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24 novembre 2008
vita scolastica
e il moschetto?
Mentre la scuola italiana va a pezzi (letteralmente, purtroppo - ora quando entro in classe la prima cosa che guardo è il soffitto), mi è capitato per mano quello che per ora è solo un disegno legge depositato al Senato (qui il testo completo), cioè il DDL sulle 'classi-ponte' per negri bambini stranieri. Tra le tante cose che mi perplimono (eufemismo), ci sono due punti dell'art. 7, che individuano alcuni degli 'insegnamenti' affrontati nelle classi-ponte di elementari e medie:

a) l’educazione alla legalità ed alla responsabilità, attraverso un percorso all’interno di attività didattiche progettuali che prevedano anche la conoscenza diretta delle realtà fondamentali che presiedono alle attività locali sociali, culturali, sanitarie delle istituzioni, anche militari, italiane.

e) il rispetto per la diversità morale e della cultura religiosa italiana.

Non so proprio cosa dire.
29 ottobre 2008
vita scolastica
la fine delle cose


Oggi era il mio giorno libero (l'unico vantaggio del mio precariato da 14 ore è quello di avere due giorni liberi) e, sotto un cielo plumbeo che prometteva tempesta, sono andato sotto il Senato, per non dover dire 'io non c'ero' quando iniziava la fine delle cose.

C'erano tanti ragazzi, non solo dei licei 'fighetti' in cui insegno, con slogan qualche volta volgarotti qualche volta azzeccati ('né rossi né neri / ma liberi pensieri') e forse tanta confusione di idee.

Spiace sempre che li si accusi di 'ignoranza', perché magari non tutti sanno a menadito contro cosa manifestano, ma sono, secondo me, portatori di un malessere, a cui non dovrebbero dare una risposta loro (per questo ne giustifico, in parte, l'ignoranza) ma, in un paese normale, la Politica e i Giornali.

Comunque, il clima era sereno, mi ha fatto piacere sia incontrare i miei studenti attuali, sia rivedere quelli degli anni scorsi.

Poi, all'improvviso, quattro o cinque 'fascistelli', non direi liceali ma un po' più grandini, si sono tolti le cinte e, brandendole come armi, hanno cominciato ad avanzare, nel panico generale.

E io ho visto che si accanivano su un ragazzo (anche lui un po' grandino), a calci e cinghiate, mentre lui era a terra (da vigliacchi, direi, se questa violenza avesse la dignità di una guerra), lasciandolo con un rivolo di sangue in testa, per poi sparire nel nulla.

Mentre altri ragazzi soccorrevano il ferito, io ho chiamato la polizia, spiegando con estrema calma cos'era successo e chiedendo che venissero subito.

Ho richiamato qualche minuto dopo, chiedendo espressamente che mandassero un'ambulanza.

A quanto ne so, le mie chiamate non hanno avuto effetto, non sono arrivati né polizia né ambulanza e in piazza Navona c'erano solo ragazzini sconvolti, alcuni in lacrime.

Mi è parso che lo Stato non ci fosse, e ho pensato che è terribile che questi ragazzi siano stati abbandonati e non protetti, mentre stavano pacificamente in una piazza nel centro di Roma, perché è questo quello che è successo in questo primo 'attacco', questo è quello che ho visto, incredulo.

Più tardi, è arrivato un corteo di universitari che ha attraversato, a braccia alzate, la piazza, con davanti, finalmente, la polizia.

Arrivati al lato opposto della piazza, io ho solo visto una massa di persone, dei fumogeni e delle sedie volare.

A questo punto, la paura è diventata vera e per un istante la piazza si è svuotata.

Dal bordo della fontana in cui sono arrivato qualche istante dopo, ho visto chiaramente che da una parte c'era un gruppetto di 'fascistelli' con dei simil-manganelli tricolori (!) lunghi forse più di un metro e dall'altra, un gruppetto di universitari, sempre a braccia alzate.

Poi le cose si sono calmate, e con un paio di mie ex alunne ci siamo messi a chiacchierare di nazionalismo/patriottismo e del senso delle cose, poi, verso l'una, loro sono andati verso l'Università, io a casa.

