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gaze at the moon until I lose my senses

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2 aprile 2011
musica
quand l'amour n'est plus là

Per finire il ripassino sugli album di Robbie Williams ora ripubblicati (iniziato qua), ho lasciato per ultimo Sing when you're winning, il suo trionfale terzo disco.

Dalla fantastica copertina (un trionfo egotico) alla versione in francese di Supreme (che sta solo nella versione gallica dell'album, che comprai a Parigi il giorno della sua uscita), Sing when you're winning è Robbie Williams come dovrebbe essere sempre Robbie Williams: perfetto.

Qui dentro c'è tutto: l'estasi di Rock DJ, il duetto con Kylie (Kids - do you care for sodomy?), le ballate Better man e The road to Mandaley, Eternity a Top of The Pops e soprattutto Supreme, che poi è I will survive di Gloria Gaynor, quasi (ma di poco) meglio dell'originale.

Come dicono altri, When the innocence is dead and gone, these we'll be the times we'll look back on. Se RW fosse un solo album, sarebbe questo.
1 aprile 2011
musica
still learning

Ormai definitivamente convertito ad iTunes, Intensive care è il primo album di Robbie che ho comprato in digitale (ora però ci vuole il formato fisico, con annesso dvd). Dopo una serie di dischi impeccabili (tranne questo), fu il suo primo lavoro "così così" (anche se Sin sin sin è sempre incredibile), anche perché la scelta di Tripping come singolo iniziale non fu feliccisma. Perà c'è Advertising space, che è parecchio ruffiana ma che continua ad essere una bellissima canzone:
29 marzo 2011
musica
let him entertain you

Le aspettative, ovviamente, erano alte. Nell'estate del 1995 Robbie Williams lasciò i Take That, si tinse i capelli di biondo e sparì nel nulla. L'anno dopo ritornò con una cover di Freedom di George Michael, azzeccata come scelta riguardo al testo, per quanto non aggiungesse nulla all'originale - ed era pure un po' ingrassato ("the fat dancer from Take That", pare dicesse uno degli Oasis, sempre carino).

Il suo primo album (sine Freedom, evidentemente non rappresentativa), Life thru a lens, uscì invece nel 1997, preceduto da due singoli, la didascalica Old before I die e la prima collaborazione con Guy Chambers, Lazy days, che a me piaceva ma che non sfondò più di tanto (peggio fece il singolo successivo, South of the border - meritatamente, 'sta volta).

L'album manco entrò nella top ten inglese.

Come ultima spiaggia, uscì un ennesimo singolo, Angels, l'album arrivò al #1 e per un decennio si smise di dire "the fat dancer from Take That".

Peccato che questa riedizione non ospiti due brani d'epoca, la cover di I wouldn't normally do this kind of things dei Pet Shop Boys e la versione trash-metal di Back for good.

Per il resto, the ego has landed.
28 marzo 2011
musica
while america sleeps

Se non ricordo male, Escapology fu il primo album di Robbie Williams dopo il rinnovo del contratto con la EMI (80 milioni di sterile, tipo?) e fu anche il tentativo di sfondare in America (come dimostrano il Robbie pendente su Los Angeles della copertina ed i video dei primi due singoli); la cosa non andò molto bene (ricordo le pile di cd a cinque dollari in un negozio di Atlanta) e da allora in poi Robbie ci mise una pietra sopra.

A parte questo, nella vecchia Europa Escapology andò trionfalmente, come dimostrano i singoli, da Something beautiful a Sexed up, da Come undone a Feel (la sua migliore performance vocale, veramente da brividi).

E' anche l'ultimo album scritto con Guy Chambers e da qui in poi Robbie avrebbe preso altre strade, più rischiose...
28 marzo 2011
musica
look like kiss but without the make-up

E' difficile cogliere perfettamente lo zeitgeist, ma Robbie Williams ci riuscì col suo secondo album, I've been expecting you, e non solo perché il primo singolo era Millennium (siamo nel 1998). Quello che normalmente è il "difficile secondo album" per Robbie fu la consacrazione e la casa di due singoli essenziali: No regrets è, tra le canzoni che Robbie ha dedicato, nel bene e nel male, alla sua carriera coi Take That, la più meditata e nello stesso tempo la più crudele, mentre Strong è l'antesignana della successiva Come undone. Ogni album di Robbie tenta, infine, di avere la sua Angels e qui tocca a She's the one (malgrado il successo, il suo singolo più debole) ma il gioiello nascosto è, casomai, Win some lose some.
28 marzo 2011
musica
mother's pride

