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4 novembre 2010
musica
iper-karaoke


Ogni tanto Jason Donovan (ne parlavamo qui) tenta il "ritorno", più o meno nell'indifferenza generale. Questa volta ha fatto un album di cover (quasi sempre una cattiva idea, che spesso rovina una gloriosa carriera), chiamato Soundtrack of the 80s, in cui ripropone, nel suo stile (e il problema è che non credo che esista una cosa come 'lo stile di Jason Donovan') alcuni successi degli anni '80 (si capiva dal titolo). E così recupera (I just) died in your arms dei Cutting Crew, Everybody wants to rule the world dei Tears for Fear e Right here waiting di Richard Marx (!) in una cosa che è, essenzialmente, karaoke. Ci sono anche un paio di canzoni nuove, serenamente ignorabili.
13 settembre 2010
musica
popbulimia


Sono appena uscite le ri-pubblicazioni dei primi due album di Jason Donovan (chi è? qui la sua biografia), Ten good reasons del 1989 e Between the lines del 1990, e c'è un po' da rimanere sopraffatti dalla mole di materiale (in tutto sono 75 brani).

Nella massa confusa trovano posto i suoi singoli prodotti da Stock, Aitken & Waterman (dodici, mi pare), i lati b, svariati remix e versioni strumentali (notevoli per la loro insignificanza), ed anche un secondo duetto con Kylie Minogue, All I wanna do is make you mine, di cui ignoravo l'esistenza, nonché la versione in spagnolo di Rhythm of the rain.

Preso a piccole dosi, aveva i suoi momenti.
19 dicembre 2009
musica
there was a time

La carriera di Samantha Fox è stata oggettivamente curiosa; divenuta nota per le tette al vento sui tabloid inglesi, ha prontamente avuto un contratto discografico (era il 1986) ed ha debuttato con un brano non esattamente di ottimo gusto, Touch me (I want your body) per poi fare uno dei primi album che ho comprato da piccolo (giuro).

Per il suo secondo album si affidò in parte a Stock, Aitken & Waterman, che in venti minuti le scrissero Nothing's gonna stop me now, un classico:

Trovò anche il tempo di inventare l'hip hop (Naughty girls è p e r f e t t a, peccato che il video sia un filino kitsch) e di fare un terzo album (con cui inventò la musica house, ma non venne capita).

Le cose poi si fecero un po' più complicate (un paio di dischi minori, una fase da fondamentalista cristiana, la serena accettazione della propria omosessualità), ma ora c'è un definitivo Greatest hits, con allegato cd di remix e rarità (tra cui la sua versione di Too late to say goodbye di Jason Donovan!) e, scopro qui, un imminente duetto con Sabrina Salerno (!!!) in una cover di Call me dei Blondie.


Al mondo ci sono cose più strane, ma devono essere poche.


6 dicembre 2009
musica
e se prometto poi mantengo

Avevamo lasciato lo svedese Basshunter tre mesi fa, alle prese con il suo testo più insulso e una canzone, Every morning, che proprio non convinceva (e pensare che a fine 2008 era quarto nella classificona di fine anno di Cheremone, ma solo per merito di Walk on water).

Nel video lo si vedeva impegnato a chiedere la mano della fanciulla che lo accompagna dai tempi di Now you're gone (che pare sia una ex pornostar – evidentemente i due hanno qualcosa in comune), solo che, colpo di scena, lei a un certo punto veniva travolta dalle onde e spariva nella notte. Suspence.

Il video del secondo singolo, I promised myself, vede Basshunter in taxi alla volta di un ospedale in cui, nelle ultime scene, avrà una sorpresa che non sveliamo, un po' perché mi sono perso nella storia (ho la capacità di concentrazione sul testo narrativo di un adolescente) e un po' perché quello che merita è la CANZONE.

I promised myself è, infatti, la stessa canzone che Nick Kamen (!) portò al 'successo' nel 1990 (sta qua, con Raffaella Carrà) e che segnò la fine di uno dei quartetti più importanti della storia della musica, i compianti A*Teens (qui il video).

