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3 novembre 2009
letteratura
nomen omen


Partendo, ovviamente, dall'Apologia, questo Socrate di Gunter Figal (Gunter mi sembra tra l'altro un nome meraviglioso) attraversa i vari dialoghi platonici per cercare di restituirci l'immagine il più possibile corretta del 'vero Socrate', cercando, come altri prima di lui, di togliere l'impalcatura platonica. Un po' difficile a tratti, resta una solida introduzione all'arzillo vecchietto ateniese.

(è curioso aver finito questo libro nel giorno in cui è nata la bimba di un mio amico, Sofia!)

2 agosto 2008
a me non sembra si parli di 'grembiuli'
Qualche chiarimento sull’argomento del giorno, quello che secondo i giornali porterà i ggiovani ad andare a scuola in grembiule; intanto si tratta di uno ‘schema di disegno di legge’, cosa che non implica esattamente una sua applicazione immediata. I punti più ‘interessanti’ (limitandomi alle scuole superiori) mi paiono essere questi:

Articolo 1: 1. Nella scuola secondaria di primo e di secondo grado i saperi e le competenze relativi alla convivenza civile e alla cittadinanza sono acquisiti attraverso la disciplina denominata “Cittadinanza e Costituzione”, che è oggetto di specifica valutazione ed è inserita, rispettivamente, nell’area storico-geografica e storico-sociale. 2. Nell’ambito del monte ore complessivo già previsto per le suddette aree, alla disciplina “Cittadinanza e Costituzione” è attribuito un monte ore annuale di trentatré ore. Il che vuol dire che questa nuova materia (benemerita, per carità) prende ‘ore’ all’area di riferimento (per cui al biennio liceale si avrà un’ora di geografia o di storia in meno, e al triennio un’ora di storia o filosofia in meno). Sarebbe carino poi se il ddl dicesse se la materia si porta avanti per cinque anni, si fa solo al biennio o cosa.  Da notare poi che il ‘rispettivamente’ del primo comma non ha senso in italiano.

Articolo 2: 1 (...) nel percorso (...) del secondo ciclo, in sede di scrutinio intermedio e finale viene valutato il comportamento di ogni studente durante tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica e di partecipazione alle attività ed agli interventi educativi realizzati dalle istituzioni scolastiche anche fuori della propria sede (...) 3. (...) la valutazione è espressa in decimi. 4. Il giudizio e la votazione sul comportamento degli studenti (...) concorrono alla valutazione complessiva dello studente e, nei casi più gravi, possono determinare, con specifica motivazione, la non ammissione al successivo anno di corso o all’esame conclusivo del ciclo e, ai fini dell’ammissione all’esame di Stato del secondo ciclo, la riduzione fino ad un massimo di cinque punti del credito scolastico. Sarebbe la storia del ‘7 in condotta’; qualcuno spieghi a repubblica.it che non si prevede la possibilità di ‘rimandare’ in condotta. Qualcuno spieghi inoltre ad alcuni genitori che ‘7’ non è un bel voto di condotta, ché un paio di anni fa una madre era soddisfatta quando le dissi che il figlio rischiava il 7 (‘almeno un voto sufficiente ce l’ha!’).

Articolo 3: (...) In sintesi, rimane in vigore l’attuale disciplina sui ‘debiti’ con obbligo di recupero entro l’anno scolastico, pena la non ammissione alla classe successiva. Pensavo sarebbe stata la prima cosa a cadere, in primis per mancata copertura finanziaria dei corsi di recupero estivi.

Articolo 5 (...) 2. In attesa del riordino del sistema di reclutamento del personale docente, per garantire la continuità dell’insegnamento fino alla conclusione di ciascun ciclo di studi, i dirigenti scolastici, accertata la disponibilità del posto nell’organico di diritto o di fatto autorizzato, confermano, per un massimo di due anni scolastici, il docente a tempo determinato con incarico annuale o fino al termine delle attività didattiche, già in servizio nel precedente anno scolastico nella medesima sede, a condizione che rientri nel novero dei docenti aventi titolo all’assunzione a tempo determinato per il nuovo anno scolastico e che sia attribuibile la medesima tipologia di contratto dell’anno precedente. Se non ho capito male, è una bella cosa e permetterebbe al ‘precario’ di restare nella stessa scuola e non cambiare ogni anno.

Articolo 6 (...) Una ‘carta dello studente’ che sono sicuro non faranno mai, perché avrebbe un costo devastante.