Uhm. Dopo Sing when you're winning (il suo album migliore?) Robbie fece Swing when you're winning (ora ri-edito), il suo pastiche à la Frank Sinatra. Lui si sarà anche divertito un mondo a farlo ma il risultato resta un karaoke sopra la media (e di duetti coi morti restano discutibili). A risollevare la cosa, l'allegato dvd del concerto alla Royal Albert Hall che dimostra che, a prescindere da quello che canta, Robbie sa decisamente tenere la scena (My way, in particolare).
24 marzo 2011
musica
so write another ballad

E pure Robbie Williams, senza festeggiare i 40 anni di carriera (sono circa la metà), è entrato nel tunnel delle ri-edizioni e sono appunto stati ripubblicati tutti i suoi album solisti (tranne il più recente, Reality killed the video star) con annesso dvd (ma, ahimé, niente rarità d'epoca)

Ho deciso di cominciare il riascolto a partire da Rudebox, l'ultimo della serie, perché è il disco più discusso, qualcosa in mezzo tra una ciofeca senza precedenti ed il suo lavoro più ambizioso.

I più saranno rimasti infastiditi dall'assenza di una Angels parte 2 o anche di una nuova Feel, nonché dal mancato realizzarsi di un secondo disco di cover (sul modello del fortunato Swing when you're winning) ma Rudebox resta, secondo me, il disco più genuino di Robbie, quello in cui faceva i conti col suo passato (The 80's e The 90's restano due brani essenziali), ritrovava canzoni/artisti della sua formazione (c'è Louise degli Human League e la splendida She's Madonna, scritta coi Pet Shop Boys), scopriva Mark Ronson prima degli altri (Lovelight) e sperimentava (ok, Rudebox, la canzone, proprio non funziona). In più. il dvd contiene dei cortometraggi di giovani registi indipendenti che è riduttivo chiamare "video".

Listen without prejudice vol. II, insomma.

30 dicembre 2010
musica
cheremone's 2010 top 40 - 4
(qui le posizioni 40-37, 36-30 e 29-23)

22 / Alexandra Burke; The silence. Lo so che c'è qualcosa di profondamente sbagliato in X-Factor e in Alexandra Burke (qui ampia discussione), ma questa canzone, per quanto rispetti uno per uno tutti gli immaginabili clichés, resta, uhm, bella.

21 / Drake; Find your love. Drake è una sorta di melting pot vivente (il padre è di Memphis, la madre è un'ebrea canadese); il suo primo album si chiama Thank me later e questo è il suo secondo singolo:

20 / Duck Sauce; Barbra Streisand. Prendete quella che è essenzialmente Gotta go home dei Boney M, ci ripetete sopra il nome di un'attrice e, miracolo, funziona.

19 / Mika; We are young. La collaborazione tra Mika e RedOne (il produttore di Lady Gaga), per quanto legata ad un inverosimile film, ha i suoi momenti significativi.

18 / Robbie Williams & Gary Barlow; Shame. Il termine corretto pare sia 'bromance', 

17 / Kylie Minogue; All the lovers. I posteri ricorderanno come vetta irraggiungibile della sua carriera il momento in cui l'ha cantata con gli Scissor Sisters, in versione country:

16 / Inna
; Hot. Il titolo dice tutto.

15 / Take That; The flood. Sembrava improbabile, ma il 2010 è stato l'anno dei TT (qui la loro carriera, in 12 tappe). Qua sotto, un'esibizione con ballerini semi-nudi che, c'ho messo un po' a capirlo, rappresentano la copertina dell'album:

(continua...)
29 agosto 2010
musica
bromance
Qui si parlava dell'annunciato ritorno di Robbie Williams nei Take That (e hanno già girato il video del primo singolo insieme, The flood) e si citava un imminente duetto tra Robbie e Gary Barlow, Shame. Beh, è arrivato, e quello che colpisce non è tanto la svolta country della canzone (e ci sarebbe molto da dire) quanto il video, chiaramente ispirato a Brokeback mountain. Indescrivibile:

