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23 settembre 2008
diari di viaggio
london calling - 2
(comincia qui) La mattina dopo, per quanto qualcuno avesse parlato chiaramente di 'bacon', la colazione in ostello consiste in latte e corn flakes. Non ci tiriamo indietro, ma facciamo colazione anche da Nero, una catena di caffé sub-Starbucks in cui troviamo due camerieri italiani (gli italiani che lavorano a Londra sono tantissimi, becchiamo pure un autista del bus) e cominciamo a spendere soldi, cosa che sarà il leit-motiv della giornata.

La mattinata prevede di andare a Portobello Road, che sarebbe una sorta di Porta Portese londinese (la mia guida dice però di non aspettarsi di fare grandi affari, in quanto i venditori sanno perfettamente il valore della loro mercanzia). La prima cosa che facciamo è prendere un po' di fish and chips tanto per dare senso alla giornata (i più, stranamente, non avevano apprezzato la mia barretta Aero alla menta, sebbene fosse 'verde' e quindi, automaticamente, 'sana') e poi iniziamo la 'vasca' per Portobello Road, questo dopo che mi sono pulito dalla maionese che un padre di famiglia dirigente ENI mi aveva rovesciato in testa, ricordo. Stranamente, nessuno di noi viene scippato (anche perché all'inizio della strada due poliziotti distribuiscono depliant che invitano a stare attenti – proprio come a Porta Portese) e le uniche cose che compriamo sono, nell'ordine, un boa verde fluorescente, una collanina di perline ed una maglietta di tre taglie più piccola, di colore azzurro elettrico, se esiste. Lo scopo della cosa sarà evidente da quanto accadrò il giorno successivo a Piccadilly Circus.

Terminato il giro, finiamo dalle parti di Ladbroke Grove a bere birra in un pub e a mangiare strani panini – è qui che il cardiologo padre di famiglia ci espone la sua dieta che elimina totalmente i carboidrati , al punto da farsi dare il ripieno di un papino su un piattino a parte. Ah, beve solo Coca-Cola Zero, cosa che io leggo come un trionfo personale. Forse non tutti sanno che Londra è stata scelta come meta per un motivo ben preciso e quello che ne è più ignaro è, ovviamente, the bachelor, che viene così caricato su un autobus per Euston Station e poi su un treno alla volta di Milton Keynes, dove ci aspetta una cosa chiamata AirKix, su cui non dirò nulla, se non che le voci che affermano che non riuscissi manco a sollevarmi di 5 centimetri e che sembrassi un pesce in una boccia sono false e tendenziose.

Provati dalla 'esperienza', torniamo a londra dove il chirurgo londinese ci porta a cena in un posto dove si mangia 'bene' e si spende 'poco'. Dopo aver lasciato lì circa 700 sterline (ripeto: 700 sterline), non so quanto 'bene' sia avverbio appropriato. Dopo cena, qualcuno vuole vedere il 'centro' e qualcuno pensa bene che il centro sia SoHo, così finiamo in un marasma di cocainomani (uno sniffava dietro un albero, giuro), fanciulle discinte (due si sono picchiate per strada) e generale decadenza occidentale. Si passa per Trafalgar Square e si torna in ostello alle QUATTRO, dopo un terrificante viaggio su un bus notturno che pareva il 913 dell'ora di punta. La mattina dopo bisogna lascia l'ostello entro le 10... (continua qui)
14 settembre 2005
musica
bronenosec potemkin

La rivoluzione russa del 1905 si risolse in un bagno di sangue, nella creazione di un paio di dume (una 'duma', due 'dume'?) pseudodemocratiche, per finire poi in un irrigidimento autoritaristico che portò alla più celebre rivoluzione d'ottobre (o novembre? stupido calendario giuliano... ).


Unica cosa utile fatta da questa rivoluzione fallita è stato aver ispirato Sergej Ejzenstejn a girare, tipo nel 1926, La Corazzata Potemkin, pellicola nota, o tempora! o mores!, per la parodia che ne viene fatta in qualche film di Fantozzi (dove, tra l'altro, si dice che il film dura ore, mentre dura tipo 70 minuti). 


E' la storia dell'equipaggio della nave che si ammutina, ottiene l'appoggio della cittadinanza di Odessa (poi massacrata dai cosacchi, sulla celebre scalinata) e pure le simpatie della flotta czarista che non gli spara addosso.


Quello di Ejzenstejn è un puro film di propaganda (il capo dei rivoltosi ha graziosi baffetti alla Stalin, il cattivissimo prete ortodosso sembra Rasputin) ma è, comunque, un capolavoro, per il quale lo stesso regista aveva auspicato che ogni decennio venisse incisa una nuova colonna sonora.


L'ossessione sovietica dei Pet Shop Boys (nel 1990 avevano inciso My October Symphony - su un musicista perplesso dalla piega degli eventi successivi alla caduta del muro di Berlino - e quest'anno hanno partecipato al patetico Live8 solo perché li hanno fatti suonare nella Piazza Rossa) li ha portati a incidere la loro colonna sonora al film (che ha debuttato l'anno scorso a Trafalgar Square - e per le stupide convocazioni io non ci sono potuto andare), che ora è stata pubblicata dalla EMI Classic (sciccheria! Il libretto del cd è in inglese, tedesco, francese e russo!).


Ragioni di copyright hanno impedito che il cd fosse allegato a un dvd del film, per cui sono stato costretto a un complesso esercizio di coordinazione tra lettore cd e dvd del film, dato che i due erano assai poco in sincronia (il dvd che ho dura di più del disco, per colpa delle schermate didascaliche - il film è muto - in russo, con commenti di Lenin, tipo), ma l'esperienza è stata mesmeretica (?), soprattutto quando i marinai si ribellano con la musica di Nyet (techno, mooolto techno), quando la cittadinanza si unisce a loro (No time for tears, forse la miglior cosa mai fatta dai PSB, che a un  certo punto sta lì lì per diventare Go west) e nella famosa scena della scalinata di Odessa - la canzone, After all, si chiede un come mai siamo finiti in guerra? che sarà risuonato familiare alla statua dell'ammiraglio Nelson, visto che la piazza aveva ospitato le manifestazioni contro la guerra in Iraq


Già, come mai?

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