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1 giugno 2011
letteratura
gcsche?

Se non ho capito male, in Inghilterra la scuola superiore ha due livelli, uno chiamato GCSE (che si fa dai 14 ai 16 anni) e poi gli A Levels (17-18). I fanciulli, sempre se non ho capito male, hanno alcune materie fisse (chessò, inglese e matematica) ed alcune materie che scelgono loro; fra queste vi sono il latino ed il greco.

Sempre preso dalla curiosità di vedere come in altri paesi si studiano le lingue classiche, ho letto quello che credo sia uno dei testi più adottati, Greek to GCSE di John Taylor (no, non il bassista dei Duran Duran).

L'impianto didattico non è basato sul metodo naturale, ma è più affine a quello tradizionale, affrontato però con ritmi moooolto più veloci (imperfetto, futuro sigmatico ed aoristo I e II nella Parte 1 del corso), e molta meno attenzione ai fenomeni fonetici (per non parlare degli accenti, introdotti a metà corso e comunque non approfonditi - si propone anzi la tradizionale pronuncia inglese, per la quale si leggono le parole secondo le regole dell'accentazione latina); ci sono un po' di mostruosità morfologiche (dire che i verbi iniziali in e possono avere l'aumento in eta o in ei senza spiegarne le ragioni un po' mi turba), parecchia attenzione al lessico (che forse può essere la chiave del tutto) ed il punto resta lo stesso: i fanciulli leggerebbero Esopo, Omero (adattato in prosa) ed un po' di vicende di Alessandro Magno in pochi mesi, che è molto più di quanto si riesca a fare nella nostra scuola...
24 febbraio 2011
letteratura
'autore' è un concetto vago

Ho scoperto che l'anno scorso è morto Kenneth J. Dover, uno dei giganti della filologia britannica. Da piccolo avevo letto il suo Greek homosexuality, un testo che, per quanto oggi piuttosto datato, resta una pietra miliare sull'argomento (e mi compiaccio di averne una copia autografata, quando venne a fare un seminario all'Università). Tra i suoi altri lavori spicca anche questo Lysias and the corpus lysiacum (una delle cose più filologiche mai scritte) in cui demolisce tutti i tentativi di  sicura attribuzione delle singole orazioni (tranne il Contro Eratostene, ovviamente) arrivateci sotto il nome di Lisia giungendo alla conclusione che i complessi rapporti tra 'cliente' e 'logografo', la labilità del concetto stesso di 'pubblicazione' ed i millenni che ci separano dal corpus impediscono di poter parlare con certezza di un 'autore', manco fosse Omero. Azzardato, ed intrigante.
26 gennaio 2011
letteratura
questione di ginocchia!

C'era bisogno di una nuova edizione commentata dell'Iliade? Alla Carocci hanno pensato di sì, e per ora è uscito il libro XVIII (quello con lo scudo di Achille) ed il primo libro, quello dell'ira funesta da cui ha inizio il tutto.

L'edizione è molto carina, con una nuova traduzione ed un buon commento/introduzione (di stampo antropologico, con delle intriganti schede di approfondimento, su temi come il rapporto di potere Achille/Agamennone o la polifunzionalità dello scettro) - sarebbe comunque il caso che traduttore e commentatore si parlassero, visto che ogni tanto il commento dice che un termine non va tradotto in un certo modo che poi è esattamente il modo in cui viene tradotto qui.

Ho inoltre finalmente capito perché quando si supplica qualcuno gli si abbracciano le ginocchia: non pare tanto un gesto di umiliazione ma quasi di costrizione, visto che le ginocchia, che sono le giunture più evidenti del corpo umano, rappresenterebbero la capacità stessa di muoversi e di agire - abbracciare le ginocchia vuol dire insomma bloccare qualcuno e costringerlo all'inazione finché non ha esaudito il nostro desiderio. E questo senza citare la curiosa teoria per cui il ginocchio sarebbe una delle sorgenti del seme maschile, per cui Teti "castrerebbe" Zeus...
14 gennaio 2011
letteratura
libero di, libero da