Sarà che è tardi, ma non mi sembra il peggior decreto legge possibile, se non per la questione del monte orario di cui all'articolo 1.
21 giugno 2007
vita scolastica
maturità 2007 - 3
Mentre tutti continuano a fare i dantisti (ora pare ci fosse anche un errore di toponomastica umbra, tipo), noi ci diamo alla versione di latino, Seneca, De beneficiis VI 3 1 sgg,

Egregie mihi videtur M. Antonius apud Rabirium poetam, cum fortunam suam transeuntem alio videat et sibi nihil relictum praeter ius mortis, id quoque, si cito occupaverit, exclamare: “Hoc habeo, quodcumque dedi”.
Nel poeta Rabirio (e chi è?) mi sembra (costruzione personale di videor!) che Marco Antonio ben esclami “Io ho quel che ho donato”, vedendo (cum e congiuntivo!) i suoi beni (fortunam!) passare ad altri e che nulla gli era rimasto se non la possibilità di togliersi la vita (ius mortis! attendiamoci ‘polemiche’ sul ‘caso Welby’), e che anche questa possibilità (gli sarebbe stato sottratta) se presto l’avesse colta.

O quantum habere potuit, si voluisset!
Quanto avrebbe potuto aveve, se avesse voluto!

Hae sunt divitiae certae in quacumque sortis humanae levitate uno loco permansurae; quae cum maiores fuerint, hoc minorem habebunt invidiam
Queste sono le (uniche) ricchezze sicure, capaci di rimanere al loro posto in qualunque mutamento della vicenda umana; queste, quanto saranno divenute maggiori, tanto susciteranno meno odio (invidiam).

Quid tamquam tuo parcis? procurator es.
Di cosa sei parco come se fosse tuo? Sei un (semplie) amministratore (di ciò che erroneamente ritieni ‘tuo’, la cosa si fa filosofica)
 
Omnia ista, quae vos tumidos et supra humana elatos oblivisci cogunt vestrae fragilitatis, quae ferreis claustris custoditis armati, quae ex alieno sanguine rapta vestro defenditis, propter quae classes cruentaturas maria deducitis, propter quae quassatis urbes ignari, quantum telorum in aversos fortuna conparet, propter quae ruptis totiens adfinitatis, amicitiae, conlegii foederibus inter contendentes duos terrarum orbis elisus est, non sunt vestra; in depositi causa sunt iam iamque ad alium dominum spectantia; aut hostis illa aut  hostilis animi successor invadet.
Tutte queste cose che vi costringono, superbi e tracotanti (supra humana elatos), a scordarvi della vostra debolezza (genitivo retto da un verbo di memoria!), che custodite armati con catene di ferro, che difendete col vostro sangue dopo averle sottratte (rapta) con spargimento di sangue altrui, per le quali varate flotte destinate ad insanguinare i mari, per le quali sconvolgete le città, incuranti di quante frecce (interrogativa indiretta!) la sorte muova contro coloro che le voltano le spalle (aversos; un po’ tosto), per le quali, infranti tante volte i patti di parentela, di amicizia, di alleanza politica, tra due contendenti (Antonio e Ottaviano?) il mondo intero (terrarum orbis) fu schiacciato, tutte queste cose (Seneca ci mette un po’ per arrivare al punto) non sono vostre; vi sono date in prestito (in depositi causa), destinate presto (iam iamque) ad un altro padrone; le prenderà un nemico (hostis) o uno che subentrerà (successor) con animo da nemico.

Quaeris, quomodo illa tua facias? dona dando.
Chiedi in che modo potresti renderle davvero tue? Con il darle (gerundio!) in dono.

Consule igitur rebus tuis et certam tibi earum atque inexpugnabilem possessionem para honestiores illas, non solum tutiores facturus.
Provvedi (consule è verbo!) dunque ai tuoi beni e assicuratene un sicuro ed inespugnabile possesso, per renderli (incantevole participio futuro con valore finale) più nobili, non solo più stabili.

Istud, quod suspicis, quo te divitem ac potentem putas, quam diu possides, sub nomine sordido iacet: domus est, servus est, nummi sunt; cum donasti, beneficium est.
Ciò che ammiri, ciò per cui ti ritieni ricco e potente, per tutto il tempo che lo possiedi (qui i ggiovani avranno tradotto male il quam), si cela sotto un misero nome: è la casa, lo schiavo, le monete; una volta che l’hai donato, è una buona azione.

Niente di terribile, c’è stato di peggio.
 
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