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31 gennaio 2011
letteratura
rivoluzioni antropologiche

La lettura de Il corpo e la società di Peter Brown ha un qualcosa di vertiginoso. E' una lettura che non scorre facile (e non solo perché è scritto piccolo piccolo o perché supera le 400 pagine), attraverso un percorso che si snoda da Paolo ad Agostino, un'intensa riflessione sul corpo e l'astinenza sessuale nel cristianesimo delle origini. Argomento allegrissimo, si potrebbe dire.

Il senso di vertigine è dato dalla ricchezza incredibile di pensatori antitetici, tutti tesi a capire il senso ultimo della curiosa esperienza mortale che ci troviamo ad affrontare e quasi tutti con idee, come dire, discutibili (i famosi 'cugini' di Gesù di Girolamo, le erezioni involontarie di Adamo in Agostino, la mitopoiesi gnostica, i rigori di Tertulliano, gli slanci di Origene - che si conferma il più affascinante di tutti).

Alla fine quello che colpisce di più è però l'abissale distanza di tutto questo dalla semplicità evangelica con cui si tratta il corpo, mai impuro, visto che Gesù toccava impunemente lebbrosi e donne menstruate, o no?
21 gennaio 2011
letteratura
nulla salus?

Se Malvino dice una cosa, io di solito la faccio, per cui ho letto Il cristianesimo primitivo di Charles Freeman, sperando di avere la conferma della mia teoria (il cristianesimo nasce dal lieto/raggelante incontro tra ritualismo giudaico, cosmologia aristotelica, metafisica platonica e rigorismo stoico).

E', tecnicamente, un 'mattone', in cui è facile perdersi e di cui restare affascinati, tra curiosi coinvolgimenti di Caifa nelle vicende della resurrezione, le sempre incantevoli lotte contro le eresie, le creazioni lessicali di Tertulliano (trinità! sacramento!), le farneticanti derive di Agostino, la nascita della Chiesa e dei primi papi (il mio mio resta papa Damaso, diventato pontefice dopo aver massacrato - fisicamente, eh - gli altri pretendenti), la sottigliezza teologica del mio mito Origene e quant'altro - e più o meno la conferma di cui sopra l'ho avuta.

Duole dire che all'Einaudi dovrebbero cambiare font ed evitare di mettere in corsivo le 'i' accentate ("così" è inguardabile) e, non so se è colpa del traduttore o dell'autore, decidersi se Erode muore nel 4 aC (a p. 6) o nel 4 dC (a p. 32), visto che la cosa ha una certa influenza sulla cronologia di Gesù, no?
1 novembre 2010
letteratura
cristodionisio

C'è stato un tempo (più o meno la prima metà del V secolo dC) in cui uno stesso autore poteva scrivere 48 (!) libri di Dionisiache (il più lungo poema del mondo antico, dedicato a Dioniso ed alle sue vicende, ultima, grande testimonianza del paganesimo letterario) e mettersi a fare una parafrasi poetica del Vangelo di Giovanni, senza, evidentemente, sentire la contraddizione tra i due mondi. Anzi, Nonno di Panopoli (così si chiamava), usava più o meno lo stesso linguaggio per spiegare la trasformazione dell'acqua in vino durante le nozze di Cana (è il capitolo 2 del Vangelo di Giovanni) e per descrivere il miracolo in cui Dioniso trasformava in vino il lago Astacide (nel l. XIV delle Dionisiache).

Secondo molti, la Parafrasi di Nonno si riallaccia a quel filone di cristiani ancora un po' pagani che volevano in qualche modo salvare la grande poesia pagana 'cristianizzandola' - è lo stesso orientamente alla base dei fantastici Centoni omerici, in cui episodi biblici ed evangelici vengono riscritti facendo "taglia e cuci" di versetti omerici, così i ggiovani cristiani del V secolo imparavano l'imperfetto senza aumento senza dannare la propria anima leggendo degli amori di Ares e Afrodite.

Tutto ciò perché, non sapendo nulla di Nonno (al massimo mi ero dedicato a Quinto Smirneo, autore del seguito dell'Iliade, gli epocali Posthomerica), ho letto la dottissima edizione del I Canto della Parafrasi di Giovanni, in cui, in un trionfo di formule omeriche, genitivi in -oio e linguaggio epicheggiante, si segue, con qualche difficoltà lessicale (Nonno adora inventarsi le parole), l'inno al Logos che apre il più difficile dei vangeli, il battesimo di Gesù (chiamato wanax, come Agamennone!) e la chiamata dei primi discepoli, e ci si perde nelle dispute teologiche dell'epoca, con un antiarianesimo spinto che confluisce quasi nel monofisismo.