16 luglio 2010
musica
boyband 86
La notizia del giorno (se per 'giorno' si intende 'ieri') è che, quindici anni dopo i tragici eventi dell'estate del 1995, Robbie Williams è tornato coi Take That (qui c'è un grandioso post di popjustice su come la stampa inglese ha vissuto il fatto). Nel contempo, a ottobre uscirà In and out of consciuosness, il secondo 'greatest hits' di Robbie, stavolta nella forma di una raccolta completa di singoli (39!), di cui due inediti, scritti con Gary Barlow (tra cui un duetto, Shame). In attesa di ascoltare le novità, questo chilometrico post si propone di riassumere le tappe essenziali della carriera dei Take That, insieme e da soli. Armiamoci quindi di santa pazienza e prepariamoci....

Tappa Uno: i Take That debuttano sulla copertina di Smash hits con un titolo tipo “riportiamo il sesso nel pop”, all'epoca del loro primo singolo, Do what u like, nell'estate del 1991. Il video è talmente spaventoso che se ne vergogneranno per tutta la vita. Non lo si può incorporare, ma va visto. Il fatto che il singolo abbia raggiunto un ammirevole #82 nella classifica inglese indicava chiaramente che bisogna operare qualche cambiamento.

Tappa Due: Could it be magic, il settimo (!) singolo da Take that & party!, è il momento più alto mai toccato da una boyband:

Tappa Tre: Pray, in cui rifanno il video di Save a prayer dei Duran Duran (id est mezzi nudi su una spiaggia) e Relight my fire – con Lulu! E' il 1993-1994:

Tappa Quattro: conquista del mondo: Back for good.

Tappa Cinque: fine del mondo. Robbie lascia, escono Never forget (su cui uno storico post), How deep is your love e il primo Greatest hits. Qui l'annuncio dello scioglimento, da Baudo a Sanremo.

Tappa Sei: carriera solista di Gary, di Mark e di Robbie. I due inutili, Jason e Howard, si astengono.

Tappa Sette: Robbie fa Angels. E' il 1997:

Tappa Otto: Gli altri rinunciano alla carriera solista, mentre Robbie conquista l'universo, con cose tipo Supreme:


Tappa Nove: Robbie si perde un po' per strada e crede di essere Sinatra. Poi si ritrova e fa Feel e Come undone. Finisce il sodalizio con Guy Chambers e i primi segnali (Radio) sono un po' preoccupanti.

Tappa Dieci: Robbie fa ancora un paio di grandi canzoni, come Advertising space e She's Madonna, coi Pet Shop Boys:


Tappa Undici: nel frattempo, arrivano i Take That 2.0, con Patience e due album. A me paiono un po' melensi ma vendono milioni di dischi.

Tappa Dodici: l'ultimo album di Robbie, Reality killed the video star, è un po' deludente. Il resto è storia...

1 gennaio 2010
musica
cheremone's 2009 top 40 - 6

(qui le parti 1, 2, 3, 4 e 5)

5 / Taylor Swift; Love story. Lo so che non dovrebbe, perché è melensa e ridicola, ma c'è qualcosa di incantevole in questa canzone. Magari non nel chitarrista emo, ecco:


4 / Michael Jackson; A place with no name. Non è al momento chiaro quanto di inedito rimanga di Michael Jackson. La This is it recentemente pubblicata non mi è parsa granché, mentre i pochi secondi emersi della sua versione di A horse with non name degli America sono fra le cose più belle che abbia mai fatto.

3 / David Guetta; When love takes over; “it's complicated, it always is” mi pare un incipit splendido:


2 / Beyonché: Halo: In Come undone Robbie Williams cinicamente ricordava come funziona il mondo della musica: “scrivi un'altra ballata / incidila il mercoledì / vendila il giovedì / e il sabato comprati uno yacht” e poi concludeva “cantiamo canzoni d'amore, canzoni d'amore così sincere”. Temo che le così stiano proprio così, sotto sotto so che Beyoncé sta solo recitando una parte, so che sto solo contribuendo al fondo per l'ennesimo yacht di lei e Jay-Z, però...

