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29 marzo 2011
musica
let him entertain you

Le aspettative, ovviamente, erano alte. Nell'estate del 1995 Robbie Williams lasciò i Take That, si tinse i capelli di biondo e sparì nel nulla. L'anno dopo ritornò con una cover di Freedom di George Michael, azzeccata come scelta riguardo al testo, per quanto non aggiungesse nulla all'originale - ed era pure un po' ingrassato ("the fat dancer from Take That", pare dicesse uno degli Oasis, sempre carino).

Il suo primo album (sine Freedom, evidentemente non rappresentativa), Life thru a lens, uscì invece nel 1997, preceduto da due singoli, la didascalica Old before I die e la prima collaborazione con Guy Chambers, Lazy days, che a me piaceva ma che non sfondò più di tanto (peggio fece il singolo successivo, South of the border - meritatamente, 'sta volta).

L'album manco entrò nella top ten inglese.

Come ultima spiaggia, uscì un ennesimo singolo, Angels, l'album arrivò al #1 e per un decennio si smise di dire "the fat dancer from Take That".

Peccato che questa riedizione non ospiti due brani d'epoca, la cover di I wouldn't normally do this kind of things dei Pet Shop Boys e la versione trash-metal di Back for good.

Per il resto, the ego has landed.
28 marzo 2011
musica
look like kiss but without the make-up

E' difficile cogliere perfettamente lo zeitgeist, ma Robbie Williams ci riuscì col suo secondo album, I've been expecting you, e non solo perché il primo singolo era Millennium (siamo nel 1998). Quello che normalmente è il "difficile secondo album" per Robbie fu la consacrazione e la casa di due singoli essenziali: No regrets è, tra le canzoni che Robbie ha dedicato, nel bene e nel male, alla sua carriera coi Take That, la più meditata e nello stesso tempo la più crudele, mentre Strong è l'antesignana della successiva Come undone. Ogni album di Robbie tenta, infine, di avere la sua Angels e qui tocca a She's the one (malgrado il successo, il suo singolo più debole) ma il gioiello nascosto è, casomai, Win some lose some.
30 dicembre 2010
musica
cheremone's 2010 top 40 - 4
(qui le posizioni 40-37, 36-30 e 29-23)

22 / Alexandra Burke; The silence. Lo so che c'è qualcosa di profondamente sbagliato in X-Factor e in Alexandra Burke (qui ampia discussione), ma questa canzone, per quanto rispetti uno per uno tutti gli immaginabili clichés, resta, uhm, bella.

21 / Drake; Find your love. Drake è una sorta di melting pot vivente (il padre è di Memphis, la madre è un'ebrea canadese); il suo primo album si chiama Thank me later e questo è il suo secondo singolo:

20 / Duck Sauce; Barbra Streisand. Prendete quella che è essenzialmente Gotta go home dei Boney M, ci ripetete sopra il nome di un'attrice e, miracolo, funziona.

19 / Mika; We are young. La collaborazione tra Mika e RedOne (il produttore di Lady Gaga), per quanto legata ad un inverosimile film, ha i suoi momenti significativi.

18 / Robbie Williams & Gary Barlow; Shame. Il termine corretto pare sia 'bromance', 

17 / Kylie Minogue; All the lovers. I posteri ricorderanno come vetta irraggiungibile della sua carriera il momento in cui l'ha cantata con gli Scissor Sisters, in versione country:

16 / Inna
; Hot. Il titolo dice tutto.

