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1 maggio 2011
vita scolastica
manco un duale che sia uno!

Una delle infinite tragedie dell'essere precari è che ogni anno ci si trova davanti, oltre ad alunni che non si conoscono, libri di testo scelti da altri (e grazie all'illuminato ministro, con una legge completamente priva di senso) non modificabili per sei (6!) anni.

Quest'anno, però, si ha ancora la possibilità di effettuare nuove adozioni, per cui mi piace dedicarci un po' di tempo, anche perché, dovendo pensare alle classi di un nuovo primo anno, i libri scelti avranno particolarmente importanza, andando ad impostare lo studio del latino e del greco del percorso dei nuovi ggiovani.

E così ero tentato dal proporre Athénaze, la versione italiana dell'originale corso di greco della Oxford, quello che, con un impianto metodologico "naturale", dovrebbe portare in un paio d'anni i fanciulli a leggere ad apertura di libro (!) Senofonte, Tucidide e persino Platone.

Come per l'analogo corso di latino, tantissimi sono i dubbi su questa impostazione (rimando all'articolo di Luigi Miraglia, che in Italia è il più acceso sostenitore del metodo) ma una volta mi piacerebbe provare, no?

Poi una pensa che il nuovo quarto ginnasio non lo avrò io, e che un metodo nuovo richiede necessariamente un insegnante ad esso motivato e che non è giusto che il precario dell'anno nuovo subisca una scelta così radicale, per cui alla fine adotterò il solito libro di grammatica ed il solito volume di esercizi, quello che comincia con pagine sulle regole dell'accento e sulle enclitiche e le proclitiche, sperando magari di capitare in una scuola in cui qualcuno è stato più coraggioso di me.

Anzi, visti i tempi che corrono, sperando di capitare in una scuola e basta.
23 aprile 2011
letteratura
vietato ai minori

Da piccolo, appena iscritto all'università, andai un paio di volte al corso di greco elementare (tenuto da Segoloni, che già allora parlava continuamente dei Banchettanti di Aristofane), con la scusa di ripassare qualcosa, anche perché le lezioni 'vere' sarebbero iniziate a novembre.

Il corso era davvero elementare, per cui lo abbandonai subito, ma da allora mi interrogo sulla difficoltà di insegnare greco ex novo a studenti che non hanno fatto il classico e che magari non sanno neanche il latino (non che tutti quelli che hanno fatto il classico lo sappiano, eh), come d'altronde mi interrogo sempre sulla efficacia dello studio ginnasiale, in cui i fanciulli sono assaliti da 'mosche', 'muse', 'discepoli' e 'regioni' e dopo cinque anni sono solitamente in difficoltà a tradurre in 4 ore una quindicina di righe di Platone o di Plutarco.

Tornando al "greco per adulti" (non nel senso di leggere Eroda o le Lettere di cortigiane di Alcifrone), all'epoca l'editoria universitaria non si era data da fare, mentre questo di Michelazzo è già il secondo libro per questo target in cui m'imbatto (temo sia dovuto al fatto che la scuola è piena di ex maestre elementari che si sono abilitate con una ventina di ore di greco alle spalle), dopo quello di Aloni.

Io resto sempre un po' perplesso, perché l'impianto del libro resta secondo me eccessivamente complesso e comunque richiede un gigantesco lavoro di mediazione da parte del docente, malgrado qui vi siano alcuni spunti di buon senso (come l'anticipazione degli aoristi rispetto al futuro), sommersi comunque in pagine e pagine sull'uso dell'articolo...
30 dicembre 2010
letteratura
il mondo alla rovescia

Molto si è discusso sul significato da attribuire alle Donne al Parlamento, la penultima commedia di Aristofane. La commedia, come noto, immagina una sorta di 'colpo di stato' in cui le donne ateniesi, guidate da Prassagora, prendono il potere ed instaurano una sorta di comunismo economico/sessuale, i cui effetti sono, ovviamente, comici.

Secondo alcuni, l'idea di dare il governo alle donne sarebbe una critica alla società, ateniese in toto talmente decaduta che non resta che affidarsi alle donne per risolvere la cosa, per altri Aristofane anticipa, per sfotterlo, il progetto che poi Platone presenterà nella Repubblica, per altri ancora l'autore abbandona la sua stessa utopia, mostrandone l'impraticabilità.

