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24 marzo 2011
musica
unfinished business

Alla già di per sé sterminata discografia di Johnny Cash si sono aggiunti due album che meritano attenzione: il primo (già uscito nel 2006) è ora accompagnato (e ora si chiama Bootleg vol. I) dal nuovo Bootleg vol. II. In tutto sono quattro dischi (un centinaio di brani) che vengono dagli archivi di famiglia e si passa dalle primissime esibizioni radiofoniche ai demo dei grandi classici (I walk the line, Get rhythm), quasi tutti nella semplice essenzialità della chitarra e di una voce talmente profonda da far venire i brividi, come sempre. Un po' da completisti, ma anche un buon punto di partenza, paradossalmente.
27 febbraio 2010
musica
ubi est, mors, victoria tua?


Secondo (o terzo?) album postumo di Johnny Cash, Ain't no grave raccoglie 10 brani incisi con Rick Rubin, tratti dai vociferati cinquanta ancora inediti.

Come sempre, ci si può chiedere se sia opportuno pubblicare materiale grezzo, evidentemente non ritenuto significativo a suo tempo o tale da poter essere incluso nei primi quattro volumi della serie American Recordings che ha fatto di Johnny Cash un'icona per le nuove generazioni (come testimoniava lo splendido video di God's gonna cut you down); poi uno pensa che, come un verso inedito di Saffo varrebbe più o meno tutta la letteratura latina, poter sentire ancora una volta questa voce e questo pathos vale più di tutti i dischi usciti negli ultimi cinque anni.

La traccia eponima e la canzone ispirata al versetto 55 del capitolo 15 della prima lettera ai Corinzi di Paolo sono cose che valgono.
13 giugno 2009
musica
the music that's flooding my mind
Ho fatto una ricerchina ed ho appurato che, tra lati b, versioni dal vivo e remix, ho 391 (trecentonovantuno!) canzoni dei Depeche Mode; dovendo farne una cernita per il concerto di martedì, queste solo le 18 canzoni (in ordine alfabetico) dei DM che tutti dovrebbero sentire almeno una volta nella vita:

Behind the wheel è il terzo singolo da Music for the masses; i primi cinque secondi sono semplicemente perfetti e il brano è una delle loro grandi canzoni 'on the road'. Qui il video, girato in Italia.

Blasphemous Rumours, da Some great reward, è il preciso momento in cui i DM si sono dati al misticismo. Il testo è uno di quelli che, quando si hanno 12 anni (!) restano impressi, con l'idea di Dio ed il suo 'perverso senso dell'umorismo'

Enjoy the silence, secondo singolo da Violator, è forse la loro canzone più famosa, e a ragione:

Everything counts è apparsa originariamente in Construction time again, ma la versione definitiva è quella del live 101, con il pubblico che va avanti da solo per tipo dieci minuti. Epica la rima career / Korea.

Halo non è forse tra le loro canzoni più note (non fu un singolo, anche se ebbe un video, quasi felliniano) ma per me resta una delle loro cose più importanti (and when our worlds they fall apart / when the walls come tumbling in / though we may deserve it / it will be worthy, e non dico altro):

In your room viene da Songs of faith and devotion, il disco che mi ha accompagnato nell'estate del 1993 ed il loro album più cupo, quello in cui alla fede ed alla devozione mancava la speranza. Struggente.

It's no good sta su Ultra, quando i DM rimasero in tre. Il video è un po' pacchiano e non l'ho mai capito, ma la canzone è una delle più belle (anche se sembra il diario di uno psicopatico).

Just can't get enough è talmente bella che nemmeno le Saturdays sono riuscite a rovinarla. Fu il loro primo singolo nella top ten inglese, nel 1981 (!)

Master and servant (sempre da Some great reward) è a metà strada fra l'inno al sadomasochismo e la critica al thatcherismo, e proprio qui sta la sua grandezza (anche se da piccolo non la capivo un granché).

Never let me down again da Music for the masses è nella top 5 delle canzoni più importanti di tutti i tempi:

Nothing to fear mi sa che la conosco solo io – è un brano, solo strumentale, tratto da A broken frame del 1982. Non essendoci un testo, uno si immagina le parole, ma non servono, perché la musica è perfetta.

Peace è la canzone che riscatta il recente Sounds of the universe e dimostra che, dopo quasi trent'anni di carriera, i DM hanno parecchio da dire. Qui il video.

