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La polemica sull'acqua è legata essenzialmente al fatto che, a differenza degli altri anni, questa volta l'albergo voleva farci pagare l'acqua per la cena.

Superato l'inconveniente ('ci pensiamo noi!' ha detto l'agenzia), prevedo che ci ridurremo a comprare bottiglie d'acqua al supermercato.

La prima buona notizia del giorno è stata quella del miracoloso ritrovamento di una valigia di un fanciullino che era rimasta a Fiumicino e che ci hanno portato in albergo.

Sebbene la distanza tra Atene e Delfi sia di 'soli' 180 km, noi ci mettiamo tipo quattro ore e mezza (il traffico di Atene è, notoriamente, incommensurabile) ma i ggiovani non se ne lamentano più di tanto, visto che dormono dopo i (temiamo irrefrenabili) bagordi notturni, mentre la guida ci intrattiene con la consueta tirata antiturca dei Greci (quest'anno c'è anche una revalanche della polemica greco-macedone, pare). I miei tentativi di rendere l'esperienza del viaggio un filino ino ino istruttiva si riducono alla distribuzione di un libricino che abbiamo preparato con le mappe di Delfi, Atene, Micene e  la mia ossessione (il sillabario della Lineare B).

Durante il viaggio, i ggiovani stessi tengono a condividere le seguenti informazioni: 'Celine Dion non gode della meritata attenzione da parte sua'; 'il dr. House è affascinante nonostante la sua età';  'i Finley sono meglio dei Pink Floyd'; io tento inutilmente di convincere i ggiovani che Madonna è una divinità e va   conseguentemente adorata (frasi come 'dovrebbe farsi venire qualche ruga per dimostrare la sua età' non sono opportune).

Alla fine arriviamo a Delfi...   

Pubblicato il 6/3/2008 alle 20.56 nella rubrica lettere di un professore.

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