La nuova edizione della commedia, a cura di Andrea Capra (che se la cava abbastanza bene anche nell'impossibile compito di tradurre Aristofane), dedica molto spazio ai rapporti con l'utopia platonica ma soprattutto alle novità strutturali del dramma, che presenta alcune innovazioni significative (una sorta di doppio prologo - dal punto di vista maschile e dal punto di vista femminile - un canto d'ingresso del coro che è tecnicamente un canto d'uscita, la sparizione dell' "eroina comica" a metà commedia e simili); la cosa in assoluto più intrigante è l'attenzione dedicata al ruolo degli attori più che a quello dei personaggi, con la conseguente scelta (è la prima volta che la incontro) di attribuire la battute non a 'Blepiro', 'Prassagora' eccetera ma a 'protagonista', 'attore 2' ed 'attore 3', aiutando il lettore a capire quello che diceva un mio professore, che il teatro, si sa, non è letteratura e non va dunque interpretato come tale.
19 dicembre 2010
letteratura
il rigore delle Erme

Che la società ateniese non fosse molto sensibile alle istanze femminili è cosa nota, ma l'ideologicamente datato lavoro di Eva C. Keuls, The reign of the phallus, va davvero un po' troppo oltre, parlando esplicitamente di fallocrazia, il cui simbolo sarebbero le famose Erme che s'incontravano ad Atene in ogni angolo di strada (se ne parlava qua).

Se da una parte il libro offre davvero un apparato iconografico davvero ammirevole (ci sono più di 350 immagini, quasi tutte di vasi) ed utilissimo per riflettere sulla raffigurazione classica del maschile e del femminile, dall'altra si avanzano teorie parecchio azzardate, e soprattutto campate in aria (la più curiosa è quella per cui l'offerta ad Esculapio che Socrate chiede ai suoi discepoli nella chiusa del Fedone platonico sarebbe in realtà il ringraziamento al dio per una inattesa erezione - una nuova interpretazione del rigor mortis, direi); la più azzardata di tutte è quella che, senza neanche una-dico-una fonte antica (ma tanto le fonti sono utilizzate dall'autrice  con eccessiva libertà, come quando, citando un passo del Per Eufileto di Lisia, si inventa letteralmente un ruolo giuridico specifico per la concubina che avesse dato un figlio al padrone, cosa che nel testo greco non c'è), ipotizza che le Erme furono mutilate dalle donne, in preda ad una rivolta anti-fallica ed anti-militaristica - un vago spunto verrebbe da un passo della Lisistrata di Aristofane che non viene neanche approfondito ma solo buttato lì.

Quando poi si afferma (p. 9) che gran parte dei classicisti sarebbero tali perché affascinati dal patriarchismo, si precipita, a scelta, o nel delirio o nel ridicolo, come se un ispettore di polizia che indiga su uno stupro dovesse necessariamente essere un violentatore seriale...
20 ottobre 2010
letteratura
sisters are doin' it for themselves

Sulla condizione femminile nel mondo antico si è scritto tanto, ma solo recentemente mi è capitato in mano l'intrigante La cittadina impossibile di Silvia Campese, dedicato alla 'donna nell'Atene dei filosofi' - Il sottotitolo è un po' fuorviante, visto che i 'filosofi' sono solo due, ma, dato che si tratta di Platone e di Aristotele, ci si può anche stare.

I due non ci vanno molto leggeri e, semplificando, si potrebbe dire che per Platone la donna è "fisicamente" e "politicamente" inferiore, mentre per Aristotele la donna è inferiore solo "biologicamente" (è venuta male, mica è colpa sua, poverina). Si parla anche di 'famiglia' e di 'matrimonio', due termini alquanto abusati al giorno d'oggi, ed è estremamente interessante vedere come l'allegra utopia platonica ne faccia prima a meno (nella Repubblica) e li recuperi poi (nelle Leggi), sempre schiacciando l'individuo al dominio di quel monstrum che è lo Stato.

Bel punto di partenza, pensiero occidentale.
3 agosto 2010
letteratura
paradoxa stoicorum


Di Seneca detesto (come dice Quintiliano) le frasette senteziose e il fatto che il Lucilio destinatario delle Epistulae dovesse essere ancora più tonto degli interlocutori di Socrate in Platone, visto che il buon Seneca, dopo aver espresso un concetto (solitamente banalotto, solo ogni tanto c'è qualcosa di illuminante) lo fa seguire ogni santa volta da dieci esempi, quando uno ha già capito il concetto la prima volta. Logorroico.

