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9 aprile 2008
vita scolastica
the wind is in from Africa - cheremone a Creta 4
Giornata fastidiosamente piovosa, quella in cui ci mettiamo in pullman alla volta di Gortina.

Il posto mi intriga, qui per la prima volta i Greci misero per iscritto delle leggi, nel VI secolo aC, mentre nel resto d'Europa vivevano sugli alberi, o quasi.

Le foto delle epigrafi che avevo visto davano l'impressione che uno se le potesse trovare davanti, invece sono in una sorta di corridonio con cancelli sui tre lati, per cui solo con qualche sforzo si riesce a leggere qualche parola (ma tanto sono in un dorico indecifrabile).

Sono un po' deluso e non mi consola l'assaggiare il Calippo alla fragola, di cui i miei sono entusiasti.

Sempre a Gortina c'è il platano sotto il quale, secondo la tradizione, Zeus si unì con Europa, generando Minosse e facendo iniziare tutto.

La pioggia è sempre più battente ma Festo è comunque affascinante e la sua posizione, sul pendio di una collina, è notevole, mentre la visita alla vicina Agia Trida è un po' troppo affrettata.

A pranzo andiamo a Matala (la spiaggia sulle cui coste approdò Zeus con Europa, poi si trasformò in aquila e la portò a Gortina), e qui si deve aprire una lunga parentesi.

Prima di partire avevo comprato Blue di Joni Mitchell e a un primo, distratto ascolto, mi era parso un disco 'mediterraneo'; sfogliando la guida della Lonely Planet, scopro che Matala viene citata in una canzone, Carey.

Scopro anche che, tra gli anni '60 e gli anni '70, la spiaggia di questa baia, con le sue grotte naturali (prima sito neolitico, poi cimitero romano), era sede di una comunità hippy (dove a un certo punto visse la stessa Joni Mitchellla storia sta qua), prima che il regime dei colonnelli (i soldiers della canzone) cacciasse tutti a randellate; e allora, dopo il consueto, e lauto pranzo, me ne vado a vedere la spiaggia, con Carey sull'iPod e una scritta sul molo, Life is today, tomorrow never comes, davanti agli occhi.

La canzone comincia proprio con The wind is in from Africa, perché dall'altra parte del mare ci sono la Libia e l'Egitto (Creta è tutta orizzontale, da est a ovest, ed è larga al massimo una settantina di km, così, andando da Hiraklion a qui, è come se si passasse dal nord al sud del mondo) ed ecco spiegato il titolo di questi post.

Per quanto bello sia il posto, Joni Mitchell dice che se ne deve andare, che non si sente a casa, che ha le unghie sporche e le dà fastidio la sabbia tra i piedi (la sabbia di Matala non è esattamente sottile, ecco).

Prima però chiede al suo amico Carey di accompagnarla al Mermaid Café (che pare esistesse davvero), per salutarsi davanti ad una bottiglia di vino (gli dice anche get out your cane, che a me suona tanto get out of your cave, che mi sembra più adatto), mentre la notte è una volta stellata e stanno suonando della musica, sotto la luna di Matala.

Questa, più o meno, è la canzone (la si può sentire qua).

Non so perché, il posto mi affascina, forse perché adoro i posti che hanno una storia.

Non resisto, e coinvolgo i soliti temerari ('cosa sono i figli dei fiori?', chiedono) nella scalata delle grotte ed è bello vederli salire, sperando che non caschino in mare e contento di averli portati in un posto speciale.


7 aprile 2008
vita scolastica
the wind is in from Africa - cheremone a Creta 2
A differenza della Grecia continentale (dove TUTTO è a 300 km di distanza da qualsiasi altra cosa),  a Creta è TUTTO a 3 km di distanza, quindi in soli 15 minuti stamattina siamo arrivati a Cnosso, per visitare il palazzo minoico (la cui ricostruzione novecentesca, ad opera di Arthur Evans, dà sì un'idea di come fosse ma dall'altra lascia perplesso l'archeologo talassocrate che mi vanto di essere).

Rapida visita al museo di Hiraklion ( è in ristrutturazione, ma c'è il disco di Festo!) e poi pranzo libero per la città.

Dato che non ho ancora citato Nikos Kazantzikis, oggi pomeriggio trascino la classe a vederne la tomba, sperando di risvegliare in loro un afflato di libertà (non spero niente, non credo niente, sono libero) e i risultati paiono positivi, anche perché si trova sul più imponente bastione delle mura veneziane che circondano la città vecchia; noi ne percorriamo circa metà, fino a ridiscendere nella piazza principale; da lì i più vanno in giro per negozi, mentre io e 8 volontari decidiamo di scendere fino al porto, dove vediamo l'imponente fortezza (con un bel leone di san Marco in primo piano) e poi decidiamo di percorrere la banchina fino al faro (saranno 5 km, giuro).

La guida ci racconterà poi che i cretesi la chiamano 'by-pass odòs' per la forte presenza di cardiopatici che fanno jogging, ma noi, senza correre, saliamo su un muro alto tre metri con a sinistra un mare, se non proprio mosso, un po' agitato e arriviamo fino in fondo, con la sensazione di aver fatto qualcosa di speciale (miracolosamente riusciamo anche a tornare in tempo per la cena in albergo!).

Sono queste le cose che ricorderanno di più, come la corsa sotto la pioggia della prima sera o come quando abbassano un po' la guardia e sono un po' meno 'alunni'.

La sera li portiamo al bowling più grande di Creta, dove questa volta non gioco ma resto con le colleghe a chiacchierare, mentre loro giocano alcuni a bowling, altri a biliardo.

Al ritorno, altra ronda, nella quale, scautisticamente deviato, dico loro di non uscire dalla tenda anziché dalla stanza.

Una bella giornata, comunque.


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