Personal Jesus (notoriamente ripresa da uno straordinario Johnny Cash e da un meno ispirato Marilyn Manson)  anticipò di qualche mese l'uscita di Violator (l'album perfetto) e fece sì che i DM non fossero più percepiti come un gruppo 'anni 80':

Precious si avvicina, per perfezione, ad Enjoy the silence e pare il corrispondente musicale de Il dio delle piccole cose...

Route 66 è una vecchia canzone degli anni '40 (l'hanno rifatta pure i Rolling Stones), il cui testo segue, essenzialmente, il percorso della strada attraverso gli Stati Uniti (well it goes to Saint Louis, down to Missouri). A pelle, i DM c'entrano poco, ma la loro versione (soprattutto nel remix dei Beatmasters, che la fonde con Behind the wheel) è qualcosa di indescrivibile.

Shout è una cosa vecchissima (viene dal primo album, Speak & Spell, ed era originariamente il lato b di New life). Non so perché, ma a me pare un capolavoro.

Ogni adolescente vorrebbe un genitore come quello di Cat Stevens in Father and son ed un ragazzo o ragazza come quello di Somebody, e non importanta quanto il testo sia melenso:

E per finire, Useless:
21 aprile 2009
musica
got stripes
Ho visto il documentario annesso alla riedizione dello storico Live at Folsom Prison di Johnny Cash e volevo parlare di quando sono andato al carcere minorile di Roma, il capodanno di dieci anni fa. Non mi venivano le parole, per fortuna ho trovato questo vecchio articolo de Il manifesto.
13 luglio 2008
SOCIETA'
cose
La campagna presidenziale negli USA è simpaticamente feconda di gaffes del buon John McCain: l’altro giorno ha detto di essere contento che gli iraniani fumano molto così muoiono prima, e recentemente un suo stretto collaboratore ha detto che gli americani sono dei ‘piagnoni’, motivo per cui lo manderà per punizione a fare l’ambasciatore in Bielorussia, il che non è carino per i bielorussi.

Dall’altra parte, Jesse Jackson ha detto a bassa voce delle volgarità su Barack Obama e ha chiesto scusa.

Al turpiloquio noi siamo abituati, quindi per qualche ora c’è mancato poco dichiarassimo guerra alla Spagna ma poi le cose si sono calmate.

Non a tutti è piaciuto The Tudors (che da noi hanno sottolineato ‘scandali a corte’, che sennò non si capiva cosa fosse); non sarà peggio di questi bambini francesi che fanno musica techno, comunque. O della paventata collaborazione tra Michael Jackson e i redivivi New Kids On The Block.

Andando sul personale, io non sono particolarmente 'vecchio' e, da precario, se cambio scuola non è per scelta. Tié.

Per finire, non so quanto l’idea di un album di remix di Johnny Cash sia apprezzabile.

5 settembre 2007
letteratura
non è la biografia di adinolfi, eh


In questi tempi di primarie (quelle vere), può essere interessante riprendere in mano un ‘romanzo’ di qualche anno fa, pubblicato originariamente da un ‘anonimo’ che poi si è scoperto essere Joe Klein, un giornalista politico del New Yorker e di Newsweek.

Si chiama Primary colors e racconta le primarie democratiche per le elezioni del 1992 al seguito di un tale Jack Stanton, ‘governatore di un piccolo stato del sud’, ovvia immagine di Bill Clinton,  già governatore dell’Arkansas, allegramente coinvolto in uno scandalo dietro l’altro, dai quali pare comunque cavarsela, mentre il gioco della politica si fa sempre più sporco.

E’ il libro di West Wing, praticamente.

Ah, grazie a questo romanzo ho scoperto una grande poesia di James Weldon Johnson e ho appurato che You are my sunshine è stata scritta dal 43simo governatore della Louisiana (qua sotto, cantata da Bob Dylan e Johnny Cash).
free music
30 giugno 2007
vita scolastica
ho visto cose che voi umani... - 4
Pare che non tutti i ggiovani sappiano che la tesi di laurea di Marx era sugli atomisti Leucippo e Democrito (motivo per cui il marxismo è, essenzialmente, l'esito moderno dell'epicureismo con un un po' di Hegel e qualche parolone economico per fare scena). In compenso, ascoltano Johnny Cash, il che è una buona cosa.

