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26 giugno 2010
SOCIETA'
il berchet della sera

Un bel post di Elfo Bruno: “Ti piace addirittura il lavoro che fai, se solo quei quattro pagliacci messi lì a governare ti permettessero di farlo

Tra le imprevedibili conseguenza della morte di Michael Jackson c'è anche la rinnovata 'popolarità' di LaToya Jackson che qui canta Earth song con, tra gli altri, un Dima Bilan che sembra Scialpi ogni giorno di più.

I Pet Shop Boys tornano a Glastonbury.

Mentre Repubblica da anni ripropone le stesse domandine (spesso su argomenti non dell'ultimo anno, utilmente), al Corriere hanno messo un giornalista in pianta fissa al Berchet e ora si inventano pure le domande dell'orale (di filosofia – e dubito che gli studenti sappiano Heidegger, storia, latino – con due domande su Plinio il Giovane! e italiano – e qui hanno cambiato liceo). Su cheremone, qui il tema e qui la versione di greco.

23 giugno 2010
vita scolastica
ci sarà un motivo per il quale dico che il Rocci è meglio del GI, no?

La prima impressione, vedendo la versione di greco e le sue 16 righe e mezzo, è stata di orrore. Il fatto che cominciasse con un familiare “Io, o uomini Ateniesi” (che si poteva anche tradurre con “o giudici”, eh) ha rincuorato gli animi, riprecipitati nel panico nella terza parte del testo. Ecco, come tradizione, la versione cheremonea e qualche osservazione sparsa:

Io infatti, o Ateniesi (già da qui si capiva che il testo viene dalla prima metà dell'Apologia, perché solo a condanna avvenuta Socrate riconosce ai giudici il titolo di “giudici” - questa è una secchionata di prima classe), non ho mai ricoperto nessuna carica politica in città, ma sono stato membro della Boulé (l'uso un po' tecnico del verbo bouleuo non era ovvissimo); e infatti la nostra tribù Antiochide si è trovata a svolgere la funzione di presidenza della pritania (altro tecnicismo giuridico, e la non rarissima costruzione di tunchano col participio) quando voi decideste di processare tutti insieme i dieci strateghi che non avevano recuperato (i cadaveri) dopo la battaglia navale (delle Arginuse del 406aC) (qui i problemi sono parecchi, in primis legati alla contestualizzazione: nell'ultima fase della guerra contro Sparta, Atene ottenne qualche sporadico successo ma, in un clima di disfattismo e di paranoia, gli Ateniesi commisero alcuni gravi errori. La battaglia delle Arginuse fu un successo ateniese ma i comandanti della flotta, a causa di una tempesta, non raccolsero i cadaveri dei loro soldati dal mare, negando quindi ad essi il sacro diritto di sepoltura. Questa decisione, motivata da fattori atmosferici, esacerbò gli animi già angosciati dall'andamento della guerra e si decise, in maniera tecnicamente illegale, di processare e condannare a morte i 10 strateghi responsabili con un processo sommario e non, come stabiliva il diritto attico, con singoli procedimenti giudiziari. Ora, questa pagina platonica non è sconosciuta ed io stesso l'ho citata in II liceo mentre leggevamo altre parti dell'Apologia, ma è un testo che richiede competenze extratestuali che ci si potrebbe augurare i maturandi abbiano, ma che non è detto che abbiano davvero. Grammaticalmente poi, alcuni passaggi possono risultare un po' ostici – ma il significato corretto di ana-airéo era sia sul Rocci sia sul GI – i due vocabolari più diffusi a scuola), illegalmente, come poi parve a voi tutti in un secondo momento.

A quel punto io, unico fra i pritani, mi opposi all'idea che voi faceste qualcosa contro la legge (o anche mi opposi a voi per non fare io) e votai contro; e, (genitivo assoluto con valore concessivo!) sebbene i politici (traduzione un po' forzata di 'retori', ma adatta al contesto) fossero pronti a denunciarmi e a citarmi in giudizio e voi li spronaste e gridaste a gran voce, io ritenevo che dovessi correre un rischio, stando dalla parte della legge e della giustizia, piuttosto che unirmi a voi che decidevate cose non giuste, per paura del carcere o della morte (è una delle frasi più belle della letteratura greca, quella in cui la Legge con la maiuscola ha la meglio sulla legge con la minuscola, e preferisco il carcere o la morte che disobbedire alla mia coscienza, tié).