Mario Lentano
(che mi piace sempre di più) si è ad un certo punto trovato a fare una trentina di ore di 'letteratura latina' agli studenti di un corso di laurea in "Conservazione, comunicazione e gestione dei beni archeologici", studenti che di latino sapevano nulla o poco. E quindi, anzichè adottare un manuale liceale od universitario che richiederebbe ben più di trenta ore di corso, ha fatto quello che ogni scrittore vorrebbe fare ed ha deciso di parlare solo di quello che piace a lui (ah! se potessi fare letteratura greca senza quasi tutto l'ellenismo e spiegare solo Omero per tre anni!).

E' venuta fuori questa veramente bella Introduzione (faziosa) alla letteratura latina, in cui, con una chiarezza invidiabile, si parla del rapporto intellettuali/potere, di Plauto, della storiografia romana, della poesia d'amore romana, di stoicismo ed epicureismo e delle novelle di Petronio ed Apuleio. Gli spunti sono tantissimi e scoprire che la Matrona di Efeso di Petronio ha un precedente in Fedro (se l'Appendix è sua) è stata una sorpresa, anche perché, giuro, non l'avevo mai letto in nessun manuale di letteratura.
8 gennaio 2011
letteratura
il regalo di Itaca è il bel viaggio

Non esattamente una delle sue cose migliori, Itaca di Eva Cantarella è una sorta di 'accompagnamento' alla lettura dell'Odissea, in cui il testo omerico è lo spunto per toccare altri argomenti (la condizione della donna, il diritto greco, i supplizi capitali) che ha trattato altrove con maggior approfondimento e maggior cura. Ciò non toglie che la lettura sia piacevole ed interessante, eh.
2 gennaio 2011
letteratura
parole parole parole

Siccome l'argomento mi intrigava alquanto, avevo grandi aspettative su questo Cammino di Dike (il titolo è molto evocativo) di Anna Jellamo, dedicato al concetto di giustizia (da Omero ad Eschilo, passando per i presocratici); peccato che alla fine il librettino sia pretenzioso, volutamente contorto (pare Cacciari), ripetitivo e soprattutto poco limpido, laddove invece la dimensione etimologica della questione (c'è differenza tra nomos, themis e dike? cosa esattamente è la hybris?) richiederebbe soprattutto chiarezza. Peccato, davvero.
1 novembre 2010
letteratura
cristodionisio

C'è stato un tempo (più o meno la prima metà del V secolo dC) in cui uno stesso autore poteva scrivere 48 (!) libri di Dionisiache (il più lungo poema del mondo antico, dedicato a Dioniso ed alle sue vicende, ultima, grande testimonianza del paganesimo letterario) e mettersi a fare una parafrasi poetica del Vangelo di Giovanni, senza, evidentemente, sentire la contraddizione tra i due mondi. Anzi, Nonno di Panopoli (così si chiamava), usava più o meno lo stesso linguaggio per spiegare la trasformazione dell'acqua in vino durante le nozze di Cana (è il capitolo 2 del Vangelo di Giovanni) e per descrivere il miracolo in cui Dioniso trasformava in vino il lago Astacide (nel l. XIV delle Dionisiache).

Secondo molti, la Parafrasi di Nonno si riallaccia a quel filone di cristiani ancora un po' pagani che volevano in qualche modo salvare la grande poesia pagana 'cristianizzandola' - è lo stesso orientamente alla base dei fantastici Centoni omerici, in cui episodi biblici ed evangelici vengono riscritti facendo "taglia e cuci" di versetti omerici, così i ggiovani cristiani del V secolo imparavano l'imperfetto senza aumento senza dannare la propria anima leggendo degli amori di Ares e Afrodite.

