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4 maggio 2011
musica
iMusic

L'anno scorso Damon Albarn si è comprato un iPad e se l'è portato in tour coi Gorillaz negli Stati Uniti, esperienza noiosissima, evidentemente, visto che la sera (dal 3 ottobre al 2 novembre) ha messo insieme questo The fall, il nuovo album dei Gorillaz, realizzato quasi interamente usando una ventina di 'applicazioni' dell'iPad stesso.

Il disco era apparso a Natale solo per gli iscritti al fan club dei Gorillaz ma ora è stato pubblicato ufficialmente e, anche se resterà probabilmente una nota a margine nella discografia del gruppo, è creativamente interessante e piacevole da ascoltare, soprattutto per cose come Hillbilly man e California and the slipping of the sun, nonché per il divertissment fatto con Bobby Womack a Phoenix che si chiama, ehm, Bobby in Phoenix.
28 marzo 2011
musica
while america sleeps

Se non ricordo male, Escapology fu il primo album di Robbie Williams dopo il rinnovo del contratto con la EMI (80 milioni di sterile, tipo?) e fu anche il tentativo di sfondare in America (come dimostrano il Robbie pendente su Los Angeles della copertina ed i video dei primi due singoli); la cosa non andò molto bene (ricordo le pile di cd a cinque dollari in un negozio di Atlanta) e da allora in poi Robbie ci mise una pietra sopra.

A parte questo, nella vecchia Europa Escapology andò trionfalmente, come dimostrano i singoli, da Something beautiful a Sexed up, da Come undone a Feel (la sua migliore performance vocale, veramente da brividi).

E' anche l'ultimo album scritto con Guy Chambers e da qui in poi Robbie avrebbe preso altre strade, più rischiose...
2 febbraio 2011
musica
every little angry schoolgirl's pride and joy

Nel 1987 in Inghilterra c'era Margaret Thatcher, negli Stati Uniti Ronald Reagan, a Berlino il muro cominciava a scricchiolare e George Michael aveva da un anno posto fine agli Wham (col punto esclamativo), intenzionato a fare l'adulto (aveva già fatto un paio di singoli, come la perfetta Careless whisper e la più discutibile A different corner, che non aveva né capo né coda), per quanto avesse solo 24 anni.

Il frutto di questa maturità fu Faith, un disco che avrebbe alla fine venduto più di 20 milioni di copie, oggi ripubblicato (con rarità e dvd). Di quest'album restano cose immacolate, come One more try o Kissing a fool, altre che sono invecchiate meno bene, come Monkey o la 'scandalosa' I want your sex, che dimostra le conseguenze di un eccessivo ascolto di Prince su una giovane mente. In ogni caso, come disse lo stesso George a suo tempo, superbamente ma sinceramente, se di quest'album non vi piace niente, allora non vi piace la musica pop. Quod erat demonstrandum.
21 gennaio 2011
televisione
american skins
Mentre in Inghilterra parte la quinta stagione, negli Stati Uniti è andata in onda sull'MTV locale la versione americana di Skins (da cui sono dipendente, ormai da due anni e mezzo).

Dato che l'idea che degli adolescenti si droghino (!) o facciano anche sesso (!!) è parsa terrificante, nel giro di poche ore sui siti destrorsi che promuovono 'verità e virtù' sono apparse cose come questa, in cui tra l'altro non mancano imprecisioni varie, già dalla seconda riga (l'originale non è della BBC
ma di E4).

Come dicono al tg2, "è subito polemica", con sponsor che si ritirano ed accuse di pornografia minorile (!), manco fossimo ad Arcore (dove, eventualmente, si parla di realtà, non di fiction).

Crescete, e guardate Skins, che merita.

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permalink | inviato da cheremone il 21/1/2011 alle 21:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
23 dicembre 2010
musica
e fu così che scoprimmo gli oreo

Mentre il primo album dei Frankie Goes To Hollywood, Welcome to the pleasuredome, entrò direttamente nella storia della musica, il loro secondo lavoro, Liverpool, cadde presto nel dimenticatoio, portando allo scioglimento definitivo dei Frankies (la reunion del 2004, senza Holly, non vale, eh).

Dalle ceneri del quintetto, uscì presto fuori il cantante, Holly Johnson, i cui primi due singoli furono veramente ineccepibili (Love Train si apre con il verso "sei un'opera d'arte, sei la fontana di Trevi", mentre Americanos è il miglior trattato di sociologia sull'immigrazione ispanica negli Stati Uniti mai scritto).

