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2 gennaio 2011
letteratura
parole parole parole

Siccome l'argomento mi intrigava alquanto, avevo grandi aspettative su questo Cammino di Dike (il titolo è molto evocativo) di Anna Jellamo, dedicato al concetto di giustizia (da Omero ad Eschilo, passando per i presocratici); peccato che alla fine il librettino sia pretenzioso, volutamente contorto (pare Cacciari), ripetitivo e soprattutto poco limpido, laddove invece la dimensione etimologica della questione (c'è differenza tra nomos, themis e dike? cosa esattamente è la hybris?) richiederebbe soprattutto chiarezza. Peccato, davvero.
3 ottobre 2010
letteratura
teodicee
Ormai consacrato agli studi senecani (l'altro giorno i fanciulli del III sono rimasti perplessi quando ho sottolineato che Seneca usa l'avverbio immo 42 volte), ho letto un libricino breve ma denso, L'avvocato di dio, uscito a suo tempo a commento dell'edizione del De providentia curata da Alfonso Traina. In esso discutono di teo-dicea (cioà della "giustizia di Dio": se Dio è buono, perché esiste il Male?) il filosofo Massimo Cacciari, i filologi Luciano Canfora e Ivano Dionigi e  il cristianista Paolo Serra Zanetti, nonché lo stesso Traina. A un certo punto, si cita una delle pagine più forti de La notte di Elie Wiesel, che merita sempre:

"Un giorno che tornavamo dal lavoro vedemmo tre forche drizzate sul piazzale dell'appello: tre corvi neri. Appello. Le SS intorno a noi con le mitragliatrici puntate: la tradizionale cerimonia. Tre condannati incatenati, e fra loro il piccolo pipel, l'angelo dagli occhi tristi.


Le SS sembravano più preoccupate. Più inquiete del solito. Impiccare un ragazzo davanti a migliaia di spettatori non era un affare da poco. Il capo del campo lesse il verdetto. Tutti gli occhi erano fissati sul bambino. Era livido, quasi calmo, e si mordeva le labbra. L'ombra della forca lo copriva.


Il Lagerkapo si rifiutò questa volta di servire da boia. Tre S.S. lo sostituirono. I tre condannati salirono insieme sulle loro seggiole. I tre colli vennero introdotti contemporaneamente nei nodi scorsoi.


- Viva la libertà! - gridarono i due adulti.


Il piccolo, lui, taceva.


- Dov'è il Buon Dio? Dov'e? - domandò qualcuno dietro di me.


A un cenno del capo del campo le tre seggiole vennero tolte.


Silenzio assoluto. All'orizzonte il sole tramontava.


Scopritevi! - urlò il capo del campo. La sua voce era rauca. Quanto a noi, noi piangevamo.


- Copritevi!


Poi cominciò la sfilata. I due adulti non vivevano più. La lingua pendula, ingrossata, bluastra. Ma la terza corda non era immobile: anche se lievemente il bambino viveva ancora...


Più di una mezz'ora restò così, a lottare fra la vita e la morte, agonizzando sotto i nostri occhi. E noi dovevamo guardarlo bene in faccia. Era ancora vivo quando gli passai davanti. La lingua era ancora rossa, gli occhi non ancora spenti.


Dietro di me udii il solito uomo domandare: - Dov'è dunque Dio?


E io sentivo in me una voce che gli rispondeva: - Dov'è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca..."

(il testo sta qui)

1 dicembre 2009
letteratura
nessuna generazione libera l'altra


Sofocle
. Antigone. Creonte. Tiresia. Due cadaveri. Ismene. Una città. Guccini che canta 'e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l' uomo è solo in questo abisso
'. Traduzione di Cacciari. Se si dovesse salvare un solo libro, sia questo.
15 settembre 2007
vita scolastica
lotta di classe, tipo


In questo post si ricordavano le tre conditiones sine quibus non la scuola potesse funzionare: i ggiovani (ci sono sempre - e troppi per classe), i docenti (ora ho una supplenza breve fino alla ‘emanazione’ del calendario delle convocazioni) e gli ‘edifici scolastici’.

Giova ricordare questo ultimo punto, viste le res actae.

Stamattina mi sono avviato di buon’ora verso la mia nuova scuola, o, meglio, la sua succursale, che in realtà consiste in una palazzina presso un istituto professionale.

Pare dunque che la Provincia abbia assegnato aule al classico sottraendole al professionale, motivo per il quale i ggiovani professionisti (sobillati dal preside?) hanno fatto un PICCHETTO davanti al classico non facendo entrare gli studenti (io ero già in sala professori) (sì, è una cosa degli anni ‘70).

Fosse stato per me, avrei srotolato gli idranti, mentre pare ci sia limitati a chiamare la presidenza della centrale.

Ho sperato poi in uno scontro di piazza quando sono arrivati un carabiniere e due poliziotti, ma poi la cosa è finita dopo soli 40 minuti di lezione saltata.

Un mio collega di filosofia era inoltre riuscito a recuperare la sua classe e a fare lezione in cortile mentre io, non avendo mai visto prima la mia classe e non essendo quindi in grado di recuperarla, sono rimasto a fumare sul terrazzino, a pensare che una volta l’avanguardia della rivoluzione erano i licei, non i professionali.

Poi ho conosciuto una delle mie tre classi, e gli ho letto Cacciari (‘Chi abbia letto una sola tragedia greca, una sola invettiva dantesca, un verso della Ginestra, saprà ascoltare, saprà riconoscere i propri limiti e il valore altrui – ma passivamente obbedire, mai’).

Niente male, come primo giorno.
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