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2 aprile 2011
musica
quand l'amour n'est plus là

Per finire il ripassino sugli album di Robbie Williams ora ripubblicati (iniziato qua), ho lasciato per ultimo Sing when you're winning, il suo trionfale terzo disco.

Dalla fantastica copertina (un trionfo egotico) alla versione in francese di Supreme (che sta solo nella versione gallica dell'album, che comprai a Parigi il giorno della sua uscita), Sing when you're winning è Robbie Williams come dovrebbe essere sempre Robbie Williams: perfetto.

Qui dentro c'è tutto: l'estasi di Rock DJ, il duetto con Kylie (Kids - do you care for sodomy?), le ballate Better man e The road to Mandaley, Eternity a Top of The Pops e soprattutto Supreme, che poi è I will survive di Gloria Gaynor, quasi (ma di poco) meglio dell'originale.

Come dicono altri, When the innocence is dead and gone, these we'll be the times we'll look back on. Se RW fosse un solo album, sarebbe questo.
20 luglio 2010
letteratura
vita di un uomo

Di veri geni ce ne saranno una decina per generazione. La storia di oggi è quella di Milman Parry, una storia che parte dalla Sorbona di Parigi e da una corposa tesi di dottorato, scritta in francese da un americano che sapeva tutto Omero a memoria. Il lavoro di Parry sulle 'formule' omeriche occupa, nella filologia classica, lo stesso posto che la teoria della relatività di Einstein occupa nella fisica; ma poi non si finisce lì, perché, dopo aver capito che una poesia come quella di Omero poteva solo essere orale, Parry è andato alla ricerca di aedi moderni, e li ha trovati in quello che allora (1933-1935) era il Regno di Iugoslavia. E così, qualcosa come 3mila anni dopo Omero, c'erano canti tramandati oralmente, di storie di eroi, guerrieri, principi e sultani, costruiti come sono state costruite l'Iliade e l'Odissea.

Leggere la raccolta degli scritti di Parry (tra cui la prima traduzione inglese delle tesi di dottorato) vuol dire armarsi di pazienza (il lavoro di catalogazione ed analisi di epiteti e formule è certosino) e seguire, passo dopo passo, un pensiero geniale nel suo sviluppo, da timidi accenni a radicali stravolgimenti.

Il fatto che poi Milman Parry sia morto a soli 33 anni, dopo aver rivoluzionato gli studi omerici e risolto la "questione omerica", è un testamento a quello che diceva Seneca: vita, si uti scias, longa est.

19 marzo 2010
letteratura
storie senza storie


Originariamente tradotto in Archivio Foucault 2, torna alla luce La vita degli uomini infami, l'introduzione scritta da Foucault per una purtroppo mai realizzata raccolta di documenti provenienti dai manicomi e dalle prigioni parigine del secolo 1670-1770, il secolo in cui il sorvegliare e punire, tanto cari al filosofo, raggiunsero l'apice della burocratizzazione. Una lettura scarna, ma forte, anche perché oggi le cose, talora, non sono così diverse...

11 dicembre 2009
musica
bing crosby! bing crosby!

La campagna promozionale di Yes non è stata esattamente un 'successo', ma il 2009 è stato comunque un anno gratificante per i Pet Shop Boys (e anche il decennio non è stato malaccio, come si nota qui).

L'anno si è aperto con il Brit Award alla carriera, poi è uscita Love etc. e l'album Yes, sono andati in giro per il mondo in tour (Parigi! Parigi!) ed ora esce un extended play chiamato semplicemente Christmas.