A me non piace credere alle teorie del complotto, non piace cedere a facili allarmismi, non piace pensare che ci siano dei ' grandi burattinai', ma ci sono tre cose che non scorderò mai: la polizia non è arrivata in piazza dopo le mie due chiamate, quando la loro presenza avrebbe rassicurato i ragazzi che, li ho sentiti io stesso, si chiedevano perché non arrivassero dei soccorsi; quei simil-manganelli che brandivano quelli del Blocco Studentesco o di Forza Nuova, non sono cose che crescono tra i sanpietrini di piazza Navona, sono cose che qualcuno porta in piazza Navona, apposta; una mia collega, infine, che si era rifugiata in una via laterale, ha sentito, e non è persona che parla a caso, un adulto di trenta/quarantanni, riunire le 'truppe' di fascistelli, apostrofarli come 'soldati' e richiamarli all'ordine per un contrattacco.

Questo è quanto è successo oggi.

Domani, ricordiamoci quello che diceva don Milani e che le nostre armi siano solo lo sciopero e il voto.
16 ottobre 2008
vita scolastica
un post pallosissimo ma doveroso
Quando uscì una prima versione del 'decreto Gelmini', non pareva una cosa terribile, ma col tempo è cambiato ed ha cominciato ad assumere aspetti un po' inquietanti. Stando al sito del Parlamento, la versione in fase di conversione è quella del 1° settembre 2008, ma in realtà il testo, approvato dal Parlamento con vari emendamenti, dovrebbe essere questo ed è quindi questo il testo che arriverà in Senato il 21 ottobre, e che, per diventare legge, dovrà essere approvato entro il 31 ottobre. Se uno non ha niente di meglio, può dargli uno sguardo:

L'articolo 1 comma 1 prevedeva l'avvio di “azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate all'acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle conoscenze e delle competenze relative a”Cittadinanza e Costituzione”, nell'ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse”; a questo è stato aggiunto un comma 1-bis che, credo per insistenza leghista, prevede questo: Al fine di promuovere la conoscenza del pluralismo istituzionale, definito dalla Carta costituzionale, sono altresì attivate iniziative per lo studio degli statuti regionali delle regioni ad autonomia ordinaria e speciale. Questo implicherebbe dedicare tempo allo studio di una cosa come questa, che mi pare un po' una perdita di tempo. A proposito di tempo, visto che il monte ore non viene intaccato, quando esattamente dovrei fare questo? Da altre parti si legge che questa 'Cittadinanza e Costituzione' diventerebbe una vera e propria materia a parte, con voto specifico (il che aumenterebbe il numero delle materie, anziché diminuirlo) e 33 ore annuali. Ma veniamo al punto specifico: nel biennio del classico (mi limito alla scuola che conosco meglio), si hanno, settimanalmente, due ore di storia e due di geografia; visto che, come ripeto, il monte ore non viene mutato, avremmo due ore di storia, una di C&C (chiamiamola così) ed una di geografia, materia già penalizzata dalla preparazione più umanistica che scientifica dei docenti interessati. Il che porterebbe il docente di Lettere ad insegnare SEI materie (italiano, latino, greco, storia, C&C, geografia), contro le cinque attuali. E non si dica che già adesso si insegna 'storia ed educazione civica', perché, nella situazione attuale, 'educazione civica' è insegnata in maniera trasversale (quando faccio storia greca, parlo di 'democrazia', quando faccio geografia parlo per ore della Costituzione americana, quando concedo l'ora per l'assemblea di classe educo alla partecipazione, quando traduco Lisia parlo di diritto etc. ). C'è infine anche un comma 2, che recita: “All'attuazione del presente articolo si provvede entro i limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente”. Il che implica che non sono investiti soldi sulla cosa e che, immagino, si debba, aggiungendo una materia, adottare un altro libro di testo, cosa non ben collegata alla diffusa lamentale delle spese per i libri di testo, no?

