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12 febbraio 2011
vita scolastica
provincie o province?
Secondo me non è un progetto politico, è pura incompetenza ed incapacità di fare le cose, da parte di chi davvero non capisce come funzionano.

Ora provo a spiegare (magari senza usare frasi non molto sensate, come "la liberalizzazione delle graduatorie" di cui si parla qui) la querelle del giorno.

Dunque, come già sapete (e sono 7 anni... ), un povero docente precario ha dei punti in graduatoria, punti che derivano da titoli di studio (alcuni seri, tipo la SSIS, altri ridicoli, tipo i master on line, ma questo è un altro discorso - io ne ho di tutti e due i tipi) e da mesi di supplenza (2 punti al mese, massimo 12 all'anno), punti che vengono aggiornati, prima una volta all'anno, ora ogni due anni. Queste graduatorie sono provinciali, per cui uno decide ogni volta in quale provincia mettersi, con i suoi bei punti.

Prima io potevo togliermi da Roma e mettermi, chessò, a Torino mantenendo i miei punti e sperare sia di avere supplenze annuali sia di entrare in ruolo (ogni anno viene immesso in ruolo un numero X di docenti da ogni graduatoria provinciale per classe di concorso. Quanti ne sono stati assunti a Roma nella mia classe di concorso l'anno scorso? 1. Quanti quest'anno? 0 - ottimo segnale per il futuro, direi).

L'ultima volta sono impazziti ed hanno deciso quanto segue: non si può cambiare provincia (il che è folle, perché uno non potrebbe decidere di andare a lavorare ad Oristano?) ma si possono indicare altre tre province nelle cui graduatorie si viene inseriti, ma in coda, a prescindere dal punteggio (la vulgata vuole che sia stata la Lega, che non voleva i terroni nelle scuole del Nord). Questo ha fatto sì che io rimanessi a Roma col mio bel punteggio ma che apparissi anche nelle graduatorie di altre tre province da me scelte ma in fondo, malgrado il mio punteggio mi avrebbe fatto diventare, chessò, ottavo a Bologna (attenzione a non fare un errore banale: essere ottavo a Bologna non è per forza meglio che essere 40esimo a Roma, se a Bologna ci sono 2 licei classici e a Roma 20).

Molti precari (non io, a mia difesa) hanno fatto ricorso, chiedendo di poter apparire anche nelle tre province 'minori' con lo stesso punteggio che hanno nella graduatoria 'principale' - 'a pettine', pare si dica. A rigore non avevano torto, perché l'Italia è UNA nazione, per cui la Laurea presa a Milano vale come quella presa a Cassino (sì, pure Cassino vale) e, fino all'anno prima, valevano anche i punti presi a Salerno, se uno da Salerno si trasferiva nella graduatoria di Milano, nei fatti si sono dati una zappata sui piedi, fomentando la 'guerra tra poveri' che da sempre ci caratterizza.

Il ricorso è stato vinto presso il TAR del Lazio, e recentemente confermato da una sentenza della Consulta, per cui (non ho capito se solo i ricorrenti o tutti quelli che hanno messo le tre provincie 'minori') le graduatorie sarebbero da rifare inserendo 'a pettine' migliaia di persone (conseguenze personali: vengo superato da valanghe di gente a Roma, guadagno inutili posizioni nelle tre province 'minori').

A questo punto, cosa pare fare il governo? Ritorna a come era prima, permettendo di spostarsi in una provincia mantenendo il punteggio, come sembrerebbe logico? Rifà da capo la legge, con principi magari costituzionali, come sarebbe nobile? No, blocca le graduatorie fino a settembre 2012, che vuol dire riaprirle a maggio 2013, "salvo gli adempimenti conseguenti" alla decisione della Consulta (cioè, inserimenti a pettine mentre gli altri non possono aggiornare il punteggio?). In pratica, se ne lava le mani, lasciando tutti in un baratro di incertezza più profondo di quello in cui pensavo fossimo già precipitati.

Complimenti a tutti...
14 ottobre 2009
letteratura
pensosi adolescenti


Io me lo sono sempre immaginato emaciato e sciupatino, ma pare che Gozzano abbia avuto una giovinezza alquanto scapestrata, in una Torino di fine ottocento che pare uscita da una poesia di Montale.
Grazioso poi, quando scrive alla sua amata Amalia che "le donne non sanno scrivere"...

La recente biografia di Paita, un po' cronaca e un po' antologia (che si sofferma anche su cose meno note, come le favole per bambini) scorre tranquilla e, cosa che stupirà i più, senza nominare, mi pare, la parola 'crepuscolari'. 
3 maggio 2009
letteratura
La musica dal vivo è una roba da squatter


Già il fatto che il titolo sia lo stesso di una canzone di Irene Grandi poteva essere indicativo del fatto che stavolta Culicchia è proprio uscito di senno. Brucia la città è, come notano altri, una italianizzazione di Bret Easton Ellis, cioè esattamente quello che scrivevo io a vent'anni, prima di capire che non ero la risposta italiana a Bret Easton Ellis.