All'interno trovano posto due versioni di My girl (sì, la canzone dei Madness), una nuova versione di All over the world (il brano di Yes che campiona Lo schiaccianoci e che, in un mondo migliore, sarebbe stato pubblicato come singolo da mesi), la versione di studio che unisce la loro Domino dancing a Viva la vida dei Coldplay (!) e una nuova versione di It doesn't often snow at Christmas (qui l'originale, presentato da Elton John).
16 luglio 2009
SOCIETA'
orly - fiumicino, 1h40; fiumicino - casa, pure
Sgardevole appendice del soggiorno parigino: alle 17 sono fuori dall'aeroporto e arrivo alla stazione, dove scopro che il treno delle 16:57 ha 5 minuti di ritardo; salto sopra in fretta, ma tanto il ritardo sarà maggiore, visto che il treno si muoverà verso le 17;15. Arrivo puntuale a Trastevere intorno alle 17:50, dove, sul binario, trovo masse di persone che attendono il treno delle 17:25! Si materializzerà intorno alle 18:15, il che vuol dire che a per arrivare a casa ho impiegato lo stesso tempo del volo. Ah, les italiens...

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permalink | inviato da cheremone il 16/7/2009 alle 19:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
16 luglio 2009
diari di viaggio
come le chanteuses a Pigalle
Di ritorno da un paio di giorni a Parigi, le cose degne di nota sono state: volare con Vueling che almeno arriva a Orly   e non dall'altra parte del mondo come Ryanair) , la signora tedesca sul trenino per l'aeroporto che era enormemente interessata a sapere come si pronuncia in italiano il suono 'que' che a lei suona tipo 'kv' (solo a me capitano queste cose), il volo con quasi un'ora di ritardo, con il capitano che (in spagnolo) ha spiegato che Fiumicino è uno degli aeroporti peggiori d'Europa e che d'estate è ancora più infrequentabile, gli Champs Elysées in mezzo ai postumi della parata militare (è il 14 luglio!), il solito giro da Fnac e dal Virgin Megastore, il nuovo film di Woody Allen (Whatever works - trama inverosimile, ma carina), il fatto che alle 10 di sera c'è ancora luce (mi sa che qui hanno tipo 4 ore di ora legale).

E ancora, la tappa obbligatoria alla tomba di Oscar Wilde (Keats and Yeats are on your side, but Wild is on MINE, dicevano gli Smiths) a Père-Lachaise, che ho girato più del solito, finendo in una parte in cui non ero mai stato, dove ci sono i monumenti in ricordo di mezzo partito comunista francese, dei caduti della Comune del 1871 e quelli delle vittime dell'olocausto, la nuova Coca Light, ORA CON ANTIOSSIDANTE, gli Oreo ricoperti di cioccolato bianco, gli inviti a fare movimento e a mangiare sano che in tv sottolineano le pubblicità di junk food, lo shopping da Gap e da Lacoste, litri e litri di Perrier, e i chilometri a piedi.

E poi il concerto dei Pet Shop Boys all'Olympia: la parola chiave è decisamente 'cubi'; per il resto, nous sommes les Pet Shop Boys ed alla terza canzone – Love comes quickly – io ero già emotivamente devastato. 
22 marzo 2009
musica
yes!
E' da quando avevo 14 anni che compro i dischi dei Pet Shop Boys (i primi furono il 12” di Suburbia e di Paninaro, ovviamente), passando gradualmente dal vinile al cd (il primo singolo nell'allora avveniristico formato fu It's a sin, poi vennero gli album) e per ognuno di loro ricordo il luogo e il momento preciso del primo ascolto (Behaviour nel 1990 a casa di un amico -  e poi l'edizione giapponese con la copertina di velluto bianco, a Parigi, Bilingual a Venezia nel '96, Release davanti alla SSISPop Art in Svizzera, ad esempio, fino all'avvento di iTunes, quando i brani in mp3 mi arrivano prima del supporto fisico, ordinato comunque, come nel caso di Fundamental).

Detto questo, è ovvio che l'uscita di Yes fosse da me attesa in paziente speranza, anche se è davvero tanto che i PSB non facevano un 'grande' album (ci sono stati, sparsi, dei brani notevoli – Integral, Drunk e altri – ma mai qualcosa che raggiungesse le vette del passato, forse perché invecchiati loro o perché invecchiato io – nel non notevole libro di Bajani c'è una bella osservazione, quando dice che le canzoni che ha imparato a memoria sono tutte precedenti ai suoi vent'anni).