Tutto ciò perché, non sapendo nulla di Nonno (al massimo mi ero dedicato a Quinto Smirneo, autore del seguito dell'Iliade, gli epocali Posthomerica), ho letto la dottissima edizione del I Canto della Parafrasi di Giovanni, in cui, in un trionfo di formule omeriche, genitivi in -oio e linguaggio epicheggiante, si segue, con qualche difficoltà lessicale (Nonno adora inventarsi le parole), l'inno al Logos che apre il più difficile dei vangeli, il battesimo di Gesù (chiamato wanax, come Agamennone!) e la chiamata dei primi discepoli, e ci si perde nelle dispute teologiche dell'epoca, con un antiarianesimo spinto che confluisce quasi nel monofisismo.

Epico, letteralmente.
24 agosto 2010
letteratura
possa tu attraversare il mare azzurro e profondo

L'incredibile lavoro di Milman Parry fu, dopo la sua tragica morte, ripreso dal suo discepolo Albert B. Lord, che ritornò in Iugoslavia alla ricerca di altri canti e di altri cantori. Il frutto del suo lavoro fu l'affascinante Cantore di storie, pubblicato nel 1960. La prima parte del libro, dopo aver riassunto i risultati delle indagini di Parry, analizza le registrazioni dei bardi slavi, alla ricerca di formule e di temi ricorrenti, mentre la seconda applica tale metodologia non solo ad Omero ma anche all'epica medievale (e qui traballo un po', perché le mie conoscenze su Beowulf si fermano ad una puntata di Star Trek Voyager mentre per la Chanson de Roland devo ritornare a ricordi ginnasiali).

Il pregio di questa edizione sta però nel cd allegato (i cui dati non sono proprio facilmente accessibili se uno ha, ahimé, un computer troppo moderno), in cui vi sono una trentina di registrazioni audio ed un breve filmato in cui si vede Avdo Mededovic, il "cantore di storie" del titolo, all'opera. E si va indietro non solo di 75 anni, ma di tremila.
20 luglio 2010
letteratura
vita di un uomo

Di veri geni ce ne saranno una decina per generazione. La storia di oggi è quella di Milman Parry, una storia che parte dalla Sorbona di Parigi e da una corposa tesi di dottorato, scritta in francese da un americano che sapeva tutto Omero a memoria. Il lavoro di Parry sulle 'formule' omeriche occupa, nella filologia classica, lo stesso posto che la teoria della relatività di Einstein occupa nella fisica; ma poi non si finisce lì, perché, dopo aver capito che una poesia come quella di Omero poteva solo essere orale, Parry è andato alla ricerca di aedi moderni, e li ha trovati in quello che allora (1933-1935) era il Regno di Iugoslavia. E così, qualcosa come 3mila anni dopo Omero, c'erano canti tramandati oralmente, di storie di eroi, guerrieri, principi e sultani, costruiti come sono state costruite l'Iliade e l'Odissea.

Leggere la raccolta degli scritti di Parry (tra cui la prima traduzione inglese delle tesi di dottorato) vuol dire armarsi di pazienza (il lavoro di catalogazione ed analisi di epiteti e formule è certosino) e seguire, passo dopo passo, un pensiero geniale nel suo sviluppo, da timidi accenni a radicali stravolgimenti.

Il fatto che poi Milman Parry sia morto a soli 33 anni, dopo aver rivoluzionato gli studi omerici e risolto la "questione omerica", è un testamento a quello che diceva Seneca: vita, si uti scias, longa est.

25 giugno 2010
letteratura
eziologia canina

Nel VI libro dell'Iliade, nel bel mezzo della battaglia, Ettore se ne torna a Troia per chiedere alla madre Ecuba di fare un sacrificio agli dèi e se ne va poi a chiacchierare con la moglie Andromaca e il figlioletto Astianatte; fra i due episodi ha comunque il tempo di andare a cazziare Paride e a parlare con Elena. E qui le cose si fanno interessanti, perché in un paio di occasioni (ai vv. 344 e 356) la donna si definisce 'cagna', in un contesto volto chiaramente alla 'seduzione' di Ettore, in cui gli dice, essenzialmente, quanto lui vuole sentirsi dire (che lei è cioè sposa di un inetto e che Paride è un cretino). Perché 'cagna'?

