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19 aprile 2011
letteratura
our frank

"Sarà la storia a giudicarmi" è spesso una frase fatta, buona a giustificare le peggiori nefandezze; qualche volta, però, potrebbe essere vera e sincera.

Decision points (se ne parlava qua, al momento della sua uscita) è, più che l'autobiografia di George W. Bush, la sua riflessione sui momenti più importanti dei suoi due mandati. Scritta facile facile (non si smentisce mai ;-)!), passa in rassegna, con candore, gli avvenimenti del decennio trascorso, col meritato compiacimento per i risultati raggiunti (e sarebbe il caso di riconoscergli i dovuti meriti nella lotta all'AIDS ed alla malaria in Africa, no?), anche su temi discussi (la questione dei finanziamenti statali alla ricerca sulle cellule staminali embrionali). In alcuni casi ammette serenamente gli errori (Kathrina), in altri resta convinto di quanto deciso (l'Iraq), e forse su questo sarà davvero la storia a giudicarlo.
1 febbraio 2011
letteratura
dogs unleashed

Obama's Wars è il primo libro di Bob Woodward dedicato a Barack Obama, dopo i libri sui Clinton e su Bush.

Dalle varie anticipazioni si capiva che sarebbe stato interessante vedere Karzai come un farmaco-dipendente (non serviva WikiLeaks, a rigore), Hillary Clinton non sempre molto coinvolta ("Mr. President, the dilemma you face") e McCrysthal inaffidabile ben prima dell'intervista a Rolling Stones, ed effettivamente il libro mantiene le promesse. Non è comunque il lavoro di Woodward meglio riusciuto, ma forse solo perché la guerra non mi appassiona quanto la politica.
13 novembre 2010
politica estera
e leggere il libro no?
Un piccolo esempio significativo di come da noi funzionano i giornali.

L'altro giorno, sul Corriere della sera, è apparso un articolo (
disponibile anche on line) intotolato "No di Prodi allo Stato Palestinese" - Ma il Professore smentisce Bush", titolo da cui si deduce che l'ex presidente Bush abbia affermato che Romano Prodi fosse contrario alla nascita di uno Stato Palestinese e che Prodi (chiamato "il Professore", perché i giornalisti adorano  le antonomasie, per cui i quotidiani sono pieni di Senatùr e Cavalieri, tanto per rendere il tutto ancora più ridicolo), al contrario, fosse favorevole a tale ipotesi. Il succo sarebbe che Bush è cattivo. Leggiamo l'articolo:

Se sedessero ancora nel G8 con le cariche precedenti, ne deriverebbe un incidente diplomatico.

Sì, perché lo create voi, come vedremo

Adesso ne deriva una piccola macchia sulla campagna di immagine che George W. Bush ha organizzato per promuovere il suo libro post-presidenziale di memorie intitolato Decision points.

Ne deriva a causa vostra, come vedremo

Stando a un resoconto diffuso ieri dall' agenzia italiana di informazione Ansa, nel raccontare il vertice tra i sette Paesi più sviluppati della Terra e la Russia (...) Bush ha scritto che ricevette subito il sostegno del premier britannico Tony Blair quando definì necessaria la nascita di uno Stato palestinese, mentre «altri erano meno entusiasti». Il predecessore repubblicano di Barack Obama alla Casa Bianca ha indicato questi nomi: «Jacques Chirac, il presidente della Commissione europea Romano Prodi e il premier canadese Jean Chretien erano chiaramente contrari».

Ah, quindi la "notizia" è derivata da un resoconto dell'Ansa, che il prestigioso Corriere della Sera riporta. Forse senza controllare. No no, senza controllare, senza forse.
In che senso? Stando all'articolo, Bush ritiene "necessaria la nascita di uno stato palestinese", Tony Blair lo sostiene, gli altri tre sono "meno entusiasti" e "chiaramente contrari". Come si può confermare la dichiarazione di Bush? Andando fino a New York a comprare il libro? No, ordinandolo, come avevo già fatto io, su Amazon.com, in formato 'kindle', e ritrovandoselo in due minuti sul proprio iPad.