Un po' banalotta promessa d'amore e un po' inno alla verginità prematrimoniale, I promised myself è un classico smisconosciuto e, a rendere le cose ancora più interessanti, il singolo comprende il remix ad opera di Pete Hammond, uno che negli anni '80 lavorava con Stock, Aitken & Waterman e remixava cose di Jason Donovan. Recentemente tornato attivo (qui è all'opera con Boyfriend degli Alphabeat, che fa diventare la canzone dimentica delle Bananarama), è ora riuscito in una cosa impossibile: fare sì che una canzone del 2009, cover di un originale del 1990, sembri uscita nel 1987:


Su iTunes si trova il singolo, con DUE remix di Pete Hammond, dei 7th Heaven ed altri.




8 novembre 2008
musica
coming up
Subsonica; Nel vuoto per mano: prima raccolta ufficiale del gruppo torinese (con inedito, la bellissima Il vento). Assolutamente imperdibile se non sapete chi siano, in caso contrario avrete già la discografia completa.

Jason Donovan; Let it be me: e dopo la non brillantissima autobiografia, arriva pure il tentativo di far risorgere la propria 'carriera' come 'cantante'. Prevedo disastri.

The Smiths; The sound of: è la quarta antologia dal 1992, ciò non toglie che siano perennemente nella top 5 dei gruppi più importanti del XX secolo. Compratelo, e ragalatelo ai vostri figli.

Grace Jones; Hurricane: a un primo ascolto, non pare il capolavoro che uno si aspettava, ma ci sono cose notevoli, come la splendida I'm crying.

Britney Spears; Womanizer: io ritengo la fanciulla insignificante e non degna di menzione, ma qua sotto c'è una cosa che può solo definirsi UBER-Gay, che è basata su questa canzone e che è eccezionale:
27 ottobre 2007
letteratura
like the songs that you sing when you're lonely


Non è così tanto trash quanto speravo, ma Between the lines – my story uncut, l’autobiografia di Jason Donovan, ha i suoi momenti.

Si scopre ad esempio che si faceva un sacco di canne prima di darsi alla cocaina, che ha affittato casa a Saldam Rushdie, che il suo vicino era Brian Eno, che è angosciato dalla calvizie incipiente e che detestava le sue stesse canzoni (il che è terribile, perché cose When you come back to me erano notevoli).

Nessuna chicca sulla sua storia con Kylie Minogue, anche se qualcuno potrebbe trovare tragicomico il fatto che fu lui a portarla al concerto degli INXS in cui Kylie conobbe Michael Hutchence, per il quale poi lasciò il povero Jason.
16 ottobre 2007
letteratura
inverno di malato


Manco fossi in un romanzo di Dickens, ho la tonsillite (io ho proposto alla dottoressa il ricovero coatto e l’espianto, ma lei non mi è parsa convinta), per cui me ne sto a casa imbottito di cortisone e antibiotici (e con questa disponibilità  farmaceutica credo finisca il paragone con Dickens).

Non dovendo ritagliare spazi alla lettura sul percorso in treno/metro/bus fino a scuola, mi dedico a letture  un po’ più impegnate del solito (l’autobiografia di Jason Donovan che mi è arrivata oggi slitta a settimana prossima, malgrado l'alto tasso di trash ne giustificherebbe la lettura immediata), come questo La Chiesa e le sfide della modernità di Giovanni Filoramo.

In maniera molto chiara e limpida, il buon Filoramo tocca 7 punti che i media, a ragione o a torto, indicano centrali nel rapporto Chiesa/mondo (la ‘famiglia’, la guerra ‘giusta’, il relativismo e simili) e per ogni punto offre un sintetico ma ricco stato dell’arte.

Utile per chi non vuole parlare a vanvera delle cose che si sentono in giro.

O per farsi venire la bile scoprendo che nell’enciclica antimodernista Vehementer nos (‘veementemente noi’ resta il più bel titolo mai dato a un documento pontificio, va detto) Pio X notava che ‘quanto alla moltitudine, essa non ha altro diritto che quello di lasciarsi guidare e, come docile gregge, seguire i suoi pastori’.

Il che funge anche da mio commento alle Primarie del PD, cui non ho potuto votare morbi causa.
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