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maturità 2008 - 2 (storiografia for dummies CON UN ERRORE NEL TESTO!)

Stamane i ggiovani si sono trovati di fronte una pagina di Luciano (tratta dal Come si deve scrivere la storia) non particolarmente difficile (un libro di versioni, Triakonta, le attribuisce due ‘pallini’ su tre) ed anche abbastanza nota (ci sono discrete possibilità che molti l’abbiano tradotta nel corso del triennio). Ecco qua traduzione/commento cheremoneo:

La prima frase non ha verbo (frase nominale! frase nominale!) ma basta sottintendere un verbo essere ed ecco fatto: così dunque per me (sia) lo storico.

C’è poi un agile periodo che si snoda per tipo otto (!) righe, tutto retto da un imperativo iniziale, (a cui nel testo ministeriale mancava un accento - nota per secchioni) per cui viene fuori l’elenco delle caratteristiche del bravo storico: Sia impavido, imparziale, libero, amico della libertà di parola e della verità, capace di chiamare – come dice il comico – i fichi ‘fichi’ e la barca ‘barca’ (ok, non ha molto senso, ma è tipo l’italiano ‘dire pane al pane e vino al vino’ e comunque il vocabolario rende l’espressione come ‘chiamare le cose col proprio nome’), di ragionare senza odio né parzialità (pare Tacito, sine ira et studio) e senza risparmiarsi né per commiserazione né per vergogna né per imbarazzo, (sia) un equo giudice, benevolo nei confronti di tutti ma non fino al punto di attribuire qualcosa di più del necessario ad una delle parti, (sia) ospite nei libri ed apolide, autonomo, senza sovrano, non uno che calcola cosa sembri opportuno a questo (E QUI AL MINISTERO SI SONO DIMENTICATI UN PAIO DI PAROLE: Luciano scrive infatti ‘cosa sembri opportuno a questo E A QUELLO’) ma che dice cosa realmente è accaduto.

Nella seconda parte, Luciano fa esempi: Dunque Tucidide ha molto bene stabilito le leggi (della storiografia) ed ha ben distinto la buona e cattiva storiografia, notando che molto Erodoto ha concesso al meraviglioso (io tradurrei così, ma temo voglia dire solo che 'Erodoto è stato ammirato molto'), al punto che i suoi libri sono stati chiamati ‘Muse’ (qui il ggiovane dovrebbe ricordare che le Storie di Erodoto sono state divise dagli Alessandrini in 9 libri, chiamati ognuno col nome di una Musa, a partire da Clio, musa della storia).

Che Erodoto non piacesse al buon Luciano lo si deduce dal penultimo periodo: Dice infatti (il soggetto sottinteso è, ahimé, Tucidide e non Erodoto) di scrivere ‘un acquisto per l’eternità’ (è la definizione che Tucidide dà della sua opera nel proemio delle Storie) più che una declamazione per il presente, e dice di non accogliere favolette ma di lasciare la verità delle cose accadute ai posteri.

Nell’ultimo periodo, continua l’elogio di Tucidide e si illustra la classica idea dell’historia magistra vitae: Ed aggiunge l’utile e ciò che uno, ben ragionando, considererebbe il fine della storia, in modo che, se per caso di nuovo capitassero cose simili, potrebbero (uso un po’ dotto del verbo ‘echo’) – dice - , guardando alle cose scritte precedentemente, sfruttare bene quelle presenti (letteralmente ‘quelle fra i piedi’, ma l’espressione è comune in greco – sta, ad esempio, nelle Troiane di Euripide).
 
Il che risolve la minipolemica sul testo.

Pubblicato il 19/6/2008 alle 13.46 nella rubrica lettere di un professore.

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