1 / Lady GaGa; Poker face. Per quanto il 2009 sia stato indubbiamente il suo anno, Lady Gaga sarebbe potuta passare alla storia come una sub-Madonna di medio livello. Poi ci hanno messo le mani Eric Cartman e Christopher Walken ed è nata una stella:

30 dicembre 2009
musica
cheremone's 2009 top 40 - 4

(qui le posizioni 40-31, 30-24 e 23-19)

18 / Agnes; Release me. Se non ho capito male, viene fuori da una trasmissione tv svedese. Ciò nulla toglie alla magnificenza della canzone:


17 / Cascada; Evacuate the dancefloor. Un classico anni '90, quindici anni dopo. Inevitabile.

16 / Madonna; Celebration. Per celebrare i quasi trent'anni di carriera, Madonna ha pubblicato un'antologia che ha ovviamente scontentato tutti e fatto un paio di inediti, una cosa con Lil Wayne sulla quale giova sorvolare, e questa Celebration, qui nel video per 'madonnari':


15 / Tinchy Stryder; Take me back: anche qua devo autocitarmi...

14 / Pink; Please don't leave me: l'ho quasi sempre trovata insopportabile (Get the party started era così edonistica da risultare fastidiosa), ma quando merita, merita. Qua sotto canta dal vivo ma prima parla male di Kanye West, cosa sempre gradita:


13 / T. I. ; Dead and gone: sta qui solo per via di Justin Timberlake, eh:

12 / La Roux; In for the kill. Pura perfezione:


11 / Robbie Williams; Last days of disco. Che dire del ritorno di Robbie? Non è stato, ahimé, così trionfale come speravo, ma tutto potrebbe essergli perdonato se rifacesse questa canzone con La Roux, no?

(continua...)

20 settembre 2009
musica
la crisi, signora mia, la crisi!
Mi immagino la scena alla EMI; chiamiamoli Discografico 1 (D1) e Discografico 2 (D2)

D1: Allora, com'è andata la ripubblicazione del catalogo dei Beatles su CD rimasterizzati?

D2: Insomma...

D1: Come 'insomma'??? Era solo l'ottava riedizione dal 1970!

D2: E' che la gente se li era già comprati su cd nel 1987...

D1: Ma ora sono RIMASTERIZZATI!

D2: Lo so, lo so... e pensa che c'erano cascati con Anthology, a metà degli anni '90...

D1: E si erano pure comprati in massa quell'antologia, 1...

D2: Mi sa che tutti quelli interessati alle canzoni dei Beatles le hanno già...

D1: Beh, per lo meno al #1 vi sarà stato qualcuno di ggiovane, di trendy...

D2: Oddio... Vera Lynn...

D1: VERA LYNN????? Ma ha 92 anni! Non incide nulla dal 1970! Era già VECCHIA ai tempi dei Beatles!

D2: Beh, ma noi siamo entrati con Sgt. Pepper's al#5...

D1: E la settimana dopo? E' sceso al #6?

D2: Er... al #15...ma Help! È al #39!!!

D1: Oh c***o! Per fortuna abbiamo Robbie Williams!

D2: Mi sa che non hai sentito Bodies...

D1: Certo che no! Non ascolto Robbie Williams da quella cosa anni '50 in poi! Ma alla gente piace, no?

D2: 'Piace' è un po' un'esagerazione... diciamo che la gente si aspetta che all'improvvisio diventi Angels e quando la canzone è finita si è dimenticata come faceva... diciamo che non fa sanguinare le orecchie, ecco...

D1: Diamine, dobbiamo trovare qualcosa per il mercato autunnale, sennò qua ci licenziano...

D2: Dobbiamo trovare qualche artista di cui sfruttare il catalogo...

D1: Ecco! Che ne dici dei Queen???

D2: I Queen? Ma abbiamo già fatto un Greatest hits II...

D1: I Queen! I Queen!

D2: E un Greatest hits III...

D1: I Queen! I Queen!

D2: E poi abbiamo pubblicato il cofanetto Greatest hits I, II & III...

D1: I Queen! I Queen!

D2: E quando il pubblico pensava che fossero un gruppo techno, abbiamo pubblicato l'antologia Queen rocks...

D1: I Queen! I Queen!

D2: Ma abbiamo pure ripubblicato tutti i singoli in un box set!