Ora, non so se Yes è un 'grande album', ma, ai primi ascolti, ci sono due canzoni che vanno dritte al cuore. La prima si chiama More than a dream (per ora sta qua) è all'inizio non è granché ma quando arriva al ritornello esplode, letteralmente.

L'altra, The way it used to be, è a un passo dall'essere Being boring:

I'm here, you're there / Come closer, tonight I'm lonely
Come here with me / I want it the way it used to be

What is left of love? / Tell me, who would even care?
So much time has passed / I'd still meet you anywhere
Water under bridge / Evening after day
What is left of love / Here that didn't drift away?

I can remember days of sun / We knew our lives had just begun
We could do anything, we're fearless when we're young
Under the moon, address unknown / I can remember nights in Rome
I thought that love would last, a promise set in stone

I'd survive with only memories / If I could change the way I feel
But I want more than only memories / A human touch to make them real

Another day, another dream / Over the bridge an empty scene
We'd spend the weekend lost in bed and float upstream
I don't know why we moved away / Lost in the here and now we strayed
Into a New York zone, our promise was betrayed

I was there, caught on Tenth Avenue
You elsewhere with Culver City blues
Then and there I knew that I'd lost you

What is left of love? / Tell me, who will even care?
So much time has passed / I'd still meet you anywhere
Water under bridge / Evening after day
What is left of love / Here that didn't drift away?

Don't give me all your love and pain / Don't sell me New York in the rain
Let's leave our promises behind / Rewind and try again

What remains in time that didn't fade away?
Sometimes I need to see / The way it used to be
 
(sto diventando vecchio, lo sai che non mi va)
21 marzo 2009
diari di viaggio
permanent holiday and an endless sun


Quest'anno, niente viaggio d'istruzione, grazie alla nostra brillantissima idea di protestare contro la Gelmini  non facendo le attività 'extracurricolari'(quando, a settembre, non avrò un lavoro potrò valutare l'incidenza della nostra protesta). Per elaborare il lutto, c'è un libricino di Andrea Bajani, un ggiovane scrittore italiano che ha accompagnato tre classi liceali (di Palermo, Torino e Firenze) a Praga e a Parigi e ha scritto questo Domani niente scuola, che è un po' un trattato sociopsicopedagogico e un po' un resoconto amaro, amarissimo.

I miei ricordi sono diversi: 2005, 2006, 2007 e 2008 (1  e 2)
10 giugno 2007
musica
edith piaf - non, je ne regrette rien (1960)
Chi è questa: Una leggenda assoluta. Una voce meravigliosa, una vita inenarrabile, delle canzoni struggenti. Nulla le renderà mai giustizia.

La musica: Molto anni ’60 nell’arrangiamento, sotto sotto è una canzone anni ’50, da localino parigino pieno di fumo.

Le parole: Innanzitutto, il modo in cui pronuncia rrrrien è ineguagliabile. Oltre a questo, il testo è meraviglioso. Essenzialmente, è una riflessione su una vita vissuta fino in fondo senza rimpianti fino al momento in cui si incontra una persona speciale con la quale si può ripartire da zero. Qua il testo in francese.

Cheremone’s corner: Da piccolo ricordo la cover di La vie en rose da parte di Grace Jones, ma solo qualche anno dopo ho comprato una prima raccolta. Quando sto a Parigi, vado sempre al cimitero Père-Lachaise: la prima tappa è la tomba di Oscar Wilde, la seconda è la sua (qui l’ultima visita).

Pregnanza socio-culturale: Edith Piaf è un monumento e, insieme a La vie en rose, questa canzone è la cosa migliore mai uscita dalla Francia.

La si trova qui: L’antologia che ho io è fuori commercio. Esiste un cofanetto da 20 cd (!) che racchiude tutto ciò che ha inciso.

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