15 / Take That; The flood. Sembrava improbabile, ma il 2010 è stato l'anno dei TT (qui la loro carriera, in 12 tappe). Qua sotto, un'esibizione con ballerini semi-nudi che, c'ho messo un po' a capirlo, rappresentano la copertina dell'album:

(continua...)
29 agosto 2010
musica
bromance
Qui si parlava dell'annunciato ritorno di Robbie Williams nei Take That (e hanno già girato il video del primo singolo insieme, The flood) e si citava un imminente duetto tra Robbie e Gary Barlow, Shame. Beh, è arrivato, e quello che colpisce non è tanto la svolta country della canzone (e ci sarebbe molto da dire) quanto il video, chiaramente ispirato a Brokeback mountain. Indescrivibile:

16 luglio 2010
musica
boyband 86
La notizia del giorno (se per 'giorno' si intende 'ieri') è che, quindici anni dopo i tragici eventi dell'estate del 1995, Robbie Williams è tornato coi Take That (qui c'è un grandioso post di popjustice su come la stampa inglese ha vissuto il fatto). Nel contempo, a ottobre uscirà In and out of consciuosness, il secondo 'greatest hits' di Robbie, stavolta nella forma di una raccolta completa di singoli (39!), di cui due inediti, scritti con Gary Barlow (tra cui un duetto, Shame). In attesa di ascoltare le novità, questo chilometrico post si propone di riassumere le tappe essenziali della carriera dei Take That, insieme e da soli. Armiamoci quindi di santa pazienza e prepariamoci....

Tappa Uno: i Take That debuttano sulla copertina di Smash hits con un titolo tipo “riportiamo il sesso nel pop”, all'epoca del loro primo singolo, Do what u like, nell'estate del 1991. Il video è talmente spaventoso che se ne vergogneranno per tutta la vita. Non lo si può incorporare, ma va visto. Il fatto che il singolo abbia raggiunto un ammirevole #82 nella classifica inglese indicava chiaramente che bisogna operare qualche cambiamento.

Tappa Due: Could it be magic, il settimo (!) singolo da Take that & party!, è il momento più alto mai toccato da una boyband:

Tappa Tre: Pray, in cui rifanno il video di Save a prayer dei Duran Duran (id est mezzi nudi su una spiaggia) e Relight my fire – con Lulu! E' il 1993-1994:

Tappa Quattro: conquista del mondo: Back for good.

Tappa Cinque: fine del mondo. Robbie lascia, escono Never forget (su cui uno storico post), How deep is your love e il primo Greatest hits. Qui l'annuncio dello scioglimento, da Baudo a Sanremo.

Tappa Sei: carriera solista di Gary, di Mark e di Robbie. I due inutili, Jason e Howard, si astengono.

Tappa Sette: Robbie fa Angels. E' il 1997:

Tappa Otto: Gli altri rinunciano alla carriera solista, mentre Robbie conquista l'universo, con cose tipo Supreme:


Tappa Nove: Robbie si perde un po' per strada e crede di essere Sinatra. Poi si ritrova e fa Feel e Come undone. Finisce il sodalizio con Guy Chambers e i primi segnali (Radio) sono un po' preoccupanti.

Tappa Dieci: Robbie fa ancora un paio di grandi canzoni, come Advertising space e She's Madonna, coi Pet Shop Boys:


Tappa Undici: nel frattempo, arrivano i Take That 2.0, con Patience e due album. A me paiono un po' melensi ma vendono milioni di dischi.

Tappa Dodici: l'ultimo album di Robbie, Reality killed the video star, è un po' deludente. Il resto è storia...

11 maggio 2010
SOCIETA'
preservativi, bieber for dummies, il ritorno di tony, queen that e galatea alle prese con voyager
  Pare che al giorno d'oggi i ggiovani abbiano l'hobby di riempire presentativi d'acqua, tirarseli addosso, filmarsi mentre lo fanno, montare i filmati al contrario e metterli su youtube. A me vengono in mente usi più consoni per un preservativo, comunque.

Al post hanno scoperto Justin Bieber. E qui c'è un articolo sui suoi capelli.

Ricordate lo chef Tony e i coltelli Miracle Blade? Beh, c'è di peggio. Come questo tizio che vende spade.

Una persona normale si organizzare da solo la festa di compleanno o, se ha 4 anni, da dei clown. La regina d'Inghilterra da Gary dei Take That, pare.