(pare che l'esame debba essere interdisciplinare)

29 maggio 2007
musica
johnny cash - san quentin (1969)
Chi è questo: tecnicamente, un cantante country; in realtà, il più importante cantautore uscito dagli Stati Uniti d’America e l’unica, vera rock-star. La sua carriera ha attraversato cinquant’anni nei quali ha cantato davvero di tutto, canzoni comiche (A boy named Sue), canzoni drammatiche (Hurt), canzoni che solo lui poteva cantare (The man in black), canzoni di chiesa (We’ll meet again this side of heaven) e, come comprensibile, anche un certo numero di canzoni orrende. Il punto essenziale è che ha sempre cantato di cose vissute in prima persona, dalla droga (Cocaine blues), al carcere (Folsom prison blues) alla fede in Dio (ci sono parecchi suoi album di canzoni religiose, tra cui il recente My mother’s hymns book).

La musica: la canzone è registrata dal vivo nel 1969, quando Johnny Cash tenne un concerto nel carcere californiano di San Quentin, dove aveva cantato già altre volte. La canzone, scritta per l’occasione, è un piccolo classico: batteria di sottofondo, chitarra acustica e la voce, caldissima. Ma quello che conta è il testo e, ancora di più, la reazione dei carcerati.

Le parole: Comincia con ‘San Quentin, per me sei stata un inferno in terra’ e il pubblico subito esplode, dando via ad una semisommossa sedata a corpi di manganello. ‘San Quentin, odio ogni tuo centimetro’. ‘Signor parlamentare, lei non può capire’. ‘San Quentin, credi che sarò diverso, fuori di qui?’. ‘San Quentin, possa tu marcire e bruciare all’inferno, possano le tue mura crollare ed io sopravvivere’. ‘Possa tutto il mondo scordarsi della tua esistenza e sapere che non sei servita a niente’. Al che seguono 1 minuto e 20 secondi di sommossa, con Johnny Cash che chiede alle guardie (‘se mi vogliono ancora parlare’) un bicchier d’acqua. Quando poi, come bis alla fine del concerto, ricanta la canzone, con i carcerati che ancora rumoreggiano, uno capisce il senso di un disco dal ‘vivo’. Dentro questa canzone c’è la vita, in tutta la sua crudezza.

Cheremone’s corner: Come tutta la mia generazione, ho conosciuto Johnny Cash via Rick Rubin, il produttore che, negli anni ’90, lo ha fatto risorgere commercialmente e criticamente con la serie di album American recordings. Dalle cover di Personal Jesus dei Depeche Mode e Hurt dei Nine Inch Nails al suo catalogo, il passo è stato breve. The man in black non è una canzone, è un manifesto di vita e Johnny Cash è un profeta. E la risposta dei carcerati a San Quentin mi mette i brividi ogni volta.

Pregnanza socio-culturale: Non credo servisse un film (Walk the line) per rendergli giustizia. Qualsiasi discorso sugli Stati Uniti deve necessariamente parlare di Johnny Cash, sennò sono vuote parole, à laZucconi. Più amenamente, è sua la voce del coyote che guida Homer in una puntata dei Simpsons.

La si trova qui: in svariate antologie, ma vale la pena procurarsi l’intero album Live at San Quentin, meglio se con annesso dvd.

20 maggio 2007
musica
coming up
Good Charlotte; The river: l’unico motivo per cui questo singolo avrebbe potuto essere interessante, sarebbe se fosse una cover dell’omonima canzone di Bruce Springteen. A un primo ascolto, direi proprio che non lo è

Erasure; Light at the end of the world: nuovo album per gli Erasure, che rischierà di passare inosservato. Peccato, perché c’è molta più eleganza qua dentro che in, chessò, tutta la carriera di Britney Spears

Johnny Cash; The legend of Johnny Cash vol. II: seconda antologia dell’unica vera rockstar americana, 20 piccoli gioielli tra cui spicca la cover di I won’t back down di Tom Petty

Sophie Ellis Bextor; Trip the light fantastic: quello che andava detto, è stato detto

Sull’iTunes italiano cominciano infine ad apparire un po’ delle canzoni dell’Eurofestival: al momento ho trovato I love you mi vida degli spagnoli D’Nash e Salvem el mòn dei meravigliosi andorrani (?) Anonymous


