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johnny cash - san quentin (1969)

Chi è questo: tecnicamente, un cantante country; in realtà, il più importante cantautore uscito dagli Stati Uniti d’America e l’unica, vera rock-star. La sua carriera ha attraversato cinquant’anni nei quali ha cantato davvero di tutto, canzoni comiche (A boy named Sue), canzoni drammatiche (Hurt), canzoni che solo lui poteva cantare (The man in black), canzoni di chiesa (We’ll meet again this side of heaven) e, come comprensibile, anche un certo numero di canzoni orrende. Il punto essenziale è che ha sempre cantato di cose vissute in prima persona, dalla droga (Cocaine blues), al carcere (Folsom prison blues) alla fede in Dio (ci sono parecchi suoi album di canzoni religiose, tra cui il recente My mother’s hymns book).

La musica: la canzone è registrata dal vivo nel 1969, quando Johnny Cash tenne un concerto nel carcere californiano di San Quentin, dove aveva cantato già altre volte. La canzone, scritta per l’occasione, è un piccolo classico: batteria di sottofondo, chitarra acustica e la voce, caldissima. Ma quello che conta è il testo e, ancora di più, la reazione dei carcerati.

Le parole: Comincia con ‘San Quentin, per me sei stata un inferno in terra’ e il pubblico subito esplode, dando via ad una semisommossa sedata a corpi di manganello. ‘San Quentin, odio ogni tuo centimetro’. ‘Signor parlamentare, lei non può capire’. ‘San Quentin, credi che sarò diverso, fuori di qui?’. ‘San Quentin, possa tu marcire e bruciare all’inferno, possano le tue mura crollare ed io sopravvivere’. ‘Possa tutto il mondo scordarsi della tua esistenza e sapere che non sei servita a niente’. Al che seguono 1 minuto e 20 secondi di sommossa, con Johnny Cash che chiede alle guardie (‘se mi vogliono ancora parlare’) un bicchier d’acqua. Quando poi, come bis alla fine del concerto, ricanta la canzone, con i carcerati che ancora rumoreggiano, uno capisce il senso di un disco dal ‘vivo’. Dentro questa canzone c’è la vita, in tutta la sua crudezza.

Cheremone’s corner: Come tutta la mia generazione, ho conosciuto Johnny Cash via Rick Rubin, il produttore che, negli anni ’90, lo ha fatto risorgere commercialmente e criticamente con la serie di album American recordings. Dalle cover di Personal Jesus dei Depeche Mode e Hurt dei Nine Inch Nails al suo catalogo, il passo è stato breve. The man in black non è una canzone, è un manifesto di vita e Johnny Cash è un profeta. E la risposta dei carcerati a San Quentin mi mette i brividi ogni volta.

Pregnanza socio-culturale: Non credo servisse un film (Walk the line) per rendergli giustizia. Qualsiasi discorso sugli Stati Uniti deve necessariamente parlare di Johnny Cash, sennò sono vuote parole, à laZucconi. Più amenamente, è sua la voce del coyote che guida Homer in una puntata dei Simpsons.

La si trova qui: in svariate antologie, ma vale la pena procurarsi l’intero album Live at San Quentin, meglio se con annesso dvd.

Pubblicato il 29/5/2007 alle 20.40 nella rubrica songs.

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