D1: I Queen! I Queen!

D2: Abbiamo anche trovato un sostituto per Freddie Mercury ma la cosa non ha funzionato, mi pare...

D1: I Queen! I Queen!

D2: Ma abbiamo già fatto l'album postumo!

D1: I Queen! I Queen!

D2: Ma non abbiamo inediti...

D1: I Queen! I Queen!

D2: Mi hai quasi convinto...

D1: Ecco, vedo che cominci a ragionare...

D2: Potremmo fare il 'meglio del meglio'...

D1: Bravo! E magari dargli un titolo accattivante...

D2: Greatestest hits non mi convincia...

D1: Ci vuole qualcosa come DEFINITIVEULTIMATEGREATEST....

D2: Ci sono! Absolute greatest!

D1: Ma sembra una vodka!

D2: Meglio! E dentro ci mettiamo le 20 canzoni che già tutti hanno! Bohemian Rapsody! We are the champions! Ah, anche Radio ga ga, per intercettare il pubblico di Lady GaGa!

D1: E magari chiediamo a Brian May di farci un commento audio...

D2: Sì, tanto per soldi fa tutto... magari facciamo anche delle confezioni pretenziose e costose...

D1: Grandioso! E anche per quest'anno ci siamo tenuti il lavoro!

30 dicembre 2007
musica
il 2007 è stato l'anno in cui...
Gregory Lemarchal è morto e ha fatto la sua più bella canzone (De temps en temps)

la mia nuova boyband preferita sono stati i BeFour

i Backstreet Boys sono ri-ritornati

Shirley Bassey ha rifatto una canzone di Pink

i Pet Shop Boys hanno fatto She’s Madonna con Robbie Williams

London Calling dei Clash ha compiuto trent’anni

Patrick Fiori ha fatto una canzone che, se non ho capito male, parla di un menage a troi

Britney Spears ha perso ogni dignità

Rufus Wainwright ha perplesso Luca Sofri

le Spice Girls si sono riunite e tutti si sono resi conto di ricordare solo una loro canzone

il mondo ha scoperto i Gossip

io ho scoperto Dolly Parton

è uscito il primo album degli Enemy

i Manic Street Preachers sono tornati in grande forma

With every heartbeat di Robyn è stata una di quelle canzoni allegre che fanno piangere

i Foo Fighters hanno fatto un bell’album

Newtown Faulkner ha rifatto Teardrop dei Massive Attack

Kylie è tornata (alé)

gli Eagles sono tornati (bah)

i Linkin Park sono tornati (oh no)

ho scoperto che i Plain White T’s di Hey there Delilah sarebbero emo

i Killers sono stati meravigliosi

50 Cent ha cominciato a vendere un po’ meno dischi

gli americani hanno scoperto i Daft Punk (tramite Stronger di Kanye West)

le Sugababes sono di classe

è uscita Fluorescent adolescent degli Arctic Monkeys

la presenza di Jay-Z non ha rovinato Umbrella di Rihanna

Timbaland ha prodotto di tutto

Mika si è rivelato un genio

La canzone più bella dell’anno è stata Tears dry on their own di Amy Winehouse

(qui il riassunto del 2006)
14 novembre 2007
musica
boyband 66
Tempo fa (più di dieci anni!) c’erano cinque fanciulli più o meno irlandesi (tre assolutamente inutili, uno caruccio, Stephen Gately, e uno odioso, Ronan Keating) che si chiamavano Boyzone (sì, sembra un porno gay).

Ottennero un certo successo con qualche ballata (Love me for a reason era una vecchia canzone degli Osmonds, contro il sesso prematrimoniale, tipo; No matter what veniva da un musical; una bella versione di Baby can I hold you di Tracy Chapman e a un certo punto fecero anche un duetto con Max Pezzali) e con qualche tentativo di canzone un po’ meno melensa (So good, Picture of you).

Ebbero anche loro il doveroso ‘scandalo’ (Stephen, se ne parlava qui, era gay) e l’altrettanto dovereso scioglimento ‘amichevole’, quando Ronan tentò di fare il nuovo Robbie Williams, da solo.

Ora che la ‘carriera’ di Ronan è precipitata nel baratro, la notizia: TORNANO.

