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18 febbraio 2011
vita scolastica
serve ancora repubblica?
Una precaria scrive a Repubblica per lamentare la sua condizione di precariato permanente (io lo faccio da anni).

A mo' di provocazione afferma di poter "dire che il latino, la letteratura e la filosofia non servono a nulla
". A me pare ovvio sia una provocazione,  più o meno originale, per sottolineare come oggi lo studio 'matto e disperatissimo' conti assai poco, a repubblica.it invece pensano che il tema della lettera sia davvero l'opportunità o meno di insegnare nelle scuole il latino (non la letteratura e la filosofia, ugualmente citate, ma solo il latino, perché a repubblica.it hanno difficoltà con più soggetti al singolare messi di seguito, evidentemente) e partono subito con il loro 'sondaggio on line' sull'opportunità di studiare 'la lingua di Cicerone' nei 'programmi scolastici'.

Complimenti, avete proprio colto il punto della questione e prestato un ottimo contributo al dibattito sul precariato.

Alla collega invece direi che stamattina ho per caso incontrato sul treno un mio ex studente e e che scoprire che il tempo trascorso insieme è stato ben speso giustifica tutti gli inciampi incontrati per strada.
14 febbraio 2011
politica interna
en passant
Mi è ri-capitata fra le mani la versione di latino dell'Esame di Stato del 1995; è un Cicerone non difficilissimo, intriso di quel platonismo che, insegna Popper, ha anche portato a cose non felicissime come lo 'stato etico'. Ciò non toglie che quanto Scipione immagina sul governatore ideale strida un filino con il triste spettacolo di questi giorni, settimane, mesi, anni...

Cosa vi può essere di più bello di quando colui che comanda non è servo di alcuna passione, quando le cose cui sprona i suoi cittadini le ha lui stesso abbracciate tutte, quando non impone al popolo delle leggi cui lui stesso non obbedisce, ma offre ai suoi cittadini la sua vita come legge?


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permalink | inviato da cheremone il 14/2/2011 alle 20:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
13 maggio 2010
televisione
strettamente per secchioni
Come si notava con lui, a Lost ogni tanto, più di quanto uno si possa ragionevolmente aspettare, parlano latino. La scorsa puntata era ambientata in un'epoca imprecisata e quindi su Lostpedia c'è gente che cerca di capire la data di ambientazione dell'episodio basandosi sulle forme di pronome che usano i personaggi. Exempli gratia, giova citare quanto segue:

<< Mother greets Claudia with "Olle quidae gravers?" but olle became obsolete during the transition from Old Latin to Classical Latin, being replaced by ille. Claudia responds to her offer for help with "Gratias ago tibi"ago should go at the end of the sentence. Those are the only differences between the two.

"olle" was still used in colloquial Latin and didn't die out in 75BC. In Roumanian - the modern language closest to Latin - olle is still used. Also, the word order does not really matter in Latin, except if you want to stress a certain word. "Gratias ago tibi" is correct, in any timeslot you place it. Think of the latin mass, which has "Gratias agimus tibi" in the gloria. The first written text of the Gloria dates from 382AD.

Olle was still used in classical Latin, but not in day-to-day conversation. In much the same way, "thou" is still used in English, but rarely. She might as well be saying "Art thou hurt?" Old Latin was loose about word order while Classical Latin put slightly more emphasis on it. She would most likely speak like those who she was around, and the social norm was to put the verb at the end. But, the word order is not indicative of much, as every Roman writer/speaker had their own "style". >>

E tralascio il dibattito sulla verosimiglianza che una donna romana possa chiamare 'Giacobbe' il proprio figlio...

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permalink | inviato da cheremone il 13/5/2010 alle 12:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
26 giugno 2009
vita scolastica
maturità 2009 - 2
Un blog goliardico si era divertito a far credere (e corriere.it ci era puntualmente cascato!) di aver trovato on-line il testo della versione dell'esame di stato 24 ore prima della prova scritta, mettendo sul sito una pagina sì di Cicerone ma non di Marco Tullio Cicerone, bensì del fratello (un testo, tra l'altro, di una disarmante facilità). Compiacendomi dell'aver capito subito di quale Cicerone si parlasse, mi sono cimentato con il testo realmente proposto ai ggiovani, un paio di paragrafetti (88 e 89) del primo libro del De officiis. Eccone, come consueto, la versione cheremonea:

