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3 gennaio 2011
letteratura
the end of the world as we know it

E' da quando facevo il liceo che correva voce che una nuova edizione del vocabolario di greco Rocci fosse "imminente".

Ci sono voluti vent'anni da allora, ma finalmente mi è arrivata la NUOVA EDIZIONE del ROCCI.

Addio a quel meraviglioso italiano ottocentesco (che sarà stato un po' retro già nel 1943) ed i suoi fo cagione e simili (si ritrova comunque un grazioso vita tapina), addio a quella disposizione grafica che ha accecato generazioni di studenti... resta la certezza di trovare tutto-ma-proprio-tutto, come l'aggettivo milphòs, "sofferente di caduta dei peli delle sopracciglia".

Grazie di esistere, ad una lingua così spaventosamente bella ed al Rocci. Nunc et semper.

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permalink | inviato da cheremone il 3/1/2011 alle 17:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
23 giugno 2010
vita scolastica
ci sarà un motivo per il quale dico che il Rocci è meglio del GI, no?

La prima impressione, vedendo la versione di greco e le sue 16 righe e mezzo, è stata di orrore. Il fatto che cominciasse con un familiare “Io, o uomini Ateniesi” (che si poteva anche tradurre con “o giudici”, eh) ha rincuorato gli animi, riprecipitati nel panico nella terza parte del testo. Ecco, come tradizione, la versione cheremonea e qualche osservazione sparsa:

Io infatti, o Ateniesi (già da qui si capiva che il testo viene dalla prima metà dell'Apologia, perché solo a condanna avvenuta Socrate riconosce ai giudici il titolo di “giudici” - questa è una secchionata di prima classe), non ho mai ricoperto nessuna carica politica in città, ma sono stato membro della Boulé (l'uso un po' tecnico del verbo bouleuo non era ovvissimo); e infatti la nostra tribù Antiochide si è trovata a svolgere la funzione di presidenza della pritania (altro tecnicismo giuridico, e la non rarissima costruzione di tunchano col participio) quando voi decideste di processare tutti insieme i dieci strateghi che non avevano recuperato (i cadaveri) dopo la battaglia navale (delle Arginuse del 406aC) (qui i problemi sono parecchi, in primis legati alla contestualizzazione: nell'ultima fase della guerra contro Sparta, Atene ottenne qualche sporadico successo ma, in un clima di disfattismo e di paranoia, gli Ateniesi commisero alcuni gravi errori. La battaglia delle Arginuse fu un successo ateniese ma i comandanti della flotta, a causa di una tempesta, non raccolsero i cadaveri dei loro soldati dal mare, negando quindi ad essi il sacro diritto di sepoltura. Questa decisione, motivata da fattori atmosferici, esacerbò gli animi già angosciati dall'andamento della guerra e si decise, in maniera tecnicamente illegale, di processare e condannare a morte i 10 strateghi responsabili con un processo sommario e non, come stabiliva il diritto attico, con singoli procedimenti giudiziari. Ora, questa pagina platonica non è sconosciuta ed io stesso l'ho citata in II liceo mentre leggevamo altre parti dell'Apologia, ma è un testo che richiede competenze extratestuali che ci si potrebbe augurare i maturandi abbiano, ma che non è detto che abbiano davvero. Grammaticalmente poi, alcuni passaggi possono risultare un po' ostici – ma il significato corretto di ana-airéo era sia sul Rocci sia sul GI – i due vocabolari più diffusi a scuola), illegalmente, come poi parve a voi tutti in un secondo momento.

A quel punto io, unico fra i pritani, mi opposi all'idea che voi faceste qualcosa contro la legge (o anche mi opposi a voi per non fare io) e votai contro; e, (genitivo assoluto con valore concessivo!) sebbene i politici (traduzione un po' forzata di 'retori', ma adatta al contesto) fossero pronti a denunciarmi e a citarmi in giudizio e voi li spronaste e gridaste a gran voce, io ritenevo che dovessi correre un rischio, stando dalla parte della legge e della giustizia, piuttosto che unirmi a voi che decidevate cose non giuste, per paura del carcere o della morte (è una delle frasi più belle della letteratura greca, quella in cui la Legge con la maiuscola ha la meglio sulla legge con la minuscola, e preferisco il carcere o la morte che disobbedire alla mia coscienza, tié).

