Blog: http://cheremone.ilcannocchiale.it

la fine delle cose



Oggi era il mio giorno libero (l'unico vantaggio del mio precariato da 14 ore è quello di avere due giorni liberi) e, sotto un cielo plumbeo che prometteva tempesta, sono andato sotto il Senato, per non dover dire 'io non c'ero' quando iniziava la fine delle cose.

C'erano tanti ragazzi, non solo dei licei 'fighetti' in cui insegno, con slogan qualche volta volgarotti qualche volta azzeccati ('né rossi né neri / ma liberi pensieri') e forse tanta confusione di idee.

Spiace sempre che li si accusi di 'ignoranza', perché magari non tutti sanno a menadito contro cosa manifestano, ma sono, secondo me, portatori di un malessere, a cui non dovrebbero dare una risposta loro (per questo ne giustifico, in parte, l'ignoranza) ma, in un paese normale, la Politica e i Giornali.

Comunque, il clima era sereno, mi ha fatto piacere sia incontrare i miei studenti attuali, sia rivedere quelli degli anni scorsi.

Poi, all'improvviso, quattro o cinque 'fascistelli', non direi liceali ma un po' più grandini, si sono tolti le cinte e, brandendole come armi, hanno cominciato ad avanzare, nel panico generale.

E io ho visto che si accanivano su un ragazzo (anche lui un po' grandino), a calci e cinghiate, mentre lui era a terra (da vigliacchi, direi, se questa violenza avesse la dignità di una guerra), lasciandolo con un rivolo di sangue in testa, per poi sparire nel nulla.

Mentre altri ragazzi soccorrevano il ferito, io ho chiamato la polizia, spiegando con estrema calma cos'era successo e chiedendo che venissero subito.

Ho richiamato qualche minuto dopo, chiedendo espressamente che mandassero un'ambulanza.

A quanto ne so, le mie chiamate non hanno avuto effetto, non sono arrivati né polizia né ambulanza e in piazza Navona c'erano solo ragazzini sconvolti, alcuni in lacrime.

Mi è parso che lo Stato non ci fosse, e ho pensato che è terribile che questi ragazzi siano stati abbandonati e non protetti, mentre stavano pacificamente in una piazza nel centro di Roma, perché è questo quello che è successo in questo primo 'attacco', questo è quello che ho visto, incredulo.

Più tardi, è arrivato un corteo di universitari che ha attraversato, a braccia alzate, la piazza, con davanti, finalmente, la polizia.

Arrivati al lato opposto della piazza, io ho solo visto una massa di persone, dei fumogeni e delle sedie volare.

A questo punto, la paura è diventata vera e per un istante la piazza si è svuotata.

Dal bordo della fontana in cui sono arrivato qualche istante dopo, ho visto chiaramente che da una parte c'era un gruppetto di 'fascistelli' con dei simil-manganelli tricolori (!) lunghi forse più di un metro e dall'altra, un gruppetto di universitari, sempre a braccia alzate.

Poi le cose si sono calmate, e con un paio di mie ex alunne ci siamo messi a chiacchierare di nazionalismo/patriottismo e del senso delle cose, poi, verso l'una, loro sono andati verso l'Università, io a casa.

A me non piace credere alle teorie del complotto, non piace cedere a facili allarmismi, non piace pensare che ci siano dei ' grandi burattinai', ma ci sono tre cose che non scorderò mai: la polizia non è arrivata in piazza dopo le mie due chiamate, quando la loro presenza avrebbe rassicurato i ragazzi che, li ho sentiti io stesso, si chiedevano perché non arrivassero dei soccorsi; quei simil-manganelli che brandivano quelli del Blocco Studentesco o di Forza Nuova, non sono cose che crescono tra i sanpietrini di piazza Navona, sono cose che qualcuno porta in piazza Navona, apposta; una mia collega, infine, che si era rifugiata in una via laterale, ha sentito, e non è persona che parla a caso, un adulto di trenta/quarantanni, riunire le 'truppe' di fascistelli, apostrofarli come 'soldati' e richiamarli all'ordine per un contrattacco.

Questo è quanto è successo oggi.

Domani, ricordiamoci quello che diceva don Milani e che le nostre armi siano solo lo sciopero e il voto.

Pubblicato il 29/10/2008 alle 15.47 nella rubrica lettere di un professore.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web