Nec vero audiendi qui graviter inimicis irascendum putabunt idque magnanimi et fortis viri esse censebunt. Una delle mie battaglie da insegnante è convincere gli alunni a tradurre vero con 'poi' e non con 'veramente' (quello è vere), per non parlare poi delle mie epocali campagne per lo studio del gerundio e del gerundivo. Figuratevi quindi la mia gioia nell'annunciare che la prima frase suona qualcosa come 'Né poi sono da ascoltare/bisogna ascoltare (gerundivo!) coloro che crederanno che ci si debba adirare (altro gerundivo!) pesantemente con i nemici e che riterrano che ciò sia proprio di un uomo forte e magnanimo (genitivo di pertinenza!)'.

Nihil enim laudabilius, nihil magno et praeclaro viro dignius placabilitate atque clementia. Qui è facile, tranne l'ellissi del verbo: 'non c'è infatti nulla di più lodevole (i ggiovani avranno scitto 'lodabile')', nulla di più degno di un uomo grande ed illustre che l'indulgenza e la clemenza.

Incantevole il lungo periodo successivo: In liberis vero populis et in iuris aequabilitate exercenda etiam est facilitas et altitudo animi quae dicitur, ne si irascamur aut intempestive accedentibus aut impudenter rogantibus in morositatem inutilem et odiosam incidamus et tamen ita probanda est mansuetudo atque clementia, ut adhibeatur rei publicae causa severitas, sine qua administrari civitas non potest. Io tradurrei: 'POI, INOLTRE nei popoli liberi e nell'eguaglianza del diritto deve essere anche esercitata (ri-gerundivo!) l'affabilità e quella che è chiamata l'elevatezza d'animo, per non cadere (finale negativa!)' in un'inutile e noiosa intrattabilità, se ci adiriamo con quelli che vengono da noi in un momento poco opportuno o che ci fanno richieste senza ritegno, e tuttavia la moderazione e la clemenza devono essere lodate (gerundivo! Tipo il quarto!) in maniera tale che (consecutiva!) per il bene dello Stato (complemento di fine o scopo!) sia adottata anche la severità, senza la quale una città non può essere amministrata.

Poi le cose si fanno interessanti: omnis autem et animadversio et castigatio contumelia vacare debet neque ad eius, qui punitur aliquem aut verbis castigat, sed ad rei publicae utilitatem referri. L'uso del debet ('invece ogni ammonimento e punizione deve essere privo di offesa) avrà perplesso i più, visto che non c'è un gerundivo e poi quell'ad eius sarà suonato strano (ma sottintende utilitatem): 'e non deve essere riferito all'utilità di colui che punisce o rimprovera a parole un altro ma all'utilità dello Stato'

Ormai avvezzi ai gerundivi, tradurremo cavendum est etiam ne maior poena quam culpa sit et ne isdem de causis alii plectantur, alii ne appellentur quidem. prohibenda autem maxime est ira puniendo con 'bisogna anche evitare che la pena sia maggiore della colpa e e che per alcune colpe alcuni siano puniti, altri invece nemmeno citati in giudizio, ma soprattutto bisogna evitare (gerundivo!) l'ira nel punire (gerundio!)'. Il concetto viene subito spiegato: numquam enim iratus qui accedet ad poenam mediocritatem illam tenebit, quae est inter nimium et parum, quae placet Peripateticis et recte placet, modo ne laudarent iracundiam et dicerent utiliter a natura datam, cioè, 'mai infatti chi si accosterà adirato alla pena potrà mantenere quella moderazione che si trova tra il troppo e il troppo poco, cosa che piace ai Peripatetici e piace a ragione, purché lodino l'iracondia e non dicano che ci è stata data dalla natura per un determinato scopo' – uhm, congiuntivo concessivo, con un'oscura polemica antiaristotelica.

La conclusione (illa vero omnibus in rebus repudianda est optandumque, ut ii, qui praesunt rei publicae, legum similes sint, quae ad puniendum non iracundia, sed aequitate ducuntur) suona così: 'quella infatti – l'iracondia – deve essere evitata – indovina un po'... gerundivo! - in ogni circostanza e bisogna anzi desiderare che quelli che sono a capo dello Stato siano simili alle leggi – similis col genitivo! -  che sono guidate a punire non dall'iracondia ma dal senso di giustizia'.