Un bellissimo libro, Senza ritegno di Cristiana Franco – purtroppo di non facilissima reperibilità – cerca di spiegare in che modo, da Omero in poi, 'cane' sia usato come insulto, che ruolo particolare il cane occupi nell'immaginario greco e in che senso il cane sia percepito come 'femmina'. Peccato che il lavoro si limiti al mondo greco, perché anche a Roma sui cani ci sarebbe molto da dire (un paiod i epodi di Orazio, ad esempio, o i testi dedicati, nomen omen?, a Canidia).

1 gennaio 2010
letteratura
la cattedra è mia e la gestico io


Se il lavoro di Privitera si caratterizzava per chiarezza e limpidezza, nel caso di Nel laboratorio di Omero di Vincenzo Di Benedetto le cose non stanno proprio così (e non solo perché a un certo punto usa espressione come “dimodocché”, giuro).

Lo scopo del saggio, dottissimo e di non facilissima lettura, è quello di confutare la teoria oralistica sui poemi omerici (e di criticare un paio di sue nemesis personali, Bruno Gentili e Luigi Enrico Rossiadoro le dispute accademiche), quella che, a partire da Milman Parry, ritiene i poemi omerici (sto semplificando, eh) composti oralmente, tramite il ricorso alla 'formule', i mattoncini con cui l'aedo costruiva la sua poesia; per Di Benedetto, l'Iliade è composta tramite il ricorso alla scrittura (e quindi è un testo 'modernissimo', databile all'VIII secolo aC e non al 'medioevo ellenico'); per dimostrarlo, ritrova nell'Iliade una miriade di richiami intertestuali che dimostrerebbero un'architettura tale da presupporre la scrittura, in maniera analoga a quanto accadeva per un Dante o un Ariosto, e, addirittura, un singolo autore.

A tratti è convincente, in altri punti meno e soprattutto sembra non voler aiutare il lettore, è come se i singoli capitoletti fossero appunti di una lezione, e non è facile cogliere la visione d'insieme, persi nelle minutiae. Trascura poi uno dei miei cavalli di battaglia, gli Inni omerici, il cui studio (a partire da Wolf arrivando a Cassola) ha molto da dire sulla questione dell'oralità.

Tosto, comunque.

28 dicembre 2009
letteratura
e questo è il significato di Itaca


Sull'Odissea si potrebbe scatenare (e si è spesso scatenato) il talento filologico dei dotti, l'ardito animus comparazionista degli antropologi o la perversione del grecista alla ricerca dei digammi. Il buon Privitera, nel suo Il ritorno del guerriero, ha deciso, semplicemente di raccontarne la storia, nello stesso tempo commentandola e spiegandola a chi ne sa meno di lui. Il risultato è un testo suggestivo, capace di stimolare riflessioni filologicamente intriganti senza annoiare, anzi. 
24 novembre 2009
letteratura
mamma, guarda, un unitario!


Nella sterminata bibliografia su Omero, occupa un posto importante quest'agilissimo saggio di Powell, che in poche pagine dice quasi tutto e getta le basi per il resto (che poi sta qui). Un libretto perfetto. 

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permalink | inviato da cheremone il 24/11/2009 alle 13:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
27 ottobre 2009
letteratura
o nomos, tou nomou ktl.


All'università non l'avevo mai studiato e ora sto cominciando a interessarmi (anche perché ormai sono anni che in terza liceo mi ritrovo da fare il solito Per l'uccisione di Eratostene di Lisia - che è un capolavoro, eh, ma ormai la so a memoria) di diritto greco, partendo dal volumone di Eva Cantarella che, per quanto si presenti come un semplice sussidio al suo corso, ha spunti parecchio interessanti, partendo dal mio amato miceneo via Omero fino al povero Eufileto di Lisia. In appendice, alcune pagine del sempre essenziale Civiltà e letteratura della Grecia antica di Cantarella pater.
27 dicembre 2008
letteratura
non vitae gaudia quaero


