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gaze at the moon until I lose my senses

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22 marzo 2009
musica
yes!
E' da quando avevo 14 anni che compro i dischi dei Pet Shop Boys (i primi furono il 12” di Suburbia e di Paninaro, ovviamente), passando gradualmente dal vinile al cd (il primo singolo nell'allora avveniristico formato fu It's a sin, poi vennero gli album) e per ognuno di loro ricordo il luogo e il momento preciso del primo ascolto (Behaviour nel 1990 a casa di un amico -  e poi l'edizione giapponese con la copertina di velluto bianco, a Parigi, Bilingual a Venezia nel '96, Release davanti alla SSISPop Art in Svizzera, ad esempio, fino all'avvento di iTunes, quando i brani in mp3 mi arrivano prima del supporto fisico, ordinato comunque, come nel caso di Fundamental).

Detto questo, è ovvio che l'uscita di Yes fosse da me attesa in paziente speranza, anche se è davvero tanto che i PSB non facevano un 'grande' album (ci sono stati, sparsi, dei brani notevoli – Integral, Drunk e altri – ma mai qualcosa che raggiungesse le vette del passato, forse perché invecchiati loro o perché invecchiato io – nel non notevole libro di Bajani c'è una bella osservazione, quando dice che le canzoni che ha imparato a memoria sono tutte precedenti ai suoi vent'anni).

Ora, non so se Yes è un 'grande album', ma, ai primi ascolti, ci sono due canzoni che vanno dritte al cuore. La prima si chiama More than a dream (per ora sta qua) è all'inizio non è granché ma quando arriva al ritornello esplode, letteralmente.

L'altra, The way it used to be, è a un passo dall'essere Being boring:

I'm here, you're there / Come closer, tonight I'm lonely
Come here with me / I want it the way it used to be

What is left of love? / Tell me, who would even care?
So much time has passed / I'd still meet you anywhere
Water under bridge / Evening after day
What is left of love / Here that didn't drift away?

I can remember days of sun / We knew our lives had just begun
We could do anything, we're fearless when we're young
Under the moon, address unknown / I can remember nights in Rome
I thought that love would last, a promise set in stone

I'd survive with only memories / If I could change the way I feel
But I want more than only memories / A human touch to make them real

Another day, another dream / Over the bridge an empty scene
We'd spend the weekend lost in bed and float upstream
I don't know why we moved away / Lost in the here and now we strayed
Into a New York zone, our promise was betrayed

I was there, caught on Tenth Avenue
You elsewhere with Culver City blues
Then and there I knew that I'd lost you

What is left of love? / Tell me, who will even care?
So much time has passed / I'd still meet you anywhere
Water under bridge / Evening after day
What is left of love / Here that didn't drift away?

Don't give me all your love and pain / Don't sell me New York in the rain
Let's leave our promises behind / Rewind and try again

What remains in time that didn't fade away?
Sometimes I need to see / The way it used to be
 
(sto diventando vecchio, lo sai che non mi va)
7 aprile 2008
vita scolastica
the wind is in from Africa - cheremone a Creta 2
A differenza della Grecia continentale (dove TUTTO è a 300 km di distanza da qualsiasi altra cosa),  a Creta è TUTTO a 3 km di distanza, quindi in soli 15 minuti stamattina siamo arrivati a Cnosso, per visitare il palazzo minoico (la cui ricostruzione novecentesca, ad opera di Arthur Evans, dà sì un'idea di come fosse ma dall'altra lascia perplesso l'archeologo talassocrate che mi vanto di essere).

Rapida visita al museo di Hiraklion ( è in ristrutturazione, ma c'è il disco di Festo!) e poi pranzo libero per la città.

Dato che non ho ancora citato Nikos Kazantzikis, oggi pomeriggio trascino la classe a vederne la tomba, sperando di risvegliare in loro un afflato di libertà (non spero niente, non credo niente, sono libero) e i risultati paiono positivi, anche perché si trova sul più imponente bastione delle mura veneziane che circondano la città vecchia; noi ne percorriamo circa metà, fino a ridiscendere nella piazza principale; da lì i più vanno in giro per negozi, mentre io e 8 volontari decidiamo di scendere fino al porto, dove vediamo l'imponente fortezza (con un bel leone di san Marco in primo piano) e poi decidiamo di percorrere la banchina fino al faro (saranno 5 km, giuro).

La guida ci racconterà poi che i cretesi la chiamano 'by-pass odòs' per la forte presenza di cardiopatici che fanno jogging, ma noi, senza correre, saliamo su un muro alto tre metri con a sinistra un mare, se non proprio mosso, un po' agitato e arriviamo fino in fondo, con la sensazione di aver fatto qualcosa di speciale (miracolosamente riusciamo anche a tornare in tempo per la cena in albergo!).

Sono queste le cose che ricorderanno di più, come la corsa sotto la pioggia della prima sera o come quando abbassano un po' la guardia e sono un po' meno 'alunni'.

La sera li portiamo al bowling più grande di Creta, dove questa volta non gioco ma resto con le colleghe a chiacchierare, mentre loro giocano alcuni a bowling, altri a biliardo.

Al ritorno, altra ronda, nella quale, scautisticamente deviato, dico loro di non uscire dalla tenda anziché dalla stanza.

Una bella giornata, comunque.


30 aprile 2007
diari di viaggio
cheremone salso - 2

     Assai poco 'salso', oggi, dato che il mare non l'ho neanche visto da lontano. Da St. Julian, sulla costa, ho camminato per ore verso il centro dell'isola, Attard, e poi fino a Rabat e Mdina (la vecchia capitale - pare che in arabo voglia dire 'citta''). Ho avuto una certa tendenza a perdermi, ma la gente e' molto cortese e disponibile e un paio di signore mi hanno anche accompagnato per un pezzo di strada (per quanto secondo loro sarei arrivato a Rabat la sera, mentre in realta' a mezzogiorno ero li') e dalle loro parole ho imparato che di solito i ggiovani italiani che vengono a Malta a imparare l'inglese di fatto imparano solo a trovare fidanzati e fidanzate. Educativo. 
    A Medina ci sono i resti di una villa romana di eta' giulio-claudia (figa) e la cittadina stessa, interamente murata dagli arabi, e' notevole, pare essere uno dei pochi posti della Malta di un tempo, prima dell'invasione delle automobile e degli scempi urbanistici che stanno letteralmente erodendo questo paese. Ieri sera, girando per Paceville, sono finito nel complesso di Bay Street, una specie di cattedrale post moderna che pare Las Vegas (a Malta esiste una 'cosa' chiamata Casino' di Venezia, il che la dice tutta) e che fa letteralmente paura
    Per il primo maggio, poi, c'e' un concerto in piazza di Toto Cutugno. Credo staro' chiuso in stanza a leggere Una boccata d'aria  di George Orwell. O a dormire, visto che questa cosa del camminare fara' anche bene allo spirito, ma massacra le gambe.

    (qui la prima parte)

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