Qua sotto, l’ennesima loro cover (Words, dei Bee Gees):
2 ottobre 2007
musica
compilazione


Siccome sono quarant’anni dalla prima trasmissione di Radio 1 della BBC, oggi mi è arrivata una compilation nella quale 40 artisti ‘di oggi’ rifanno 40 canzoni ‘di ieri’, esattamente una per anno (con qualche forzatura: ad esempio, Crazy for you di Madonna non è del 1991 ma fu solo ripubblicata in quell’anno e spero che la versione più familiare di Father and son di Cat Stevens non sia quella del 2005 con Ronan Keating). Tralasciando la ripresa di You’re sexy thing da parte degli Stereophonics (che non è venuta molto bene), ci sono un sacco di cose interessanti:

Mutya Buena rifà elegantemente Fast car di Tracy Chapman

I Groove Armada si dedicano a Crazy for you di Madonna e la cosa viene un po’, come dire, diversa


T
oxic di Britney Spears rifatta dagli Hard-Fi è a metà strada tra una parodia e un classico del III millennio


Fa piacere vedere che i Franz Ferdinand sono vivi e vegeti e rifanno Sound and vision di David Bowie


Calvin Harris che rifà Stillness in time di Jamiroquai pare Jamiroquai che rifà Acceptable in the ‘80s di Calvin Harris


Can’t stand losing you dei Police rifatta da Mika con Armand Van Helden a me pare insulsa, ma non perché ritenga ‘sacrilego’ rifare i Police, anzi


Lullaby dei Cure nelle mani degli Editors diventa ancora più epica e più nera, ed è una delle cose migliori qua dentro


Le Girls Aloud ripropongono fedelmente Teenage dirtbag dei Wheatus ma l’immagine di loro che ascoltano gli Iron Maiden (come il protagonista della canzone) non regge


Non so chi ha avuto l’idea, ma io non avrei lasciato che i Keane scegliessero Under pressure dei Queen...


Love is the drug dei Roxy Music era, ovviamente, un capolavoro anche prima ma ora che l’ha ripresa Kylie Minogue sono senza parole


Stranamente, la versione di Like I love you di Justin Timberlake da parte dei Maximo Park (che si pronuncia maxìmo, pare), non è male


Robbie Williams emerge dal letargo per Lola dei Kinks ed è sempre Robbie Williams


I Gossip hanno scelto Careless whisper di George Michael. Spettacolare


Gli Enemy optano per Father and son e ci riescono


La vecchia Betcha golly, wow degli Stylistics in mano alle Sugababes sorge a nuova vita


I più saranno curiosi cosa The Street sia riuscito a tirare fuori da Your song di Elton John. Beh, è praticamente uguale all’originale, tranne l’accento, e solo alla fine cambia un po'

25 agosto 2007
musica
human league - don't you want me (1981)
Chi sono questi: storico gruppo elettronico inglese, in giro più o meno dal 1977 (questo è il loro trentennale), con varie formazioni (gli Heaven 17 derivano da una loro costola). Al centro della ‘cosa’ c’è Philip Oakey, accompagnato da due fanciulle. Nei primi anni ’80 hanno fatto cose meravigliose (oltre a Don’t you want me, meritano un posto negli annali almeno Being boiled - la cosa più Kraftwerk non fatta dai Kraftwerk - , The Lebanon e Together in electric dreams, tecnicamente ad opera del solo Oakey con Giorgio Moroder)

La musica: decisamente elettronica, ma d’altronde questi erano dei puristi. Pare che gli Human League rimasero sconvolti quando i loro vicini di studio (i Pet Shop Boys che stavano lavorando a Behaviour) usarono una vera chitarra (Johnny Marr, per la cronaca). Pare infine che originariamente non volessero pubblicare Don’t you want me perché ‘troppo commerciale’.

Le parole: qui c’è materiale per un film o per un romanzo; in breve, Phil va da una delle ragazze e le ricorda che, senza di lui, lei non sarebbe nessuno (facevi la cameriera quando ti ho incontrato) e che deve quindi tornare con lui (non scordarti che sono stato io a portarti dove sei adesso e posso toglierti tutto!); lei però gli ribatte che i tempi sono cambiati, che sono stati bene insieme (i cinque anni che abbiamo avuto sono stati tanto divertenti) ma che ora lei se la cava da sola e che non ha bisogno di lui (adesso è ora che viva la mia vita). Ma lui non sa rassegnarsi e, pateticamente, la supplica (ma davvero non mi vuoi?). Struggente.