4 maggio 2007
musica
depeche mode - personal jesus (1989)
Chi sono questi: Tre ‘fanciulli’ inglesi (all’inizio quattro, poi tre, poi di nuovo quattro, da qualche anno tre – è complicato, ma non è colpa mia): nel nucleo originario c’era Vince Clark (che poi è andato a scoprire Alison Moyet e con Andy Bell ha fatto gli Erasure) ma se n’è andato subito (1981). Gli altri sono Alan Wilder (fuori dal 1995), Andrew Fletcher, Martin L. Gore (l’autore del 99.9% delle canzoni) e Dave Gahan. All’inizio erano allegrotti e poppettari, nel 1986 si sono fatti cupi (l’album Black celebration) e da allora lo sono rimasti, conquistando nel frattempo il mondo (gli album più venduti restano Violator del 1990 e Songs of faith and devotion del 1993). Hanno avuto anche ‘qualche’ problema di droga e di morte clinica per due minuti (a Los Angeles, nel ‘96). It’s no good del 1997 è un capolavoro. L’ultimo album (Playing the angel) è del 2005, ed è un po’ meglio del precedente Exciter. Qui il loro sito. Vederli dal vivo resta un’esperienza mesmerizzante.

La musica: A denti stretti, bisogna ammettere che la ‘chitarra’ non stona. Notevole la batteria.

Le parole: Ci si potrebbe scrivere una tesi di laurea. Diciamo che parla dei telepredicatori americani, quelli che se alzi la cornetta e li chiami ti promettono la felicità. E quindi in realtà potrebbe parlare di uno spacciatore che contatti per telefono. Intrigante.

Cheremone’s corner: Singolo comprato appena uscito in quella che poi sarebbe diventata una libreria Mondadori a piazza Cola di Rienzo (nel 1989, quando il concetto di ‘cd singolo’ lasciava perplessi molti negozianti), concerti al Palaeur (1990 e 1993), il fatto che Songs of faith and devotion sia uscito esattamente quando ne avevo bisogno. Violator resta nella mia top 3 degli album perfetti. I DM non sono un gruppo, sono una religione.

Pregnanza socio-culturale: Notevole. Non solo Personal Jesus ha portato i DM alla conquista del mondo, ma negli ultimi anni è stata ripresa dal compianto Johnny Cash ed è alla base di Beware of the dog di Jamelia. Purtroppo è stata rifatta anche dai Marylin Manson. I Depeche Mode piacciano anche ad alcuni 15enni della mia classe, senza che io gliene abbia mai parlato: l’altro giorno una fanciulla scriveva su un foglio all I ever wanted / all I ever needed is here / in my arms (da Enjoy the silence)

La si trova qui: in svariate antologie (tra cui il recente Best Of – Volume 1) e nell’album da cui è tratta (Violator)



12 novembre 2006
musica
depeche mode!

Direi che continua la serie di dischi un po' inutili, come la nuova raccolta dei Depeche ModeThe best of - vol. 1 - inutile solo perché ci sono già in giro le più complete raccolte Singles 81>85Singles 86>98 e Remixes 81>04, non perché le 18 tracce non siano i n d i s p e n s a b i l i. Eccole qua:


Personal Jesus: il primo singolo (1989) da Violator passerà alla storia perché è, gasp!, una canzone che potremmo anche definire rock. Non male, iniziare una raccolta con una canzone che parla di telepredicatori evangelici e/o di spacciatori. L'ha rifatta qualche anno dopo anche Johnny Cash, uno che ne capiva molto sia di Gesù sia di droga.


Just can't get enough: è il loro terzo singolo e il primo grande successo (1981!), scritto da Vince Clarke, che poi se ne sarebbe andato per fare cose con Alison Moyet prima (gli Yazoo) e Andy Bell poi (gli Erasure). Un Classico Degli Anni Ottanta.


Everything counts: oltre alla curiosa rima career /Korea, è probabilmente la cosa più marxista che i DM abbiano mai scritto. Il ritornello di solito va avanti per ore, come nel live 101.


Enjoy the silence: la migliore canzone mai scritta da essere umano; fortunatamente, qui è nella versione originale, non nel remix fatto da uno dei Linkin Park (quello che non sa rappare)


Shake the disease: se uno dovesse indicare il precisio istante in cui i DM hanno smesso di assomigliare ad altri contemporanei e sono diventati i DM, è questo.


