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depeche mode - personal jesus (1989)

Chi sono questi: Tre ‘fanciulli’ inglesi (all’inizio quattro, poi tre, poi di nuovo quattro, da qualche anno tre – è complicato, ma non è colpa mia): nel nucleo originario c’era Vince Clark (che poi è andato a scoprire Alison Moyet e con Andy Bell ha fatto gli Erasure) ma se n’è andato subito (1981). Gli altri sono Alan Wilder (fuori dal 1995), Andrew Fletcher, Martin L. Gore (l’autore del 99.9% delle canzoni) e Dave Gahan. All’inizio erano allegrotti e poppettari, nel 1986 si sono fatti cupi (l’album Black celebration) e da allora lo sono rimasti, conquistando nel frattempo il mondo (gli album più venduti restano Violator del 1990 e Songs of faith and devotion del 1993). Hanno avuto anche ‘qualche’ problema di droga e di morte clinica per due minuti (a Los Angeles, nel ‘96). It’s no good del 1997 è un capolavoro. L’ultimo album (Playing the angel) è del 2005, ed è un po’ meglio del precedente Exciter. Qui il loro sito. Vederli dal vivo resta un’esperienza mesmerizzante.

La musica: A denti stretti, bisogna ammettere che la ‘chitarra’ non stona. Notevole la batteria.

Le parole: Ci si potrebbe scrivere una tesi di laurea. Diciamo che parla dei telepredicatori americani, quelli che se alzi la cornetta e li chiami ti promettono la felicità. E quindi in realtà potrebbe parlare di uno spacciatore che contatti per telefono. Intrigante.

Cheremone’s corner: Singolo comprato appena uscito in quella che poi sarebbe diventata una libreria Mondadori a piazza Cola di Rienzo (nel 1989, quando il concetto di ‘cd singolo’ lasciava perplessi molti negozianti), concerti al Palaeur (1990 e 1993), il fatto che Songs of faith and devotion sia uscito esattamente quando ne avevo bisogno. Violator resta nella mia top 3 degli album perfetti. I DM non sono un gruppo, sono una religione.

Pregnanza socio-culturale: Notevole. Non solo Personal Jesus ha portato i DM alla conquista del mondo, ma negli ultimi anni è stata ripresa dal compianto Johnny Cash ed è alla base di Beware of the dog di Jamelia. Purtroppo è stata rifatta anche dai Marylin Manson. I Depeche Mode piacciano anche ad alcuni 15enni della mia classe, senza che io gliene abbia mai parlato: l’altro giorno una fanciulla scriveva su un foglio all I ever wanted / all I ever needed is here / in my arms (da Enjoy the silence)

La si trova qui: in svariate antologie (tra cui il recente Best Of – Volume 1) e nell’album da cui è tratta (Violator)



Pubblicato il 4/5/2007 alle 16.16 nella rubrica songs.

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