Cheremone’s corner: Per quanto all’epoca di questa canzone avessi solo 9 anni, mi ricordo chiaramente che ne rimasi estasiato; gli Human League prima e i Depeche Mode (via Martin L. Gore) poi mi convinsero che ogni gruppo dovesse necessariamente avere un elemento sessualmente ambiguo (in realtà era tutto prodotto di una cosa post-moderna chiamata ‘new romantic’, ma all'epoca non lo sapevo).

Pregnanza socio-culturale: senza gli Human League non sarebbero esistiti i Depeche Mode (pare che il primo disco comprato da Vince Clark sia stato Being boiled). Il che mi sembra sufficiente. Inoltre, Robbie Williams ha rifatto Louise.

La si trova qui: questa è la raccolta migliore in giro; l’album fondamentale resta Dare.

4 novembre 2005
metanichilismo del nulla

(post cogestito)

    In preda a un sacco di cose da fare (e con la testa qui) e pure impegnato in una elevatissima discussione con jsp sullo stupido messenger, provo a seguire gli MTV Europe Awards da Lisbona (sull'mtv teutonica, che fa più figo, anche se è sfasata di qualche minuto, credo - alle 21.05 sono ancora nel pre-show), pur consapevole che celebrino solo se stessi e null'altro.


    Ma la cosa inizia con Madonna che canta Hung up e che balla (la coreografia, ahimé, è la stessa del video): lei è sempre meravigliosa ma l'esibizione non mi esalta (io le do 7, jsp 7--. 10+ per il culo, dice).


    Ora c'è Anastacia (media del voto mio e di jsp sul suo look: 6+) che annuncia il premio per il miglior album che vai Green Day (poteva andare peggio, visto che in lizza c'era pure 50Cent). 
   

    Le Sugababes (media look: tra il 6 e il 7) danno il premio per il miglior pop ai Black Eyed Peas
   

    Al che, arrivano i Coldplay che cantano Talk, cosa che dà senso alla serata, ma jsp annuncia di odiare Chris Martin (per me è carino-carino, per lui è supponente-supponente); siamo comunque d'accordo su due obiettivi a breve termine per lui: cambiare vestito ogni tanto e sbiancarsi i denti. 
   

    Durante la pubblicità si medita di colpire con un ferro da stiro chi critica Madonna, dicendo che è brava a far nulla (eresia! eresia!).
   

    Si intravvede Sean Paul (che piace a jsp, consapevole che non gli dovrebbe piacere, però) e poi il premio per il miglior hip-hop finisce a Snoop Dogg.


    Dopo una stacchetto comico (?), ci sono le disarmantemente volgari Pussycat Dolls che cantano la solita Don't cha con una fastidiosa coda pseudo-techno. 


    Due calciatori a me ignoti consegnano il premio per il miglior rock ai Green Day (secondo premio della serata) e jsp va a mangiare, mentre i Gorillaz sono sul palco di Lisbona a cantare  Feels good inc. (cosa un po' surreale, visto che NON SONO REALI). 
   

    Mi rendo conto che neanche MTV è reale con il suo momento demagogico-populista del pubblico che fischia al nome di George Bush e arriva il premio per la musica alternativa (alternativa a che? A emtivì?) va ai System Of A Down (ormai una multinazionale dell'alternativo) che ci spiegano che 'la civiltà è un totale fallimento'.


    Intravvedo Craig David e Alicia Keys che vince qualcosa, seguita dai Green Day che cantano Holiday


    JSP torna dalla pasta in tempo per Nelly Furtado e Shaggy e il premio per il miglior video (Believe dei Chemical Brothers - noi tifavamo per Keine lust dei Rammstein).


    John Legend presenta il premio per la miglior donna a Shakira ('genuina', secondo jsp).    


  L'incubo di serata si interrompe grazie all'arrivo di Robbie Williams che NON canta la meravigliosa Sin sin sin ma Tripping.