L'album, Blast, uscito nel 1989 aveva i suoi momenti (Got it made e Heaven's here restano dei gioielli) ma non era il capolavoro che ci si aspettava - ora ne è uscita una 'edizione espansa', con i video dei singoli su dvd, un cd di remix (alcuni dei quali totalmente inediti) e qualche rarità (Holly che canta Love me tender di Elvis Presley ci ricorda che la sua voce era davvero notevole), in un'edizione filologicamente corretta di cui si sentiva il bisogno e che è il caso di procurarsi, at any price.
13 novembre 2010
politica estera
e leggere il libro no?
Un piccolo esempio significativo di come da noi funzionano i giornali.

L'altro giorno, sul Corriere della sera, è apparso un articolo (
disponibile anche on line) intotolato "No di Prodi allo Stato Palestinese" - Ma il Professore smentisce Bush", titolo da cui si deduce che l'ex presidente Bush abbia affermato che Romano Prodi fosse contrario alla nascita di uno Stato Palestinese e che Prodi (chiamato "il Professore", perché i giornalisti adorano  le antonomasie, per cui i quotidiani sono pieni di Senatùr e Cavalieri, tanto per rendere il tutto ancora più ridicolo), al contrario, fosse favorevole a tale ipotesi. Il succo sarebbe che Bush è cattivo. Leggiamo l'articolo:

Se sedessero ancora nel G8 con le cariche precedenti, ne deriverebbe un incidente diplomatico.

Sì, perché lo create voi, come vedremo

Adesso ne deriva una piccola macchia sulla campagna di immagine che George W. Bush ha organizzato per promuovere il suo libro post-presidenziale di memorie intitolato Decision points.

Ne deriva a causa vostra, come vedremo

Stando a un resoconto diffuso ieri dall' agenzia italiana di informazione Ansa, nel raccontare il vertice tra i sette Paesi più sviluppati della Terra e la Russia (...) Bush ha scritto che ricevette subito il sostegno del premier britannico Tony Blair quando definì necessaria la nascita di uno Stato palestinese, mentre «altri erano meno entusiasti». Il predecessore repubblicano di Barack Obama alla Casa Bianca ha indicato questi nomi: «Jacques Chirac, il presidente della Commissione europea Romano Prodi e il premier canadese Jean Chretien erano chiaramente contrari».

Ah, quindi la "notizia" è derivata da un resoconto dell'Ansa, che il prestigioso Corriere della Sera riporta. Forse senza controllare. No no, senza controllare, senza forse.
In che senso? Stando all'articolo, Bush ritiene "necessaria la nascita di uno stato palestinese", Tony Blair lo sostiene, gli altri tre sono "meno entusiasti" e "chiaramente contrari". Come si può confermare la dichiarazione di Bush? Andando fino a New York a comprare il libro? No, ordinandolo, come avevo già fatto io, su Amazon.com, in formato 'kindle', e ritrovandoselo in due minuti sul proprio iPad.

Ed ecco che si scopre che Bush, in realtà, ha detto chiaramente di essere favorevole alla "teoria dei due stati" e di ritenere possibile la nascita dello stato Palestinese solo con un cambiamento di leadership (cioè senza Arafat). Traduco all'impronta il discorso di Bush del 24 giugno 2002: "La mia idea è quella di due stati, che vivano l'uno a fianco dell'atro in pace e prosperità. Non c'è modo di ottenere questa pace finché tutte le parti coinvolte non si oppongono al terrorismo. Invito il popolo palestinese ad eleggere nuovi leader, leader non compromessi col terrorismo. Lo invito a costruire una democrazia effettiva, basata su tolleranza e libertà. Se il popolo palestinese persegue attivamente questi obbiettivi, l'America ed il mondo sosterranno attivamente tali sforzi". Lo stesso Bush sottolinea che il suo discorso suscitò un certo clamore per l'implicito disconoscimento di Arafat come leader affidabile  e credibile.

Ed è questo, non la nascita di uno stato palestinese, il punto su cui Blair si mostra favorevole e gli altri tre contrari.

A difesa del Corriere, si potrebbe notare che il seguito dell'articolo è più onesto, ma ciò non toglie che titolo e prima parte dell'articolo siano estremamente fuorvianti:

Al centro del contrasto sarebbero state la guida del nuovo Stato e il ruolo da prevedere per Yasser Arafat, allora presidente dell' Autorità nazionale palestinese.

A non leggere il libro di Bush è pure Prodi, che si limita a commentare una ricostruzione non vera, anziché dire "non ho letto il libro e quindi non ho da commentare", visto che dice

«Se è confermato ciò che scrivono le agenzie si tratta di una ricostruzione non vera. Anzi, smentiamo che da parte nostra vi fosse alcuna opposizione alla nascita di uno Stato palestinese».