E tali cosa accadevano quando c'era ancora la democrazia; quando poi s'instaurò la tirannide, i Trenta (tiranni) (anche qua serve un po' di contesto: sconfitta Atene, in città si instaurò un regime tirannico filospartano che vessò la città con lacrime e sangue, poi abbattuto da Trasibulo e dai democratici l'anno dopo – Socrate, che era stato vicino ad alcuni dei Trenta come Crizia, si oppose alla dittatura a rischio, come dice qui, della propria vita), dopo avermi mandato a chiamare come quinto nella Rotonda (frase fatta sul Rocci e non sul GI!), mi ordinarono di andare a prendere da Salamina Leone di Salamina, affinché fosse condannato a morte (qui Socrate cita un episodio di un paio d'anni dopo, quando preferì rischiare la condanna a morte sotto i Trenta Tiranni piuttosto che eseguire un ordine di arresto ingiusto ed illegale – la Rotonda, citata anche dopo, è il palazzo in cui si riunivano i pritani di cui sopra – altro riferimento non limpidissimo ai ggiovani); (i Trenta) ordinavano tali cose e molte altre a molte altre persone, volendo riempire (la Rotonda, sottinteso!) di più colpevoli possibile.

Allora io non a parole ma coi fatti ho dimostrato che a me della morte importa – se non fosse un po' rozzo a dirsi (un brutto inciso, che si poteva anche omettere) – proprio niente (una brutto avverbio spiegato sul Rocci ma non sul GI!), invece del non fare nulla di ingiusto od empio, di questo mi importa moltissimo.

Infatti quell'ordine (io tradurrei così, pensando al comando specifico di arrestare quel Leone, ma forse si potrebbe intendere quel potere, cioè il regime dei Trenta) non mi spaventò, pur essendo tanto duro, a tal punto da farmi commettere qualcosa di ingiusto ma, quando andammo via dalla Rotonda, quei quattro andavano a Salamina ed arrestarono Leone, io invece me ne tornai a casa.

La pagina è molto, molto bella – e non è difficilissima in senso assoluto. Contesto e alcune espressioni tecniche potrebbero aver creato non pochi problemi...

23 giugno 2010
vita scolastica
siamo tutti italianisti

Io avevo il secondo turno di assistenza, quindi sono arrivato a scuola verso le 11:15 e ho poi passato la maggior parte del tempo a capire come funziona l'utilissimo software del ministero per la verbalizzazione degli esami (si chiama, non so perché, 'conchiglia'), per cui stamattina non ho potuto guardare con moltissima attenzione le tracce dello scritto d'Italiano. Ma ora si rimedia (le tracce stanno qua – dove si scopre con sorpresa che 'lingua ladina' e 'lingua tedesca' hanno la stessa prova, in tedesco):

L'analisi del testo proponeva un Primo Levi 'minore', impegnato in una riflessione sul senso della lettura; il brano è bellino, ma temo che i ggiovani non abbiano necessariamente colto il riferimento a Borges (“non nel senso borgesiano di autoantologia”) e alla Bibbia (si cita Deuteronomio 6 7: “stando in casa, andando per via, coricandosi e alzandosi”, con conseguente analogia tra lettura e Torah); la domanda di approfondimento (“Proponi una tua interpretazione complessiva del brano e approfondiscila con opportuni collegamenti al libro da cui il brano è tratto o ad altri testi di Primo Levi. In alternativa, prendendo spunto dal testo proposto, proponi una tua «antologia personale» indicando le letture fatte che consideri fondamentali per la tua formazione”) era a rischio, perché di Primo Levi solitamente si conosce solo Se questo è un uomo, che poco si presta all'argomento 'lettura' – a meno che lo studente non abbia davvero letto tutto il libro e ricordi la magistrale pagina in cui Levi cerca di ricostruire a memoria il canto XXVI dell'Inferno di Dante (“fatti non foste per viver come bruti / ma per seguire virtute e canoscenza”, frasi che in un lager risultavano davvero aliene) – per evitare forzati e sgradevoli collegamenti, i più avranno optato sull'intrigante idea di una “antologia personale” - io avrei messo Il giovane Holden di Salinger e American psycho di Bret Easton Ellis e sarei stato verosimilmente bocciato.

Il primo saggio breve aveva come tema “Piacere e piaceri”, non mi è parso molto stimolante ma si reggeva in piedi – un po' scandalosa l'assenza di Epicuro dal dossier. Grazie a dio, c'era Leopardi.