Altri indizi dell'insulsaggine della cosa sono il fatto che, in un romanzo del 2009, Johnson Righeira sia definito uno della 'Torino che conta', e che l'io narrante trascorra due terzi di libro alla ricerca di un raro 12” techno  e solo a p. 276 provi con internet.

Considerato che pure il libro prima era discutibile, mi sto cominciando a preoccupare che il miglior scrittore italiano di questa generazione si stia perdendo per strada e solo a tratti, nel marasma di un nichilismo che sa di già detto, si ritrovi l'autore che conoscevo.
21 marzo 2009
diari di viaggio
permanent holiday and an endless sun


Quest'anno, niente viaggio d'istruzione, grazie alla nostra brillantissima idea di protestare contro la Gelmini  non facendo le attività 'extracurricolari'(quando, a settembre, non avrò un lavoro potrò valutare l'incidenza della nostra protesta). Per elaborare il lutto, c'è un libricino di Andrea Bajani, un ggiovane scrittore italiano che ha accompagnato tre classi liceali (di Palermo, Torino e Firenze) a Praga e a Parigi e ha scritto questo Domani niente scuola, che è un po' un trattato sociopsicopedagogico e un po' un resoconto amaro, amarissimo.

I miei ricordi sono diversi: 2005, 2006, 2007 e 2008 (1  e 2)
20 dicembre 2008
blur vs cheremone
E' abbastanza recente la notizia che i Blur si sono rimessi insieme e che a luglio terranno un paio di concerti ad Hyde Park. Visto che i Blur (1991-2003) sono stati la colonna sonora della mia vita, ecco, in ordine cronologico, 12 momenti fondamentali:

UNO: E' l'estate del 1991, sono in Inghilterra per la seconda volta. E' l'anno in cui non mi limito a Londra ma mi spingo fino alla Scozia. I Blur pubblicano il loro primo album (comprato non ricordo dove, credo a Bath), quello che contiene There's no other way. Sono i tempi di Madchester, e i Blur sono uno dei gruppi più promettenti della risposta della capitale ai venti acidi del nord (sì, l'espressione 'venti acidi' è fastidiosa):

DUE: E' il 1993, i Blur pubblicano il loro secondo album, Modern life is rubbish (che compro da Messaggerie Musicali, a via del Corso). Io sono all'università, e una canzone come For tomorrow dice tutto quello che c'è da dire:

TRE: Il loro terzo album (Parklife) esce nel 1994. Per me è un anno un po' confuso. Mi ricordo però la successione dei singoli: Girls & boys (con annesso remix dei Pet Shop Boys – inoltre io sto studiando tedesco, quindi mi compiaccio quando capisco 'du bist sehr schon') e la loro esibizione a Un disco per l'estate, To the end (capolavoro assoluto – singolo comprato da Disfunzioni musicali), Parklife (la canzone ufficiale del 'britpop') e la meravigliosa End of a century:

QUATTRO: Concerto dei Blur al Palladium! Estasi! Estasi!

CINQUE: Estate del 1995; sono di nuovo a Londra, quando Blur e Oasis si sfidano, pubblicando un singolo lo stesso giorno. Gli Oasis scelgono Roll with it (il loro brano più debole fino a quel momento), i Blur Country house (allora salutata come eponimo dello zeitgeist, ora un po' pacchiana) ed entrano al #1 della classifica inglese:

SEI: L'album è The great escape. Dentro c'è The universal, che è così bella che fa piangere (e il video omaggia Arancia meccanica):

SETTE: I Blur fanno un concerto in Italia, solo che è a Firenze. Trascino un amico fin lì. Ri-estasi! Ri-estasi!

OTTO: E' il 1997, tempo di dottorati in giro per l'Italia. Compro il loro quinto album (l'eponimo Blur) a Torino, mi pare. Dentro c'è Song 2:

NOVE: Primavera del 1999; compro Tender (ricordo chiaramente di averla ascoltata la prima volta mentre aspettavo m. sotto l'università, ai tempi del lettore cd portatile); l'album si chiama 13 e contiene No distance left to run, che dice un po' tutto sulla mia vita a quel punto; per me è l'estate di Sarajevo e New York:

DIECI: Esce Best of Blur, che compro via internet su Zivago (loro si sbagliano, e non mi mandano l'edizione su due cd ma quella singola, che viene regalata a dimanche, che adora Music is my radar).

UNDICI: Le cose cambiano per tutti; Graham Coxon esce dai Blur, io comincio a lavorare in Svizzera e loro fanno lo strano Think Thank, il cui primo singolo si chiama Out of time. Inizia la guerra in Iraq:

DODICI: Nel frattempo, Damon Albarn ha fatto due dischi coi Gorillaz, io sono andato in Mali e poi c'è andato anche lui, a farci un disco splendido. Poi ha fatto un'opera lirica, in cinese. E' il 2008, Graham e Damon hanno fatto pace. C'è ancora la guerra in Iraq.
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