Prodi, quindi, smentisce una cosa che Bush non ha mai detto. Bush, anzi, fa intendere che Prodi e gli altri volessero lo stato palestinese a qualsiasi costo, anche con Arafat (e Prodi lo conferma, smentendo di aver avuto "alcuna opposizione"). Esattamente il contrario di "No di Prodi allo stato palestinese".

Facile, creare "incidenti diplomatici". 
9 novembre 2010
politica interna
questo programma è un programma
Ogni tanto, per motivi a me ignoti, Sandro Bondi, anziché, chessò, mettersi a scavare tra le macerie, scrive i suoi 'pensierini' al Corriere della Sera, che glieli pubblica pure, quasi fosse importante come Celentano. E così, ieri, è uscita questa 'cosa' (che trovate integralmente qui, se avete coraggio) su Barack Obama ed il Papa, il cui senso è, penso, che sia Barack Obama sia b16 vogliono fare cose, ma i cattivi nichilisti si oppongono.

Facciamo finta che sia un compito in classe:

Caro direttore, le riflessioni di Pierluigi Battista e Marcello Messori sulle elezioni di medio termine negli Stati Uniti e sulla figura di Obama ci offrono la possibilità di capire quali sono oggi le scelte qualificanti che danno un significato alla politica.

A me le riflessioni di Pierluigi Battista e di Marcello Messori parevano banalotte, ma è questione di gusti.

Nessuno più di Obama rivela oggi l' insignificanza delle tradizionali differenze tra destra e sinistra, tra neo liberismo e socialismo, tra le ricette che si affidano al mercato e quelle che contano sul ruolo risolutore dello Stato.

Carino lo schemetto antitetico tripartito, ma io "neoliberismo" lo scriverei tutto attaccato.

A me sembra che
(...)

Nei temi non si deve mai scrivere 'a me sembra che'.

(...) Questo programma è un programma morale e non ideologico, realista e al tempo stesso nutrito dei valori più alti espressi dalla nostra civiltà.

"Questo programma è un programma"
non si può sentire. E non mi è mica chiara la contrapposizione tra moralità ed ideologia.

Per questo i riformisti, rappresentati magistralmente dal film di Giuseppe Tornatore «Baarìa», esprimono spesso l' incomprensione e la solitudine di tutti coloro che operano per il bene qui ed ora, senza alcuna bandiera ideologica e con un pragmatismo morale.

Eh?

Se penso al tempo in cui viviamo, due figure appaiono riassumere, a mio avviso, la solitudine estrema di chi, essendo impegnato in un cammino di rinnovamento autentico, incontra tante resistenze e attacchi personali.

Il gerundio andrebbe vietato per legge.

Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il Santo Padre Benedetto XVI, rappresentano per le sfide che hanno lanciato una grandezza tragica.

Oltre alla mancanza di una virgola prima di "per" e una dopo "lanciato" (a meno che i due non rappresentino una grandezza tragica nei confronti delle sfide che hanno lanciato, ma credo volesse dire che, a causa delle sfide che hanno lanciato, i due rappresentano una grandezza tragica), sbaglio o ha detto che Benedetto XVI è un riformista?

(...) Prendiamo, ad esempio, il caso del Presidente degli Stati Uniti. Sul piano interno, in seguito alla crisi economica che scoppia poco dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, ha realizzato due riforme epocali: quella della sanità, permettendo a tutti gli americani di essere curati nelle più gravi malattie, e quella finanziaria, imponendo regole certe ad un sistema che, lasciato a se stesso, produce instabilità e clamorose ingiustizie.

Giova ricordare che la 'crisi' era già iniziata sotto Bush, che non si è "curati nelle" ma "curati dalle"  e che non è che prima fosse vietato esserlo (per cui non è che Obama lo abbia "permesso")

Anche sul fronte internazionale, Obama ha operato una netta distinzione tra la lotta al terrorismo islamico, irrobustendo l' impegno statunitense in Afghanistan, e il dialogo con il mondo musulmano, fino al punto di permettere la costruzione di una Moschea nei pressi del luogo dell' attentato dell' 11 settembre del 2001.

Per "permettere" una cosa, bisognerebbe avere prima l'autorità di "vietarla", cosa che, riguardo al Centro Islamico di cui si parla, il Presidente degli Stati Uniti non può fare. Infatti Obama si è limitato a dire che nulla impedisce la costruzione di tale Centro e non si è espresso sulla 'opportunità'  (wisdom) della cosa.

