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26 gennaio 2011
letteratura
questione di ginocchia!

C'era bisogno di una nuova edizione commentata dell'Iliade? Alla Carocci hanno pensato di sì, e per ora è uscito il libro XVIII (quello con lo scudo di Achille) ed il primo libro, quello dell'ira funesta da cui ha inizio il tutto.

L'edizione è molto carina, con una nuova traduzione ed un buon commento/introduzione (di stampo antropologico, con delle intriganti schede di approfondimento, su temi come il rapporto di potere Achille/Agamennone o la polifunzionalità dello scettro) - sarebbe comunque il caso che traduttore e commentatore si parlassero, visto che ogni tanto il commento dice che un termine non va tradotto in un certo modo che poi è esattamente il modo in cui viene tradotto qui.

Ho inoltre finalmente capito perché quando si supplica qualcuno gli si abbracciano le ginocchia: non pare tanto un gesto di umiliazione ma quasi di costrizione, visto che le ginocchia, che sono le giunture più evidenti del corpo umano, rappresenterebbero la capacità stessa di muoversi e di agire - abbracciare le ginocchia vuol dire insomma bloccare qualcuno e costringerlo all'inazione finché non ha esaudito il nostro desiderio. E questo senza citare la curiosa teoria per cui il ginocchio sarebbe una delle sorgenti del seme maschile, per cui Teti "castrerebbe" Zeus...
1 novembre 2010
letteratura
cristodionisio

C'è stato un tempo (più o meno la prima metà del V secolo dC) in cui uno stesso autore poteva scrivere 48 (!) libri di Dionisiache (il più lungo poema del mondo antico, dedicato a Dioniso ed alle sue vicende, ultima, grande testimonianza del paganesimo letterario) e mettersi a fare una parafrasi poetica del Vangelo di Giovanni, senza, evidentemente, sentire la contraddizione tra i due mondi. Anzi, Nonno di Panopoli (così si chiamava), usava più o meno lo stesso linguaggio per spiegare la trasformazione dell'acqua in vino durante le nozze di Cana (è il capitolo 2 del Vangelo di Giovanni) e per descrivere il miracolo in cui Dioniso trasformava in vino il lago Astacide (nel l. XIV delle Dionisiache).

Secondo molti, la Parafrasi di Nonno si riallaccia a quel filone di cristiani ancora un po' pagani che volevano in qualche modo salvare la grande poesia pagana 'cristianizzandola' - è lo stesso orientamente alla base dei fantastici Centoni omerici, in cui episodi biblici ed evangelici vengono riscritti facendo "taglia e cuci" di versetti omerici, così i ggiovani cristiani del V secolo imparavano l'imperfetto senza aumento senza dannare la propria anima leggendo degli amori di Ares e Afrodite.

Tutto ciò perché, non sapendo nulla di Nonno (al massimo mi ero dedicato a Quinto Smirneo, autore del seguito dell'Iliade, gli epocali Posthomerica), ho letto la dottissima edizione del I Canto della Parafrasi di Giovanni, in cui, in un trionfo di formule omeriche, genitivi in -oio e linguaggio epicheggiante, si segue, con qualche difficoltà lessicale (Nonno adora inventarsi le parole), l'inno al Logos che apre il più difficile dei vangeli, il battesimo di Gesù (chiamato wanax, come Agamennone!) e la chiamata dei primi discepoli, e ci si perde nelle dispute teologiche dell'epoca, con un antiarianesimo spinto che confluisce quasi nel monofisismo.

Epico, letteralmente.
20 luglio 2010
letteratura
vita di un uomo

Di veri geni ce ne saranno una decina per generazione. La storia di oggi è quella di Milman Parry, una storia che parte dalla Sorbona di Parigi e da una corposa tesi di dottorato, scritta in francese da un americano che sapeva tutto Omero a memoria. Il lavoro di Parry sulle 'formule' omeriche occupa, nella filologia classica, lo stesso posto che la teoria della relatività di Einstein occupa nella fisica; ma poi non si finisce lì, perché, dopo aver capito che una poesia come quella di Omero poteva solo essere orale, Parry è andato alla ricerca di aedi moderni, e li ha trovati in quello che allora (1933-1935) era il Regno di Iugoslavia. E così, qualcosa come 3mila anni dopo Omero, c'erano canti tramandati oralmente, di storie di eroi, guerrieri, principi e sultani, costruiti come sono state costruite l'Iliade e l'Odissea.

Leggere la raccolta degli scritti di Parry (tra cui la prima traduzione inglese delle tesi di dottorato) vuol dire armarsi di pazienza (il lavoro di catalogazione ed analisi di epiteti e formule è certosino) e seguire, passo dopo passo, un pensiero geniale nel suo sviluppo, da timidi accenni a radicali stravolgimenti.