Non facilissima versione, sarà piaciuta a Cesare Beccaria, meno ai ggiovani.

 
25 giugno 2009
vita scolastica
maturità 2009 - 1
Non è che le tracce dell'Esame di Stato di quest'anno siano particolarmente intriganti, anche se va detto che, per una volta, al Ministero non hanno combinato pasticci (memorabile la confusione sessuale sulla poesia di Montale dell'anno scorso).

La prima traccia proponeva l'analisi del testo della 'prefazione' de La coscienza di Zeno di Italo Svevo, una paginetta di 13 righe di cui si chiedeva il riassunto in 10 righe (!), per poi proseguire con insulse domande cui uno studente di prima media avrebbe potuto rispondere (altro qui). Un compito un po' imbarazzante.

Dalla prima proposta di saggio breve/articolo di giornale vengo a scoprire che il 2009 è 'l'anno europeo della creatività e dell'innovazione' (eh?), mentre la seconda traccia è la solista fuffa su internet, un po' meglio impostata del solito.

Arrivati alla terza tracccia ci si chiede quale banalità manchi all'appello (L'amicizia? La si può far rientrare nell'ambito dei social newtork di cui sopra. La pace e la libertà? Vedi oltre): l'Ammore, con la maiuscola. Ed ecco una traccia aperta da Bevilaqua, con un Dante e un Catullo che fanno tanto Bacio Perugina, un Leopardi 'minore', un Cardarelli (!) e un sempre incisivo Gozzano, più tre opere d'arte che tanto nelle fotocopie si vedono male.

Devo invece ammettere che la quarta traccia ('Origini e sviluppo della cultura giovanile') era solo apparentemente ggiovanilistica (una foto dei Nirvana! Un rave party! Facebook!), visto che partiva un testo fondamentale di Hobsbawm e si muoveva su coordinate intriganti. Dato che è un tema che ho studiato qualche anno fa, avrei fatto questo.

Un po' impegnativo il tema storico, mentre quello di carattere generale era, appunto, di carattere generale.

Domani, latino!

26 febbraio 2008
televisione
sanremo 2008 - 2
Si riparte, sperando di non crollare dal sonno (domani poi mi devo alzare prestissimo per andare a una cosa un po’ sessista), notando che Simon Le Bon non ci sta molto con la testa (o forse è l’inviata di Repubblica): qui leggo che “i Duran Duran (...) ricordano che l'ultima volta all'Ariston fu ventitrè anni fa”; evidentemente hanno rimosso di aver fatto un album di cover (Thank you) e di aver cantato White Lines, a Sanremo, nel 1995.

Kylie Minogue ha due singoli in uscita, uno per il mercato europeo (Wow) e uno per il resto d'Europa (In my arms), e quindi mi sono arrivati un sacco di nuovi remix da ascolatare (notevole quello ad opera dei CSS per Wow). Tanto per dire che uno non ha tempo di sentire la canzone di Amedeo Minghi...

Rosario Morisco
: ma i soldati non dovrebbero, chessò, farsi la barba?

Una delle cose classiche di Sanremo (come la valletta bionda e la valletta mora) è il momento in cui Loredana Berté dà di testa. Diciamo che il sobrio vestitino non aiuta, e che la lamentala contro i direttori d'albergo è spassosa...

Uno si distrae un attimo (a leggere gli sviluppi delle primarie americane) e si ritrova una specie di tarantella e a sperare nei Finley.

Mentre c'è un insensato stacchetto di Chiambretti con una famiglia disfunzionale, scopro che anche secondo il Corriere i DD sono stati a Sanremo per l'ultima volta 25 (!) anni fa. Oh, ecco i Finley. Oh no, è una ballatona. Direi che è ora delle ninne.

Mi devo essere addormentato e devo aver sognato un gruppo di preti che cantava We are the champions dei Queen in latino e non può essere vero.
22 settembre 2007
vita scolastica
incubo incubo incubo


Er... la scuola B vuole che vada da loro alle 10:30 a fare due ore di italiano, storia e geografia in un IV ginnasio (ma 'forse', perché potrebbe anche essere latino e greco, non sono sicuri), mentre la scuola C afferma di aver detto per tempo al provveditorato che le 3 ore del 15+3 NON sono disponibili, ciò quando io ieri sera ho firmato un pre-contratto di non so quale valore legale che affermava il contrario. In tutto questo, la scuola C non ha pronto il contratto per la 'supplenza breve' che è in realtà già finita (sembra un paradosso spazio-temporale, nevvero?).