Galatea ha visto Voyager e, giustamente, ne è rimasta turbata.

17 aprile 2010
musica
mine be thy love

Il fatto che il sottotitolo del nuovo album di Rufus Wainwright, All days are nights fosse Songs for Lulu, mi faceva sperare in una rivalutazione della cantante di Relight my fire dei Take That (qui nella classica Shout), invece pare che la Lulu del titolo rappresenti altro (“a dark, brooding, dangerous woman that lives within all of us”, cioè). In compenso, abbiamo tre (3!) adattamenti di sonetti shakesperiani, una canzone in francese ed un disco profondamente e tragicamente intimista. Non proprio per tutti, ma bello.

7 dicembre 2009
musica
boyband 77

Nei primi anni novanta succedeva spesso che le boyband venissero lanciate prima nel mercato tedesco e da lì muovessero alla conquista del mondo; è la tattica che è stata adottata, senza, ahimé, grande successo, per gli US5 ma che, al tempo dei Backstreet Boys, diede ottimi risultati.

Partiti proprio dalla Germania, tra il 1997 ed il 2000 dominarono le classifiche americane, fin quando non vennero eclissati dagli *Nsync di un giovanissimo Justin Timberlake (e di altri quattro tizi, di cui alcuni particolarmente impresentabili).

Dal 2005 hanno provato per ben tre volte a fare un 'grande ritorno', suscitando solo un entusiasmo iniziale per poi perdersi per strada. Terza tappa di questo ritorno è il nuovo album, This is us, con brandi prodotti da RedOne, Max Martin, T-Pain (!) e altri. Purtroppo per loro, le boyband si basano sul momentum e raramente sul materiale, ed è un peccato che il primo singolo, Straight to my heart (ne parlavamo qui), non sia andato da nessuna parte (non ha intaccato né la Top 100 americana né la Top 40 inglese), anche se in Giappone è arrivato al #3. Sarà per questo che l'oriente è diventato il loro mercato di riferimento ed il video del nuovo singolo, Bigger, è girato da quelle parti.

A questo punto, posso solo suggerire alcuni consigli per tentare di salvare la loro carriera:

1. Fare qualcosa per AJ, che fa paura

2. Recuperare Kevin, l'adulto del gruppo e diventare i Westlife

3. Puntare tutto su Howie e tentare il mercato sudamericano

4. Annunciare che Nick è gay e sta con Levi Johnston

5. Farsi scrivere le canzoni da Gary Barlow dei Take That

2 maggio 2009
musica
boyband 73
E' un po' che la rubrica 'boyband' langue, ma la notizia merita lo spazio necessario. Era il maggio del 2001 ed il mondo conobbe Simon (quello che, incredibilmente, avrebbe poi avuto una carriera solista quasi dignitosa), Lee (quello carino, con la voce squittente), Tony (quello inutile) e Duncan (all'inizio senza doppio mento), grazie a una cosa chiamata All rise:

Perfetti (e questo senza contare il video di Too close, in cui, a un certo punto, Lee si, er , 'tocca il pacco'). Poi fecero la grandiosa One love:

Il primo momento basso fu raggiunto nel duetto con Elton John (in particolare nel video, in cui giocano a pallone per far vedere che sono maschi) e poi con Guilty (scritta da Gary Barlow dei Take That – praticamente il seguito di Back for good).

Tutto fu loro perdonato per Breathe easy (mi rifiuto di riconoscere l'esistenza di A chi mi dice – ah, a un certo punto fecero pure una canzone in francese):

Poi si sciolsero (ne parlavo qui) e con Curtain Falls raggiunsero vette inimmaginabili (qui un vecchissimo post che confrontava il loro canto del gigno con quello dei Take That... )

E ora, la notizia: i Blue sono tornati.
11 ottobre 2008
musica
coming up
Prima di tutto, qui ci sono Kylie e Dannii Minogue che cantano The winner takes it all degli ABBA, con un tragico arrangiamento che fa un sacco 1988. Le altre uscite interessanti sono:

Boy GeorgeYes we can: ebbene sì. Boy George ha fatto una canzone per Obama, e non è terribile. Qua il video.

