resto, nous sommes les Pet Shop Boys ed alla terza canzone – Love comes quickly – io ero già emotivamente devastato. 

Pubblicato il 16/7/2009 alle 8.35 nella rubrica Diario.

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