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1 giugno 2011
letteratura
noli quaerere, noli dicere

C'è una curiosa favoletta di Fedro che ha per protagonista un soldato di Pompeo. Dalla sua andatura (ambulando molliter) e dalla sua voce (fracte loquendo) tutti deducono che sia un cinaedus (un omosessuale passivo) a tal punto che si esclude che sia stato protagonista di un furto, in quanto incapace di un atto così audace e 'virile'. Peccato che poi, sfidato in duello all'ultimo sangue, in poco tempo abbia la meglio sul nemico e salvi l'esercito, al punto che lo stesso Pompeo non può che riconoscerne il valore e, con una battuta, la responsabilità del furto. In tempi di abolizione del Don't ask, don't tell, la storiellina è decisamente attuale, come attesta l'agile edizione curata da Mario Lentano che offre anche interessanti spunti sull'idea romana della mascolinità, fatta, pare, di modi di camminare e di parlare.

E poi c'è anche una grande canzone di Charles Aznavour, Comme il disent (What makes a man a man in inglese, qui cantata da Marc Almond e qui da Liza Minnelli).
31 maggio 2011
musica
everything will burn, baby, burn

Com'è noto, i roghi di libri 'degeneri' non furono un'invenzione nazista e neanche cristiana (per quanto i cristiani avessero poi sempre citato Atti 19 18-19 per giustificare i roghi medievali - ma in Atti sono dei pagani neoconvertiti che bruciano
spontaneamente i propri libri, non i cristiani che li bruciano a loro), ma greca (se la storia di Protagora è vera e non propaganda periclea) e, soprattutto, romana.

Alle vicende dei rotoli 'di Numa', a Tito Labieno ed a Cremuzio Cordo è dedicato questo librettino di Lentano che, in poche pagine, mette insieme un vivace percorso sul tema, che termina con fanatici cristiani all'assalto del Serapeo nel IV secolo. Molto Fahrenheit.
20 marzo 2011
letteratura
massimo quattro colonne

La letteratura latina è piena di dibattiti sulla crisi dell'oratoria (il Dialogus tacitiano, il buon Quintiliano, Petronio, l'onnisciente Seneca) e di oratori si parla spesso (Cicerone, ovviamente, ma anche l'Apologia di Apuleio, restando al mondo romano) ma si ha sempre a che fare o con mostri sacri o con testi rielaborati per la pubblicazione (è il caso del momento più alto di Cicerone, la Pro Milone) e l'oratoria perde un po' il sapore della vita vissuta.

Paradossalmente, sembra pensare Mario Lentano, proprio la scuola di retorica che è spesso criticata dalle fonti (scholae discimus, non vitae, lamentava Seneca) in quanto lontana anni luce dalla realtà, con le sue situazioni paradossali, le sue leggi inventate ad hoc (pare si parli addirittura di un "diritto parallelo" su cui si esercitavano i futuri avvocati, cosa che sembra un po' controproducente) al punto che, terminata la scuola, il buon avvocato si sentiva perso nel foro, non avendo a che fare con pirati o principesse rapite, dà uno spaccato sincero della mentalità romana.

Infatti, a leggere la (purtroppo) breve antologia di declamationes che Lentano ha curato (Compiti in classe a Roma antica) si scopre che dietro casi inverosimili si fanno spazio per la prima volta voci solitamente trascurate, come quella delle mogli che accusano i mariti o dei figli che denunciano i padri.

E' inoltre divertente immaginare che, al posto di temi come La "condizione femminile" nella narrativa italiana degli ultimi cento anni. Il candidato ne tratti, sulla scorta delle proprie letture (una traccia della maturità di vent'anni fa, che pare una tesi di laurea e che avrà perplesso i più sul significato di "scorta")
, i ggiovani romani dovessero, chessò, impostare la difesa di una donna che, avendo partorito un figlio di colore, viene accusata di adulterio...
14 gennaio 2011
letteratura
libero di, libero da

Mario Lentano
(che mi piace sempre di più) si è ad un certo punto trovato a fare una trentina di ore di 'letteratura latina' agli studenti di un corso di laurea in "Conservazione, comunicazione e gestione dei beni archeologici", studenti che di latino sapevano nulla o poco. E quindi, anzichè adottare un manuale liceale od universitario che richiederebbe ben più di trenta ore di corso, ha fatto quello che ogni scrittore vorrebbe fare ed ha deciso di parlare solo di quello che piace a lui (ah! se potessi fare letteratura greca senza quasi tutto l'ellenismo e spiegare solo Omero per tre anni!).

E' venuta fuori questa veramente bella Introduzione (faziosa) alla letteratura latina, in cui, con una chiarezza invidiabile, si parla del rapporto intellettuali/potere, di Plauto, della storiografia romana, della poesia d'amore romana, di stoicismo ed epicureismo e delle novelle di Petronio ed Apuleio. Gli spunti sono tantissimi e scoprire che la Matrona di Efeso di Petronio ha un precedente in Fedro (se l'Appendix è sua) è stata una sorpresa, anche perché, giuro, non l'avevo mai letto in nessun manuale di letteratura.
13 settembre 2010
letteratura
con le mani sbucci le cipolle

Signa culturae è il bel titolo di una recente raccolta di saggi di Mario Lentano che, con attenzione antropologica, spazia su temi come il beneficium o l'universo (per me quasi del tutto ignoto) delle declamationes delle scuole retoriche (che debba rivalutare Seneca il Vecchio?); molto deriva dall'altro suo lavoro sulla parentela, qui mi sono parsi molto interessanti gli scritti su Ippolito come figlio 'degenere' e soprattutto sulla de-mascolinizzazione di Ercole nell'Oeteus di Seneca (pare che i latini individuassero la virilità in parti del corpo non sospette, tipo le mani).
27 luglio 2010
letteratura
tutto suo padre

Nell'orazione Per l'uccisione di Eratostene (sì, lo so, è un'ossessione), Eufileto ritiene che l'adulterio sia un'offesa non solo al marito (sulla moglie non si esprime) ma anche alla sua discendenza, in quanto non renderà più certa la discendenza filiale, insinuando il dubbio nelle generazioni successive.

Il tema della paternità, dell'essere 'vero' figlio di qualcuno, domina la cultura latina, tema cui è dedicato La prova del sangue di Mario Lentano, nella collana di Antropologia del mondo antico del Mulino, di cui ho già parlato qui.

Non è chiarissimo dove miri il lavoro (“there is hardly any sense of logical progression”, notavano qua), che prima si sofferma su una sorta di 'appartenenza' etnica (su come ad esempio un bambino si dimostrasse un 'vero germano'), poi sulla discendenza diretta da un dato padre (pare, ad esempio, che dimostrare di essere un vero Manlio Torquato fosse tosto, tostissimo), ma resta un lavoro dotto ed intrigante (soprattutto nella parte sul dimostrare di essere 'figlio di Dio', per Gesù ed Eracle - come nel vecchio Hercule et le christianisme che all'università mi piaceva tanto).

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