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29 maggio 2011
letteratura
soon this'll be someone else's dream

Con contrizione ammetto di aver cominciato a seguire American Idol solo dalla 9a stagione, perdendomi così gli otto anni in cui Paula Abdul dava di testa come un cavallo matto.

Per recuperare, si può leggere questo American Idol - The untold story, anche se non è così trash come il programma.

Leggendolo si hanno riconferme (Simon Cowell è davvero l'anticristo e nel programma c'è davvero poco di 'reale') ed inquietanti sorprese (il capitolo sulla fondamentalista cristiana che si aggira dietro le quinte), il tutto intorno ad uno spettacolo di musica fatto da gente che in realtà non si cura affatto della musica (Randy Jackson, il bassista di Zucchero, tanto per farsi un'idea, uno che comincia ogni frase dicendo "yo").

"American Idol prende alcune delle persone più instabili d'America, le cresce convincendole che i loro farneticanti sogni possano realizzarsi e poi infrange questi sogni nel modo peggiore possibile, davanti ad un pubblico di decine di milioni di persone".
Grande televisione, direi.
26 aprile 2011
spettacoli
come nascono le notizie?
A caso, direi. Su repubblica.it c'è questa "cosa", di cui riporto il testo, con qualche commento in neretto:

X Factor  sta per sbarcare negli  Usa, sfidando il fortissimo rivale American Idol.  A portarlo sugli schermi della Cbs (NO. E' sulla FOX) da settembre sarà lo stesso creatore e presentatore (naturalmente Simon Cowell non è il 'presentatore' ma uno dei giudici), star di tutti  (iperbole, direi) i talent della tv inglese e americana: Simon Cowell. Ma il producer deve fare i conti con lo strascico di polemiche che ha fatto seguito alla esibizione hot di Christina Aguilera nalla  (sì, "nalla") finale di X Factor Uk, svoltasi nel dicembre scorso (e a Repubblica se ne sono accorti quattro mesi dopo, quando hanno letto quest'articolo del Guardian, non citandolo). La performance della Aguilera ha procurato allo show 2.868 denunce perchè il contenuto ritenuto "troppo sessualmente esplicito e inappropriato per il pubblico giovane" (sì, non c'è un verbo nella frase che inizia con 'perché'). Ofcom, l'autorità competente e regolatrice indipendente per le società di comunicazione nel RegnoUnito, ha censurato l'emittente Itv (falso: come si legge nell'articolo, l'Ofcom ha concluso che l'esibizione di Christina Aguilera "did not breach broadcasting rules" ed il titolo dell'articolo afferma esattamente il contrario, dice cioè che il programma è stato 'assolto'
) e frenato il lancio americano del programma (e qui le cose si fanno interessanti... per quale motivo le eventuali critiche all'esibizione di un ospite di un programma  in Inghilterra dovrebbero "frenare il lancio" della versione americana dello stesso programma? Christina Aguilera non è mica parte intergrante del format di X Factor, no?).

Riassumendo: repubblica.it "riprende" e fraintende completamente le conclusioni di un articolo del Guardian e cerca di collegare il tutto alla versione americana di X Factor... non è per caso che si dovrebbe parlare casomai del fatto che Christina Aguilera sarà giudice a The voice, un altro programma, della NBC, che debutta oggi?
19 febbraio 2010
musica
cinicopost

Non mi è chiaro perché ci si aspetti sempre che l'industria discografica si senta chiamata in causa quando c'è una catastrofe, mentre nessuno chiede mai niente, chessò, all'industria automobilistica o ai consorzi di pesca d'alto mare.

Fatto sta che il terremoto di Haiti dello scorso gennaio abbia prodotto non uno ma per lo meno due 'eventi', la cui genesi ed il cui risultato sono particolarmente inquietanti.

Primo in ordine di tempo è stato Simon Cowell che ha deciso di far cantare a un po' di gente Everybody hurts degli REM, una grande canzone che parla di suicidio e da qualche parto ho letto che non pare appropriatissimo dire a chi ha perso casa e famiglia cose del tenore di 'tranquillo, che passa tutto'. Naturalmente il tutto è una splendida occasione per rilanciare la carriera di Leona Lewis cui sono affidate le prime note (e il cui secondo album non sta esattamente conquistando le classifiche), per preparare il terreno statunitense per la boyband del momento (i deprecabili JLS, che continuano a lasciarmi perplesso), per far vendere dischi a Susan Boyle (il cui nuovo look probabilmente costa più di quanto il disco darà effettivamente in beneficenza, o quasi) anche nel 2010, e per sostenere il suo nuovo protetto, Joe McElderry.

Poi Quincy Jones ha pensato di rifare We are the world, tirando fuori dal letargo Barbra Streisand e Celine Dion. Ma la cosa peggiore resta la sovrapposizione di Janet Jackson su Michael Jackson e il fatto, inspiegabile, che, se nel 1985 le prime note erano affidate a Lionel Richie e Stevie Wonder, ora apre il tutto Justin Bieber. Ripeto, Justin Bieber.

Non si faceva prima a dare dei soldi alla Croce Rossa?



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