E tali cosa accadevano quando c'era ancora la democrazia; quando poi s'instaurò la tirannide, i Trenta (tiranni) (anche qua serve un po' di contesto: sconfitta Atene, in città si instaurò un regime tirannico filospartano che vessò la città con lacrime e sangue, poi abbattuto da Trasibulo e dai democratici l'anno dopo – Socrate, che era stato vicino ad alcuni dei Trenta come Crizia, si oppose alla dittatura a rischio, come dice qui, della propria vita), dopo avermi mandato a chiamare come quinto nella Rotonda (frase fatta sul Rocci e non sul GI!), mi ordinarono di andare a prendere da Salamina Leone di Salamina, affinché fosse condannato a morte (qui Socrate cita un episodio di un paio d'anni dopo, quando preferì rischiare la condanna a morte sotto i Trenta Tiranni piuttosto che eseguire un ordine di arresto ingiusto ed illegale – la Rotonda, citata anche dopo, è il palazzo in cui si riunivano i pritani di cui sopra – altro riferimento non limpidissimo ai ggiovani); (i Trenta) ordinavano tali cose e molte altre a molte altre persone, volendo riempire (la Rotonda, sottinteso!) di più colpevoli possibile.

Allora io non a parole ma coi fatti ho dimostrato che a me della morte importa – se non fosse un po' rozzo a dirsi (un brutto inciso, che si poteva anche omettere) – proprio niente (una brutto avverbio spiegato sul Rocci ma non sul GI!), invece del non fare nulla di ingiusto od empio, di questo mi importa moltissimo.

Infatti quell'ordine (io tradurrei così, pensando al comando specifico di arrestare quel Leone, ma forse si potrebbe intendere quel potere, cioè il regime dei Trenta) non mi spaventò, pur essendo tanto duro, a tal punto da farmi commettere qualcosa di ingiusto ma, quando andammo via dalla Rotonda, quei quattro andavano a Salamina ed arrestarono Leone, io invece me ne tornai a casa.

La pagina è molto, molto bella – e non è difficilissima in senso assoluto. Contesto e alcune espressioni tecniche potrebbero aver creato non pochi problemi...

2 giugno 2010
io spero in esopo

E mentre qui si sottolinea che l'ultima puntata di Lost ha lasciato parecchi interrogativi aperti, pare arrivi una nuova serie di JJ Abrams...

In Francia, McDonalds ha fatto una pubblicità gay friendly molto tenera.

Visto che li si citava qui, vale la pena di vedere il nuovo video dei JLS, The club is alive? Dopo averlo visto direi di no, se, come me, pensate che il vocoder vada eliminato, che da Tutti insieme appassionatamente poteva venire fuori di meglio e che tenere il cappello in testa in un locale sia da cafoni.

Uhm, c'è un'intera generazioni di cloni di Justin Bieber in arrivo...

Mi ero scordato di scrivere che ho un iPad. Al momento, a bassissima voce, mi permetto di dire che pare un iPod grosso con le funzionalità di un iPhone, poi vediamo che succede quando ho il tempo di dedicarmi alle 'applicazioni'.

Corriere.it fomenta il panico fra i miei studenti.

