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28 dicembre 2010
musica
cheremone's 2010 top 40 - 2
(qui le posizioni 40-37)

36 / Mylène Farmer; Oui mais... non. Come si diceva qui, c'era molta apprensione per il nuovo album di Mylène Farmer, ma questo primo singolo, scritto da RedOne, ha dissipato ogni dubbio.

35 / Joe McElderry; Ambitions. Il fanciullo vincitore dell'X Factor inglese del 2009 ha fatto un non terribile singolo, che è poi una cover dell'originale dei norvegesi Donkeyboy,  cui ha aggiunto un curioso balletto che, sorprendentemente, funziona.

34 / Stromae; Alors on danse. Altro successo francofono, decisamente ipnotico:

33 / Travie McCoy; Billionaire. Probabilmente la prima canzone al mondo a citare la rivista Forbes.

32 / Martin Solveig ft. Dragonette; Hello. Qua siamo dalle parti del puro genio, in primis perché finalmente i Dragonette hanno una canzone che può essere definita un "successo" e poi perché l'idea dei dj che fanno un torneo di tennis è eccezionale:

31 / Gorillaz; On melancholy hill. E' curioso che, in un album pieno di ospiti di grandissimo nome come Plastic beach, la cosa più semplicemente bella sia una delle poche canzoni senza ospiti di richiamo. Bravo, Damon:

30 / Scissor Sisters; Fire with fire. Confermo l'uso dell'aggettivo "perfetto", già da maggio.

(continua)
19 febbraio 2010
musica
cinicopost

Non mi è chiaro perché ci si aspetti sempre che l'industria discografica si senta chiamata in causa quando c'è una catastrofe, mentre nessuno chiede mai niente, chessò, all'industria automobilistica o ai consorzi di pesca d'alto mare.

Fatto sta che il terremoto di Haiti dello scorso gennaio abbia prodotto non uno ma per lo meno due 'eventi', la cui genesi ed il cui risultato sono particolarmente inquietanti.

Primo in ordine di tempo è stato Simon Cowell che ha deciso di far cantare a un po' di gente Everybody hurts degli REM, una grande canzone che parla di suicidio e da qualche parto ho letto che non pare appropriatissimo dire a chi ha perso casa e famiglia cose del tenore di 'tranquillo, che passa tutto'. Naturalmente il tutto è una splendida occasione per rilanciare la carriera di Leona Lewis cui sono affidate le prime note (e il cui secondo album non sta esattamente conquistando le classifiche), per preparare il terreno statunitense per la boyband del momento (i deprecabili JLS, che continuano a lasciarmi perplesso), per far vendere dischi a Susan Boyle (il cui nuovo look probabilmente costa più di quanto il disco darà effettivamente in beneficenza, o quasi) anche nel 2010, e per sostenere il suo nuovo protetto, Joe McElderry.

Poi Quincy Jones ha pensato di rifare We are the world, tirando fuori dal letargo Barbra Streisand e Celine Dion. Ma la cosa peggiore resta la sovrapposizione di Janet Jackson su Michael Jackson e il fatto, inspiegabile, che, se nel 1985 le prime note erano affidate a Lionel Richie e Stevie Wonder, ora apre il tutto Justin Bieber. Ripeto, Justin Bieber.

Non si faceva prima a dare dei soldi alla Croce Rossa?



20 dicembre 2009
musica
on and on you're just another brick in the wall, o no?

Mentre da noi Facebook è fonte di dibattiti 'politici', in Inghilterra è stato usato per promuovere una campagna contro il dominio del vincitore di X Factor nella classifica natalizia (un fanciullo con l'aria un po' da ebete, tale Joe McElderry, per il cui debutto gli hanno fatto incidere la più terribile canzone di Miley Cyrus, The climb).

Un paio di tizi hanno invitato i ggiovani a ribellarsi acquistando Killing in the name, un'oscura canzone dei Rage Against The Machine che nel 1993 fece 'scandalo' per via delle 'parolacce' che conteneva.

La cosa divertente è che il grazioso Joe incide per la Sony; indovinate un po' qual è la casa discografica dei ribelli RATM? La Sony, esatto.
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