Ed ecco che si scopre che Bush, in realtà, ha detto chiaramente di essere favorevole alla "teoria dei due stati" e di ritenere possibile la nascita dello stato Palestinese solo con un cambiamento di leadership (cioè senza Arafat). Traduco all'impronta il discorso di Bush del 24 giugno 2002: "La mia idea è quella di due stati, che vivano l'uno a fianco dell'atro in pace e prosperità. Non c'è modo di ottenere questa pace finché tutte le parti coinvolte non si oppongono al terrorismo. Invito il popolo palestinese ad eleggere nuovi leader, leader non compromessi col terrorismo. Lo invito a costruire una democrazia effettiva, basata su tolleranza e libertà. Se il popolo palestinese persegue attivamente questi obbiettivi, l'America ed il mondo sosterranno attivamente tali sforzi". Lo stesso Bush sottolinea che il suo discorso suscitò un certo clamore per l'implicito disconoscimento di Arafat come leader affidabile  e credibile.

Ed è questo, non la nascita di uno stato palestinese, il punto su cui Blair si mostra favorevole e gli altri tre contrari.

A difesa del Corriere, si potrebbe notare che il seguito dell'articolo è più onesto, ma ciò non toglie che titolo e prima parte dell'articolo siano estremamente fuorvianti:

Al centro del contrasto sarebbero state la guida del nuovo Stato e il ruolo da prevedere per Yasser Arafat, allora presidente dell' Autorità nazionale palestinese.

A non leggere il libro di Bush è pure Prodi, che si limita a commentare una ricostruzione non vera, anziché dire "non ho letto il libro e quindi non ho da commentare", visto che dice

«Se è confermato ciò che scrivono le agenzie si tratta di una ricostruzione non vera. Anzi, smentiamo che da parte nostra vi fosse alcuna opposizione alla nascita di uno Stato palestinese».

Prodi, quindi, smentisce una cosa che Bush non ha mai detto. Bush, anzi, fa intendere che Prodi e gli altri volessero lo stato palestinese a qualsiasi costo, anche con Arafat (e Prodi lo conferma, smentendo di aver avuto "alcuna opposizione"). Esattamente il contrario di "No di Prodi allo stato palestinese".

Facile, creare "incidenti diplomatici". 
13 febbraio 2010
cinema
gwb, wtf


A suo tempo l'avevo perso, ma ora ho recuperato W. di Oliver Stone, una sorta di istant-movie dedicato a George W. Bush, il 43° presidente degli Stati Uniti, in cui tutti i personaggi sembrano delle macchiette, Bush è ridicolo nei suoi complessi d'inferiorità nei confronti del padre e non si capisce bene per quale grottesco motivo milioni di persone lo dovrebbero aver votato prima governatore del Texas e poi presidente degli USA. Sarà la Storia a giudicare, ma penso dovrà informarsi altrove.

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permalink | inviato da cheremone il 13/2/2010 alle 21:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
27 ottobre 2009
letteratura
inventio, dispositio, elocutio, memoria, actio


Matt Latimer
è un giovane repubblicano (che a me suona un ossimoro, tipo 'i giovani dell'UDC') che per 18 mesi ha scritto i discorsi di George W. Bush e che, deluso (sorpresa!), si è dimesso la scorsa estate.

Questo Spech-less non si limita però a raccontare (dopo 150 pagine!) la sua impressione sulla Casa Bianca di Bush (un posto surreale in cui, pare, non si voleva invitare l'autrice di Harry Potter perché 'diffonde la stregoneria') ma è una sorta di autobiografia su come si finisce a scrivere discorsi per Bush (passando per Rumsfeld, guarda un po') e, involontariamente, un saggio sul fatto che di orataria questi moderni oratori sanno ben poco (il candido Matt ammette di non sapere cosa sia una 'perorazione' - 3menomeno, propongo).

Per il resto è scritto benino, lui risulta un po' fastidioso e pieno di sé, e ogni tanto si diverte a fare battute da cabaret sui democratici (Clinton, per lo più) o su Karl Rove (che detesta) e a un certo punto sembra quasi che voti Obama.

La battuta migliore è però quella di Bush che, vedendo Carter combinare non so cosa, avrebbe detto 'se a 82 anni faccio così, rinchiudetemi'. Se usciranno altre cose del genere, la storia avrà ben altra opinione del 43esimo presidente degli Stati Uniti di quella che ha ora ;-)!
11 ottobre 2008
letteratura
other things to do, you know


The war within è il quarto libro che Bob Woodward dedica alla presidenza Bush (qui il primo, qui il secondo e qui il terzo). E' sempre una lettura interessante (con annesse polemiche), stavolta un po' noiosa, perché, tragicamente, la guerra in Iraq e in Afghanistan (il filo conduttore dei quattro resoconti) sembra ripetersi ogni giorno uguale a se stessa, malgrado il cosiddetto 'surge', di cui qui si spiegano genesi e sviluppo. E' infine inquietante che l'unica figura remotamente umana, Colin Powell, esca di scena dopo poche pagine.

