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13 maggio 2010
vita scolastica
il senso delle proporzioni

Visto il farneticante articolo di Pierluigi Battista sul Corriere, giova forse ricordare che le cose non stanno come lì si scrive e che sarebbe il caso di informarsi prima di aprire bocca o scrivere bugie – e lo dico da persona che ritiene estremamente discutibile la presenza dell'insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole, a maggior ragione quando i docenti che la insegnano sono pagati dallo Stato ma selezionati dalla CEI con criteri autonomi un filino discutibili (un insegnante di religione rischia di perdere la cattedra se divorzia o se è apertamente omosessuale – ed è un dipendente statale!).

Le cose, a scuola funzionano così: per ogni anno del triennio superiore ogni alunno promosso alla classe successiva riceve dei 'crediti' che vengono calcolati a seconda della media di tutte le materie, condotta compresa. Il 'giudizio' di religione non contribuisce a formare questa media, né potrebbe contribuirvi, visto che è espresso con dizioni come 'sufficiente', 'ottimo' etc. che non possono essere comparate a voti quali '7' o '9'. E quindi il titolo dell'articolo 'La religione a scuola fa media' è privo di senso.

La legge stabilisce una chiara corrispondenza fra la media così calcolata (senza dunque tenere conto della religione, come detto) ed il punteggio di credito; chi, ad esempio, ha al primo anno di triennio una media del 6,3 ha diritto a 4 o 5 punti di credito. Chi decide se attribuire 4 o 5 punti? Il Consiglio di classe, tenendo conto di parametri come l'impegno, la presenza, la partecipazione al dialogo educativo etc. Fra questi parametri, non esiste l'avvalersi o meno dell'insegnamento della religione cattolica.

La precedente sentenza del TAR del Lazio aveva escluso la partecipazione del docente di religione dalla discussione per l'attribuzione del credito per gli alunni che si avvalgono di tale insegnamento, il Consiglio di Stato ha riammesso detta partecipazione del docente

In pratica, se l'alunno X non si avvale dell'insegnamento della religione cattolica, sono solo gli altri docenti (nel mio I, ad esempio, siamo in 7) che decidono all'interno della fascia di punti legata alla media quanti crediti attribuire (4 o 5, nel nostro esempio). Se l'alunno Y si avvale, invece, dell'insegnamento della religione cattolica a decidere il punteggio di credito (legato sempre alla media, che non comprende la religione cattolica) siamo in 8 (cito: Del resto, chi segue l’insegnamento della religione (o di altro corso alternativo) non avrà per ciò solo automaticamente un punteggio aggiuntivo in sede di credito scolastico, ma si terrà conto, ai fini dell’attribuzione del punteggio che valuta la sua carriera scolastica, anche del giudizio espresso dall’insegnante di religione o di altro insegnamento sostitutivo). E' la stessa cosa che succede se si vota per la non ammissione di un alunno alla classe successiva: si vota in 8 (più preside, in caso di parità) se il fanciullo fa religione, in 7 se il fanciullo non fa religione. Ma questo era già così.

C'è dunque un vantaggio intrinseco nell'avvalersi dell'ora di religione? In un certo senso sì, in quanto chi se ne avvale ha una voce in più sia nell'attribuzione del credito scolastico sia nella votazione per la non ammissione alla classe successiva (e questo secondo punto, non toccato dalle sentenze in discussione, mi sembra più significativo della scelta se dare 4 o 5 crediti), voce che, nell'immaginario, è sempre favorevole allo studente.

Ma prima di aprire un dibattito, sarebbe il caso che i giornali spiegassero esattamente come stanno le cose, no?

25 marzo 2009
politica interna
parole in libertà
Su un sito del governo (governoberlusconi.it, che in realtà non credo essere un sito ufficiale ma una pagina di partito, visto che è attribuito a “Direzione comunicazione elettorale e internet Forza Italia/PDL”) è 'copiaincollata' una pagina di un'intervista al Ministro Gelmini rilasciata a Famiglia Cristiana (qui l'originale).

Spero in un lapsus calami da parte dell'intervistatrice o mentis da parte del ministro, perché nell'intervista c'è un'affermazione semplicemente sbagliata che mette seriamente in dubbio la 'competenza' del Ministro in materia:

“Sulla scuola girano notizie non vere. Si era detto che io avrei tolto l’educazione fisica dalla media di valutazione e invece farà media, come l’insegnamento della religione”

La questione dell'educazione fisica è legata ad un monstrum giuridico che si è creato negli anni, per cui se di fatto ogni consiglio di classe ha sempre contato il voto in EF ai fini della media (e, al triennio delle superiori, al fine dell'individuazione del credito scolastico), in teoria il legislatore è caduto più di una volta in palese contraddizione, lasciando la questione nel limbo. Su questo punto, si riconosce senza problema il merito al ministro di aver chiarito una volta per tutte il punto (e non sto entrando nel merito della 'pari dignità' della disciplina). Ma quando il ministro afferma che 'l'insegnamento della religione' 'farà media' dimostra di non avere idea di cosa sta parlando, in primis perché è difficile che un giudizio quale 'sufficiente' o 'buono' possa fare media con '5' o '9' e soprattutto perché, rebus sic stantibus l'insegnamento della religione NON FA MEDIA, punto. Se invece si sta lavorando alla creazione di un sistema in cui la frequenza o meno ad una disciplina facoltativa voglia creare una disparità fra chi si avvale di tale insegnamento e chi non, allora Famiglia Cristiana ha fatto uno scoop gigantesco e non se ne è accorta..