Boyzone; Back again... no matter what - The greatest hits: visto che è andata bene ai Take That, ci riprovano anche loro. Se ne parlava qua.

Saint Etienne; London conversations - The best of: sono sempre stato segretamente intrigato dai Saint Etienne, e non posso quindi ignorare questa triplice antologia (due cd e un dvd). Questo è un piccolo classico degli anni '90, He's on the phone:
21 agosto 2007
musica
boyband 64
A dire il vero, questo post doveva essere dedicato al ritorno dei Backstreet Boys (sine Kevin, come si anticipava qua) ma poi ho scoperto una boyband che è andata davvero oltre: si chiamano Billiam, prima pare fossero tre (ora sono quattro) e questa è una loro foto per promuovere il loro primo singolo, Beautiful ones:



Uhm. Pensavo non si potesse andare oltre il primo video dei Take That, Do what u like.


16 giugno 2007
musica
coming up
50 Cent; Straight to the bank: una buona notizia, a dimostrare che nel mondo c’è ancora speranza: pare che il nuovo ‘materiale’ di 50 Cent non piaccia a nessuno, motivo per cui la pubblicazione dell’album è stata spostata da giugno a settembre... questo intanto è il primo singolo, sperando sia anche l’ultimo...
 
Chemical Brothers; Do it again: malgrado la presenza di Ali Love, questa Do it again fa un sacco 1999. Speriamo nel nuovo album, We are the night, che ospita Willy Mason e i Klaxons

Just Jack; Writer’s block: ripubblicazione di un gioiello.

Take That; I’d wait for life: Ok, siete tornati, avete dimostrato di avere ancora un pubblico. Ora BASTA.

Per finire, spero che qualcuno arresti i Linkin Park, visto che Shadow of the day è spudoratamente copiata da una delle poche canzoni sopportabili degli U2, With or without you.
 
18 novembre 2006
musica
coming up

Innanzitutto, la cosa dei Duran Duran che fanno una canzone con Justin Timberlake pare vera


Andando oltre, ecco le novità della settimana:


Emma Bunton, Downtown: lei è ormai l'unica Spice Girl ancora presentabile. La canzone è il capolavoro di Petula Clark (correva il 1964), recentemente usata nella prima puntata della terza stagione di Lost. Il tutto viene pubblicato per beneficienza. Non può fallire.


Faithless, Bombs: ritornano in grandissima forma. Qui si può scaricare, gratis e legalmente, un remix del primo singolo da To all new arrivals. Notevole.


Red Hot Chili Peppers, Snow: è quasi Natale e pubblicate una canzone che si chiama 'neve' e che verosimilmente parla di cocaina. Andate via, per favore. E non tornate mai più.


Take That, Patience: indicare l'esatto momento in cui i TT hanno smesso di essere presentabili è stato quando hanno pubblicato Sure. Era tipo il 1994. Questa canzone, per quanto ascoltabile, resta 


The Beatles, Love: il nuovo 'progetto', approvato dai Beatles superstiti e dalle vedove dei defunti, affidato allo storico produttore George Martin e, non si sa perché a suo figlio, è alla base di uno 'spettacolo' del Cirque du Soleil in scena a Las Vegas. Avete paura? Fate bene...


Oasis, Stop the clocks: Uscendo la stessa settimana dei Beatles, realizzano un loro sogno. Secondo Luca Sofri, queste sono le loro canzoni essenziali: Live forever, Don't look back in anger, Wonderwall, Stand by me, Stop crying your heart out, Little by little, Who put the weight of the world on my shoulders e Let there be love. Solo tre sono presenti in questa raccolta.