Come si vede è una via difficile, sempre esposta alle critiche dei fronti contrapposti. Lo stesso ragionamento si potrebbe applicare al pontificato di Papa Benedetto XVI, le cui parole hanno illuminato con la potenza della ragione e della fede non solo la nostra vita personale ma anche l' orientamento dei sistemi politici e sociali dominanti.

Bum.

Anche il massimo rappresentante della cristianità ha dovuto dolorosamente fare i conti con il male annidato nella stessa Chiesa nel mentre lanciava la sfida al nichilismo che corrode le fondamenta della nostra civiltà.

Del cattolicesimo, Sandro, del cattolicesimo. E poi si potrebbe discutere per ore di "nel mentre".

Insomma: la strada del rinnovamento è irta di difficoltà, e per questo tutti gli uomini di buona volontà devono sostenerla.

E dopo tutto questo pippone, la conclusione è banalotta, no?

Il ritorno all' indietro è sempre in agguato, e troppi con i loro comportamenti, anche in nome di principi giusti, mettono a rischio l' unico cambiamento possibile.

Ma con chi ce l'ha?

Sandro Bondi Ministro della Cultura


Pare che il suo ministero non si chiami 'della Cultura' ma 'Per i beni e le attività culturali'.

4+
8 novembre 2010
letteratura
a gentle kiss that no one sees

E' un po' difficile parlare di questo racconto.

La scrittura di Cotroneo è, come sempre, essenziale ed asciutta (direi minimalista, ma fa troppo anni '80, anche se è chiaro quali siano i suoi autori di riferimento) e questo Un bacio non è da meno.

Il tema è quello, importante, del bullismo e dell'omofobia, da qualche parte in Italia (ma la storia è ispirata ad un fatto di cronaca statunitense) e la lettura è doverosa.

Resta un'operetta un po' didascalica, ma questo è un paese che ha bisogno di aprire gli occhi, quindi va bene.
6 novembre 2010
letteratura
they cling to guns and religion

La mezza catastrofe democratica (camera persa, senato mantenuto di poco) della settimana scorsa  negli Stati Uniti potrebbe essere spiegata razionalmente come conseguenza di una situazione economica in cui la Casa Bianca è parsa poco reattiva (c'è un indice di disoccupazione analogo a quello italiano, solo che mentre da noi è così da 20 anni, lì sono tutti preoccupati); oppure, la si potrebbe spiegare come la conseguenza di un'ondata destrorsa dominata dai vari Sarah Palin, Sean Hannity e soprattutto il demoniaco Glenn Beck; a favore di questa tesi interviene un bel lavoro di Will Bunch, The backlash, che ha studiato negli ultimi due anni il populismo dei Tea Party, in mezzo a teorie complottistiche (la protezione civile statunitense sta preparando dei campi di concentramento per gli americani, ad esempio) e deliri neo-evangelici. Lettura illuminante. E inquietante.
22 settembre 2010
televisione
crisi di astinenza?

Finiti sia Lost sia 24, uno resta un po' stordito. Allora si prova a vedere Flash forward che parte bene, poi diventa ridicolo e viene cancellato dopo una sola stagione (complimenti, Brannon Braga).

L'altro ieri, però, ha debuttato The Event (qui il sito dell'NBC, qui un intrigante esperimento di marketing), con un aereo misterioso ed una megacospirazione (ed è, essenzialmente, un ibrido tra 24 e Lost). I dialoghi sono un po' prevedibili, il presidente degli Stati Uniti pare Obama (ma è tipo cubano) e il primo episodio è tutto un sovrapporsi di flash-back che richiede una qualche attenzione allo spettatore. Da seguire.
5 settembre 2010
musica
we love and we never tell

Non so bene perché, ma solo adesso esce in Europa il Greatest hits dei Culture Club apparso negli Stati Uniti cinque anni fa (la nuova versione ha però un allegato dvd con i video e soprattutto un concerto del 1983). Ma dato il recente passaggio romano di Boy George e lo spettro (?) di una nuova reunion dopo la catastrofe del 1999, giova ricordare che, sotto il mascara, ci sono alcune cose veramente notevoli, come Do you really want to hurt me, Karma Chameleon e una delle più belle canzoni mai scritte, Victims:

Premesso che, sui 17 brani della raccolta, è un po' dura andare oltre il nono, questo è comunque un disco da avere.
29 maggio 2010
musica
gaga ullalà

Glee è, chiaramente, non solo una serie televisiva. Dopo la scorsa puntata (epocale la scena tra Finn, Kurt e il padre di questo), in cui tra l'altro si sono cimentati in Bad romance di Lady Gaga, arriva il terzo volume della colonna sonora (e siamo ancora alla prima stagione), già al #1 negli Stati Uniti. Qui, tra le varie e prevedibili Beautiful, One e simili, trova posto una strepitosa versione di Total eclipse of the heart, verosimilmente la più epica canzone degli anni '80 (senza dimenticare questo).

