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Tradizionalmente, la fine dell’impero romano (d’occidente) viene collocata al 476 dC, anno della deposizione di Romolo Augustolo.

I più sanno che tale data sa molto di scolastico e che altre cronologie sono possibili (l’espansione araba nel mediterraneo, come voleva Pirenne, la chiusura della scuola neoplatonica di Atene da parte di Giustiniano nel 529, il sacco di Roma da parte dei Visigoti di Alarico nel 410 e simili) per individuare la fine del ‘mondo antico’ e l’inizio del ‘medioevo’.

Il recente saggio di Giusto Traina è dedicato (in contro tendenza rispetto agli amanti della ‘lunga durata’) ad un singolo anno, il 428 dC, nel quale il regno d’Armenia finisce sotto il controllo della Persia, a Costantinopoli regna Teodosio II, a Ravenna il piccolo Valentiniano III, la Britannia sta per diventare anglo-sassone, dalla Spagna i Vandali di Genserico si apprestano a conquistare il nord Africa, nella capitale d’Oriente si insedia il vescovo Nestorio, Agostino ha da poco finito il De civitate Dei, Atene resta la ‘capitale’ del paganesimo e tante piccole cose cominciano a cambiare.

Un saggio affascinante (e con una bibliografia solidissima), che si legge come un bel romanzo (dire che ‘si  legge come un romanzo’ non ha mai molto senso, visto che esistono romanzi illeggibili, no?).

Pubblicato il 23/8/2007 alle 11.41 nella rubrica Diario.

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