U2, 18 singlescontinuiamo con le antologie inutili. Ci sono già due raccolte da avere (una dal 1980 al 1990 e una dal 1990 al 2000). Qui si aggiunge poco, e vogliamo ricordare che la loro ultima grande canzone è del 1991 o continuiamo a illuderci che ci sia qualcosa oltre all'ego di Bono?


Westlife, The love album. La cover di Nothing's gonna change my love for you di Glenn Medeiros non è compresa nell'album ma è solo  sul singolo The rose, mentre quella di Total eclipse of the heart di Bonnie Tyler sì. C'è qualcosa di perverso nell'esserne incuriositi?

14 febbraio 2005
boyband 33

So perfettamente che dovrei fare altro (tipo: capire perché il viaggio con il IV in Grecia sarà un'odissea via nave e non un sereno viaggio in aereo, preparare il suddetto viaggio, preparare il corso di recupero di latino e greco per il V, trovare un modo per far interessare il IV a geografia che non sia la violenza o la minaccia, scrivere una lettera di protesta alla GS perché hanno finito la Diet Pepsi e hanno solo due gusti di Haagen Dazs, smetterla di ordinare testi su Ibs per la approfondire la tesina SSIS su Sarajevo e simili) ma trovo molto più divertente riflettere sui testi di un paio di canzoni, quelle con cui le boybands si congedano alla fine della carriera, quando lo scioglimento è imminente o decidono di prendersi 'un periodo di pausa'.

 

            Mi vengono dunque in mente la vecchia Never Forget dei Take That (il loro ultimo singolo con Robbie) e la più recente Curtains Fall dei Blue.

 

            Il testo dei TT si apre con l'inquietante constatazione che non sono più dei giovanotti (Been on this path of life for so long) e con la drammatica immagine della fine imminente (Finding a paradise wasn't easy but still / There's a road going down the other side of this hill). Struggente e lirico il ritornello, con un accorato riferimento alle origini della boyband stessa (Never forget where you've come here from, cioè discoteche gay di infimo livello, giova ricordare), la consapevolezza che tutto è finto e precostruito (Never pretend that it's all real) e l'immagine simbolica del passaggio di testimone ad altri (Someday soon this will be someone else's dream, cioè dei 5ive). Un bellissimo inserto centrale (con tanto di coro di bambini) sottolinea i grandi successi (We've come so far and we've reached so high - il duetto con Lulu, immagino), confuta l'idea dell'invecchiamento avanzata prima (And we're still so young and we hope for more) e, con una autoanalisi kafkiana, si chiude con una amara constatazione: We're not invincible, we're not invincible - No.

            Anche i Blue ammettono le dubbie frequentazioni iniziali (We come from humble beginnings) ma affermano baldanzosamente di aver superato la notte della ragione (But we made it though the night), ribadendo l'idea, falsa, di aver sfondato il mercato americano (It´s like a game of truth or dare - l'espressione non è inglese ma appunto angloamericana). All'improvviso, si rendono conto che le cose non stanno così e che il gioco sta finendo: But the story's getting old. Riflettendo sul tempo trascorso nella boyband, si scopre che esso ha avuto funzioni catartiche (Together we faced the cold outside ... Together we faced our final fears), in netto contrasto con l'immagini lieta che di solito li caratterizza. Il ritornello poi è una struggente constatazione della fine imminente (We´ll be ready when the curtain might fall), nonché una bellissima autoaffermazione: in un pirandelliano universo di ruoli, noi Blue non ci siamo mai piegati ed abbiamo sempre mantenuto la nostra integrità: We all got a part we must play / And I've done it, but I've done it my way; non manca un'appassionato riferimento alle difficoltà che hanno dovuto superare: And we made a lot of sacrifice / Undid a lot of ties / Fought a lot of fights / To get where we are now. Perché, allora, tutti ci chiediamo, prendersi un 'periodo di pausa'?

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