Nel caso invece che uno trovi intrigante perdersi nello stoicismo, c'è un tosto saggio di Paul Veyne, Seneca, che, non con molta chiarezza, ti immerge nelle contraddizioni, nelle aporie, nelle scoperte (che ad esempio l'anima sia immortale non pare così ovvio) di quello che comunque resta un sofferto e nobile percorso verso la saggezza. Un filino narcisistico, comunque.
2 agosto 2010
letteratura
SPQG

Il nuovo libro di Giulio Guidorizzi, Ai confini dell'anima, è il primo testo italiano interamente dedicato all'intrigante tema della follia nel mondo greco. E' un po' scopiazzato dagli storici lavori di Dodds (I greci e l'irrazionale) e di Snell (La cultura greca e le origini del pensiero europeo) ma ha il pregio della chiarezza espositiva, e qualche spunto nuovo si trova (ad esempio, spiega per benino come fosse fatto un 'tirso', cosa che può sempre risultare utile nel caso si venga invitati ad un baccanale e si debbano sgozzare cerbiatti) e, se facciamo i seri, ben si affianca ai lavori di Foucault sul tema e in una società come la nostra, in cui il 'folle' è escluso o rinchiuso, la lettura offre spunti di riflessione molto importanti.

Ah, chi fu il primo nella storia dell'occidente a proporre la reclusione dei malati di mente? Platone, liberale come sempre...
18 giugno 2010
letteratura
hold 'em like they do in texas plays

Homosexuality in Greece and Rome di Thomas K. Hubbard (che insegna ad Austin, in Texas - l'ultimo posto al mondo in cui pensavo avessero un dipartimento di filologia classica) è un volumone che si propone di raccogliere quanto le fonti antiche dicono sul tema e di offrirne una traduzione in un inglese corrente e uniforme.

I difetti del lavoro sono nella scelta dei testi (un po' troppo
Platone, poco Marziale e Catullo, la parte romana nell'insieme più debole di quella greca etc. ), nella mancanza del testo a fronte (va bene che sono già quasi 600 pagine, ma quello della sessualità è un campo in cui la dimensione lessicale è essenziale) e nelle introduzioni dell'autore, non sempre molto convincenti (da dove poi gli venga la certezza, a p. 383, che il Satyricon di Petronio sia stato espressamente scritto per l'intrattenimento di Nerone non si sa).

Per il resto, è un'opera meritoria, e un buon testo di riferimento, con un discreto apparato iconografico (non pienamente sviluppato, però) e qualche riferimento all'epigrafia e alla papirologia.
11 febbraio 2010
letteratura
platon, ein introvertierter Intellektueller


Mi era sfuggita l'esistenza di questo divertissement ad opera di Friedrich Durrenmatt, La morte di Socrate, in cui i soliti noti (Socrate, Xantippe, Platone e Aristofane) giocano ruoli ben diversi da quelli della tradizione, con risultati sorprendenti. Il fatto che poi ci sia a fronte il testo tedesco (svizzero tedesco, anzi) è ben apprezzato da chi si è scordato quanto la sintassi tedesca possa essere divertente...
3 novembre 2009
letteratura
nomen omen


Partendo, ovviamente, dall'Apologia, questo Socrate di Gunter Figal (Gunter mi sembra tra l'altro un nome meraviglioso) attraversa i vari dialoghi platonici per cercare di restituirci l'immagine il più possibile corretta del 'vero Socrate', cercando, come altri prima di lui, di togliere l'impalcatura platonica. Un po' difficile a tratti, resta una solida introduzione all'arzillo vecchietto ateniese.

(è curioso aver finito questo libro nel giorno in cui è nata la bimba di un mio amico, Sofia!)

25 agosto 2009
letteratura
spqr...


Sfogliando questo Della bella morte (una breve antologia di brani della letteratura greca e latina sul tema), uno ha l'impressione che l'esistenza stessa di una civiltà greco-romana abbia del miracoloso, vista la tendenza di questi a uccidersi.

Tra i tanti che si tolgono la vita o che muoiono eroicamente (la morte di Socrate nel Fedone resta una delle pagine più belle della letteratura) manca però il mio mito Porzia, la figlia di Catone Uticense, che si uccise ingoiando carboni ardenti. Sono Pazzi Questi Romani, si diceva...

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