Questo La nascita dell'eroe di Paduano è un libro piccolino, ma densissimo (e di non facilissima lettura), in cui i tre modelli (Achille, Odisseo ed Enea) dell'idea stessa di 'eroe' sono discussi con intelligenza e dottrina (e spesso in polemica con la vulgata, come quando si spiega che Ettore non è 'buono' rispetto al 'feroce' Achille). Qui la recensione di Eva Cantarella.
16 ottobre 2008
vita scolastica
un post pallosissimo ma doveroso
Quando uscì una prima versione del 'decreto Gelmini', non pareva una cosa terribile, ma col tempo è cambiato ed ha cominciato ad assumere aspetti un po' inquietanti. Stando al sito del Parlamento, la versione in fase di conversione è quella del 1° settembre 2008, ma in realtà il testo, approvato dal Parlamento con vari emendamenti, dovrebbe essere questo ed è quindi questo il testo che arriverà in Senato il 21 ottobre, e che, per diventare legge, dovrà essere approvato entro il 31 ottobre. Se uno non ha niente di meglio, può dargli uno sguardo:

L'articolo 1 comma 1 prevedeva l'avvio di “azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate all'acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle conoscenze e delle competenze relative a”Cittadinanza e Costituzione”, nell'ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse”; a questo è stato aggiunto un comma 1-bis che, credo per insistenza leghista, prevede questo: Al fine di promuovere la conoscenza del pluralismo istituzionale, definito dalla Carta costituzionale, sono altresì attivate iniziative per lo studio degli statuti regionali delle regioni ad autonomia ordinaria e speciale. Questo implicherebbe dedicare tempo allo studio di una cosa come questa, che mi pare un po' una perdita di tempo. A proposito di tempo, visto che il monte ore non viene intaccato, quando esattamente dovrei fare questo? Da altre parti si legge che questa 'Cittadinanza e Costituzione' diventerebbe una vera e propria materia a parte, con voto specifico (il che aumenterebbe il numero delle materie, anziché diminuirlo) e 33 ore annuali. Ma veniamo al punto specifico: nel biennio del classico (mi limito alla scuola che conosco meglio), si hanno, settimanalmente, due ore di storia e due di geografia; visto che, come ripeto, il monte ore non viene mutato, avremmo due ore di storia, una di C&C (chiamiamola così) ed una di geografia, materia già penalizzata dalla preparazione più umanistica che scientifica dei docenti interessati. Il che porterebbe il docente di Lettere ad insegnare SEI materie (italiano, latino, greco, storia, C&C, geografia), contro le cinque attuali. E non si dica che già adesso si insegna 'storia ed educazione civica', perché, nella situazione attuale, 'educazione civica' è insegnata in maniera trasversale (quando faccio storia greca, parlo di 'democrazia', quando faccio geografia parlo per ore della Costituzione americana, quando concedo l'ora per l'assemblea di classe educo alla partecipazione, quando traduco Lisia parlo di diritto etc. ). C'è infine anche un comma 2, che recita: “All'attuazione del presente articolo si provvede entro i limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente”. Il che implica che non sono investiti soldi sulla cosa e che, immagino, si debba, aggiungendo una materia, adottare un altro libro di testo, cosa non ben collegata alla diffusa lamentale delle spese per i libri di testo, no?

L'articolo 2 è quello sul 'voto in condotta' (cui ora si integra un comma 1 bis sull'edilizia scolastica, producendo un monstrum giuridico con cose che non c'entrano niente l'una con l'altra). Questo del voto di condotta mi pare un provvedimento demagogico, senza granché senso. L'articolo afferma che “La votazione sul comportamento degli studenti, attribuita collegialmente dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente e determina, se inferiore a sei decimi, la non ammissione al successivo anno di corso o all'esame conclusivo del ciclo”. I punti sono due: se il voto di condotta concorre alla valutazione complessiva, farà media, immagino, per l'assegnazione dei crediti durante il triennio. Il che vorrà dire che, per la maggioranza degli studenti, che avranno verosimilmente voti alti in condotta, ci sarà una 'materia' in più ed una buona possibilità di alzare il credito, solo per il fatto di non usare il cellulare in classe. Quanto poi alla possibilità di fermare i 'bulli' con un voto in condotta sotto il sei, basta ricordare che, teoricamente, un alunno è fermabile anche con un solo voto sotto il sei, ed il bullo, penso, difficilmente presenterà un quadro di ottime valutazioni con 'solo' un problema di condotta. Gli strumenti per fermare il 'bullismo', se la bocciatura è davvero un sistema per fermare il 'bullismo', esistono già.