Epico, letteralmente.
27 luglio 2010
letteratura
tutto suo padre

Nell'orazione Per l'uccisione di Eratostene (sì, lo so, è un'ossessione), Eufileto ritiene che l'adulterio sia un'offesa non solo al marito (sulla moglie non si esprime) ma anche alla sua discendenza, in quanto non renderà più certa la discendenza filiale, insinuando il dubbio nelle generazioni successive.

Il tema della paternità, dell'essere 'vero' figlio di qualcuno, domina la cultura latina, tema cui è dedicato La prova del sangue di Mario Lentano, nella collana di Antropologia del mondo antico del Mulino, di cui ho già parlato qui.

Non è chiarissimo dove miri il lavoro (“there is hardly any sense of logical progression”, notavano qua), che prima si sofferma su una sorta di 'appartenenza' etnica (su come ad esempio un bambino si dimostrasse un 'vero germano'), poi sulla discendenza diretta da un dato padre (pare, ad esempio, che dimostrare di essere un vero Manlio Torquato fosse tosto, tostissimo), ma resta un lavoro dotto ed intrigante (soprattutto nella parte sul dimostrare di essere 'figlio di Dio', per Gesù ed Eracle - come nel vecchio Hercule et le christianisme che all'università mi piaceva tanto).

2 maggio 2010
letteratura
history vs truth

In uno storico episodio dei Simpsons, si scopre che Bart ha un gemello cattivo, il mitico Hugo, che vive nella soffitta di casa e che viene nutrito di teste di pesce; alla fine dell'episodio, salta fuori che Hugo era quello buono e Bart quello cattivo.

L'episodio dei Simpsons è la prima cosa che mi è venuta in mente leggendo il nuovo romanzo di Philip Pullman, The good man Jesus and the scoundrel Christ, in cui salta fuori che Maria partorì due gemelli, Gesù e Cristo (giuro) e che sin dall'inizio i due non andavano molto d'accordo. Per il resto, con qualche scopiazzamento dai vangeli aprocrifi e con un tocco di gnosi che non guasta mai, il romanzo ripercorre la vulgata cristiana, rileggendo gli episodi più noti in modo assai intelligente (il presupposto di base è che Cristo, una sorta di protoevangelista, adatti a suoi fini quanto Gesù fa o dice) fino al colpo di scena finale, che innervosirà i fondamentalisti (ma mi pare si sia lontani dal clamore suscitato a suo tempo da L'ultima tentazione di Cristo di Scorsese).

Non è comunque il testo più innovativo mai scritto (vanno citati per lo meno Saramago e Mailer), ma alcune pagine (la 'versione originale' della parabola delle vergini sagge e la preghiera di Gesù ai Getsemani, come minimo) meritano attenzione.

3 aprile 2010
SOCIETA'
god made me for a reason

Pensando alla Pasqua, a corpi che risorgono, alle parole di Gesù sui figli della Resurrezione che sono come gli angeli e non sono né maschi né femmine (Luca 20 35-36), mi sono venute in mente persone come Brenda, quelle storie su cui i nostri telegiornali morbosamente insistono, senza capirci niente. E mi è venuta in mente una bellissima canzone di Antony & The Johnsons che si chiama For today I am boy e che essenzialmente dice 'oggi sono un ragazzo, ma quando crescerò sarò una bellissima donna'.

Buon viaggio, Brenda, e buona pasqua di Resurrezione, come ti sei sempre immaginata.
19 agosto 2009
letteratura
sobrie letture estive

Via Malvino, ho comprato Contro i cristiani di Porfirio, nell'edizione della Bompiani che riproduce, essenzialmente, l'edizione von Harnack del 1916.


Dato che i cristiani per primi ebbero la non brillantissima idea di inventare i roghi di libri (grazie, nipoti di Teodosio), l'opera di Porfirio sparì a metà del V secolodC, per sopravvivere solo nelle citazioni degli autori che la confutavano (Agostino, Eusebio et similia), più o meno come successe per il più famoso Discorso vero di Celso.

Von Harnack non si limitò però a raccogliere le testimonianze che facevano esplicito riferimento a Porfirio ma azzardò anche che l'anonima fonte anticristiana confutata da Macario a fine quarto secolo nel suo Apocritico fosse da identificarsi proprio nel Contro i cristiani, arrivando quindi ad inserire una cinquantina di passaggi di Macario nella su aricostruzione dell'opera di Porfirio. Mossa un filino spinta, ma intrigante.

