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28 ottobre 2010
musica
la peggior copertina nella storia delle boyband

I pur graziosi Wanted di cui parlavamo qualche mese fa sono arrivati al primo album, dopo un paio di singoli come All time low e Heart vacancy (da non perdere il lato b del singolo, una cover di Kickstarts di Example). Il primo ascolto non è terribile, malgrado le ballate (Hi & low) non siano il loro forte ed il campionamento di Morricone in Let's get ugly sia imbarazzante; le cose migliori sono Lose my mind e Behind bars. Fossi in loro, mi cercherei comunque un lavoro vero.

ps
A proposito di cercare un lavoro vero, oggi siamo andati con la classe al Palaeur (che pare ora si chiami Palalottomatica che suona malissimo), per il famoso 'orientamento universitario' - c'è della hybris nell'andare ad una cosa per il "dopo" senza aver ancora finito il "prima", no?

L'esperienza è stata allucinante (un tizio di architettura diceva che gli esami sono pochi - architettura, eh - e che "progettazione" non è un esame) e c'era uno stand della Playstation.

Noi abbiamo invece a lungo discusso se fosse etico o meno prendere i berretti dallo stand del Ministero della Gioventù. Li abbiamo presi uguale.
29 maggio 2010
musica
nothing left

I grandi gruppi, spesso, mettono le loro cose più belle come oscuri lati b. Questo è quello che ho scoperto sentendo, ventuno anni fa, il lato b di Lovesong, il secondo singolo da Disintegration dei Cure. Si chiamava 2 late, ed è una piccola cosa che dura solo 2:41 minuti e che è perfetta dall'inizio (so I'll wait for you where I always wait) alla fine (always too late). Disintegration, è, credo, l'album più importante della mia vita e i Cure ne sono stati spesso la colonna sonora (ne ho parlato, ad esempio, qui o qui). Riprendendo la ri-edizione dei loro album (che si era fermata a Kiss me kiss me kiss me), è appena arrivato anche l'album del 1989, Disintegration, appunto (cui hanno dedicato pure un sito apposito). Sull'album di per sé non so cosa dire, se non che è di una bellezza stravolgente e che rimane il picco artistico dei Cure, che mai hanno fatto un disco così coerente. Quanto alle singole canzoni, Lullaby e Lovesong saranno note ai più, Pictures of you mi fa piangere ogni volta che la sento e l'iniziale Plainsong ti porta altrove. In più, nella riedizione attuale, si trova una versione ampliata di Entreat (album uscito nel 1990 solo in Francia, poi edito anche altrove, che allora riportava le versioni dal vivo di 2/3 di Disintegration e che ora è completo) ed un cd di rarità, fatte di demo e simili. Poi le cose sono un po' complicate, perché pare che se si acquista il disco in formato digitale, le rarità del secondo disco sono altre rispetto a quelle del cd fisico.

E tra queste trova posto un bootleg di Faith registrato al Palaeur di Roma il 4 giugno del 1989, che Robert Smith dedica 'a tutti quelli che sono morti oggi in Cina'. Era il giorno del massacro di piazza Tienanmen, e io stavo lì, sotto il palco. Finiva, banalmente, la mia infanzia e le parole di una vecchia canzone di sette anni prima quella sera erano particolarmente importanti:

I went away alone / With nothing left / But faith

Credo di aver detto tutto il possibile sul perché i Cure occupino un posto speciale tra le cose del mondo.

4 maggio 2007
musica
depeche mode - personal jesus (1989)
Chi sono questi: Tre ‘fanciulli’ inglesi (all’inizio quattro, poi tre, poi di nuovo quattro, da qualche anno tre – è complicato, ma non è colpa mia): nel nucleo originario c’era Vince Clark (che poi è andato a scoprire Alison Moyet e con Andy Bell ha fatto gli Erasure) ma se n’è andato subito (1981). Gli altri sono Alan Wilder (fuori dal 1995), Andrew Fletcher, Martin L. Gore (l’autore del 99.9% delle canzoni) e Dave Gahan. All’inizio erano allegrotti e poppettari, nel 1986 si sono fatti cupi (l’album Black celebration) e da allora lo sono rimasti, conquistando nel frattempo il mondo (gli album più venduti restano Violator del 1990 e Songs of faith and devotion del 1993). Hanno avuto anche ‘qualche’ problema di droga e di morte clinica per due minuti (a Los Angeles, nel ‘96). It’s no good del 1997 è un capolavoro. L’ultimo album (Playing the angel) è del 2005, ed è un po’ meglio del precedente Exciter. Qui il loro sito. Vederli dal vivo resta un’esperienza mesmerizzante.

La musica: A denti stretti, bisogna ammettere che la ‘chitarra’ non stona. Notevole la batteria.

Le parole: Ci si potrebbe scrivere una tesi di laurea. Diciamo che parla dei telepredicatori americani, quelli che se alzi la cornetta e li chiami ti promettono la felicità. E quindi in realtà potrebbe parlare di uno spacciatore che contatti per telefono. Intrigante.

Cheremone’s corner: Singolo comprato appena uscito in quella che poi sarebbe diventata una libreria Mondadori a piazza Cola di Rienzo (nel 1989, quando il concetto di ‘cd singolo’ lasciava perplessi molti negozianti), concerti al Palaeur (1990 e 1993), il fatto che Songs of faith and devotion sia uscito esattamente quando ne avevo bisogno. Violator resta nella mia top 3 degli album perfetti. I DM non sono un gruppo, sono una religione.

Pregnanza socio-culturale: Notevole. Non solo Personal Jesus ha portato i DM alla conquista del mondo, ma negli ultimi anni è stata ripresa dal compianto Johnny Cash ed è alla base di Beware of the dog di Jamelia. Purtroppo è stata rifatta anche dai Marylin Manson. I Depeche Mode piacciano anche ad alcuni 15enni della mia classe, senza che io gliene abbia mai parlato: l’altro giorno una fanciulla scriveva su un foglio all I ever wanted / all I ever needed is here / in my arms (da Enjoy the silence)

La si trova qui: in svariate antologie (tra cui il recente Best Of – Volume 1) e nell’album da cui è tratta (Violator)



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