    Intanto, nel mondo reale, è arrivato dimanche


    Torna Madonna (estasi! estasi!) che zittisce la folla in delirio e annuncia il premio 'rigore etico' della serata a Bob Geldof


    Arrivano le tATu (qui si apprezza il nuovo taglio di capelli della mora) che danno il premio come miglior uomo a RW


    Poi il premio per il miglior debutto va a James Blunt, cosa che dimostra la totale inadequatezza di questa premiazione. 


    Un po' di volgarità da parte del presentatore e arriva Alison dei Goldfrapp (finirà mai la serata?) che consegna il premio come miglior canzone ai Coldplay per Speed of sound (meritoriamente, mi sento di aggiungere). 


    E' il momento del premio nazionale e, siccome sono su mtv.de, scopro con piacere la vittoria dei Rammstein come migliori artisti tedeschi (così non mi tocca vedere i Negramano), seguiti dai Gorillaz (in carne ed ossa! Senza Damon!) che vincono come miglior gruppo. 
   


E dopo una rumorosissima esibizione dei System Of A Down il tutto finisce. Finalmente.

14 febbraio 2005
boyband 33

So perfettamente che dovrei fare altro (tipo: capire perché il viaggio con il IV in Grecia sarà un'odissea via nave e non un sereno viaggio in aereo, preparare il suddetto viaggio, preparare il corso di recupero di latino e greco per il V, trovare un modo per far interessare il IV a geografia che non sia la violenza o la minaccia, scrivere una lettera di protesta alla GS perché hanno finito la Diet Pepsi e hanno solo due gusti di Haagen Dazs, smetterla di ordinare testi su Ibs per la approfondire la tesina SSIS su Sarajevo e simili) ma trovo molto più divertente riflettere sui testi di un paio di canzoni, quelle con cui le boybands si congedano alla fine della carriera, quando lo scioglimento è imminente o decidono di prendersi 'un periodo di pausa'.

 

            Mi vengono dunque in mente la vecchia Never Forget dei Take That (il loro ultimo singolo con Robbie) e la più recente Curtains Fall dei Blue.

 

            Il testo dei TT si apre con l'inquietante constatazione che non sono più dei giovanotti (Been on this path of life for so long) e con la drammatica immagine della fine imminente (Finding a paradise wasn't easy but still / There's a road going down the other side of this hill). Struggente e lirico il ritornello, con un accorato riferimento alle origini della boyband stessa (Never forget where you've come here from, cioè discoteche gay di infimo livello, giova ricordare), la consapevolezza che tutto è finto e precostruito (Never pretend that it's all real) e l'immagine simbolica del passaggio di testimone ad altri (Someday soon this will be someone else's dream, cioè dei 5ive). Un bellissimo inserto centrale (con tanto di coro di bambini) sottolinea i grandi successi (We've come so far and we've reached so high - il duetto con Lulu, immagino), confuta l'idea dell'invecchiamento avanzata prima (And we're still so young and we hope for more) e, con una autoanalisi kafkiana, si chiude con una amara constatazione: We're not invincible, we're not invincible - No.

            Anche i Blue ammettono le dubbie frequentazioni iniziali (We come from humble beginnings) ma affermano baldanzosamente di aver superato la notte della ragione (But we made it though the night), ribadendo l'idea, falsa, di aver sfondato il mercato americano (It´s like a game of truth or dare - l'espressione non è inglese ma appunto angloamericana). All'improvviso, si rendono conto che le cose non stanno così e che il gioco sta finendo: But the story's getting old. Riflettendo sul tempo trascorso nella boyband, si scopre che esso ha avuto funzioni catartiche (Together we faced the cold outside ... Together we faced our final fears), in netto contrasto con l'immagini lieta che di solito li caratterizza. Il ritornello poi è una struggente constatazione della fine imminente (We´ll be ready when the curtain might fall), nonché una bellissima autoaffermazione: in un pirandelliano universo di ruoli, noi Blue non ci siamo mai piegati ed abbiamo sempre mantenuto la nostra integrità: We all got a part we must play / And I've done it, but I've done it my way; non manca un'appassionato riferimento alle difficoltà che hanno dovuto superare: And we made a lot of sacrifice / Undid a lot of ties / Fought a lot of fights / To get where we are now. Perché, allora, tutti ci chiediamo, prendersi un 'periodo di pausa'?

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