Il fatto che poi Milman Parry sia morto a soli 33 anni, dopo aver rivoluzionato gli studi omerici e risolto la "questione omerica", è un testamento a quello che diceva Seneca: vita, si uti scias, longa est.

25 giugno 2010
letteratura
eziologia canina

Nel VI libro dell'Iliade, nel bel mezzo della battaglia, Ettore se ne torna a Troia per chiedere alla madre Ecuba di fare un sacrificio agli dèi e se ne va poi a chiacchierare con la moglie Andromaca e il figlioletto Astianatte; fra i due episodi ha comunque il tempo di andare a cazziare Paride e a parlare con Elena. E qui le cose si fanno interessanti, perché in un paio di occasioni (ai vv. 344 e 356) la donna si definisce 'cagna', in un contesto volto chiaramente alla 'seduzione' di Ettore, in cui gli dice, essenzialmente, quanto lui vuole sentirsi dire (che lei è cioè sposa di un inetto e che Paride è un cretino). Perché 'cagna'?

Un bellissimo libro, Senza ritegno di Cristiana Franco – purtroppo di non facilissima reperibilità – cerca di spiegare in che modo, da Omero in poi, 'cane' sia usato come insulto, che ruolo particolare il cane occupi nell'immaginario greco e in che senso il cane sia percepito come 'femmina'. Peccato che il lavoro si limiti al mondo greco, perché anche a Roma sui cani ci sarebbe molto da dire (un paiod i epodi di Orazio, ad esempio, o i testi dedicati, nomen omen?, a Canidia).

1 gennaio 2010
letteratura
la cattedra è mia e la gestico io


Se il lavoro di Privitera si caratterizzava per chiarezza e limpidezza, nel caso di Nel laboratorio di Omero di Vincenzo Di Benedetto le cose non stanno proprio così (e non solo perché a un certo punto usa espressione come “dimodocché”, giuro).

Lo scopo del saggio, dottissimo e di non facilissima lettura, è quello di confutare la teoria oralistica sui poemi omerici (e di criticare un paio di sue nemesis personali, Bruno Gentili e Luigi Enrico Rossiadoro le dispute accademiche), quella che, a partire da Milman Parry, ritiene i poemi omerici (sto semplificando, eh) composti oralmente, tramite il ricorso alla 'formule', i mattoncini con cui l'aedo costruiva la sua poesia; per Di Benedetto, l'Iliade è composta tramite il ricorso alla scrittura (e quindi è un testo 'modernissimo', databile all'VIII secolo aC e non al 'medioevo ellenico'); per dimostrarlo, ritrova nell'Iliade una miriade di richiami intertestuali che dimostrerebbero un'architettura tale da presupporre la scrittura, in maniera analoga a quanto accadeva per un Dante o un Ariosto, e, addirittura, un singolo autore.

A tratti è convincente, in altri punti meno e soprattutto sembra non voler aiutare il lettore, è come se i singoli capitoletti fossero appunti di una lezione, e non è facile cogliere la visione d'insieme, persi nelle minutiae. Trascura poi uno dei miei cavalli di battaglia, gli Inni omerici, il cui studio (a partire da Wolf arrivando a Cassola) ha molto da dire sulla questione dell'oralità.

Tosto, comunque.

27 dicembre 2008
letteratura
non vitae gaudia quaero


Questo La nascita dell'eroe di Paduano è un libro piccolino, ma densissimo (e di non facilissima lettura), in cui i tre modelli (Achille, Odisseo ed Enea) dell'idea stessa di 'eroe' sono discussi con intelligenza e dottrina (e spesso in polemica con la vulgata, come quando si spiega che Ettore non è 'buono' rispetto al 'feroce' Achille). Qui la recensione di Eva Cantarella.
22 giugno 2008
cinema
tutti cugini, 'sti greci
Ho visto Troy e, malgrado un videogioco come Age of Mythology sia più corretto filologicamente, il film non è terribile.

E all’Iliade sono state fatte cose ben peggiori...


26 settembre 2007
televisione
cantami, o diva


Dopo ben sette anni (se ne parlava qui), si è chiusa alla grande con un matrimonio gay (celebrato con rito bajoriano, inoltre) Hidden Frontier, una serie di Star Trek girata da fan californiani con pochi mezzi e molta buona volontà (qui tutti gli episodi, scaricabili gratuitamente).

Non soddisfatti della cosa, ne stanno già facendo un'altra, chiamata Star Trek - Odyssey, che ha per protagonista il mio mito Ro Nevin.

Qua la prima puntata, che si intitola, giustamente, 'Iliade'.

Tutto ciò, in attesa del film 'ufficiale', Star Trek UNDICI, diretto da J. J. Abrams, il creatore di Lost, che dovrebbe uscire a fine 2008...
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