L'articolo 3 propone la valutazione numerica del rendimento scolastico per la scuola primaria, partendo dal presupposto che un genitore non capisca il sintagma 'non sufficiente' mentre comprenda il concetto di '5'. Per mia ignoranza non so se il resto  dell'articolo vada a modificare i criteri di ammissione alla classe successiva nella scuola primaria e nella secondaria di primo grado.

L'articolo 4 affronta la vexata quaestio del 'maestro unico' alle elementari, cosa che non appariva nel ddl originario. Quello che davvero mi sconvolge è che la scelta del maestro unico non nasca da un vero dibattito pedagogico ma esclusivamente da fattori economici ('razionalizzazione', la chiamano). C'è su questo una cosa di Paola Cortellesi che ha del geniale.

L'articolo 5, sui libri di testo, nascerebbe dalla volontà di intervenire sui prezzi e finisce col diventare un pesante attacco alla libertà di insegnamento. Se da una parte “i competenti organi scolastici adottano libri di testo in relazione ai quali l'editore si è impegnato a mantenere invariato il contenuto nel quinquennio”, dall'altra gli editori possono pubblicare “eventuali appendici di aggiornamento da rendere separatamente disponibili”, cosa che di certo non fa diminuire il costo dei libri di testo ma anzi potrebbe, teoricamente, produrre un incremento di spese. Non capisco poi perché i libri, “salva la ricorrenza di specifiche e motivate esigenze”, debbano essere adottati “ogni sei anni, a valere per i successivi sei anni”. Mi spiego, quest'anno al triennio è adottato il manuale di letteratura X, che l'attuale I porterà avanti (ci sono in tutto tre volumi) fino alla fine del corso. Per quale motivo, o con quale vantaggio per le famiglie, tutto il triennio della mia sezione dovrebbe avere lo stesso manuale fino al 2014??? E se il manuale si rivelasse inadatto perché, chessò, spiega male Omero? Non sto parlando di cambiare testo in corso d'anno, solo del diritto del docente a valutare che forse un altro manuale è migliore. Follie.

Gli altri articoli sono più tecnici. Rispetto al ddl di agosto, sono spariti gli articoli 3, 5 e 6. Il 6 parlava di una 'carta dello studente', il 5 complicava il già complesso sistema delle supplenze annuali, mentre il 3 esplicitiva il mantenimento del decreto Fioroni sui debiti, e la sua sparizione un po' mi preoccupa.

C'è chi crede che quanto espresso nel decreto attualmente in fase di conversione sia 'poco' per l'attuale protesta. Provate allora a leggere il disegno legge Aprea, che pone fine alla scuola come la conosciamo e trasforma le singole scuole in fondazioni, rette da consigli di amministrazione, 'privatizzando', di fatto, tutto il sistema.
22 giugno 2008
cinema
tutti cugini, 'sti greci
Ho visto Troy e, malgrado un videogioco come Age of Mythology sia più corretto filologicamente, il film non è terribile.

E all’Iliade sono state fatte cose ben peggiori...


8 aprile 2008
vita scolastica
the wind is in from Africa - cheremone a Creta 3
Oggi siamo andati a Mallia, dove c'è un altro palazzo minoico, non ricostruito à la Evans ma un po' più genuino e per questo, forse, meno affascinante per i ragazzi; Mallia è a una sessantina di km da Hiraklion, ma il viaggio in pullman scorre tranquillo (sul mio iPod c'è un giochino per allenare il cervello, dal quale risulta che io lo uso al 53% e che ho la capacità cerebrale du un 59enne – giovi sottolineare che loro stanno intorno a quella di un 70enne).