13 febbraio 2010
cinema
gwb, wtf


A suo tempo l'avevo perso, ma ora ho recuperato W. di Oliver Stone, una sorta di istant-movie dedicato a George W. Bush, il 43° presidente degli Stati Uniti, in cui tutti i personaggi sembrano delle macchiette, Bush è ridicolo nei suoi complessi d'inferiorità nei confronti del padre e non si capisce bene per quale grottesco motivo milioni di persone lo dovrebbero aver votato prima governatore del Texas e poi presidente degli USA. Sarà la Storia a giudicare, ma penso dovrà informarsi altrove.

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permalink | inviato da cheremone il 13/2/2010 alle 21:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
9 febbraio 2010
letteratura
e bush sembra l'unico serio


Race of a lifetime (titolo inglese, negli USA si chiama Game Change) è probabilmente il libro definitivo sulle elezioni del 2008, ma potrebbe anche darsi, visto che le dichiarazioni raccolte sono in forma anonima, che sia tutto inventato.

In tal caso, è divertente vedere come John McCain sia un incosciente, John Edwards un essere ignobile, la moglie non l'eroina che si crede, Barack Obama una specie di dio in terra, Bill Clinton una mina vagante, Hillary Clinton una sorta di Medea pronta a tutto - davvero a tutto - pur di vincere, Joe Biden un tontolone e Sarah Palin una pazza per la quale dalle parti repubblicane si meditava davvero di chiamare uno psichiatra.

Nel caso sia tutto vero, viene da piangere.

E' comunque una lettura gradevolissima ed è pure scritto bene, non fosse per l'ignobile tendenza a creare neologismi tipo Hillaryland o McCainworld...
18 gennaio 2010
letteratura
tra idraulici e soccer moms


A un annetto abbondante dalla elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti, stanno cominciando a uscire un po' di libri sulla campagna elettorale (tipo questo, di prossima lettura). Il primo che ho letto è questo The audacity to win di David Plouffe, il capetto della campagna di Obama. E' una lettura interessante, perché è interessante rivedere i vari eventi della campagna (l'Iowa, le lacrime di Hillary, la scelta di Joe Biden, l'esordio di Sarah Palin, la disastrosa campagna di McCain, gli scandali veri e quelli presunti) dagli occhi di chi ci stava dentro. E' anche interessante vedere che quello che domina i vari DrudgeReport, FoxNews e simili conta poco, ma proprio poco.

Almeno spero.
24 dicembre 2009
letteratura
1136 and counting


Frasi come 'l'America è un paese dalle grandi contraddizioni' mi sembrano dei luoghi comuni, tipo 'Pippo Baudo è un professionista' o 'B16 è un fine teologo'.

Detto questo, ho letto il corposo saggio di Franklin E. Zimring su La pena di morte e l'impressione che se ne ha è che l'America sia davvero un paese dalle grandi contraddizioni.

La tesi di fondo del saggio, non sempre di facilissima lettura e spesso un po' tecnico - come quando comincia a citare (a me) sconosciute sentenze della Corte Suprema, è che la pena di morte negli Stati Uniti sia in bilico tra due istanze profondamente 'americane' e allo stesso fra loro incongruenti, il mito del 'giusto processo' da una parte e la cultura ottocentesca dei vigilantes e del linciaggio dall'altra (particolarmente intriganti sono i dati che sembrano dimostrare una continuità tra numero di linciaggi pubblici da fine ottocento in poi e numero delle condanne a morte nei singoli stati della confederazione); resta ugualmente paradossale il fatto che proprio gli stati più 'indipendentisti' e più critici nei confronti dell'intervento dello Stato siano gli stessi in cui la morte di stato è più diffusa. 
27 ottobre 2009
letteratura
inventio, dispositio, elocutio, memoria, actio


Matt Latimer
è un giovane repubblicano (che a me suona un ossimoro, tipo 'i giovani dell'UDC') che per 18 mesi ha scritto i discorsi di George W. Bush e che, deluso (sorpresa!), si è dimesso la scorsa estate.

Questo Spech-less non si limita però a raccontare (dopo 150 pagine!) la sua impressione sulla Casa Bianca di Bush (un posto surreale in cui, pare, non si voleva invitare l'autrice di Harry Potter perché 'diffonde la stregoneria') ma è una sorta di autobiografia su come si finisce a scrivere discorsi per Bush (passando per Rumsfeld, guarda un po') e, involontariamente, un saggio sul fatto che di orataria questi moderni oratori sanno ben poco (il candido Matt ammette di non sapere cosa sia una 'perorazione' - 3menomeno, propongo).

