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12 aprile 2011
cinema
edipo relitto

Oltre che con la Medea di Euripide, Pasolini si cimentò anche con l'Edipo re di Sofocle, con il fedele Franco Citti ed una splendida Silvana Mangano. Stavolta i paesaggi si fanno ancora più selvaggi, il testo segue più fedelmente l'originale ma lo spunto più intrigante è dato dal preambolo (ambientato nel ventennio) e dall'epilogo (a fine anni '60), che mostrano meglio di molte parole le ramificazioni freudiane del complesso di Edipo e come i capri espiatori siano sempre, silenziosamente, presenti.

Il suo capolavoro?
23 aprile 2010
letteratura
the world's a stage

Il buon Paduano ha messo insieme questo Il teatro antico pensando ad una introduzione alla drammaturgia classica, ma la cosa è riuscita un po' a metà: l'introduzione è un po' scarna ed il libro entra subito nel vivo, con la trama di tutte le opere complete del teatro antico (i tragici greci, i due comici greci, i due latini e pure Seneca) e una paginetta di commento, tanto densa quanto breve, per ogni dramma, più una riflessione finale sul singolo autore. Fare un commento approfondito a tutte le opere avrebbe reso l'opera una sorta di enciclopedia sterminata, ma così si rischia di precipitare nel nozionismo puro e finire col credere che il Reso euripideo conti quanto, chessò, l'Edipo re. Un buon punto di partenza, ma non sempre adatto a chi ne sa già poco.
13 febbraio 2010
cinema
ice ice baby


Ho con piacere scoperto che, oltre alla Medea di Pasolini (di cui parlavo qui) anche Lars Von Trier si è cimentato con la tragedia di Euripide (partendo da una sceneggiatura non realizzata di Carl Th. Dreyer), spostando la storia in un nord Europa atemporale e glaciale, con un Giasone può insopportabile del solito (e ci vuole molto) e con un finale che à la Cattelan piuttosto forte. Algido.
8 gennaio 2010
cinema
il ramo d'oro


Come l'anno scorso, anche stavolta mi tocca (ma è sempre un piacere) la Medea di Euripide ma per cambiare approccio a uno dei testi essenziali della letteratura sto cercando di visualizzare Medea, per ora rivedendo il classico film di Pasolini, con una Maria Callas da urlo (soprattutto nella prima parte, la sequenza cioè ambientata in Colchide, su cui Euripide tutto tace, con il violento sparagmòs di una vittima sacrificale, che anticipa la sorte di Apsirto). Trucemente bello.

24 aprile 2009
musica
feel so different
Ormai da anni le case discografiche si dilettano a pubblicare nuove edizioni di vecchi dischi, con annesso cd di rarità, dvd o simili.  E' una comprensibile strategia di mercato e nessuno ci obbliga a ricomprare lo stesso disco (che magari avevamo già in vinile e poi ricomprammo in cd) e non è che mi metta a ricomprare tutte le ri-edizioni di dischi che già ho. Alle volte, però, queste ripubblicazioni sono l'occasione per riscoprire dischi che ho particolarmente amato o che hanno segnato talmente profondamente la mia vita che non ho bisogno di risentirli, dato che li so tuttora a memoria, nota per nota.

Così, oggi mi è arrivata la nuova versione di I do not want what I haven't got di Sinead O'Connor (il 'bonus disc' ha qualche inedito, qualche brano dal vivo, un paio di canzoni dell'epoca, un remix), un disco del 1990, il suo secondo album (il precedente, The lion and the cobra, aveva Mandinka, una delle cose più strane che avessi mai sentito).

Mi sono ricordato di quando lo comprai, della buffa confezione cartonata (era l'edizione importata dagli Stati Uniti, quando gli americani mettevano il cd in una strana scatola, pare per farli entrare negli scaffali dei vinili) e mi sono messo a risentirlo, scoprendo di ricordarlo parola per parola, nota per nota.

I più lo ricorderanno per Nothin' compares 2 U, la sconosciuta canzone di Prince che Sinead fece sua con un arrangiamento incredibile e con un video devastantemente bello, ma l'album presenta un capolavoro dietro l'altro, da Three babies (che all'università mi ricordare l'addio di Alcesti ai figli) a Black boys on mopeds ("Margareth Thatcher on tv / Shocked by the deaths that took place in Beijing / It seems strange that she should be offended / The same orders are given by her" – genio), da The last day of our acquaintance a The emperor's new clothes, LA canzone che, tranne che per il riferimento alla gravidanza, è la storia della mia vita (peccato che il video sia orrendo)

How could I possibly know what I want, when I was only 21?
24 dicembre 2008
'sti greci, tutti omofagi


Dei tanti libri scritti sulle tragedie greche, Divorare gli dei di Jan Kott occupa, già dal titolo, un posto speciale.