Dopo Mallia, una cittadina minoica arroccata su una collinetta, anch'essa notevole e poi pranzo libero ad Agios Nikolaos (io e le colleghe abbiamo trasformato il viaggio d'istruzione in un tour gastronomico dell'isola e non facciamo altro che mangiare), dove alcuni miei maschietti provano l'ebbrezza del bagno nell'egeo (!!!).

Il pomeriggio, tornati a Hiraklion, mentre i miei restano in albergo (dove curano la polmonite incipiente, mi auguro), porto con una collega una decina di fanciulli del quinto alla ricerca del negozio dell'Olympiakos (trovato al primo tentativo!) e al molo, dove guardano stupiti la chilometrica banchina che abbiamo percorso ieri.

Dopo cena (mentre l'albergo è invaso da una scolaresca greca e da una francese), succede quello che non dovrebbe mai succedere nelle gite scolastiche.

Strada facendo, mentre andiamo verso un presunto disco-pub (che si rivelerà più pub che disco e che sarà frequentato esclusivamente da ottuagenari) che solo i miei hanno una vaga idea di dove sia, la mia classe, letteralmente, sparisce.

Dopo una decina di minuti li recuperiamo e siccome la giustificazione 'non ci eravamo accorti di essere andati avanti' non ci convince e siccome gli altri hanno per giorni non fatto altro che aspettare noi, scoppia l'ira del pelide achille e i miei vengono prontamente  rispediti in albergo.

C'è una storia nel Libro della giungla in cui Mowgli si mette nei guai e Kaa e Baloo rischiano parecchio per aiutarlo e poi il vecchio orso punisce il 'cucciolo d'uomo' con dodici sonori scappellotti, per poi spiegare a Mowgli che lo scappellotto si porta via l'arrabbiatura o qualcosa di simile. E' questa la storiella che racconto loro (sì, hanno 16 anni ma spero che di tutto Omero gli sia rimasto almeno il concetto di cultura orale) quando torno in albergo e li trovo tutti in una stanza.

Come surrogato del miele di Baloo, do loro del Toblerone che avevo comprato all'andata e domani è un altro giorno. 


7 settembre 2007
graecum est, non legitur


Dopo la Prima lezione di letteratura latina, mi sono dato alla ben più didascalica Prima lezione di letteratura greca, ad opera di Franco Montanari (quello del vocabolario GI!).

Ha struttura cronologica (da Omero all’età ‘classica’) e tematicamente segue un duplice filo conduttore: ‘il percorso di laicizzazione per cui la creazione letteraria si libera dall’ipoteca religiosa e moralistica’ e ‘l’uso dei contenuti mitici nei loro diversi generi letterari, il loro ripensamento continuo e la loro rifunzionalizzazione’.

Mooolto chiare le pagine sul ruolo dell’‘io’ nella lirica arcaica e stimolonate l’idea dell’Orestea come anti-Odissea.
5 giugno 2007
vita scolastica
'bibbia' è neutro plurale
    Poi magari scrivo qualcosa sulla gita in Fattoria, ma intanto solo poche righe per la pseudopolemica demente del giorno, talmente importante che persino Daniela Santaché ci tiene a farci sapere cosa ne pensa.

Pare che si voglia proporre di far entrare la Bibbia come ‘libro di testo in tutte le scuole’ e per l’occassione gli ‘intellettuali’ hanno fatto un appello in materia e siccome da noi tutto è in politica (cosa ne pensa Riforndazione del perfetto III? qual è la posizione di Mastella sull’ottativo obliquo?) avremo, per un paio di giorni, un vivace dibattito sulla ‘cosa’.

Giova forse ricordare che la Bibbia è già nelle scuole e nei libri di testo.