Per il resto è scritto benino, lui risulta un po' fastidioso e pieno di sé, e ogni tanto si diverte a fare battute da cabaret sui democratici (Clinton, per lo più) o su Karl Rove (che detesta) e a un certo punto sembra quasi che voti Obama.

La battuta migliore è però quella di Bush che, vedendo Carter combinare non so cosa, avrebbe detto 'se a 82 anni faccio così, rinchiudetemi'. Se usciranno altre cose del genere, la storia avrà ben altra opinione del 43esimo presidente degli Stati Uniti di quella che ha ora ;-)!
4 ottobre 2009
letteratura
minuti di silenzio



Dopo il Vaticano, ho letto l'agile testo di Luca Stroppiana, dedicato al governo degli Stati Uniti  e ho scoperto che una sentenza della Corte Suprema del 1985 vieta, se non ho capito male, il minuto di silenzio nelle scuole pubbliche. Da noi, ognuno fa un po'  come gli pare, direi.
30 agosto 2009
letteratura
non è forse vero che?


Con lo scandalo del Watergate, gli Stati Uniti scoprirono che il loro presidente non era necessariamente una brava persona e poteva anche essere coinvolto in scandali più o meno gravi, fino ad arrivare alle dimissioni.

Shadow di Bob Woodward si propone di studiare come l'ombra dello scandalo di Richard Nixon abbia influenzato le presidenze successive di Ford, Carter, Reagan (qualcuno ricorda lo scandalo Iran-Contras?), Bush senior e Clinton (alle cui non specchiate vicende è dedicato più di metà libro).

E' curioso leggere i fatti dell'estate del 1998 alla luce di quelli dell'estate del 2009, in cui il Presidente del Consiglio italiano denuncia chi gli fa delle domande, no? (Oddio, ho fatto una domanda retorica, ora mi arrestano...)
24 agosto 2009
politica estera
tipo sealand, ma peggio


C'è una collana di libretti del Mulino, Si governano così, dedicata a vari paesi (chessò, gli Stati Uniti o la Repubblica Ceca) e, intuitivamente, alle loro forme di governo.

Per fare l'alternativo, ho letto quello sulla Città del Vaticano, un terrificante monstrum giuridico che, scopro, ha diritto ad avere una marina pur non avendo sbocchi sul mare, è recentemente entrato a far parte dell'Interpol (!), ha un sovrano assoluto cui si deve chiedere il permesso se si vuole adottare un figlio, ha i bancomat che parlano latino ed ha in generale un sistema di governo molto più contorto di quanto si possa immaginare.

Purtroppo, pare sia estremamente difficile ottenerne la cittadinanza, di cui al momento godono solo b16 e altri 565 tizi (non ho notizie precise sullo status giuridico di Georg).
31 luglio 2009
letteratura
if it's not love, then it's the bomb


Leggendo Meltdown di Mike Chinoy (un saggio sulla crisi nucleare nordcoreana degli ultimi anni – io ADORO la Corea del Nord) si può avere l'impressione che la diplomazia consista nel trovare differenze fra espressioni come 'peaceful coexistence' e 'exist peacefully together' (pare che Condoleeza Rice le trovi, a favore della seconda).

Oltre a questo, il libro racconta come, da timidi avvicinamenti tra Corea del Nord e Stati Uniti verso la fine della presidenza di Bill Clinton (dimostrati, ad esempio, dalla visita di Madeleine Albright a Pyongyang) si sia passati, grazie a felici trovate come l'inserire la Corea nell'arguto 'asse del male' (non che i comunicati nordcoreani in cui si definisce Dick Cheney 'un cane bastardo assetato di sangue' aiutassero, eh), sull'orlo della catastrofe, con gli esperimenti nucleari coreani dell'inizio 2006.

Una lettura istruttiva.

-> cheremone è anche su anobii, pare.
13 giugno 2009
musica
the music that's flooding my mind
Ho fatto una ricerchina ed ho appurato che, tra lati b, versioni dal vivo e remix, ho 391 (trecentonovantuno!) canzoni dei Depeche Mode; dovendo farne una cernita per il concerto di martedì, queste solo le 18 canzoni (in ordine alfabetico) dei DM che tutti dovrebbero sentire almeno una volta nella vita:

Behind the wheel è il terzo singolo da Music for the masses; i primi cinque secondi sono semplicemente perfetti e il brano è una delle loro grandi canzoni 'on the road'. Qui il video, girato in Italia.

