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13 dicembre 2008
politica estera
dole in the USA


Prima che Barack Obama vincesse le elezioni, mi ero messo a leggere un libro di Bob Woodward, The choice – How Bill Clinton won, tanto per prepararmi in caso di sconfitta.

Il libro, uscito nella primavera del 1997, è, essenzialmente, un resoconto delle primarie repubblicane del '96 e della catastrofica campagna elettorale di Bob Dole. Giova ricordare che, quasi punto per punto, nel 2004 John Kerry fece gli stessi errori e ci è voluto un disastroso George W. Bush per permettere ai democratici di tornare alla Presidenza. Speriamo duri.
4 gennaio 2008
politica estera
cheremone's caucus
Sul sito della ABC c'è uno stupido test che aiuta a scegliere il proprio candidato alle presidenziali USA.

Le domande sono un po' tecniche (soprattutto sulle questioni legate al sistema sanitario e sul sistema fiscale) e i miei risultati sono stati inquietanti (avrò capito male le domande, immagino).

Basti dire che fra i 'miei' tre candidati ci sarebbe il terrificante Duncan Hunter...

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permalink | inviato da cheremone il 4/1/2008 alle 11:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
19 novembre 2007
politica interna
'vorrei fare il rappresentante di lista di Adinolfi'
Zoro si è finalmente ricordato di mettere on line la seconda parte della terza parte (!) di Tolleranza Zoro, ora alle prese con lo spoglio dei voti delle ‘primarie’ (nessuno nota mai che le ‘primarie’ sono un’altra cosa) per il PD, che a tratti pare l'elezione dei rappresentanti di classe.
16 ottobre 2007
letteratura
inverno di malato


Manco fossi in un romanzo di Dickens, ho la tonsillite (io ho proposto alla dottoressa il ricovero coatto e l’espianto, ma lei non mi è parsa convinta), per cui me ne sto a casa imbottito di cortisone e antibiotici (e con questa disponibilità  farmaceutica credo finisca il paragone con Dickens).

Non dovendo ritagliare spazi alla lettura sul percorso in treno/metro/bus fino a scuola, mi dedico a letture  un po’ più impegnate del solito (l’autobiografia di Jason Donovan che mi è arrivata oggi slitta a settimana prossima, malgrado l'alto tasso di trash ne giustificherebbe la lettura immediata), come questo La Chiesa e le sfide della modernità di Giovanni Filoramo.

In maniera molto chiara e limpida, il buon Filoramo tocca 7 punti che i media, a ragione o a torto, indicano centrali nel rapporto Chiesa/mondo (la ‘famiglia’, la guerra ‘giusta’, il relativismo e simili) e per ogni punto offre un sintetico ma ricco stato dell’arte.

Utile per chi non vuole parlare a vanvera delle cose che si sentono in giro.

O per farsi venire la bile scoprendo che nell’enciclica antimodernista Vehementer nos (‘veementemente noi’ resta il più bel titolo mai dato a un documento pontificio, va detto) Pio X notava che ‘quanto alla moltitudine, essa non ha altro diritto che quello di lasciarsi guidare e, come docile gregge, seguire i suoi pastori’.

Il che funge anche da mio commento alle Primarie del PD, cui non ho potuto votare morbi causa.
19 luglio 2007
politica interna
secondarie
All’inizio (per i primi cinque minuti) la famose ‘primarie’ del Partito Democratico parevano una cosa seria, nella quale si sarebbero realmente sfidati e confrontati diversi personaggi e orientamenti politici e i cittadini (parola insopportabile, ma sempre meglio di ‘gente’ o di ‘popolo delle primarie’) avrebbero scelto chi candidare (corre voce, spero falsa, che a questo giro si debbano pagare 5 euro per votare e non 1 come l’altra volta, cosa che non mi pare proprio la più azzeccata strategia di avvicinamento del ‘cittadino’).

Pareva, insomma, che a differenza dell’altra volta, sarebbe stata una cosa seria.

Neanche il tempo di abiturarsi all’inusitata idea (‘il centrosinistra fa una cosa seria’) ed ecco che tutti sono impazziti per il buon Uolter, per il quale le primarie non sarebbero state un'occasione di confronto e di crescita democratica e blah blah blah ma una ‘investitura’.

A confermare la ridicolaggine della cosa, era arrivata anche la controcandidatura girotondina di uno come Furio Colombo che avrebbe, e viene detto come titolo di merito, contribuito alla fondazione del DAMS.

Per altri cinque minuti, era parso che le cose si facessero interessanti con la candidatura di Rosy Bindi (persona perbene, le cui opinioni non sono sempre condivisibili, ma che per lo meno pare avere una sua dignità) ma ecco che ora si riprecipita nel ridicolo con la candidatura di Mario Adinolfi, uno il cui titolo principale pare essere ‘blogger’ e i cui post, negli ultimi mesi, anziché, chessò, esprimere una qualche idea, sono dedicati al gioco d’azzardo, o alla superiorità delle ‘tette’ sul ‘culo’.

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