PS
l'abuso di latinorum nel post è a favore dei minacciosi 'latinisti' di cui il ministro parla in altra parte dell'intervista


28 febbraio 2009
musica
coming up
The Saturdays; Just can’t get enough: Comic Relief è una cosa inglese di beneficenza, per la quale i cantanti fanno un singolo 'scemo' (esempi massimi: Absolutely fabulous dei Pet Shop Boys e i Boyzone che rifanno Billy Ocean) per raccogliere fondi e mostrare il loro lato 'ironico'. Quest'anno qualcuno ha pensato potesse essere opportuno coivolgere le Saturdays (la nuova girl-band la cui caratteristica principale è che ognuna di loro è abbinata a un colore – le Spice Girls almeno avevano una 'personalità' individuale) e di farle rifare una vecchissima canzone dei Depeche Mode. E qui sta il problema: circa i 2/3 dei singoli dei DM (Master and servant, Behind the wheel, Personal Jesus, Condemnation e simili) hanno a che fare con a) il sadomasochismo, b) la religione e c) il sadomasochismo e la religione, cose insomma con cui un naso rosso e un balletto à la Macarena hanno poco a che fare:

Depeche Mode; Wrong: e visto che siamo in tema DM, questa è la prima esecuzione pubblica (così suona come una decapitazione) del nuovo singolo, che pare porre un problema essenziale (dov'è il 'ritornello'?) ma che fa comunque vedere alle ragazze di cui sopra come si fanno le cose:

Morrissey; Years of refusal: mi è arrivato ieri l'album, con allegato dvd, in cui c'è una chiacchierata tra Morrissey e Russell Brand che ha dell'incredibile. E l'album di per sé è notevole.

R. E. M. ; Murmur: altro disco da avere assolutamente. Si tratta dalla riedizione del primo album degli REM,  che ha ormai 25 anni (!). Murmur è il disco di Radio free Europe – il che già basterebbe - , inoltre c'è un secondo cd che riporta un concerto del 1983, nella cui scaletta si trovano classici a venire, come Gardening at night o Just a touch. Pochi dischi suonano ancora rivoluzionari dopo tre decenni. Questo è uno di quelli:
23 gennaio 2009
letteratura
politica debole


The conservative soul
di Andrew Sullivan è decisamente un libro interessante:

Questo, mi sembra, è il vero mistero dell'incarnazione, l'idea che Dio in Gesù si sia fatto uomo. O, meglio, credo in questo nell'unico modo in cui posso crederlo: che cioè quel solo uomo rappresenta, per l'eternità, la decisione di Dio di stare veramente con noi. Non mi definisco un 'cristiano' perché sia capace di sostenere tutte le verità cui la gerarchia della mia chiesa insiste io creda, né perché sia una brava persona o un 'bravo cattolico'. Mi considero un cristiano perché credo che, in un modo che non capisco completamente, la forza dietro ogni cosa abbia voluto mostrarsi a noi benevola, diventando uno di noi, stando insieme a noi. E non appena la gente ha intuito cosa fosse successo, cosa stesse succedendo, il mondo è cambiato per sempre. I Vangeli – tutti quanti, anche alcuni di quelli che sono stati respinti dalla Chiesa delle origini – sono semplici schizzi di una vita davvero vissuta, di un'esperienza che non potrà mai essere ridotta a parole o a testi o a dottrine. Ed il mondo di allora – e di oggi – non è riuscito a sopportare quest'immensa occasione; e così Gesù è stato condannato a morte e quella vita, a contatto col divino più di ogni altra vita, è stata bruscamente interrotta, quand'era ancora dolorosamente giovane. L'esistenza di una tale vita era così meravigliosa che ha cambiato tutto; ed anche così terrificante che ha dovuto essere soppressa. Il senso dell'incarnazione non era certo quello di mettere insieme una litania di offese secondo le quali giudicare le nostre vite, e costringerci a fustigarci e torturarci in un eterno ciclo di autocritica e colpa. Il punto era, semplicemente, quello di stare con noi; e, stando con noi, di mostrarci meglio come essere uomini, come meglio accogliere le nostre vite accettando il divino intorno a noi e dentro di noi. Lasciandoci andare, diventiamo. Rinunciando, guadagnamo. Ed impariamo a vivere – adesso, l'unico tempo che conta

Ah, in realtà parla di politica americana.
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