Oltre a queste questioni filologiche (citerei anche che nel testo di Macario si trova un uso alquanto curioso di un certo verbo, motivo per il quale ho con piacere riscoperto di aver usato ben due frammenti di Porfirio per la mia tesi di laurea, cosa che avevo un po' rimosso – l'uso del verbo, tra l'altro, mi sembra poter argomentare, se non l'identificazione di Porfirio con l'anonimo usato da Macario, per lo meno il fatto che la fonte di Macario è, nei due luoghi, una sola), il testo di Porfirio così ricostruito non si limita alle accuse consuete rivolte aicristiani  (come quella di cannibalismo) e non sembra opera di un deficiente (come è di solito la controparte nei testi apologetici di un Minucio Felice o altri) ma si muove su un livello più elevato, attaccando la nuova religione in primis per le sue contraddizioni intratestuali (mostrando una buona conoscenza deiVangeli, da cui la storia, leggendaria, di una conversione dell'autore dal cristianesimo al paganesimo) o su questioni squisitamente teologiche (l'esclusione dei 'giusti' dalla nuova religione, se Cristo è venuto 'per i malati e non per i sani' o il destino delle anime di coloro che sono vissuti prima dell'incarnazione).

Lettura dotta e impegnativa, certamente meglio di, chessò, un Oddifredi qualunque.

22 marzo 2009
SOCIETA'
gesù e i dinosauri
Ogni volta che si parla male della Chiesa Cattolica (anche a ragione, eh), mi viene sempre da ricordare che gli evangelici sono decisamente peggio: due prove.
26 gennaio 2009
televisione
bsg4

Mentre Baltar diventa una specie di incrocio fra Gesù e Mitra (perché, se non fosse stato di Cristo, il mondo sarebbe stato di Mitra, si suol dire) e e dà al via ad una guerra di religione degna di Cromwell, e mentre i Cylons sono tipo in guerra civile, e mentre Gaeta canta e mentre a un certo punto Adama si mette a parlare in latino, il tutto procede con un senso incombente di apocalisse. E mancano pochi episodi alla fine della serie. Questa cosa dà dipendenza.
23 gennaio 2009
letteratura
politica debole


The conservative soul
di Andrew Sullivan è decisamente un libro interessante:

Questo, mi sembra, è il vero mistero dell'incarnazione, l'idea che Dio in Gesù si sia fatto uomo. O, meglio, credo in questo nell'unico modo in cui posso crederlo: che cioè quel solo uomo rappresenta, per l'eternità, la decisione di Dio di stare veramente con noi. Non mi definisco un 'cristiano' perché sia capace di sostenere tutte le verità cui la gerarchia della mia chiesa insiste io creda, né perché sia una brava persona o un 'bravo cattolico'. Mi considero un cristiano perché credo che, in un modo che non capisco completamente, la forza dietro ogni cosa abbia voluto mostrarsi a noi benevola, diventando uno di noi, stando insieme a noi. E non appena la gente ha intuito cosa fosse successo, cosa stesse succedendo, il mondo è cambiato per sempre. I Vangeli – tutti quanti, anche alcuni di quelli che sono stati respinti dalla Chiesa delle origini – sono semplici schizzi di una vita davvero vissuta, di un'esperienza che non potrà mai essere ridotta a parole o a testi o a dottrine. Ed il mondo di allora – e di oggi – non è riuscito a sopportare quest'immensa occasione; e così Gesù è stato condannato a morte e quella vita, a contatto col divino più di ogni altra vita, è stata bruscamente interrotta, quand'era ancora dolorosamente giovane. L'esistenza di una tale vita era così meravigliosa che ha cambiato tutto; ed anche così terrificante che ha dovuto essere soppressa. Il senso dell'incarnazione non era certo quello di mettere insieme una litania di offese secondo le quali giudicare le nostre vite, e costringerci a fustigarci e torturarci in un eterno ciclo di autocritica e colpa. Il punto era, semplicemente, quello di stare con noi; e, stando con noi, di mostrarci meglio come essere uomini, come meglio accogliere le nostre vite accettando il divino intorno a noi e dentro di noi. Lasciandoci andare, diventiamo. Rinunciando, guadagnamo. Ed impariamo a vivere – adesso, l'unico tempo che conta

Ah, in realtà parla di politica americana.
24 giugno 2008
letteratura
del parlare di dio
E' sempre intrigante leggere libri 'proibiti' (mia madre da adolescente leggeva d'Annunzio di nascosto, tipo) e così mi sono dedicato all'Anima e il suo destino, di cui parlavano male Bruno Forte (qui – da notare che i siti del fondamentalismo cattolico sono spassosi) e la Civiltà cattolica (qua).

Dopo aver letto forse un po' troppe volte Il tao della fisicaVito Mancuso ha scritto  un librone scorrevole, a tratti discutibile (la paginetta sul matrimonio mi pare un po' farneticante) e a tratti un po' sciocchino, talora un po' gnostico, intellettualmente onesto (all'inizio spiega quali dogmi o supposti tali saranno messi in discussione) e decisamente stimolante (molto bella la pagina sulla resurrezione di Gesù  - non capisco perché invece, ogni volta che parla del libro, l'autore scriva sempre questo libro in corsivo).  Pare aver venduto 120mila copie e sarebbe curioso sapere quanti acquirenti lo hanno davvero lettto.