24 ottobre 2008
graeculi perfidi


Alla ricerca di libri da far leggere ai ggiovani durante le vacanze di Natale, ho trovato questo Atene segreta – Delitti, golosità, donne e veleni nella Grecia classica del compianto Umberto Albini che, malgrado usi parolacce (tipo 'baldracche' – scandalo!), principalmente attraverso testi di commedie ed orazioni, mostra un lato un po' più 'umano' dei greci ed innegabilmente divertente (come scoprire che ad Atene ci fossero teppistelli dediti al furto di mantelli - ora pare rubino gli iPod, ma certe cose sembrano non cambiare mai... ).
19 giugno 2008
vita scolastica
maturità 2008 - 2 (storiografia for dummies CON UN ERRORE NEL TESTO!)
Stamane i ggiovani si sono trovati di fronte una pagina di Luciano (tratta dal Come si deve scrivere la storia) non particolarmente difficile (un libro di versioni, Triakonta, le attribuisce due ‘pallini’ su tre) ed anche abbastanza nota (ci sono discrete possibilità che molti l’abbiano tradotta nel corso del triennio). Ecco qua traduzione/commento cheremoneo:

La prima frase non ha verbo (frase nominale! frase nominale!) ma basta sottintendere un verbo essere ed ecco fatto: così dunque per me (sia) lo storico.

C’è poi un agile periodo che si snoda per tipo otto (!) righe, tutto retto da un imperativo iniziale, (a cui nel testo ministeriale mancava un accento - nota per secchioni) per cui viene fuori l’elenco delle caratteristiche del bravo storico: Sia impavido, imparziale, libero, amico della libertà di parola e della verità, capace di chiamare – come dice il comico – i fichi ‘fichi’ e la barca ‘barca’ (ok, non ha molto senso, ma è tipo l’italiano ‘dire pane al pane e vino al vino’ e comunque il vocabolario rende l’espressione come ‘chiamare le cose col proprio nome’), di ragionare senza odio né parzialità (pare Tacito, sine ira et studio) e senza risparmiarsi né per commiserazione né per vergogna né per imbarazzo, (sia) un equo giudice, benevolo nei confronti di tutti ma non fino al punto di attribuire qualcosa di più del necessario ad una delle parti, (sia) ospite nei libri ed apolide, autonomo, senza sovrano, non uno che calcola cosa sembri opportuno a questo (E QUI AL MINISTERO SI SONO DIMENTICATI UN PAIO DI PAROLE: Luciano scrive infatti ‘cosa sembri opportuno a questo E A QUELLO’) ma che dice cosa realmente è accaduto.

Nella seconda parte, Luciano fa esempi: Dunque Tucidide ha molto bene stabilito le leggi (della storiografia) ed ha ben distinto la buona e cattiva storiografia, notando che molto Erodoto ha concesso al meraviglioso (io tradurrei così, ma temo voglia dire solo che 'Erodoto è stato ammirato molto'), al punto che i suoi libri sono stati chiamati ‘Muse’ (qui il ggiovane dovrebbe ricordare che le Storie di Erodoto sono state divise dagli Alessandrini in 9 libri, chiamati ognuno col nome di una Musa, a partire da Clio, musa della storia).

Che Erodoto non piacesse al buon Luciano lo si deduce dal penultimo periodo: Dice infatti (il soggetto sottinteso è, ahimé, Tucidide e non Erodoto) di scrivere ‘un acquisto per l’eternità’ (è la definizione che Tucidide dà della sua opera nel proemio delle Storie) più che una declamazione per il presente, e dice di non accogliere favolette ma di lasciare la verità delle cose accadute ai posteri.

Nell’ultimo periodo, continua l’elogio di Tucidide e si illustra la classica idea dell’historia magistra vitae: Ed aggiunge l’utile e ciò che uno, ben ragionando, considererebbe il fine della storia, in modo che, se per caso di nuovo capitassero cose simili, potrebbero (uso un po’ dotto del verbo ‘echo’) – dice - , guardando alle cose scritte precedentemente, sfruttare bene quelle presenti (letteralmente ‘quelle fra i piedi’, ma l’espressione è comune in greco – sta, ad esempio, nelle Troiane di Euripide).
 
Il che risolve la minipolemica sul testo.
8 novembre 2007
vita scolastica
fuga di cellule grige
Oggi mi sono scordato che avevo fissato una verifica di verbi greci in I.

