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21 febbraio 2007
diari di viaggio
sgarro all'industria del caffè!
    E quindi si è andati a Parigi, essenzialmente per trovare dp e per approfittare dei due giorni di vacanza che la scuola ha messo per carnevale (neopaganesimo imperante, direi).
    Per dimanche era la prima volta, e quindi si è fatto un concentrato della città in tre giorni, riuscendo comunque a fare un paio di tappe non ancora travolte dal turismo di massa, come la villa La Roche di Le Corbusier e la per me consueta visita alla tomba di Oscar Wilde (‘solo gli emarginati lo piangeranno perché solo degli emarginati è il lutto’) al cimitero di Père-Lachaise (sì, ci è toccato vedere anche la tomba di Jim Morrison).
    Ma qui si parlava di contrabbando, per cui veniamo alla cosa interessante.
    Ai tempi del mio ultimo viaggio in America avevo scoperto l’esistenza del sogno di ogni caffeinomane, praticamente una Coca-Cola con quintali di caffeina, la Blac.
 Siccome in Francia sono anni luce davanti a noi (il cellulare funziona in metro, tanto per dirne una, e ci sono interi quartieri – come La Defense – interamente WiFi), all’aeroporto di Beauvais (dove vola la Ryanair, praticamente in Belgio) ne ho prontamente comprate sei lattine.
    Incurante delle leggi fascistissime sui liquidi a bordo (cosa possa fare di dannoso uno con delle lattine non è dato saperlo – considerato poi che le lattine di bibite sono regolarmente vendute a bordo!), le avevo messe nel bagaglio a mano (la mia nuova borsa di Gap).
    Al check-in (tralasciamo la più odiosa bambina della storia, tale Carlotta,  e il panico diffuso appena si è scoperto il limite di 10 kg per bagaglio) mi hanno CHIARAMENTE chiesto se portavo liquidi a bordo e quando ho risposto che portavo della COCACOLA hanno detto che andava bene.
    Ai controlli di sicurezza, invece, cominciano a dire che si possono portare SOLO 100 ml di liquidi e non sei lattine di Coca-Cola.
    Io inizio una lamentela sulle condizioni infelici dell’Italia in cui tali prodotti non sono disponibili e che quindi era per me essenziale avere la mia Coca-Cola Blac, visto che praticamente ero venuto in Francia apposta per comprarla.
    La cosa non li convince e allora getto tutta la colpa sul tizio del check-in; evidentemente la gerarchia interna dell’aeroporto gioca a mio favore e la tizia della sicurezza mi aiuta a imbarcare le lattine come bagaglio da stiva, malgrado il check-in sia chiuso da 20 minuti, e tutto questo senza farmi pagare una soprattassa per aver superato i 10 kg di limite.
    Alla fila per l’imbarco temo fortemente che per ripicca il tizio abbia mandato il mio bagaglio a Copenhagen, timore acuito dal fatto che è lui a ritirare la carta d’imbarco e a guardarmi con odio.
    Si parte (con un po’ di ritardo) e a Ciampino, deo gratias, arrivano sia il bagaglio originario sia le lattine di Coca Blac.
    Mission accomplished!

    E se a Fiumicino non fanno passare il Nesquik alla fragola che mi deve portare una mia amica dall’Irlanda, scoppia il casino, giuro!





permalink | inviato da il 21/2/2007 alle 23:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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