Qua sotto, l'autore ospite di Giuliano Ferrara (puntata interessante, se sopportate i 5.17 minuti di introduzione di Ferrara):
1 aprile 2008
vita scolastica
salso mare
Da piccolo, ricordo mi piacque abbastanza il film di Scorsese, L’ultima tentazione di Cristo (tranne la scena un po’ insulsa in cui Gesù si cavava il cuore e lo mostrava ai discepoli, che pareva un po’ gran guignol, tipo Mel Gibson) e ancora di più il romanzo da cui era tratto, di Nikos Kazantzakis.

Anni dopo comprai una maglietta che mi piaceva tanto con su scritto ‘non spero nulla, non temo nulla, sono libero’ che pare sia l’epitaffio sulla tomba di Nikos Kazantzakis.

Domani si parte con il I alla volta di Creta che è, guarda un po’, la patria di Nikos Kazantzakis.

Come colonna sonora, non i 4Play ma Blue di Joni Mitchell, che (vergogna!) non avevo mai sentito e che è spettacolare e curiosamente mediterraneo.


12 novembre 2006
musica
depeche mode!

Direi che continua la serie di dischi un po' inutili, come la nuova raccolta dei Depeche ModeThe best of - vol. 1 - inutile solo perché ci sono già in giro le più complete raccolte Singles 81>85Singles 86>98 e Remixes 81>04, non perché le 18 tracce non siano i n d i s p e n s a b i l i. Eccole qua:


Personal Jesus: il primo singolo (1989) da Violator passerà alla storia perché è, gasp!, una canzone che potremmo anche definire rock. Non male, iniziare una raccolta con una canzone che parla di telepredicatori evangelici e/o di spacciatori. L'ha rifatta qualche anno dopo anche Johnny Cash, uno che ne capiva molto sia di Gesù sia di droga.


Just can't get enough: è il loro terzo singolo e il primo grande successo (1981!), scritto da Vince Clarke, che poi se ne sarebbe andato per fare cose con Alison Moyet prima (gli Yazoo) e Andy Bell poi (gli Erasure). Un Classico Degli Anni Ottanta.


Everything counts: oltre alla curiosa rima career /Korea, è probabilmente la cosa più marxista che i DM abbiano mai scritto. Il ritornello di solito va avanti per ore, come nel live 101.


Enjoy the silence: la migliore canzone mai scritta da essere umano; fortunatamente, qui è nella versione originale, non nel remix fatto da uno dei Linkin Park (quello che non sa rappare)


Shake the disease: se uno dovesse indicare il precisio istante in cui i DM hanno smesso di assomigliare ad altri contemporanei e sono diventati i DM, è questo.


See you: canzoncina molto poppy, dal secondo album (A broken frame, 1982). Visto come la cantano, uno ha il sospetto che non sia una banalotta canzone d'amore


It's no good: secondo estratto da Ultra (1997), dimostra che anche rimasti in tre (se n'era andato Alan Wilder) i DM sono sempre i DM. Secondo me è un capolavoro.


Strangelove: primo singolo da Music for the masses (1987), ha conquistato l'America, malgrado il video fosse mooolto europeo (Bauhaus, tanto per usare paroloni). Da questo punto in poi, i DM sarebbero stati inarrestabili.


Suffer well: non male; al momento è l'unico singolo scritto dal cantante (Dave Gahan) e temo che sia qui dentro più che altro per dargli qualche diritto d'autore. Notevole il video, con Martin L. Gore in abito da sposa.


Dream on: primo singolo da Exciter (2001). Sì, tecnicamente è una canzone acustica.


People are people: questa me la ricordo da piccolo, avevo 12 anni e c'era qualcosa che m'intrigava in questa canzone. Da allora, li ho seguiti con devozione.


Martyr: l'unico inedito, inciso l'altr'anno ma non compreso nell'ultimo album (Playing the angel). Ennesima canzone a sfondo religioso (da citare per lo meno Condemnation e tutto l'album del 1993, Songs of faith and devotion). Migliora di ascolto in ascolto.

Walking in my shoes: canzone deprimentissima.


I feel you: cioè i DM diventano metallari.


Precious: bellissima.


Master and servant: si può fare una canzone che parla della Thatcher e del sadomasochismo? Sì.


New life: cosa vecchiotta, praticamente il loro secondo singolo. Inclusione un po' filologica, direi.


Never let me down again: e vabbé, questo per me è sparare sulla croce rossa. LA canzone.


Malgrado la raccolta sia anche disponibile in una edizione speciale con annesso dvd (23 video, un documentario con commenti sulle canzoni), secondo uno dovrebbe comprarsi l'intera discografia e farla finita...

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