L'articolo 2 è quello sul 'voto in condotta' (cui ora si integra un comma 1 bis sull'edilizia scolastica, producendo un monstrum giuridico con cose che non c'entrano niente l'una con l'altra). Questo del voto di condotta mi pare un provvedimento demagogico, senza granché senso. L'articolo afferma che “La votazione sul comportamento degli studenti, attribuita collegialmente dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente e determina, se inferiore a sei decimi, la non ammissione al successivo anno di corso o all'esame conclusivo del ciclo”. I punti sono due: se il voto di condotta concorre alla valutazione complessiva, farà media, immagino, per l'assegnazione dei crediti durante il triennio. Il che vorrà dire che, per la maggioranza degli studenti, che avranno verosimilmente voti alti in condotta, ci sarà una 'materia' in più ed una buona possibilità di alzare il credito, solo per il fatto di non usare il cellulare in classe. Quanto poi alla possibilità di fermare i 'bulli' con un voto in condotta sotto il sei, basta ricordare che, teoricamente, un alunno è fermabile anche con un solo voto sotto il sei, ed il bullo, penso, difficilmente presenterà un quadro di ottime valutazioni con 'solo' un problema di condotta. Gli strumenti per fermare il 'bullismo', se la bocciatura è davvero un sistema per fermare il 'bullismo', esistono già.

L'articolo 3 propone la valutazione numerica del rendimento scolastico per la scuola primaria, partendo dal presupposto che un genitore non capisca il sintagma 'non sufficiente' mentre comprenda il concetto di '5'. Per mia ignoranza non so se il resto  dell'articolo vada a modificare i criteri di ammissione alla classe successiva nella scuola primaria e nella secondaria di primo grado.

L'articolo 4 affronta la vexata quaestio del 'maestro unico' alle elementari, cosa che non appariva nel ddl originario. Quello che davvero mi sconvolge è che la scelta del maestro unico non nasca da un vero dibattito pedagogico ma esclusivamente da fattori economici ('razionalizzazione', la chiamano). C'è su questo una cosa di Paola Cortellesi che ha del geniale.

L'articolo 5, sui libri di testo, nascerebbe dalla volontà di intervenire sui prezzi e finisce col diventare un pesante attacco alla libertà di insegnamento. Se da una parte “i competenti organi scolastici adottano libri di testo in relazione ai quali l'editore si è impegnato a mantenere invariato il contenuto nel quinquennio”, dall'altra gli editori possono pubblicare “eventuali appendici di aggiornamento da rendere separatamente disponibili”, cosa che di certo non fa diminuire il costo dei libri di testo ma anzi potrebbe, teoricamente, produrre un incremento di spese. Non capisco poi perché i libri, “salva la ricorrenza di specifiche e motivate esigenze”, debbano essere adottati “ogni sei anni, a valere per i successivi sei anni”. Mi spiego, quest'anno al triennio è adottato il manuale di letteratura X, che l'attuale I porterà avanti (ci sono in tutto tre volumi) fino alla fine del corso. Per quale motivo, o con quale vantaggio per le famiglie, tutto il triennio della mia sezione dovrebbe avere lo stesso manuale fino al 2014??? E se il manuale si rivelasse inadatto perché, chessò, spiega male Omero? Non sto parlando di cambiare testo in corso d'anno, solo del diritto del docente a valutare che forse un altro manuale è migliore. Follie.

Gli altri articoli sono più tecnici. Rispetto al ddl di agosto, sono spariti gli articoli 3, 5 e 6. Il 6 parlava di una 'carta dello studente', il 5 complicava il già complesso sistema delle supplenze annuali, mentre il 3 esplicitiva il mantenimento del decreto Fioroni sui debiti, e la sua sparizione un po' mi preoccupa.

C'è chi crede che quanto espresso nel decreto attualmente in fase di conversione sia 'poco' per l'attuale protesta. Provate allora a leggere il disegno legge Aprea, che pone fine alla scuola come la conosciamo e trasforma le singole scuole in fondazioni, rette da consigli di amministrazione, 'privatizzando', di fatto, tutto il sistema.
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