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20 marzo 2011
letteratura
massimo quattro colonne

La letteratura latina è piena di dibattiti sulla crisi dell'oratoria (il Dialogus tacitiano, il buon Quintiliano, Petronio, l'onnisciente Seneca) e di oratori si parla spesso (Cicerone, ovviamente, ma anche l'Apologia di Apuleio, restando al mondo romano) ma si ha sempre a che fare o con mostri sacri o con testi rielaborati per la pubblicazione (è il caso del momento più alto di Cicerone, la Pro Milone) e l'oratoria perde un po' il sapore della vita vissuta.

Paradossalmente, sembra pensare Mario Lentano, proprio la scuola di retorica che è spesso criticata dalle fonti (scholae discimus, non vitae, lamentava Seneca) in quanto lontana anni luce dalla realtà, con le sue situazioni paradossali, le sue leggi inventate ad hoc (pare si parli addirittura di un "diritto parallelo" su cui si esercitavano i futuri avvocati, cosa che sembra un po' controproducente) al punto che, terminata la scuola, il buon avvocato si sentiva perso nel foro, non avendo a che fare con pirati o principesse rapite, dà uno spaccato sincero della mentalità romana.

Infatti, a leggere la (purtroppo) breve antologia di declamationes che Lentano ha curato (Compiti in classe a Roma antica) si scopre che dietro casi inverosimili si fanno spazio per la prima volta voci solitamente trascurate, come quella delle mogli che accusano i mariti o dei figli che denunciano i padri.

E' inoltre divertente immaginare che, al posto di temi come La "condizione femminile" nella narrativa italiana degli ultimi cento anni. Il candidato ne tratti, sulla scorta delle proprie letture (una traccia della maturità di vent'anni fa, che pare una tesi di laurea e che avrà perplesso i più sul significato di "scorta")
, i ggiovani romani dovessero, chessò, impostare la difesa di una donna che, avendo partorito un figlio di colore, viene accusata di adulterio...
14 gennaio 2011
letteratura
libero di, libero da

Mario Lentano
(che mi piace sempre di più) si è ad un certo punto trovato a fare una trentina di ore di 'letteratura latina' agli studenti di un corso di laurea in "Conservazione, comunicazione e gestione dei beni archeologici", studenti che di latino sapevano nulla o poco. E quindi, anzichè adottare un manuale liceale od universitario che richiederebbe ben più di trenta ore di corso, ha fatto quello che ogni scrittore vorrebbe fare ed ha deciso di parlare solo di quello che piace a lui (ah! se potessi fare letteratura greca senza quasi tutto l'ellenismo e spiegare solo Omero per tre anni!).

E' venuta fuori questa veramente bella Introduzione (faziosa) alla letteratura latina, in cui, con una chiarezza invidiabile, si parla del rapporto intellettuali/potere, di Plauto, della storiografia romana, della poesia d'amore romana, di stoicismo ed epicureismo e delle novelle di Petronio ed Apuleio. Gli spunti sono tantissimi e scoprire che la Matrona di Efeso di Petronio ha un precedente in Fedro (se l'Appendix è sua) è stata una sorpresa, anche perché, giuro, non l'avevo mai letto in nessun manuale di letteratura.
2 ottobre 2010
letteratura
meglio di manzoni

"La cosa brutta dei romanzi russi è che i personaggi hanno dei nomi complicatissimi e delle parentele ancor più complicate, per non parlare del grado che occupano nella società della Russia zarista dell’epoca, così rigidamente stratificata. Ciò comporta, per quanto mi riguarda, la compilazione di schemini finalizzati a ricordarmi chi è e come si chiama ogni personaggio e che ruolo ha. Solo che poi gli schemini, a mano a mano che li aggiorno, diventano più complicati del romanzo e perdo più tempo a raccapezzarmi nello schemino che non a leggere il romanzo"(letto qui).

Ecco, più o meno la stessa cosa succede come 'i romanzi greci'. Si tratta di cinque opere (scritte da personaggi non noti altrimenti, tipo Achille Tazio), in cui, come ne I promessi sposi, la vicenda di due fidanzatini si fa man mano più complessa (prirati! predoni! oracoli! decapitazioni!) fino a raggiungere livelli contortissimi (i miei 'schemini' delle Etiopiche di Eliodoro sono quasi più lunghi del romanzo stesso).

Per chi si vuole cimentare nell'impresa (che offre anche piacevoli sorprese, come Le avventure pastorali di Dafnie e Cloe di Longo Sofista), c'è una traduzione italiana dei cinque romanzi (Il romanzo antico, curato da Giuseppe Zanetto), che comprende anche due testi latini, le Metamorfosi di Apuleio (dove il romanzo assume connotati misticheggianti) e soprattutto il Satyricon di Petronio, in cui i protagonisti non sono due fidanzatini castamente eterosessuali ma un disinvolto terzetto omosessuale (se ne parlava qui) a cui capita di tutto. Da riscoprire.
18 settembre 2010
letteratura
san girolamo non ne becca una

Mi è capitato sotto mano il secondo volume della vecchia Storia della letteratura latina di Virgilio Paladini ed Emanuele Castorina - la prima edizione è del 1970 - dedicato ai 'problemi critici'. Non è un manuale di storia letteraria ma, appunto, un'appendice critica, in cui, con cura espositiva, si illustrano alcuni nodi problematici (questioni di tradizione manoscritta, di biografia e cronologia, di attribuzione, di critica letteraria e di metrica), riassumendone i punti fondamentali ed offrendo, in qualche caso, delle proposte risolutive. Più un libro da consultazione che da studio/lettura, ha comunque delle pagine molto interessanti, come quelle sul Petronio arbiter di cui parla Tacito.
18 giugno 2010
letteratura
hold 'em like they do in texas plays

Homosexuality in Greece and Rome di Thomas K. Hubbard (che insegna ad Austin, in Texas - l'ultimo posto al mondo in cui pensavo avessero un dipartimento di filologia classica) è un volumone che si propone di raccogliere quanto le fonti antiche dicono sul tema e di offrirne una traduzione in un inglese corrente e uniforme.

I difetti del lavoro sono nella scelta dei testi (un po' troppo
Platone, poco Marziale e Catullo, la parte romana nell'insieme più debole di quella greca etc. ), nella mancanza del testo a fronte (va bene che sono già quasi 600 pagine, ma quello della sessualità è un campo in cui la dimensione lessicale è essenziale) e nelle introduzioni dell'autore, non sempre molto convincenti (da dove poi gli venga la certezza, a p. 383, che il Satyricon di Petronio sia stato espressamente scritto per l'intrattenimento di Nerone non si sa).

Per il resto, è un'opera meritoria, e un buon testo di riferimento, con un discreto apparato iconografico (non pienamente sviluppato, però) e qualche riferimento all'epigrafia e alla papirologia.
29 novembre 2009
letteratura
metasatira


Il buon Gian Biagio Conte ha scritto, una decina d'anni fa, un libro fondamentale sul Satyricon di Petronio (il testo più incredibile della letteratura latina, nonché un goliardico film di Fellini). La chiave di lettura proposta da Conte (un autore nascosto, Petronio, e un narratore mitomane, il povero Encolpio che, da bravo maestro di scuola, legge ciò che gli accade attraverso il filtro deformante della letteratura - anzi dell'antologia della letteratura) è estremamente intrigante e l'argomentazione è serrata, ma un po' ripetitiva. La lettura è riservata agli addetti ai lavori e forse non sarò facilissimo il trapasso ai ggiovani, ma potrebbe offrire risultati inaspettati...
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