Prendo un’antologia di Epica a caso (Carlà-Sgroi, L’epica nel tempo, Palumbo 2005) che comprende al suo interno, a fianco dei vari Omero, Virgilio, Esiodo, Ovidio, Ariosto e Tasso, anche testi biblici (creazione e diluvio in primis) che il docente può usare, senza chiedere permesso a Fioroni, in un percorso didattico.

E ancora, quest’anno, ad Antologia Latina (testo adottato Flocchini-Guidotti Bacci, Alle radici della civiltà europea – Antologia di autori latini, Bompiani 2002), in un percorso sui miti della creazione, ho trovato, a fianco di un Ovidio semplificato (in prosa! orrore orrore!) la Vulgata di  Gerolamo e ne abbiamo letto e commentato in classe un paio di capitoli (potevo privare i ggiovani di un latino terribile come quello di Gerolamo ed il suo barbaro et vidit Deus quod esset bonum?), senza per questo sentirmi un teodem.

Fine della polemica, direi.
19 giugno 2005
it's the school exam, the kids have run away

Qui si pensava di fare un simpaticissimo post sugli scrutini di fine anno, sulle lungaggini burocratiche che li accompagnano, sulle discussioni di ore con il preside sull'ortografia dei nomi degli alunni, sulle colleghe inacidite, sul fatto che tutti si sono mangiati i dolcetti che avevo portato, sui 5 che miracolosamente diventano 6 e sulle varie amenità che chiudono pantomimicamente l'anno scolastico.


Poi si legge di un ragazzo morto dopo aver visto i quadri.


Altri danno fuoco agli scrutini, cosa che mi sembra più divertente.


Il tutto mi fa un po' strano, innanzitutto perché sia l'anno scorso sia questo, le scuole in cui ho lavorato avevano contattato le famiglie dei ragazzi con debiti o respinti, per lettera o per telefono, prima dell'uscita dei quadri, e pensavo che fosse la prassi, da qualche anno almeno.


Ci sono anche affermazioni che non significano niente, come dire che il ragazzo non aveva mai sofferto di disturbi cardiaci.


E poi si parla anche di una denuncia contro ignoti da parte dei genitori, tanto per continuare la lotta tra ggiovani e adulti, o per farla diventare una lotta tra Società e Insegnanti, ora anche assassini.

 

Ho ripreso in mano alcuni dei libri che parlano di scuola, per trovare qualche spunto per il post. 


Starnone mi sembra buonista e qualunquista (sarò invecchiato, da ggiovane mi entusiasmava).


La Mastrocola è più cattiva (e insopportabile quando si atteggia a prima della classe) e, ammetto, nell'insieme più convincente.


Alla fine preferisco sempre il cinico Scurati.

 

Il problema è che la Società (vabbé, Repubblica.it) discute di scuola solo quando succedono cose così, per il resto le famiglie sono sole, gli insegnanti sono soli, i ragazzi sono soli.


Agli scrutini ho scambiato quattro chiacchiere con una vicepreside, dicendo che a me sembra assurdo il sistema dei debiti (non sai latino? Non importa! Vai avanti! Non recuperi il debito? Succede qualcosa? Assolutamente NULLA, al massimo non avrai 100 alla maturità. Tragedia!), che mi sembra assurdo che la scuola si dedichi solo al recupero delle persone con difficoltà (giustissimo) dimenticando sempre di offrire nuovi stimoli alle persone più brillanti.


Lei mi diceva che i tempi sono cambiati, che i ragazzi sono cambiati, che non si può chiedere a loro quanto chiedevano a noi (io mi sono diplomato nel 1991, non nel 1911 e non mi pare che, chessò, parlassimo latino in classe o scrivessimo un diario in esametri omerici).


In sintesi, il discorso mi sembrava dire che i ragazzi sono deficienti, che tanto non ci arrivano e che quindi è inutile infierire.


Forse in sede di scrutini ho infierito, ma credo che ammettere che sono deficienti e che tanto non ci arrivano, secondo me non aiuta 

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