See you: canzoncina molto poppy, dal secondo album (A broken frame, 1982). Visto come la cantano, uno ha il sospetto che non sia una banalotta canzone d'amore


It's no good: secondo estratto da Ultra (1997), dimostra che anche rimasti in tre (se n'era andato Alan Wilder) i DM sono sempre i DM. Secondo me è un capolavoro.


Strangelove: primo singolo da Music for the masses (1987), ha conquistato l'America, malgrado il video fosse mooolto europeo (Bauhaus, tanto per usare paroloni). Da questo punto in poi, i DM sarebbero stati inarrestabili.


Suffer well: non male; al momento è l'unico singolo scritto dal cantante (Dave Gahan) e temo che sia qui dentro più che altro per dargli qualche diritto d'autore. Notevole il video, con Martin L. Gore in abito da sposa.


Dream on: primo singolo da Exciter (2001). Sì, tecnicamente è una canzone acustica.


People are people: questa me la ricordo da piccolo, avevo 12 anni e c'era qualcosa che m'intrigava in questa canzone. Da allora, li ho seguiti con devozione.


Martyr: l'unico inedito, inciso l'altr'anno ma non compreso nell'ultimo album (Playing the angel). Ennesima canzone a sfondo religioso (da citare per lo meno Condemnation e tutto l'album del 1993, Songs of faith and devotion). Migliora di ascolto in ascolto.

Walking in my shoes: canzone deprimentissima.


I feel you: cioè i DM diventano metallari.


Precious: bellissima.


Master and servant: si può fare una canzone che parla della Thatcher e del sadomasochismo? Sì.


New life: cosa vecchiotta, praticamente il loro secondo singolo. Inclusione un po' filologica, direi.


Never let me down again: e vabbé, questo per me è sparare sulla croce rossa. LA canzone.


Malgrado la raccolta sia anche disponibile in una edizione speciale con annesso dvd (23 video, un documentario con commenti sulle canzoni), secondo uno dovrebbe comprarsi l'intera discografia e farla finita...

1 luglio 2006
coming up

    Credo sia francamente difficile andare avanti in un mondo in cui Kevin non fa più parte dei Backstreet Boys, noi comunque ci proviamo, segnalando i nuovi singoli di Bob Sinclar (World hold on - è sempre la stessa canzone? ), dei Razorlight (In the morning) e di Paolo Nutini (Last request), il nuovo mito di Luca Sofri
    Tra gli album, tornano i Muse (Black holes and revelations), si riaffaccia un vecchio disco di Diana Ross mai pubblicato ufficialmente (Blue - dev'essere come il Black album di Prince), c'è una raccolta di Chris Isaak (Best of) e l'ennesimo album postumo di Johnny Cash - che fa più dischi da morto che da vivo, ma se sono tutti belli come A hundred highways - American recording V  va bene così...


bye bye bye, kevin!

15 agosto 2005
coming up

Un bel po' di novità discografiche per salvarci dalla tristezza esistenziale che pervade l'estate, salvezza che comunque non verrà dai nuovi singoli degli Athlete (Tourist) o di Jamiroquai (Seven days in sunny june ma casomai dai più rumorosi singoli dei Black Rebel Motorcycle Club (Ain't no easy way), degli Iron Maiden (The trooper) e dei Weezer (We are all on drugs).

 
Menzione d'onore per il turpiloquio ai Babyshambles (il singolo si chiama Fuck forever) e al consueto Snoop Dogg (che per Ups and downs tira in mezzo anche i Bee Gees). 


Il singolo della settimana (dell'anno?) merita invece uno spazio particolare: dopo aver circolato come promo per mesi esce finalmente il singolo di tali Xavier (pezzi degli Scissor Sisters, pare), si chiama Give me the night, sembra uscito nel 1984 e raggiunge vette indescrivibili quando diventa Into the groove di Madonna.


Ci sono anche album nuovi piuttosto interessanti, anche se non mi riferisco né al live di Alice Cooper né a una discutibile Mmmbop - The collection degli Hanson, ma bensì al nuovo album di Kanye West (Late registration) e a quello dei Supergrass (Road to rouen).

 
Ci sono infine due cofanetti che tutti dovrebbero avere, come Weird tales dei Ramones e Legend, l'esoso (e splendido) box di Johnny Cash, l'unica vera rock-star della storia della musica
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