Il secondo saggio breve, “La ricerca della felicità” era bellissimo, ma prevedo catastrofi: l'ambito del saggio era sotto la voce “socio-economico” e, come faceva intendere il riferimento alla Costituzione italiana e l'articolo de La stampa, il tema doveva essere impostato sui meccanismi economici dietro il concetto di felicità e sul legame tra benessere economico, libertà sociale e felicità – secondo me, i ggiovani non se ne saranno accorti, ma forse neanche le commissioni...

Il terzo saggio breve è invece quello che ho trovato assolutamente più discutibile, nella scelta, nella contestualizzazione e nell'impostazione; il titolo era un pretenzioso “Il ruolo dei giovani nella storia e nella politica”, seguito da un giornalistico “parlano i leader” che si poteva anche evitare. Quattro i testi proposti: discorsi di Mussolini, Togliatti, Moro e un passo della Centesimus annus di Giovanni Paolo II (testi compresi tra il 1925 ed il 1991, un po' poco per il ruolo dei giovani nella Storia). La scelta di un discorso di Mussolini, presentato come leader alla pari di due padri costituenti come Moro e Togliatti potrebbe anche sembrare offensiva, se poi a questo si aggiunge la totale de-contestualizzazione del discorso stesso, le cose si fanno gravi, se non scorrette. Il testo mussoliniano recita: «Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l’arco di Tito? Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. (Vivissimi e reiterati applausi — Molte voci: Tutti con voi! Tutti con voi!) Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda; se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! (Applausi). Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! (Vivissimi e prolungati applausi — Molte voci: Tutti con voi!)». Quello che mi ha turbato in modo particolare è il 'tutto quanto è avvenuto' di cui Mussolini si definisce, orgogliosamente, responsabile politicamente. Il discorso è del 3 gennaio 1925 (e questo è precisato agli studenti), il 'tutto quanto è accaduto' è, cosa che gli studenti potrebbero sapere di loro ma che non viene specificato, è l'omicidio di Giacomo Matteotti, cioè il preciso momento storico in cui il Fascismo passa da “passione superba della migliore gioventù italiana” (e molto è stato scritto sul sostanziale tradimento del giovanilismo fascista da parte del fascismo fattosi sistema) a Dittatura. Su come poi questo c'entri con i giovani e la politica, non saprei. Oltre a questo, una sorta di catechismo comunista di Togliatti che fa quasi tenerezza per la sua ingenuità, un discorso di Moro non sempre chiarissimo ma bellino e il testo di GP2, tratto da un'enciclica che nulla c'entra coi giovani (la Centesimus annus è un discorso di dottrina sociale, scritto in ricordo della Rerum novarum di Leone XIII, il testo in cui la Chiesa condannava tanto il liberismo sfrenato quanto il comunismo materialista). Se si voleva dimostrare che gli Italiani sono catto-fascio-comunisti e votano la DC, la scelta è stata azzeccata. Qualunque altra cosa si volesse dimostrare, no.

Mi sono sfogato sul terzo saggio breve, ma il quarto merita il suo spazio, e che passerà alla storia come 'il tema sugli UFO'. Mi limito a dire, oltre che Star Trek si scrive come l'ho scritto io, che un'affermazione come “logica e metodo scientifico non sembrano efficaci nello studio degli UFO per i quali qualsiasi spiegazione è insoddisfacente e/o troppo azzardata” butta nel cesso quattro secoli di pensiero razionale e mi fa, letteralmente, paura. Rimando a una persona ragionevole, che tra l'altro ha notato pure lui la svista ortografica.

Il tema storico era decisamente bello, ma impossibile (dubito che uno studente arrivi a studiare il Trattato di Osimo del 1975) ed eccessivamente specialistico. Pare infatti che sia stato scelto da qualcosa come lo 0,6% degli studenti. Peccato, perché meritava.

Il tema di ordine generale muoveva da una superflua citazione aristotelica (tra l'altro non è chiaro da dove derivasse, ed il collegamento esplicito tra musica e catarsi non mi pare mai così esplicito nei testi, ma potrei sbagliare) per chiedere agli studenti di riflettere su “funzioni, scopi e usi della musica nella società contemporanea”, anche con “personali esperienze di pratica e/o di ascolto musicale”. Tema alla portata di tutti, ad enorme rischio di banalità ma forse anche capace di offrire qualcosa di valido.

Ora greco...

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