Un libro disarmante.
4 novembre 2005
metanichilismo del nulla

(post cogestito)

    In preda a un sacco di cose da fare (e con la testa qui) e pure impegnato in una elevatissima discussione con jsp sullo stupido messenger, provo a seguire gli MTV Europe Awards da Lisbona (sull'mtv teutonica, che fa più figo, anche se è sfasata di qualche minuto, credo - alle 21.05 sono ancora nel pre-show), pur consapevole che celebrino solo se stessi e null'altro.


    Ma la cosa inizia con Madonna che canta Hung up e che balla (la coreografia, ahimé, è la stessa del video): lei è sempre meravigliosa ma l'esibizione non mi esalta (io le do 7, jsp 7--. 10+ per il culo, dice).


    Ora c'è Anastacia (media del voto mio e di jsp sul suo look: 6+) che annuncia il premio per il miglior album che vai Green Day (poteva andare peggio, visto che in lizza c'era pure 50Cent). 
   

    Le Sugababes (media look: tra il 6 e il 7) danno il premio per il miglior pop ai Black Eyed Peas
   

    Al che, arrivano i Coldplay che cantano Talk, cosa che dà senso alla serata, ma jsp annuncia di odiare Chris Martin (per me è carino-carino, per lui è supponente-supponente); siamo comunque d'accordo su due obiettivi a breve termine per lui: cambiare vestito ogni tanto e sbiancarsi i denti. 
   

    Durante la pubblicità si medita di colpire con un ferro da stiro chi critica Madonna, dicendo che è brava a far nulla (eresia! eresia!).
   

    Si intravvede Sean Paul (che piace a jsp, consapevole che non gli dovrebbe piacere, però) e poi il premio per il miglior hip-hop finisce a Snoop Dogg.


    Dopo una stacchetto comico (?), ci sono le disarmantemente volgari Pussycat Dolls che cantano la solita Don't cha con una fastidiosa coda pseudo-techno. 


    Due calciatori a me ignoti consegnano il premio per il miglior rock ai Green Day (secondo premio della serata) e jsp va a mangiare, mentre i Gorillaz sono sul palco di Lisbona a cantare  Feels good inc. (cosa un po' surreale, visto che NON SONO REALI). 
   

    Mi rendo conto che neanche MTV è reale con il suo momento demagogico-populista del pubblico che fischia al nome di George Bush e arriva il premio per la musica alternativa (alternativa a che? A emtivì?) va ai System Of A Down (ormai una multinazionale dell'alternativo) che ci spiegano che 'la civiltà è un totale fallimento'.


    Intravvedo Craig David e Alicia Keys che vince qualcosa, seguita dai Green Day che cantano Holiday


    JSP torna dalla pasta in tempo per Nelly Furtado e Shaggy e il premio per il miglior video (Believe dei Chemical Brothers - noi tifavamo per Keine lust dei Rammstein).


    John Legend presenta il premio per la miglior donna a Shakira ('genuina', secondo jsp).    


  L'incubo di serata si interrompe grazie all'arrivo di Robbie Williams che NON canta la meravigliosa Sin sin sin ma Tripping.


    Intanto, nel mondo reale, è arrivato dimanche


    Torna Madonna (estasi! estasi!) che zittisce la folla in delirio e annuncia il premio 'rigore etico' della serata a Bob Geldof


    Arrivano le tATu (qui si apprezza il nuovo taglio di capelli della mora) che danno il premio come miglior uomo a RW


    Poi il premio per il miglior debutto va a James Blunt, cosa che dimostra la totale inadequatezza di questa premiazione. 


    Un po' di volgarità da parte del presentatore e arriva Alison dei Goldfrapp (finirà mai la serata?) che consegna il premio come miglior canzone ai Coldplay per Speed of sound (meritoriamente, mi sento di aggiungere). 


    E' il momento del premio nazionale e, siccome sono su mtv.de, scopro con piacere la vittoria dei Rammstein come migliori artisti tedeschi (così non mi tocca vedere i Negramano), seguiti dai Gorillaz (in carne ed ossa! Senza Damon!) che vincono come miglior gruppo. 
   


E dopo una rumorosissima esibizione dei System Of A Down il tutto finisce. Finalmente.

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