I ggiovani, stranamente, non ne erano affatto delusi né rattristati.

Malgrado
il minaccioso articolo di repubblica, ci riproviamo domani.



(spero per loro che mi dimentichi anche di farli cercare sequenza esametriche nelle tavolette in lineare B)
22 settembre 2007
vita scolastica
incubo incubo incubo


Er... la scuola B vuole che vada da loro alle 10:30 a fare due ore di italiano, storia e geografia in un IV ginnasio (ma 'forse', perché potrebbe anche essere latino e greco, non sono sicuri), mentre la scuola C afferma di aver detto per tempo al provveditorato che le 3 ore del 15+3 NON sono disponibili, ciò quando io ieri sera ho firmato un pre-contratto di non so quale valore legale che affermava il contrario. In tutto questo, la scuola C non ha pronto il contratto per la 'supplenza breve' che è in realtà già finita (sembra un paradosso spazio-temporale, nevvero?).

Sarà una mattinata interessante. 
15 agosto 2007
letteratura
oh no, ancora i manoscritti di qumran


Questo Giacomo – il fratello di Gesù  è verosimilmente il saggio peggiore mai scritto al mondo (il Codice da Vinci, almeno, era un ‘romanzo’).

Le poche cose eventualmente interessanti (una sorta di complotto paolino per sminuire il ruolo di Giacomo nella Chiesa delle origini - le altre sono note e stranote) sono perse nelle 581 pagine di ridondanti ripetizioni e affermazioni non dimostrate, con in più il ricorso ai sopravvalutati manoscritti di Qumran (che in copertina Piemme definisce ‘segreti’, tanto per intrigare); la scientificità della cosa è sottozero (ci sono parole come ‘superapostoli’), la traduzione in italiano è affrettata (temo che il ‘Tatiano’ di cui si parli a un certo punto sia calcato sull’inglese ‘Tatian’, mentre di solito l’autore del Discorso ai greci è chiamato ‘Taziano’) e l’autore commette banalotti errori di greco.

Ecco un noioso esempio di quest’ultima cosa: a p. 415 viene citato l’episodio della transfigurazione di Gesù, a partire da Matteo 17.1 che in italiano recita ‘Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello’ (lo stesso episodio è in Marco 9.2 e in Luca 9.28, ma senza riferimento al ‘suo fratello’, mentre l’autore attribuisce la citazione in generale ai ‘sinottici’ – e già questo... ) e prontamente l’autore si chiede se questo Giovanni sia fratello di Gesù o di Giacomo, dato che, in italiano (e in inglese) l’aggettivo possessivo è un po’ ambiguo (ad esempio, in una frase come ‘Marco è uscito con Matteo e la sua ragazza’ non è limpidissimo di chi sia la fanciulla). Giova qui ricordare che il testo greco ha ‘tòn adelphòn autoù’ (con lo spirito dolce, per chi ne sa qualcosa) e che la prima grammatica greca che ho sotto mano (quella di Lukinovich - Rousset, addattata da Carmignani - Santoni, Loescher 1998) nota prontamente (§73, p. 88) che la foma con spirito dolce non è riflessiva (quindi è ‘il fratello di quello’, latino eius e non ‘il fratello di lui stesso’, latino suus), cosa che invece vale per la forma con spirito aspro (avevo detto che l’esempio era ‘noioso’). In Matteo 17.1, insomma, questo ‘Giovanni’ è ‘fratello’ di ‘Giacomo’, cosa d’altronde rispecchiata da Matteo 4.22, dove, nello stesso ordine, si trova il sintagma ‘Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello’...

Se ci si vuole divertire coi fratelli di Gesù, converrebbe piuttosto rileggersi Matteo 12.46 e 13.55, Marco 3.31 e 6.3, Luca 8.19, Giovanni 2.12 e 7.3 nonché I Corinzi 9.5 (tanto per parlare di ‘celibato ecclesiastico’).

Mi devo ricordare che i libri pubblicati da Piemme sono, ipso facto, non leggibili.
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