Sarà una mattinata interessante. 
29 giugno 2007
vita scolastica
ho visto cose che voi umani... - 3
E fu sera e fu mattina. Terzo giorno.

Pare che non tutti i ggiovani sappiano che habuere (con la prima e lunga) non è l'infinito di habeo (ci mancherebbe altro!) ma neanche la 'forma sincopata' di habuerent (con la prima e lunga) bensì la variante di livello stilistico alto (caratteristica della poesia esametrica di ascendenza enniana e della prosa storica di colorito epico di un Sallustio, un Livio e un Tacito) della forma di perfetto in -erunt (con e breve), usata spesso in poesia (Plauto, Lucrezio, Virgilio e Orazio).

La forma poi più comune in -erunt con e lunga deriva, pare, da una contaminazione tra quella in -erunt con e breve e quella in -ere con e lunga.

Giova infine ricordare che la -r- è originaria indoeuropea e non deriva da rotacismo (come è invece il caso della desinenza dell'infinito, per cui age-re < *age-se).

(scherzo, eh!)


19 giugno 2005
it's the school exam, the kids have run away

Qui si pensava di fare un simpaticissimo post sugli scrutini di fine anno, sulle lungaggini burocratiche che li accompagnano, sulle discussioni di ore con il preside sull'ortografia dei nomi degli alunni, sulle colleghe inacidite, sul fatto che tutti si sono mangiati i dolcetti che avevo portato, sui 5 che miracolosamente diventano 6 e sulle varie amenità che chiudono pantomimicamente l'anno scolastico.


Poi si legge di un ragazzo morto dopo aver visto i quadri.


Altri danno fuoco agli scrutini, cosa che mi sembra più divertente.


Il tutto mi fa un po' strano, innanzitutto perché sia l'anno scorso sia questo, le scuole in cui ho lavorato avevano contattato le famiglie dei ragazzi con debiti o respinti, per lettera o per telefono, prima dell'uscita dei quadri, e pensavo che fosse la prassi, da qualche anno almeno.


Ci sono anche affermazioni che non significano niente, come dire che il ragazzo non aveva mai sofferto di disturbi cardiaci.


E poi si parla anche di una denuncia contro ignoti da parte dei genitori, tanto per continuare la lotta tra ggiovani e adulti, o per farla diventare una lotta tra Società e Insegnanti, ora anche assassini.

 

Ho ripreso in mano alcuni dei libri che parlano di scuola, per trovare qualche spunto per il post. 


Starnone mi sembra buonista e qualunquista (sarò invecchiato, da ggiovane mi entusiasmava).


La Mastrocola è più cattiva (e insopportabile quando si atteggia a prima della classe) e, ammetto, nell'insieme più convincente.


Alla fine preferisco sempre il cinico Scurati.

 

Il problema è che la Società (vabbé, Repubblica.it) discute di scuola solo quando succedono cose così, per il resto le famiglie sono sole, gli insegnanti sono soli, i ragazzi sono soli.


Agli scrutini ho scambiato quattro chiacchiere con una vicepreside, dicendo che a me sembra assurdo il sistema dei debiti (non sai latino? Non importa! Vai avanti! Non recuperi il debito? Succede qualcosa? Assolutamente NULLA, al massimo non avrai 100 alla maturità. Tragedia!), che mi sembra assurdo che la scuola si dedichi solo al recupero delle persone con difficoltà (giustissimo) dimenticando sempre di offrire nuovi stimoli alle persone più brillanti.


Lei mi diceva che i tempi sono cambiati, che i ragazzi sono cambiati, che non si può chiedere a loro quanto chiedevano a noi (io mi sono diplomato nel 1991, non nel 1911 e non mi pare che, chessò, parlassimo latino in classe o scrivessimo un diario in esametri omerici).


In sintesi, il discorso mi sembrava dire che i ragazzi sono deficienti, che tanto non ci arrivano e che quindi è inutile infierire.


Forse in sede di scrutini ho infierito, ma credo che ammettere che sono deficienti e che tanto non ci arrivano, secondo me non aiuta 

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