Blasphemous Rumours, da Some great reward, è il preciso momento in cui i DM si sono dati al misticismo. Il testo è uno di quelli che, quando si hanno 12 anni (!) restano impressi, con l'idea di Dio ed il suo 'perverso senso dell'umorismo'

Enjoy the silence, secondo singolo da Violator, è forse la loro canzone più famosa, e a ragione:

Everything counts è apparsa originariamente in Construction time again, ma la versione definitiva è quella del live 101, con il pubblico che va avanti da solo per tipo dieci minuti. Epica la rima career / Korea.

Halo non è forse tra le loro canzoni più note (non fu un singolo, anche se ebbe un video, quasi felliniano) ma per me resta una delle loro cose più importanti (and when our worlds they fall apart / when the walls come tumbling in / though we may deserve it / it will be worthy, e non dico altro):

In your room viene da Songs of faith and devotion, il disco che mi ha accompagnato nell'estate del 1993 ed il loro album più cupo, quello in cui alla fede ed alla devozione mancava la speranza. Struggente.

It's no good sta su Ultra, quando i DM rimasero in tre. Il video è un po' pacchiano e non l'ho mai capito, ma la canzone è una delle più belle (anche se sembra il diario di uno psicopatico).

Just can't get enough è talmente bella che nemmeno le Saturdays sono riuscite a rovinarla. Fu il loro primo singolo nella top ten inglese, nel 1981 (!)

Master and servant (sempre da Some great reward) è a metà strada fra l'inno al sadomasochismo e la critica al thatcherismo, e proprio qui sta la sua grandezza (anche se da piccolo non la capivo un granché).

Never let me down again da Music for the masses è nella top 5 delle canzoni più importanti di tutti i tempi:

Nothing to fear mi sa che la conosco solo io – è un brano, solo strumentale, tratto da A broken frame del 1982. Non essendoci un testo, uno si immagina le parole, ma non servono, perché la musica è perfetta.

Peace è la canzone che riscatta il recente Sounds of the universe e dimostra che, dopo quasi trent'anni di carriera, i DM hanno parecchio da dire. Qui il video.

Personal Jesus (notoriamente ripresa da uno straordinario Johnny Cash e da un meno ispirato Marilyn Manson)  anticipò di qualche mese l'uscita di Violator (l'album perfetto) e fece sì che i DM non fossero più percepiti come un gruppo 'anni 80':

Precious si avvicina, per perfezione, ad Enjoy the silence e pare il corrispondente musicale de Il dio delle piccole cose...

Route 66 è una vecchia canzone degli anni '40 (l'hanno rifatta pure i Rolling Stones), il cui testo segue, essenzialmente, il percorso della strada attraverso gli Stati Uniti (well it goes to Saint Louis, down to Missouri). A pelle, i DM c'entrano poco, ma la loro versione (soprattutto nel remix dei Beatmasters, che la fonde con Behind the wheel) è qualcosa di indescrivibile.

Shout è una cosa vecchissima (viene dal primo album, Speak & Spell, ed era originariamente il lato b di New life). Non so perché, ma a me pare un capolavoro.

Ogni adolescente vorrebbe un genitore come quello di Cat Stevens in Father and son ed un ragazzo o ragazza come quello di Somebody, e non importanta quanto il testo sia melenso:

E per finire, Useless:
24 aprile 2009
musica
feel so different
Ormai da anni le case discografiche si dilettano a pubblicare nuove edizioni di vecchi dischi, con annesso cd di rarità, dvd o simili.  E' una comprensibile strategia di mercato e nessuno ci obbliga a ricomprare lo stesso disco (che magari avevamo già in vinile e poi ricomprammo in cd) e non è che mi metta a ricomprare tutte le ri-edizioni di dischi che già ho. Alle volte, però, queste ripubblicazioni sono l'occasione per riscoprire dischi che ho particolarmente amato o che hanno segnato talmente profondamente la mia vita che non ho bisogno di risentirli, dato che li so tuttora a memoria, nota per nota.

Così, oggi mi è arrivata la nuova versione di I do not want what I haven't got di Sinead O'Connor (il 'bonus disc' ha qualche inedito, qualche brano dal vivo, un paio di canzoni dell'epoca, un remix), un disco del 1990, il suo secondo album (il precedente, The lion and the cobra, aveva Mandinka, una delle cose più strane che avessi mai sentito).