Infatuato di Shakespeare, l'autore rilegge alcune tragedie (il Prometeo di Eschilo, l'Aiace, le Trachinie e il Filottete di Sofocle, l'Alcesti, l'Ercole Furens e le Baccanti di Euripide – su quest'ultima si toccano vette sublimi) in maniera filologicamente audace e decisamente intrigante. Figo figo figo.
14 novembre 2008
vita scolastica
oh, se lo scafo della nave Argo...


Quest'anno in III leggiamo la Medea di Euripide (scelta dei ragazzi, io tifavo per l'Antigone di Sofocle - ma va bene uguale, visto che, malgrado le proteste, questa sarà l'ultima tragedia che insegnerò in una cosa ancora chiamabile 'scuola'), una tragedia sulla quale lavoro dal '97, per cui, alla ricerca di stimoli nuovi, ho letto un bel lavoro di Umberto Albini, Euripide o dell'invenzione che, oltre a riassumere le 'cose da sapere' sul teatro euripideo, si sofferma sia sulle novità rispetto ai suoi predecessori Eschilo e Sofocle sia, cosa questa piuttosto interessante, sulle rappresentazioni moderne delle tragedie euripidee. Mi sa che ho trovato un altro libro da far leggere per le vacanze di Natale ;-)!
19 giugno 2008
vita scolastica
maturità 2008 - 2 (storiografia for dummies CON UN ERRORE NEL TESTO!)
Stamane i ggiovani si sono trovati di fronte una pagina di Luciano (tratta dal Come si deve scrivere la storia) non particolarmente difficile (un libro di versioni, Triakonta, le attribuisce due ‘pallini’ su tre) ed anche abbastanza nota (ci sono discrete possibilità che molti l’abbiano tradotta nel corso del triennio). Ecco qua traduzione/commento cheremoneo:

La prima frase non ha verbo (frase nominale! frase nominale!) ma basta sottintendere un verbo essere ed ecco fatto: così dunque per me (sia) lo storico.

C’è poi un agile periodo che si snoda per tipo otto (!) righe, tutto retto da un imperativo iniziale, (a cui nel testo ministeriale mancava un accento - nota per secchioni) per cui viene fuori l’elenco delle caratteristiche del bravo storico: Sia impavido, imparziale, libero, amico della libertà di parola e della verità, capace di chiamare – come dice il comico – i fichi ‘fichi’ e la barca ‘barca’ (ok, non ha molto senso, ma è tipo l’italiano ‘dire pane al pane e vino al vino’ e comunque il vocabolario rende l’espressione come ‘chiamare le cose col proprio nome’), di ragionare senza odio né parzialità (pare Tacito, sine ira et studio) e senza risparmiarsi né per commiserazione né per vergogna né per imbarazzo, (sia) un equo giudice, benevolo nei confronti di tutti ma non fino al punto di attribuire qualcosa di più del necessario ad una delle parti, (sia) ospite nei libri ed apolide, autonomo, senza sovrano, non uno che calcola cosa sembri opportuno a questo (E QUI AL MINISTERO SI SONO DIMENTICATI UN PAIO DI PAROLE: Luciano scrive infatti ‘cosa sembri opportuno a questo E A QUELLO’) ma che dice cosa realmente è accaduto.

Nella seconda parte, Luciano fa esempi: Dunque Tucidide ha molto bene stabilito le leggi (della storiografia) ed ha ben distinto la buona e cattiva storiografia, notando che molto Erodoto ha concesso al meraviglioso (io tradurrei così, ma temo voglia dire solo che 'Erodoto è stato ammirato molto'), al punto che i suoi libri sono stati chiamati ‘Muse’ (qui il ggiovane dovrebbe ricordare che le Storie di Erodoto sono state divise dagli Alessandrini in 9 libri, chiamati ognuno col nome di una Musa, a partire da Clio, musa della storia).

Che Erodoto non piacesse al buon Luciano lo si deduce dal penultimo periodo: Dice infatti (il soggetto sottinteso è, ahimé, Tucidide e non Erodoto) di scrivere ‘un acquisto per l’eternità’ (è la definizione che Tucidide dà della sua opera nel proemio delle Storie) più che una declamazione per il presente, e dice di non accogliere favolette ma di lasciare la verità delle cose accadute ai posteri.

Nell’ultimo periodo, continua l’elogio di Tucidide e si illustra la classica idea dell’historia magistra vitae: Ed aggiunge l’utile e ciò che uno, ben ragionando, considererebbe il fine della storia, in modo che, se per caso di nuovo capitassero cose simili, potrebbero (uso un po’ dotto del verbo ‘echo’) – dice - , guardando alle cose scritte precedentemente, sfruttare bene quelle presenti (letteralmente ‘quelle fra i piedi’, ma l’espressione è comune in greco – sta, ad esempio, nelle Troiane di Euripide).
 
Il che risolve la minipolemica sul testo.
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