Mi sono ricordato di quando lo comprai, della buffa confezione cartonata (era l'edizione importata dagli Stati Uniti, quando gli americani mettevano il cd in una strana scatola, pare per farli entrare negli scaffali dei vinili) e mi sono messo a risentirlo, scoprendo di ricordarlo parola per parola, nota per nota.

I più lo ricorderanno per Nothin' compares 2 U, la sconosciuta canzone di Prince che Sinead fece sua con un arrangiamento incredibile e con un video devastantemente bello, ma l'album presenta un capolavoro dietro l'altro, da Three babies (che all'università mi ricordare l'addio di Alcesti ai figli) a Black boys on mopeds ("Margareth Thatcher on tv / Shocked by the deaths that took place in Beijing / It seems strange that she should be offended / The same orders are given by her" – genio), da The last day of our acquaintance a The emperor's new clothes, LA canzone che, tranne che per il riferimento alla gravidanza, è la storia della mia vita (peccato che il video sia orrendo)

How could I possibly know what I want, when I was only 21?
9 gennaio 2009
televisione
permanent holiday with endless sun


Domenica parte la nuova stagione (la settima) di 24, ma a fare collegamento con la stagione precedente c'è 24 Redemption, in cui Jack Bauer sta in Africa ad espiare le sue colpe e a combattere i Signori della Guerra locali, mentre negli Stati Uniti si insedia il nuovo presidente (no, non è Obama – a 24 hanno già avuto due presidenti afroamericani, uno bravo e uno idiota - , l'hanno scritto quando pensavo che la Clinton avrebbe vinto, per cui è una donna). Niente di che, purtroppo... confidiamo nei nuovi episodi.
28 novembre 2008
cinema
chissà che direbbe tocqueville


Si dice spesso che gli Stati Uniti sono il paese dei grandi contrasti. Sa di luogo comune, ma uno finisce col crederci, quando scopre ad esempio che negli USA sono prodotte cose come They're coming to your town una specie di 'documentario' sulla lobby gay che sta conquistando il mondo e cose come Another gay movie, una specie di American pie gay, mooolto gay (la colonna sonora ospita Nancy Sinatra!).
22 agosto 2008
SOCIETA'
cose
Pare che John McCain non sappia quante case possieda (almeno sette, sembra).

Dall’altra parte, possiamo essere sicuri che Obama sia nato negli Stati Uniti.

E’ ‘ironico’ che la canzone della Georgia all’Eurofestival si chiamasse Peace will come, no? Intanto l’Estonia minaccia di boicottare l’edizione 2009, che sarà a Mosca.

Il governo cinese ha bloccato iTunes, per via di un album pro Tibet, e non perché ci partecipa Sting.

Per finire, nel caso, aveste dei dubbi, qui c’è la prova che Britney Spears non sa cantare.
26 luglio 2008
musica
coming up
Natty; July: un sub-Bob Marley, come se ne avessimo bisogno. La canzoncina è molto estiva (si chiama ‘luglio’) e si lascia ascoltare

Kid Rock; Rock 'n' Roll Jesus: Kid Rock, grazie a dio poco noto in Europa, è la summa di quanto ci sia sbagliato negli Stati Uniti; questo è il suo nuovo album e contiene All summer long, che sta preoccupantemente diventando un successo anche fuori dal Michigan (che cita, insieme a Sweet home Alabama, che campiona). Speriamo passi, o che lo arrestino.
6 marzo 2008
fluorescent adolescent 1
Grazie alle nuove tecnologie (e al mio MacBookAir!), posso scrivere questo post dall'albergo di Atene, che è sempre lo stesso delle altre due volte (sulla porta 206 ci sono ancora le tracce del nostro passaggio!), mentre in tv c'è Berlusconi da Vespa (altra cosa che non cambia mai, sembra - le novità vengono dagli Stati Uniti, con  la vittoria di Hillary Clinton in Texas e Ohio).

Stamattina siamo partiti (alle 06.45!) alla volta di Fiumicino (volo alle 11:00 – tralascio i chilometri percorsi alla ricerca di una sala fumatori aperta) e siamo atterrati ad Atene intorno alle 14:20, visto che siamo decollati con mezz'ora di ritardo.

Da domani il percorso sarà lo stesso dell'altra volta, oggi invece siamo andati (e per me era la prima volta) a Capo Sounion, dove ci sono le rovine del tempio di Poseidone, a picco sul mare.

Pare che lord Byron abbia lasciato la sua firma su una colonna, il teppistello.

Solito svolgimento della serata, al bowling (questa volta mi è andata meno bene, ma questi del I sono grandi e grossi!) e poi in hotel, dove, e qui le cose si faranno curioso, pare ci vogliano fare pagare l'acqua...

Domani, Delfi.



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